Il suono di una caduta
(titolo originale: In die Sonne schauen)
Non so nemmeno da dove partire, per parlare di un'opera mastodontica, enigmatica e sfaccettata come Il suono di una caduta. Un film ricco di fascino a livello estetico e registico diretto dalla tedesca Mascha Schilinski in stato di grazia. Una visione scura, che racconta la condizione esistenziale di quattro generazioni differenti di donne in una maniera non proprio positiva. Non che gli uomini comunque se la passino tanto meglio. Un ragazzo si deve amputare una gamba per non andare in guerra, per dire. A tutto ciò si aggiunge il fatto che quasi ogni scena è come accompagnata da un'ombra oscura. L'ombra della morte. Proprio così. Come forse avrete intuito, non si tratta certo del film più allegro del mondo.
Non so manco come scherzare, su una pellicola del genere. Vorrei alleggerire un po' l'atmosfera, ma caxxo, se è difficile. Risulterei fuori luogo quasi quanto Salv1n1 come ministro dei trasporti. O quanto Sal Da Vinci come degno rappresentante della nuova musica italiana.
Al di là degli argomenti non proprio felici trattati, Il suono di una caduta è anche ostico da seguire a livello narrativo. Ci sono numerosi personaggi presenti su quattro distinti piani temporali: durante la Prima Guerra Mondiale, nel post-Seconda Guerra Mondiale, negli anni '80 e nel presente. Il filo comune, oltre alla tematica della morte, è la stessa ambientazione, una fattoria che poi diventa una casa vacanza. Soprattutto all'inizio, è complicato trovare i legami che uniscono le diverse storie e i differenti personaggi. Non si capisce un caxxo, insomma, ma tanto a noi le cose semplici mica piacciono, giusto?
Non so quindi se potrei consigliare di vedere un film come questo a delle persone normali, oppure no. Se volete un'esperienza cinematografica/umana totale e se volete una visione che vi sfidi, che vi impegni a districarvi in un labirinto, a cercare di risolvere un puzzle senza la garanzia di riuscirci, Il suono di una caduta va per voi. Se invece volete una pellicola semplice e magari divertente che vi intrattenga per una serata disimpegnata, questo rientra tra gli ultimi titoli al mondo che vi consiglierei. Lasciate ogne speranza voi ch'intrate.
Non so tante cose, riguardo a questo film, come forse avrete intuito. Non so nemmeno se l'ho capito, questo film. So solo che mi ha destabilizzato come poche altre visioni recenti. Mi è arrivato secco come un pugno nella pancia. Come una caduta inaspettata. La vita è dura. Ci sono tante cadute da affrontare, da cui non sempre è possibile rialzarsi. E pure questo film è duro e pieno di cadute.
Benché la canzone ricorrente nella pellicola sia la splendida "Stranger" di Anna von Hausswolff, guardando Il suono di una caduta mi sono venute in mente più che altro le parole dell'ultimo singolo di Blanco, intitolato "Anche a vent'anni si muore". A parte il fatto che, come questo film ci ricorda, si muore anche prima di arrivare a vent'anni, Blanco nel ritornello del suo pezzo canta: "Davvero, sì, davvero, tutto passa e lo so che poi passerò anch'io".
Davvero, sì, davvero, le vite delle persone venute prima di noi passano e tutto ciò che rimane di loro a volte è solo un vago ricordo lontano, una polaroid, una vecchia foto sbiadita. Il suono di una caduta accende una luce in mezzo all'oscurità che ci avvolge e cerca di illuminare queste piccole storie di vita vera, di vita difficile del passato, e le rende speciali. Degne di essere ricordate e tramandate a chi verrà dopo di noi.
(voto 7,5/10)









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