Eleanor the Great
Scarlett Johansson è un'ottima attrice. L'ha dimostrato fin dai tempi in cui era una bambina prodigio, a partire dal 1994, quando a 10 anni ha esordito al fianco di Elijah Wood e Bruce Willis in Genitori cercasi del compianto Rob Reiner, e si è poi fatta notare in L'uomo che sussurrava ai cavalli di e con Robert Redford.
È quindi sbocciata in Lost in Translation - L'amore tradotto di Sofia Coppola, che l'ha trasformata in una star internazionale e nella nuova paladina del cinema indie. Nella sua carriera ha lavorato anche con altri grandi registi (i fratelli Coen, Woody Allen, Brian De Palma, Christopher Nolan, Cameron Crowe, Jonathan Glazer, Taika Waititi, Noah Baumbach e Wes Anderson) e offerto splendide interpretazioni in particolare in Storia di un matrimonio e Jojo Rabbit, che le sono valse due nomination agli Oscar nello stesso anno (il 2020).
Scarlett Johansson è anche un'ottima action star che ha interpretato diversi blockbuster come The Island, Lucy, Ghost in the Shell, Jurassic World - La rinascita e i cinecomics Marvel nei panni di Natasha Romanoff / Vedova Nera, che l'hanno resa l'attrice più pagata del mondo.
Non tutti lo sanno, ma Scarlett Johansson è pure un'ottima cantante, dalla voce molto particolare, e tra il 2008 e il 2009 ha pubblicato due album niente male: "Anywere I Lay My Head", il suo debutto da solista con contributi di David Bowie e Tom Waits, e "Break Up", realizzato in coppia con il cantautore Pete Yorn.
Ora Scarlett Johansson ha esordito dietro la macchina da presa con Eleanor the Great, con cui dimostra di essere anche un'ottima regista. Questa donna insomma ha un solo problema. Un unico grande difetto. Non è tanto bella. È poco affascinante, poco sexy. Poverina.
Un pregio del suo debutto registico è quello di non voler strafare. Scarlett Johansson non pretende di fare la virtuosa della macchina da presa. Non ci tiene a mostrarci quanto è brava a dirigere ad ogni singola inquadratura. Sindrome che colpisce vari colleghi passati dietro la macchina da presa, tipo Bradley Cooper, per dirne uno. Scarlett preferisce far parlare la storia e la Storia, far parlare i suoi personaggi.
In Eleanor the Great, come si può intuire dal titolo, la protagonista è Eleanor, una signora ebrea di 94 anni interpretata dalla solita idolesca June Squibb, che si mette nei guai da sola: finge di essere una sopravvissuta all'Olocausto, raccontando la vera storia di una sua amica da poco morta, e la situazione a un certo punto le sfuggirà inevitabilmente di mano.
Quello che potrebbe sembrare il solito film su una vecchina adorabile, ma anche problematica, è in realtà pure un buddy movie al femminile dai toni bromantici. La 94enne conosce infatti una studentessa universitaria, nei cui panni troviamo la rivelazione Erin Kellyman capace di rubare la scena persino alla protagonista, e, anche se avrebbe l'età per essere sua nipote per non dire pronipote, tra le due sboccia una bella amicizia.
Una bella storia e due ottime attrici, niente di più e niente di meno, questo è Eleanor the Great. Scarlett Johansson con grande umiltà si mette al loro servizio e filma in maniera delicata, discreta e allo stesso tempo funzionale al racconto. Per fare la figa ci sarà tempo. Anche se quella, poveretta, è una cosa che proprio non credo sia nelle sue corde.
(voto 6,5/10)









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