martedì 3 marzo 2026

Sarà anche Un semplice incidente, ma non è un semplice film





Un semplice incidente
(titolo originale: یک تصادف ساده)

Cosa faresti se per caso ti trovassi di fronte la persona che ti ha rovinato la vita?
Il film Un semplice incidente ci mette davanti a questa non proprio semplice domanda. Qualcuno con spavalda sicurezza potrebbe dire che non perderebbe l'occasione per ottenere finalmente la sua vendetta. Solo che, fino a che uno non ci si trova davvero in una situazione del genere, non può realmente sapere come reagirebbe.


La pellicola diretta da Jafar Panahi, premiata con la Palma d'oro al Festival di Cannes 2025 e candidata agli Oscar 2026 per il miglior film internazionale e per la miglior sceneggiatura, è uno specchio dell'Iran attuale, che vive sul sottile confine tra la paura e la voglia di ribellarsi al regime degli Ayatollah, ma la sua domanda è universale. Chiunque in qualunque parte del mondo ci si può ritrovare e può provare a mettersi nei panni dei personaggi del film. Questo è quello che fa il grande cinema: racconta una "semplice" storia locale, ma riesce a parlare a tutto il mondo.


Qualcuno potrebbe superficialmente pensare: "Oh, no! Un film iraniano premiato a Cannes per il suo impegno sociale e politico. Sarà di sicuro un mattonazzo di una pesantezza megagalattica" e poi te credo che uno si va a vedere Checco Zalone. E invece no. Niente di più di sbagliato. Cioè, sì, si tratta di un film iraniano premiato a Cannes e propone delle tematiche sociali e politiche importanti, solo che non è per niente noioso. Manco per un singolo istante. Non ci sono in giro tante pellicole come questa, capaci di sostenere una tensione costante dall'inizio alla fine, e allo stesso tempo, nonostante la drammaticità della situazione raccontatata, riuscire a mantenere dei toni spesso ironici, tragicomici, quasi da commedia nera. La storia raccontata è pesante, ma non è raccontata in maniera pesante. Non so se mi sono spiegato, o se io stesso sono stato troppo pesante.

"Secondo te Cannibal Kid è pesante?"
"Ammazza!"
"Ok, ma ammazzarlo non è un pochino esagerato?"

Tanti action thriller americani, e tanti film campioni d'incasso hollywoodiani, si possono solo sognare di tenere così alta la tensione per tutto il tempo. Personalmente, a me sembra più un mattonazzo insostenibile un cinecomic Marvel della durata di due ore e mezzo, di questi scorrevolissimi cento minuti di puro cinema. Di pura vita.


Per quanto la visione scivoli via in men che non si dica, sui titoli di coda e poi anche oltre ti vengono in mente tanti interrogativi. Non solo su cosa faresti tu in una situazione del genere, ma anche su cosa dovrebbe fare il mondo al riguardo. Cercare di risolvere la violenza con altra violenza, come si sta facendo in questi giorni, cambierà davvero le cose? Non sarebbe forse meglio dare ascolto a John Lennon, che diceva che "combattere per la pace è come fare sesso per la verginità"?


Io non ho una soluzione a quanto sta succedendo in Iran, e non mi pare che nemmeno chi ci governa ne abbia una. Nemmeno il film ne propone una certa. Quello che sembra suggerire è che la cosa migliore da fare è cercare di comportarsi nella maniera più umana possibile, anche nella situazione più disumana possibile. Non ci sono comunque soluzioni semplici, anche perché questo non è un film semplice e soprattutto non è un semplice film.
(voto 8/10)




1 commento:

  1. Il finale è peggio di un horror. Ho aspettato fino alla fine dei titoli di coda per avere certezze, e sono rimasta nell'angoscia. Film bellissimo.

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