martedì 28 aprile 2026

Testa di serie - Beverly Hills 90210, Euphoria, Something Very Bad Is Going to Happen e le altre serie tv di Aprile 2026






Serie migliore del mese (secondo Pensieri Cannibali)
Something Very Bad Is Going to Happen
(miniserie)
Si può vedere su: Netflix
Genere: maledetto
Consigliato in particolare: a chi (non) crede nelle anime gemelle

Finalmente è stato svelato il motivo per cui Leonardo DiCaprio non è convolato a nozze con Camila Morrone e ha deciso di lasciarla. No, non si tratta della presunta "maledizione dei 25", la bislacca teoria secondo cui l'attore premio Oscar frequenterebbe solo ragazze sotto ai 25 anni. Teoria smentita dal fatto che attualmente Leo sta con Vittoria Ceretti, modella italiana dell'età di 27 anni suonati.

"Cioè, a me Leo m'ha scaricata il giorno in cui ho compiuto 25 anni e Vittoria no?"

Come possiamo vedere in Something Very Bad Is Going to Happen, la maledizione è un'altra e ha colpito Camila Morrone e la sua famiglia. Nella serie, Camila sta per convolare a nozze ma, pochi giorni prima del matrimonio, scopre che, se il suo fidanzato non è la sua vera anima gemella, succederà qualcosa di very bad: lei morirà dopo aver pronunciato il fatidico accussì sarà per sempre sì, come già successo a sua madre (interpretata dalla come al solito favolosa Victoria Pedretti, da non confondere con la quasi omonima sopracitata Vittoria Ceretti).


Cosa fare, a questo punto? Rischiare la vita, o rinunciare al matrimonio? Nel secondo caso, la maledizione passerebbe alla famiglia dello sposo.

"Prometto di amarti e rispettarti ogni giorno della mia vita.
Anche dopo che avrai compiuto 25 anni"

Dopo aver scoperto questa storia, Leonardo DiCaprio se l'è data a gambe dalla paura, ma voi non fate come lui. Camila Morrone, che qui offre una di quelle interpretazioni larger than life che capitano una volta nella vita, vale il rischio. E pure questa serie, che parte tra inquietanti atmosfere lynchiane e un ancora più inquietante family drama, più un tocco paranormale alla Stranger Things garantito dalla produzione dei Duffer Brothers, e poi trova una strada sua, con un crescendo notevole, in particolare nel settimo episodio, girato quasi tutto in simil-piano sequenza alla Birdman. Guardando questa serie something very bad, ma anche something very good is going to happen.
(voto 8/10)


Il ritorno del mese
Beverly Hills 90210
(stagione 1, episodi 1-2)
Si può vedere su: Sky
Genere: gran visir di tutti i teen drama
Consigliato in particolare: a chi la fase degli anni '90 non l'ha ancora superata e, attenzione spoiler, a questo punto non la supererà mai

Tutto è iniziato da lì. Da quel maledetto codice postale: 90210. Beverly Hills è stato il primo telefilm (allora li chiamavamo così) che ho seguito in maniera maniacale. Quello che ha segnato il mio passaggio dalla fase Bim Bum Bam in cui guardavo solo cartoni alla Holly e Benji a quella in cui mi sono trasformato in un teenager appassionato di serie tv, ma anche di cinema e musica. Quello che dopo le medie mi ha convinto a scegliere di frequentare il Liceo Scientifico, la scuola che dalle nostre parti più si avvicinava alle high school americane. Cosa che, a posteriori, mi tocca ammettere non si è poi rivelata tutta questa scelta vincente. Grazie tante, Beverly Hills!


Non posso poi dimenticare che Jennie Garth nei panni di Kelly Taylor è stata la mia prima Celebrity Crush in assoluto, e forse la mia prima cotta in generale.


Guardando Jason Priestley nel ruolo di Brandon Walsh, inoltre, mi è venuta voglia di diventare un giornalista e qualche anno più tardi ho avuto l'occasione di intervistare l'attore al Monte-Carlo Television Festival per l'ormai leggendario Telefilm Magazine. Come si suol dire, la classica chiusura del cerchio.

"No, io non mi assumo alcuna responsabilità per la pessima carriera di Cannibal Kid"

Anche se, con il senno di poi, il personaggio più complesso, sfaccettato e affascinante della serie forse era sua sorella Brenda Walsh, interpretata dalla compianta Shannen Doherty, purtroppo scomparsa come un'altra star della serie, Luke Perry, l'interprete del figo per antonomasia Dylan McKay.


Insomma, non riesco nemmeno ad immaginare come sarebbero la mia vita, il mio immaginario, il mio modo di vedere le cose senza Beverly Hills 90210. Magari sarebbero migliori - chi lo sa? -, sicuramente sarebbero del tutto diversi. È stato quindi un tuffo nel passato, oltre che un tuffo al cuore, rivedermi i primi episodi del telefilm, o se preferite della serie, di nuovo insieme a mia sorella. Scroccando il suo abbonamento a Sky.


Per certi versi Beverly Hills è inevitabilmente invecchiato, d'altra parte lo siamo pure noi, e appare piuttosto ingenuo, mentre noi ora lo siamo molto di meno. Le serie teen negli ultimi anni si sono fatte parecchio più estreme, si veda Euphoria ma non solo, e i suoi ritmi sono più blandi rispetto a quelli delle produzioni contemporanee. Eppure la sua influenza su tutto quello che è venuto dopo si nota chiara. Beverly Hills è stato il Big Bang delle serie adolescenziali, e non solo adolescenziali. Tutto è iniziato da lì e lì è ancora bello tornare.
(voto 7,5/10)


Serie più controversa del mese
Euphoria
(stagione 3, episodi 1-3)
Si può vedere su: Sky, NOW, HBO Max
Genere: teen drama
Consigliato in particolare: a chi vuole andare oltre la fase delle serie adolescenziali

Per le serie teen la fine del liceo ha sempre rappresentato un notevole tormento. Telefilm storici come Beverly Hills 90210, Dawson's Creek e The O.C. hanno perso parte della loro magia quando i loro protagonisti si sono trasferiti al college. Persino un cult come Buffy l'ammazzavampiri ha incontrato qualche problema iniziale, salvo poi imboccare una sua strada personale, soprattutto grazie ad alcune geniali trovate di Joss Whedon. C'è invece chi ha cercato di aggirare l'ostacolo, come One Tree Hill, che all'inizio della quinta stagione ha proposto un salto temporale di cinque anni dalla fine del liceo, con risultati però non proprio convincenti.

Qualcosa del genere lo fa ora pure Euphoria. Niente vita da college. La terza stagione di Euphoria riparte anch'essa a cinque anni di distanza da dov'era terminata. E funziona?


Dopo aver visto i primi tre episodi, direi non molto. Non è però nemmeno del tutto da buttare e le feroci critiche piovute addosso soprattutto negli USA sono un filo esagerate. Bisogna innanzitutto constatare che Euphoria 3 è praticamente tutta un'altra serie rispetto a quella che avevamo conosciuto nelle prime due stagioni. Il teen drama è un antico ricordo. Il creatore, regista e sceneggiatore Sam Levinson sembra quasi voler andare in una direzione alla Breaking Bad, girato con uno stile tra Quentin Tarantino e Sean Baker. Raccontata così può sembrare una figata assoluta e in effetti alcune scene non sono niente male, in particolare quelle con Zendaya che ritorna ad indossare i tormentati panni di Rue, questa volta in una versione più comedy che in passato.


Il problema arriva con gli altri personaggi. A deludere è soprattutto la coppia formata dalle superstar Sydney Sweeney e Jacob Elordi, che appaiono svogliati e intenti a pensare alle loro fortunate carriere cinematografiche più che ad Euphoria. La loro sottotrama inoltre sembra generata dall'AI, con lei casalinga disperata che sogna di diventare una star di OnlyFans e lui aspirante imprenditore edile di 'sta cippa con problemi di soldi.


Le cose vanno un po' meglio con Maddy (Alexa Demie) e Jules (Hunter Schafer), mentre altri personaggi come Lexi (Maude Apatow) e Ali (Colman Domingo) rimangono per ora purtroppo troppo sullo sfondo.


Le soddisfazioni maggiori vanno allora cercate tra i nuovi personaggi, in particolare la stripper Angel interpretata da Priscilla Delgado.


Euphoria oggi è ancora una delle serie più estreme (pure troppo?) e coraggiose in circolazione. Una che non dà al proprio pubblico ciò che vuole. Una che sfida, che maltratta i suoi spettatori. Una che fa l'esatto contrario del fanservice. La libertà creativa però basta per renderla, oltre che coraggiosa, anche una serie bella da vedere?


Piaccia o meno, la nuova Euphoria è una cosa diversa rispetto a quella vecchia e provoca inevitabilmente meno euforia. Tutto per ora appare troppo vuoto, freddo, senz'anima. In attesa di scoprire se con i prossimi episodi riuscirà a trovare una strada più convincente, più emozionante e meno pasticciata, un pensiero viene in mente. Forse le serie teen in generale farebbero meglio a terminare con la fine del liceo, come saggiamente hanno deciso di fare titoli come Skins o 13 Reasons Why.
(voto 6/10)


Serie più scontrosa del mese
Beef - Lo scontro
(stagione 2)
Si può vedere su: Netflix
Genere: scontroso
Consigliato in particolare: a chi ama le storie di personaggi non particolarmente amabili


Non avete visto la prima stagione di Beef - Lo scontro?
Non è un problema. Cioè, lo è, perché vi siete persi una serie folgorante, e comunque, dove cavolo siete stati negli ultimi anni?!?
Non è un problema però se volete guardarvi comunque la seconda stagione, visto che questa è una serie antologica e i nuovi episodi raccontano tutta una nuova storia con dei nuovi personaggi, senza particolari legami a quelli della prima. Un po' come in Fargo - La serie e in The White Lotus, e guarda caso questa season 2 sembra proprio un incrocio tra questi due show. Da una parte come in Fargo c'è una rappresentazione dei peggiori istinti umani che ci portano a compiere le peggio azioni, soprattutto quando di mezzo ci sono i soldi, dall'altra c'è un gusto glamour, lussuoso e lussureggiante alla The White Lotus.


Accompagnata da una piacevole colonna sonora hipster che ci riporta ai primi Anni Zero, Beef 2 è perfetta per una visione in binge watching. Ti guardi un episodio e poi vuoi subito scoprire cosa succede dopo, nonostante i personaggi non è che siano così amabili e, specie all'inizio, si faccia una certa fatica ad empatizzare con loro. Un po' come succedeva nella prima stagione, la vicenda cresce in ritmo, coinvolgimento e pure follia puntata dopo puntata. La grande differenza è che questa volta lo "scontro" non è tra due persone, bensì tra due coppie. Una formata da due dei migliori attori (secondo me) degli ultimi anni: Carey Mulligan (sempre adorabile pure quando i suoi personaggi non lo sono) e Oscar Isaac.


L'altra dagli emergenti Charles Melton e Cailee Spaeny, quest'ultima vero cuore e valore aggiunto della stagione.


All'inizio si fa il tifo più per gli uni, poi per gli altri, poi forse per nessuno, poi non si capisce più. Il bello è questo. Questo show si fa amare e si fa odiare. Ti stordisce. Ti porta allo scontro persino con te stesso. Cos'altro ti aspettavi, da una serie intitolata Beef - Lo scontro?
(voto 7/10)


Serie più medical del mese
The Pitt
(stagione 2)
Si può vedere su: HBO Max
Genere: medical
Consigliato in particolare: a chi non ha mai dimenticato E.R. - Medici in prima linea (e Noah Wyle)
"La brutta notizia è che siamo offline"
"Quella buona è che così nessuno potrà visitare Pensieri Cannibali durante le ore di lavoro"

Con The Pitt ho un rapporto complicato. Lo so, non ve ne può fregare di meno, ma ve lo dico lo stesso. Da una parte, dopo appena due stagioni, è diventata una delle serie oggi in circolazione a cui sono più affezionato. Voglio bene a molti dei suoi personaggi, al punto che vorrei vedere di più delle loro vite. Vorrei vedere cosa fanno nel loro tempo libero, quando non sono al lavoro. Non a caso la mia scena preferita della seconda stagione è quella dopo i titoli di coda dell'ultimo episodio.


Dall'altra parte, la considero una serie un po' sopravvalutata. Nell'ultimo anno ha vinto TUTTI i premi televisivi a disposizione, dagli Emmy ai Golden Globe, come se fosse nettamente la migliore serie contemporanea, quando a me sembra che ci siano parecchi titoli altrettanto validi e anche alcuni a mio avviso ancora più belli. Sicuramente è una serie di qualità e il cast è strepitoso, però in quanto a regie e sceneggiature il livello non mi sembra così stratosferico, e in quanto a originalità non è che spicchi in maniera particolare. Fondamentalmente è una versione aggiornata di E.R. girata con il ritmo di 24.


La seconda stagione fondamentalmente conferma le impressioni fornite dalla prima. Questa volta ci si concentra di più sul burnout che ha colpito in varie forme alcuni dottori del Pittsburgh Trauma Medical Center, a partire dal Dr. Robby interpretato da Noah Wyle. Per certi aspetti, i veri pazienti dell'ospedale sono loro e sono le loro vicende, il loro modo di affrontare la professione/vocazione medica il motivo di maggiore interesse, più ancora delle storie dei pazienti.


Si alza l'asticella delle tematiche affrontate, tra ICE, attacchi informatici che riportano l'ospedale agli anni '90 e molestie, solo che rispetto alla prima stagione viene qui a mancare lo stesso clamoroso crescendo. Le tensioni questa volta sembrano sempre lì lì per esplodere, e poi non lo fanno. Non del tutto. L'impressione è quella di una stagione di passaggio, che lascia diversi interrogativi, a partire dal futuro di molti dei personaggi. Questi personaggi così belli, cui la serie per motivi di tempo non può dare tutto lo spazio che meriterebbero, e ci sarebbe bisogno di una serie di spin-off a parte per (quasi) ognuno di loro, uno che ci faccia vedere cosa diavolo combinano quando non sono in ospedale. The Pitt non mi basta, io vorrei un After The Pitt.
(voto 7/10)


Serie più legal del mese
Avvocato Ligas
(stagione 1)
Si può vedere su: Sky
Genere: (il)legale
Consigliato in particolare: a chi apprezza le americanate made in Italy

Signor giudice, signori giurati, lo so, Avvocato Ligas non è una serie perfetta. Chi di noi lo è? Voi potete dire di esserlo? Io no. Eppure i suoi difetti sono anche i suoi pregi. È una serie italiana che si sforza molto di fare l'americana, certo, ma allo stesso tempo non dimentica il contesto locale, trattando tematiche di stretta attualità nazionale e pure valorizzando la sua affascinante ambientazione milanese.


Ha un protagonista parecchio sopra le righe, che ha un comportamento tra il Dottor Troy di Nip/Tuck e il Dr. House, solo che - come si può evincere dal titolo se non siete proprio tonti - di professione fa l'avvocato e non il medico. Luca Argentero, che in altre occasioni come la recente Motorvalley su Netflix non mi aveva convinto per niente, trova la chiave giusta per interpretarlo, riuscendo a rendere affascinante e gradevole un personaggio che avrebbe tutte le carte in regola per essere detestabile.


La serie in generale fa lo stesso effetto. Sai che non è per niente originale, sai che è troppo ruffiana, sai che dovresti odiarla, ma non riesci a distogliere lo sguardo e ti divori un episodio dopo l'altro, sperando nel rinnovo per una seconda stagione.

"Ligas, chi è l'avvocato a cui ti ispiri di più?"
"Lionel Hutz, senza dubbio"

Signor giudice, signori giurati, se vorrete condannare questa serie al massimo della pena, avete anche le vostre ragioni. Io vi chiedo solo una cosa: guardatela senza pregiudizi. Godetevela come una comedy, più che come un legal, senza stare troppo a pensare che ricorda questa o quell'altra serie. Vivetela con leggerezza, magari sorseggiandovi un gin tonic, il drink preferito dall'avvocato Ligas. Vi verrà una gran voglia di assolverla, e poi di farvi un altro gin tonic.
(voto 6,5/10)


Serie più sopravvalutata del mese
Portobello
(miniserie)
Si può vedere su: HBO Max
Genere: true story
Consigliato in particolare: a chi cerca una Rai Fiction di qualità non in onda sulla Rai

Come il calvario giudiziario affrontato da Enzo Tortora ci mostra in maniera evidente, il giudizio nel corso del tempo può cambiare, e pure parecchio. Se un giorno si può essere accusati di essere spacciatori e camorristi, qualche anno più tardi si può essere (finalmente) scagionati da ogni accusa.


Qualcosa del genere potrebbe succedere anche a Porto(micatanto)bello, la serie diretta da Marco Bellocchio interpretata dal solito straordinario camaleontico Fabrizio Gifuni, con alcuni ottimi comprimari come Romana Maggiora Vergano e un Lino Musella da Emmy Award.


Oggi salutata da alcuni in maniera esagerata come un capolavoro assoluto e addirittura come la miglior serie italiana di tutti i tempi (ma che davvero?), quando a me è sembrata persino troppo classica e ordinaria, oltre che priva di ritmo e in vari passaggi piuttosto noiosa, un domani potrebbe essere considerata una fiction come tante, tutt'altro che fenomenale. Allora giustizia sarà fatta.
(voto 5,5/10)


Serie più divertente del mese
Rooster
(stagione 1, episodi 1-8)
Si può vedere su: HBO Max
Genere: collegiale
Consigliato in particolare: a chi pensa che nella vita non è mai troppo tardi per ricominciare

Tutta colpa di Michael Stipe!
Che c'entra Michael Stipe?
C'entra, c'entra. Ho iniziato a seguire Rooster proprio per "colpa" sua. Ho saputo che la sigla della serie era cantata dall'ex cantante dei R.E.M. e ho pensato che se era uscito dal suo lungo letargo musicale - sono anni che stiamo aspettando il suo primo album solista che in teoria dovrebbe arrivare entro la fine di quest'anno - apposta per cantare la sigla di una serie, beh, allora questa serie non doveva e non poteva essere male. Infatti. Rooster è una piacevolissima sorpresa.


Lo spunto di partenza è tanto semplice quanto efficace. Uno scrittore di best seller commerciali in crisi di mezza età, interpretato da Steve Carell, viene invitato a lavorare come docente nell'università in cui insegna anche sua figlia, appena scaricata dal marito professore che ha iniziato una relazione con una sua studentessa.


Ce n'è abbastanza per un family drama e invece no. Rooster è una comedy dolceamara spassosa e appassionante in cui si sente forte lo zampino del suo co-creatore, Bill Lawrence, quello di Scrubs, Ted Lasso, Shrinking, Bad Monkey, Cougar Town e Spin City. Il Re Mida delle comedy con un velo di malinconia, che trasforma in risate tutto ciò che tocca.
(voto 7,5/10)


Serie più inutile del mese
Stranger Things - Storie dal 1985
(stagione 1, episodi 1-2)
Si può vedere su: Netflix
Genere: stranger normal things
Consigliato in particolare: agli amanti dell'algoritmo

Con la fine di Stranger Things ancora fresca nella memoria collettiva dell'ultimo stranger Capodanno, lo sfruttamento commerciale del franchise non ha aspettato a lungo. Dopo una manciata di mesi, ecco lo spin-off animato ambientato tra la seconda e la terza stagione. Ce n'era bisogno?

No. Nonostante la ricostruzione delle atmosfere della serie originale sia piuttosto fedele, qualcosa, anzi parecchio, è andato "lost in translation" nel passaggio dal live action all'animazione. Le nuove storie, anzi storielle dal 1985, sembrano una fanfiction scritta male e dopo una certa curiosità iniziale lasciano ben presto lo spazio agli sbadigli. Si salva solo la colonna sonora, come al solito piena di fighissima musica 80s, per il resto è una visione parecchio inutile. Ho sempre amato la serie originale, anche nei suoi momenti meno riusciti, ma questa roba l'ho abbandonata senza rammarico dopo un paio di episodi.

"Tu che razza di capelli hai?"
"Ma ti sei visto, testa di scodella?"

Stranger Things, quello vero, è appena finito. Prima di cercare di riportarlo in vita aspettate almeno qualche anno e, soprattutto, uno straccio di idea decente.
(voto 4/10)


Cotta del mese
Chase Infiniti (The Testaments)
(stagione 1, episodi 1-5)
Si può vedere su: Disney+
Genere: disto-teen
Consigliato in particolare: a chi vuole dare una seconda chance al mondo di The Handmaid's Tale

Blessed be the fruit and blessed be Chase Infiniti. Avevo parecchio apprezzato la prima stagione di The Handmaid's Tale, ma poi mi ero perso per strada con le stagioni successive, dove la noia a un certo punto aveva preso il sopravvento. Adesso sono tornato ad "appassionarmi" (lo so che non è proprio il termine migliore da usare) all'angosciante mondo distopico (ma non troppo) di Gilead creato da Margaret Atwood con The Testaments, serie sequel/spin-off che rappresenta un po' la versione teen di The Handmaid's Tale. Con l'aggiunta di un vago tocco alla Bridgerton che incontra Black Mirror.


Almeno inizialmente, il motivo d'interesse principale è soprattutto l'ottima splendida protagonista Chase Infiniti, attrice rivelazione del film premio Oscar Una battaglia dopo l'altra, dove aveva la parte della figlia del rivoluzionario interpretato da Leonardo DiCaprio. Se lei è una ragione valida per iniziarla, la serie però possiede anche una sua forza, in parte derivativa e in parte originale rispetto a The Handmaid's Tale, e cresce episodio dopo episodio. Avanti così!
(voto 7+/10)


Guilty Pleasure del mese
Heartbreak High
(stagione 3)
Si può vedere su: Netflix
Genere: fine dell'adolescenza
Consigliato in particolare: a chi (come me) non può fare a meno dei teen drama

Non è certo un cult come Beverly Hills 90210 e non è nemmeno un discusso classico moderno come Euphoria. In questo mese molto teen c'è però spazio anche per un'altra serie adolescenziale, più di nicchia e anche più derivativa: Heartbreak High. Giunta alla terza e conclusiva stagione, questa specie di risposta australiana a Sex Education non ha molto di nuovo da dire e si trascina un po' stancamente dietro a una sottotrama tirata per le lunghe e non proprio fenomenale legata a un incidente successo in un luna park, che anche chi se ne frega?


A tenere banco sono allora le solite vicende di cuore, i litigi, le amicizie vecchie e nuove. Heartbreak High cala il sipario con una stagione poco entusiasmante, ma dopo tre stagioni a questi personaggi ho finito per volere bene, in particolare alla fantastica lesbica autistica Quinni interpretata da Chloé Hayden, e, mentre mi domando come sarà il loro futuro ora che hanno terminato il liceo, so già che un poco mi mancheranno.
(voto alla terza stagione 6-/10
voto alla serie 6,5/10)




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