Album migliore del mese (secondo Pensieri Cannibali)
Fontaines D.C. "Dopamine Chamber"
Genere: cinematic feeling
Consigliato in particolare: a chi preferisce i D.C. alla D.C.
Possiamo stare a menare il can per l'aia fin che volete e discutere per giorni, ma alla fine la musica, come un po' qualunque cosa, è tutta una questione soggettiva. C'è ad esempio chi si emoziona con le canzoni di Ultimo che per me sono gradevoli quanto una piaga d'Egitto, e cosa gli vuoi dire? Puoi anche stare a parlargli per ore di quanto faccia pena a livello vocale, musicale e di testi, tanto non gli farai cambiare idea. Non che abbia anche solo lontanamente a che fare con la musica di Ultimo - perché cazzo sto parlando di Ultimo? - era giusto per fare un discorso generale, ma anche sul nuovo album dei Fontaines D.C. si sta dicendo di tutto e di più, però c'è una cosa, una domanda che conta più delle altre: questo disco arriva o non arriva?
Per me, soggettivamente parlando, sì. Si insinua lentamente sotto pelle. Nella prima parte, gli irlandesi giocano a fare i freddi, tra synth anni '80, atmosfere dark apocalittiche ed echi di Depeche Mode. Tutto molto bello, tutto molto figo, tutto perfetto per fare da tappeto sonoro all'inquieto e inquietante mondo presente in cui viviamo.
Questo album così cinematografico, così giocato sui contrasti, ha però anche un cuore, che batte forte soprattutto nella seconda parte. Lì la componente umana si fa largo sempre di più, le sonorità guardano maggiormente ai maestri del Britpop anni '90 e i brividi sono assicurati con una "One Man" che ha una verve alla "Bittersweet Symphony", con una "You Miss Me" che si apre a un meraviglioso ritornello orchestrato alla "The Universal" dei Blur e una "Japan" che presenta una chitarrina acustica dalle parti di "Wonderwall" degli Oasis, o se preferite da quelle di "Back for Good" dei Take That. Il tutto sempre nel loro stile, senza stare a scimmiottare nessuno.
E poi arriva l'atteso e tanto discusso duetto del leader della band Grian Chatten con Rosalía e spazza via ogni dubbio. Mi rendo conto di non essere obiettivo, considerando il mio amore tanto per il gruppo irlandese che per la cantante spagnola, però qui hanno fatto qualcosa di diverso da tutto ciò che hanno inciso in passato sia loro che lei, e realizzato un'autentica magia, persino superiore alle mie già grandi, enormi aspettative. Al di là delle sonorità bondiane e dell'incastro di voci in stile Lee Hazlewood + Nancy Sinatra, la melodia di "Where Is Gone?" è semplicemente stupenda, mi viene da piangere soltanto a pensarci. Nella serie sugli 883 Nord Sud Ovest Est si parla tanto di "pezzi della maturità", i Fontaines a questo giro li hanno realizzati per davvero.
Possiamo chiacchierare di questo disco ancora un po', possiamo persino venire alle mani se osate dire qualcosa di male contro questa band che mi ha svoltato l'ultimo decennio, però io, personalmente, preferisco andare a schiacciare play per un'altra, ennesima volta e riascoltarmi questo album che mi sta piacendo ancora più dei loro precedenti, che già avevo adorato non poco. Tanto c'è poco da dire. C'è poco da fare. Un disco o t'arriva o non t'arriva, e a me questo è arrivato dritto in faccia, nelle orecchie e soprattutto nella mia dannata anima. Grazie Fontaines per avermi sparato addosso una bella scarica di dopamina in un periodo in cui ne avevo e ne ho proprio un gran bisogno.
(voto 9/10)
Disco ruock del mese
Gurriers "Nobody's Coming to Save You"
Genere: post post-punk
Consigliato in particolare: a chi non vuole essere salvato
Pensate che i Fontaines D.C. ormai siano diventati troppo pop?
In tal caso potete provare i Gurriers. Anche loro arrivano da Dublino e, almeno per ora, propongono delle sonorità tra il post-punk e l'alternative rock non troppo lontane dai Fontaines dei primi tempi. Il loro secondo album è incazzato, incazzoso e cazzuto. Una botta di musica dura e pura, senza compromessi, per niente rassicurante, dove nobody's coming to save you, nessuno sta venendo a salvarti, perfetta per questi incendiari giorni.
(voto 7,5/10)
Esordio del mese
Basht. "Poor Advice"
Genere: post post-punk
Consigliato in particolare: a chi ama il rock irlandese
Oltre ad essere una delle città più belle del mondo e la sede della Guinness, Dublino vanta anche una delle scene musicali più elettrizzanti del globo. Soltanto questo mese, insieme ai nuovi di Fontaines D.C. e Gurriers, c'è da segnalare anche l'album di debutto dei super promettenti Basht. Potenti e duri quando c'è da esserlo, anche se c'è da riconoscere che i momenti migliori arrivano quando i ritmi rallentano e la bellezza della voce del cantante può esprimersi in tutta la sua intensità e versatilità. Ottima band e grande singer.
(voto 7+/10)
Disco apocalisse del mese
Protomartyr "Hotel Usona"
Genere: brutale
Consigliato in particolare: a chi non ha abbastanza soldi per alloggiare in un hotel e si deve accontentare di ascoltarne uno
Altro giro, altra corsa, altra colonna sonora senza troppa speranza ideale per il mondo di oggi. Se Fontaines D.C. e Gurriers non vi bastano, i Protomartyr rilanciano con una specie di dark side dell'Hotel California degli Eagles. Il loro "Hotel Usona" è un concept album che ci accompagna tra le stanze di un albergo metafora degli USA attuali. Suona cupo e apocalittico, drammatico e minaccioso. Non certo il più allegro tra gli ascolti, ma d'altra parte oggi come oggi chi è che ha tutta questa voglia di ridere?
(voto 7,5/10)
Sorpresa del mese
Lucca Mae "The Truth Is"
Genere: neo soul
Consigliato in particolare: a chi cerca la nuova Amy Winehouse
Bello scoprire dei dischi per caso e rimanerne folgorati. Bello scoprirli grazie alla segnalazione di una webzine musicale come Distorsioni e a una recensione come quella dell'ottimo Ricky Martillos. Bello, bellissimo l'album d'esordio di Lucca Mae. Una nuova artista che non è un'eresia definire la degna erede di Amy Winehouse. Chi mi conosce lo sa quanto amavo, quanto amo Amy, e non è quindi un paragone che faccio alla leggera.
La cantautrice britannica con il nome di una città toscana non è però una delle tante imitatrici o wannabe Winehouse che si sono sentite a ripetizione negli ultimi anni. Ha un suo stile vocale da brividi, una sua personalità interpretativa, un suo mondo musicale vintage affascinante giocato più che altro su ritmi lenti. Le sue sono canzoni pop soul dal gusto retrò composte da pochi elementi, ma in cui non manca l'ingrediente essenziale: il cuore.
Quello che le manca forse è un producer di peso come Mark Ronson in grado di piazzare qualche beat vincente per passare in radio e anche un'immagine più accattivante come quella dell'iconica Amy, ma la verità è che "The Truth Is" è un disco splendido. Un gioiellino nascosto uscito in sordina lo scorso aprile che ho recuperato con un certo ritardo, ma sono felice di averlo fatto. Spero che anche voi farete altrettanto. Lucca Mae merita di diventare una star.
(voto 8+/10)
Cagata pazzesca del mese
Cesare Cremonini "Amateur"
Genere: sax pop
Consigliato in particolare: a chi considera Cremonini un genio della musica, quindi (spero) nessuno
Ma quant'è bello andare in giro per i colli bolognesi, se hai un sax special che ti toglie i problemi. Il sassofono è uno dei grandi protagonisti del nuovo album di Cesare Cremonini, un lavoro un po' diverso rispetto ai suoi precedenti. Il problema è che l'ha pompato troppo alla vigilia, caricandolo di aspettative esagerate e poi non rispettate, se non in piccola parte. Da come l'aveva descritto, sembrava un'autentica rivoluzione musicale, quando in fin dei conti si tratta di un album parecchio convenzionale. L'unico pezzo degno di nota è la title track "Amateur", che propone un featuring di Salmo e un sound frizzante dalle parti di alcune cose di "The Great Escape" dei Blur, non a caso l'album è stato registrato a Londra negli studi di Damon Albarn.
Dopo quest'illusoria apertura promettente, il resto del lavoro procede ahimè in maniera più stanca e prevedibile. Con un sound curato, ma senza canzoni e melodie davvero degne di nota. Il grande punto debole della scrittura di Cremonini restano poi i testi, per lo più imbarazzanti.
Apprezzabile allora il tentativo di rinnovarsi, di dare una scossa a una carriera che, diciamolo, dopo gli acerbi ma genuini esordi con i Lùnapop, è stata un lungo e inesorabile sprofondare nella noia. Il coraggio c'è, peccato che il risultato non sia all'altezza delle roboanti premesse e, nonostante il grande dispiegamento di mezzi e di ospiti, tra cui il sassofonista di "Blackstar" di David Bowie, finisca per risultare tutto un po' troppo... amatoriale.
(voto 5/10)
(Mezza) Delusione del mese
Ariete "Tutti tornano a casa"
Genere: (ex?) indie
Consigliato in particolare: agli amanti del nuovo pop italiano
Tutti tornano a casa, e speriamo lo faccia anche Arianna Del Giaccio in arte Ariete. Rispetto al sound più indie e caldo degli esordi, il suo terzo album "Tutti tornano a casa" suona un po' troppo iper-prodotto, pulito e patinato. Manca quell'imperfezione e quell'urgenza comunicativa presente nel precedente a mio avviso più riuscito "La notte", con il suo intimismo ispirato da Sufjan Stevens.
A questo giro la cantautrice romana e romanista sembra soffrire di ansia da prestazione. Le belle canzoni sa ancora come si scrivono, su tutte "Tachicardia", ma i pezzi capaci di provocare un brividino latitano e a tratti si fa largo una certa preoccupazione di dover realizzare la hit radiofonica a tutti i costi, come nella pur gradevole "Mano nella mano" con Fulminacci, o il pezzo che spacca in streaming, come nell'evitabile collaborazione con Tredici Pietro "Casa mia / Casa tua". Sono però altre due collaborazioni a spiccare maggiormente, quelle con Angelina Mango in "Che bella vita" e con Prima stanza a destra in "Quando la luna si accende". Solo che, quando in un disco sono più gli artisti ospiti a catturare l'attenzione rispetto all'attrice protagonista, si percepisce che c'è qualcosa che non va come dovrebbe.
Segui il tuo stesso consiglio. Torna a casa, Arianna. Resisti alla sirene delle major discografiche che vogliono ampliare il tuo pubblico il più possibile e ritorna alle tue radici indie. Sono quelle che più ti si addicono e lo sai benissimo pure tu.
(voto 5,5/10)
Ritorno del mese
24 Grana "Bidonville"
Genere: Napule alternativa
Consigliato in particolare: a chi pensa che fuori non ce sta solo o' mar, ma anche della grande musica
Li avevo dati per dispersi, per finiti. Non mi aspettavo che i 24 Grana fossero ancora in attività e ascoltare un loro nuovo album nel 2026, il primo da 15 anni, è stata una sorpresa tanto inaspettata quanto gradita. Perché, per quanto in passato mi piacessero, non mi aspettavo che oggi mi piacessero ancora di più. In splendida forma musicale, con testi attualissimi, anche se per capirli mi ci vogliono i sottotitoli LOL, la band propone una splendida alternativa alternative rock alla musica partenopea che va più oggi, tanto quella neomelodica alla Sal da Vinci quanto quella rap alla Geolier.
I "vecchi" 24 Grana suonano più giovani della gran parte delle altre band oggi in circolazione, spesso troppo occupate a guardare con nostalgia al passato, e, nonostante i loro testi in napoletano, suonano più internazionali di molti altri colleghi che usano l'italiano o l'inglese. Se non si era capito, je so' pazzo di questo disco.
(voto 7,5/10)
Album più fine del mese
Fine "Jazz Dreams"
Genere: pop raffinato
Consigliato in particolare: agli amanti di trip hop e dream pop, benché questo non sia un disco strettamente trip hop o dream pop
Bello bello bello. "Jazz Dreams", il secondo album della cantautrice danese Fine, è un ascolto davvero fine, raffinato, elegante, non inteso in senso stucchevole. Senza mai alzare la voce, senza artifici, senza cercare il singolo a presa rapida o il pezzo che stupisca a tutti i costi, con la sua purezza e semplicità, è un disco semplicemente bello, bello e ancora bello. Fine.
(voto 8/10)
Disco più giovane del mese
Chloe Slater "Riot Youth"
Genere: Gen Z alla riscossa
Consigliato in particolare: a chi non ha ancora dimenticato cosa vuol dire avere vent'anni
Se avete consumato i dischi di Beabadoobee e siete alla ricerca di una valida alternativa, ecco a voi Chloe Slater. Una nuova cantautrice made in Britain cresciuta con l'alternative rock degli anni '90, ma capace di scrivere canzoni perfettamente attuali e con un certo gusto pop. Il suo esordio "Riot Youth" è assolutamente adolescenziale, con tutti i pregi e i difetti del caso. Suona urgente, ispirato, pure ingenuo, però del tutto genuino.
Io non sono come Manuel Agnelli. Sui giovani d'oggi non ci scatarro su e, anzi, li ascolto con piacere. Soprattutto quando hanno qualcosa da dire, come questa Chloe Slater.
(voto 7/10)
Rivelazione del mese
Keo "Put on a Smile for Me"
Genere: alt-rock
Consigliato in particolare: ai nostalgici degli anni '90
Negli anni '90 di nuove band come i Keo ne sbucavano fuori al ritmo di due o tre al mese, per non dire a settimana. Oggi capitano più di rado e per questo, quando si fanno vive, è bene stare a sentirle. Il cantante della band ha una voce che mi ricorda quella di John Rzeznik dei Goo Goo Dolls, le loro chitarre sono belle affilate e distorte al punto giusto. Il sound c'è, di canzoni ne hanno due o tre che spaccano, mentre sulla distanza dell'album hanno ancora netti margini di miglioramento. "Put on a Smile for Me" è un esordio acerbo, ma che mostra un gruppo ricco di potenziale. Sentiremo parlare ancora di loro?
Io spero, e credo, di sì.
(voto 6,5/10)
Singletudine - I singoli migliori del mese
4. Cristina Donà "Possibili superstiti"
Non si esce vivi dagli anni '80, cantava Manuel Agnelli. Questa è la seconda volta che lo cito in questo post, quindi mi sa che questo mese gli devo un bel po' di soldini per i diritti d'autore. Mi permetto di aggiungere alle sue parole che uscire vivi dagli anni '90 è un'impresa ancora più ardua. Tra i superstiti di quella tormentata decade c'è anche Cristina Donà, che è sempre un piacere sentire e che è appena tornata con un singolo che guarda caso si chiama "Possibili superstiti".
3. Angelina Mango "Vita da adulti"
Non mi piace molto la vita da adulti. A meno che a cantarla sia Angelina Mango.
2. U2 "The Greatest Show on Earth"
Questi sono gli U2 che mi piacciono, non quelli del rockone ridicolo di "Silencio" che sembra una parodia della già pessima "Vertigo". Epici, emotivi, vulnerabili, umani e umili (Bono con grande modestia canta: we were once the greatest show on Earth). Non saranno più il più grande spettacolo sulla Terra da anni, forse non lo sono mai stati, ma quando vogliono sanno ancora il fatto loro.
1. Battista "Battista"
Nelle ultime settimane tutti parlano di Di Battista e, almeno tra gli appassionati di musica rap, tutti parlano di Battista. Sarà lui il nuovo Liberato?
Troppo presto, dopo appena un singolo, per dirlo, però che singolo! Uno di quegli ascolti che non vogliono, e non possono, lasciare indifferenti. Poi, per carità, lo si può apprezzare oppure schifare, però se non altro c'è una nuova voce nell'hip hop tricolore che merita di essere ascoltata, e questa è già una notizia. Ecco a voi Battista, l'uomo che rappa sulle zampogne.
Cotta del mese
e
Guilty Pleasure del mese
Tate McRae "Housewife"
Del nuovo video di Tate McRae mi piace soprattutto la trama. Non ho ancora capito se c'è, una trama, però mi piace.



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