Serie migliore del mese (secondo Pensieri Cannibali)
Tip Toe
(miniserie)
Si può vedere su: HBO Max
Genere: shock because
Consigliato in particolare: a chi non si è ancora ripreso da Half Man, e dopo questa serie non si riprenderà mai più
Faccio mea culpa. Avevo inizialmente trascurato la miniserie Tip Toe, visto che i due protagonisti, Alan Cumming e David Morrissey, per quanto buoni attori, non è che mi avessero mai entusiasmato in maniera particolare. Finora.
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| "Cannibal Kid, non ti stiamo giudicando in silenzio per quello che hai detto" "Ti stiamo proprio odiando" |
Mi sono però precipitato a guardarla una volta che ho saputo che era stata creata da Russell T Davies, quello noto per Queer as Folk e per il rinnovamento di Doctor Who, che negli ultimi tempi ha ideato altre miniserie gioiello come Years and Years e It's a Sin.
Ho fatto bene a recuperarla?
Sì. Assolutamente sì. Anche se è una miniserie che sa far male, merita un'attenta visione in binge watching. La shockante scena iniziale non può lasciare indifferenti e, una volta vista, non potrete fare a meno di andare avanti. Nonostante l'avvio, la visione prosegue con toni per lo più brillanti. I temi trattati sono vicini a quelli di un'altra imperdibile miniserie made in Britain uscita quest'anno, Half Man: omosessualità, omofobia e maschilismo tossico. In questo caso però l'ambientazione è tutta nel presente, i protagonisti non sono fratellastri bensì vicini di casa e la vicenda assume toni da satira sociale e politica.
Non è una storia vera, quella raccontata in Tip Toe, ma è qualcosa che potrebbe benissimo capitare, in UK così come in Italia. Non è una serie comedy, eppure a tratti sa far ridere. È una mazzata dura da subire, e allo stesso tempo si lascia vedere in modo parecchio scorrevole. I due attori protagonisti non erano tra i miei preferiti, però qui sono da applausi. Non fate come me, allora, e non trascuratela per alcun motivo. Correte subito a guardarla!
(voto 8/10)
Serie più sanguinosa del mese
Monster: The Lizzie Borden Story
(miniserie)
Si può vedere su: Netflix
Genere: serial (killer)
Consigliato in particolare: agli amanti dei bagni di sangue (in tutti i sensi)
Monster è una serie antologica partita per presentarci il lato oscuro di alcuni tra i serial killer più famosi famigerati della storia e si sta trasformando sempre più in una loro celebrazione. Se già il precedente capitolo era riuscito a farmi empatizzare, almeno in parte, con Ed Gein, questa nuova Story non lascia spazio a troppi dubbi: forza Lizzie Borden!
Di recente mi era già capitato di fare il tifo per una serial killer, quella fittizia interpretata da Lola Petticrew nella strepitosa Furious, adesso è arrivato il momento del bis. In questo caso con un'assassina realmente esistita e vissuta a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, Lizzie Borden appunto. Nei suoi panni troviamo la rivelazione Ella Beatty, talentuosa figlia d'arte, o se preferite raccomandata nepo baby, visto che i suoi genitori sono Warren Beatty e Annette Bening.
Nella serie i suoi (odiosi) genitori sono invece interpretati da Charlie Hunnam, che risultava più simpatico nei panni di Ed Gein e ho detto tutto, e da una Rebecca Hall in versione perfida matrigna da far invidia a quelle di Cenerentola e Biancaneve.
Anche se, all'interno di questo mostruosamente ottimo cast che comprende pure Vicky Krieps, Billie Lourd e Sarah Paulson (che nei panni di Aileen Wournos a mio avviso surclassa la premio Oscar Charlize Theron), a spiccare più di tutti è Jessica Barden (quella di The End of the F***ing World) nei panni di un'attrice favolosamente sopra le righe.
Come sempre quando esce una serie prodotta da Ryan Murphy, che qui comunque figura solo come executive producer e non come regista o sceneggiatore, le critiche sono più numerose delle lodi. Come spesso capita, a me invece anche questa volta ha convinto parecchio. Proseguendo sulla falsariga di The Ed Gein Story, pure qui si parte da un singolo personaggio per raccontare qualcosa di più ampio. In questo caso i processi mediatici che esistevano già ben prima di Garlasco e, soprattutto, il ruolo della donna nella società. Tema più che mai attuale, in tempi dove gente come Tajani ancora giudica le donne in base alla lunghezza della gonna.
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| "Chi ha bisogno di una gonna, quando posso avere un'ascia?" |
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| "E comunque Tajani ha ragione: noi donne con la gonna lunga sì che siamo affidabili" |
Quella di Lizzie Borden è una storia femminista e pure romantica, parecchio romantica. Qualcuno potrà accusare la serie di eccessiva libertà narrativa o di aver umanizzato persino troppo la protagonista, o magari persino di fare apologia della violenza. Nonostante la scena più impressionante per quanto mi riguarda sia una che riguarda il vomito, più che il sangue.
Accuse per carità comprensibili, ma il fascino di Monster sta anche e soprattutto in questo. Ci sbatte in faccia il lato mostruoso che è presente dentro ognuno di noi. In qualcuno è più evidente, in altri è nascosto meglio. Una domanda però credo che ronzi nella testa di tutti guardando questi 8 sanguinosi episodi: è davvero Lizzie Borden l'autentico mostro di questa serie?
(voto 7,5/10)
Serie più supereroistica ma non troppo del mese
Lanterns
(stagione 1, episodi 1-6)
Si può vedere su: HBO Max
Genere: buddy cop superhero e cazzi e mazzi vari
Consigliato in particolare: a chi ha sempre considerato Lanterna Verde un personaggio sottovalutato
Non ho mai visto Lanterna verde, cinecomic rinnegato dal suo stesso protagonista, Ryan Reynolds. Sarà sempre grato perché è sul set di quel film che ha conosciuto l'amore della sua vita e la madre dei suoi (numerosi) figli, Blake Lively, però se potesse cancellare un titolo dalla sua filmografia sarebbe quello. E sì che di cagate ne ha girate parecchie.
Tutta questa inutile premessa per dire che credo che la nuova serie Lanterns con quel film abbia ben poco a che vedere. Per fortuna. Siamo sempre nel DC Universe e il personaggio dei fumetti raccontato è sempre quello, ma toni e ambientazioni sono parecchio differenti. Lanterns affronta il genere supereroistico in maniera personale, sebbene non riesca a sfuggire del tutto ad alcuni luoghi comuni della categoria, e rientra più nel filone "buddy cop", giocato sulle indagini e sugli screzi tra i due protagonisti: un tanto burbero quanto irresistibile Kyle Chandler (quello di Friday Night Lights) a difendere l'old school e il figaccione emergente Aaron Pierre a rappresentare la nuova generazione che cerca di farsi largo.
In altre parole è la solita storia, che in Italia conosciamo molto bene, dei vecchi che non vogliono farsi da parte per lasciare spazio ai giovani. Io ad esempio potrei chiudere i battenti di Pensieri Cannibali per lasciare spazio ai nuovi blogger emergenti, solo che di nuovi blogger emergenti in giro non ce ne sono molti e tutti i giovani se ne stanno su TikTok a fare i balletti. Quindi no, Pensieri Cannibali non chiude. La vecchia guardia resiste!
Salutato da alcuni come un capolavoro o come una specie di erede di True Detective, paragone campato per aria che lascia il tempo che trova, io in maniera parecchio meno entusiastica mi limito a dire che sì, Lanterns sarà anche meglio del film con Ryan Reynolds, e graziearcazzo, sì, ha dei buoni dialoghi e delle discrete sceneggiature, soprattutto quando dietro c'è la firma di Damon Lindelof (già co-creatore di Lost e The Leftovers, oltre che showrunner di Watchmen) e sì, si lascia guardare piuttosto bene. Allo stesso tempo però non mi sembra sia nemmeno qualcosa di così fenomenale o da lasciare a bocca aperta e a tratti mi annoia pure. Non ci posso far niente. Anche se qui un po' meno del solito, a me i supereroi continuano comunque a stare sul cazzo.
(voto finora 6-/10)
Serie più emozionante del mese
La mappa dei desideri
(miniserie)
Si può vedere su: Netflix
Genere: la vita fa schifo, ma è anche bella
Consigliato in particolare: a chi ha una scorta di fazzoletti da far fuori
Desiderate una miniserie che non vada avanti all'infinito, una magari composta giusto da 6 episodi, che sia ben costruita ma non sia la solita produzione americana tanto perfettina quanto fredda, e soprattutto volete una visione che vi faccia fare (almeno) un piantino ad ogni puntata?
Ecco, il vostro desiderio è diventato realtà. Anche il mio, visto che era esattamente la visione giusta di cui avevo bisogno in questo momento. La mappa dei desideri è una miniserie spagnola strappalacrime, nel senso migliore del termine, perché a volte fa proprio bene non tenersi le cose dentro e sciogliersi in un bel pianto liberatorio. Ve lo dice uno cresciuto suo malgrado col motto "boys don't cry", per cui i maschi non devono mai lasciare trasparire le loro emozioni in maniera esagerata.
Questa miniserie che racconta di una giovane donna in lutto per la morte dell'amata sorella ci mostra sulla sua mappa che il dolore va affrontato, in tutte le sue sfaccettature. Non per superarlo, ci sono dei dolori che non si possono superare, ma se non altro per imparare a conviverci e a non lasciare che si divori del tutto le nostre esistenze. Mi aspettavo una visione passatempo, invece mi sono ritrovato con una preziosa lezione di vita. Non è poco.
(voto 7+/10)
P.S. Un ringraziamento speciale a Valentina Di Stefano per avermi consigliato questa serie su Facebook. Thank you very much, o, meglio ancora, muchas gracias!
Serie più inutile del mese
Crew Girl
(stagione 1, episodi 1-2)
Si può vedere su: Netflix
Genere: young adult sportivo (sì, ormai può essere considerato un genere)
Consigliato in particolare: ai patiti di canottaggio (quindi a nessuno)
Dopo il successo di Heated Rivalry e Off Campus ambientate nel mondo dell'hockey su ghiaccio, è arrivata una nuova serie su uno sport che mai nessuno s'era filato prima e che ora cercano di rendere cool: il canottaggio.
Cioè, sul serio? Con tutti gli sport del mondo, proprio il canottaggio? L'unica ragione d'interesse nei confronti di questo sport un tempo erano le leggendarie telecronache urlate di bisteccone Galeazzi delle gare dei fratelli Abbagnale, ma solo perché era divertente vedere se lui sarebbe riuscito ad arrivare alla fine con ancora un briciolo di fiato in gola, mica perché il canottaggio fosse di per sé particolarmente emozionante.
Così come non è particolarmente emozionante Crew Girl, la nuova serie Netflix young adult che parla di una ragazza campionessa di canottaggio. Una volta se eri un ribelle fuori dagli schemi eri un punk o un goth o un metallaro o un emo, non uno che fa canottaggio. A questo punto, era molto meglio se si dedicava ai balletti su TikTok come le altre sue coetanee.
Al di là del fatto che il canottaggio non interessa a nessuna persona sana di mente, Crew Girl come serie teen è molto banale e prevedibile, piena di personaggi stereotipati e incapaci di lasciare il segno, oltre a qualche inevitabile triangolo sentimentale. In mancanza di altre serie adolescenziali si può cercare di farsela andare bene, però certo che negli ultimi tempi Prime Video in questo genere di prodotti ha ormai sorpassato Netflix, che se ne sta dietro a pagaiare senza troppa convinzione.
(voto finora 5-/10)
Cotta del mese
Bella Maclean (Rivals)
Si può vedere su: Disney+
Genere: anni '80
Consigliato in particolare: a chi ama le productions made in Britain
Ma quanto è bella, Bella Maclean?
Che poi i genitori che chiamano la loro figlia "Bella" io non li capisco. Devono proprio avere una notevole dose di ottimismo. Se poi gli cresce una figlia cessa cosa fanno, le cambiano nome? Nel caso dei genitori di Bella Maclean comunque, per loro fortuna, non si è certo posto questo problema.
Dopo l'intrigante prima stagione, che già avevo recuperato con un discreto ritardo, sono rimasto un po' indietro anche con la seconda del dramedy britannico Rivals. Nei prossimi giorni, complice la presenza di Bella Maclean, vedrò di rimediare.
(per il momento, senza voto)
Guilty Pleasure del mese
Adults
(stagione 2)
Si può vedere su: Disney+
Genere: coinquilini da ridere
Consigliato in particolare: a chi per 20 minuti vuole dimenticare i propri problemi e gettersi a capofitto nei piccoli drammi scemi di un gruppo di cazzari
Far ridere è più difficile che far piangere. Lo diceva Totò e nel corso del tempo l'hanno sostenuto anche in tanti altri, tra cui il sottoscritto. Di serie drama di livello buono o persino ottimo in giro ce ne stanno parecchie. Di comedy invece molto meno. Tanto che negli ultimi anni nella categoria comedy degli Emmy a trionfare ci sono state diverse serie che all'interno del genere rientrano a mala pena, come The Bear o Widow's Bay.
Tra le commedie pure, che fanno pure ridere, al momento spicca soprattutto Adults. Nonostante non riesca a reggere del tutto sulle proprie spalle il peso della definizione di "Friends della Gen Z" e nonostante il punteggio di 100% di recensioni positive su Rotten Tomatoes mi sembri un attimino esagerato, Adults ha il grande pregio di essere una visione davvero divertente. Nella stagione 2 ancora di più che nella prima.
Le trame degli episodi sono parecchio esili e spesso sono costruite su spunti parecchio idioti (lo dico come complimento), eppure con Adults si ride. Ed è tutto ciò che da una comedy-comedy è lecito pretendere.
(voto 6,5/10)































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