lunedì 28 settembre 2026

Mooseca - La musica di Settembre 2026 con Beck, Natalie Imbruglia, Bloc Party e altri






Album migliore del mese (secondo Pensieri Cannibali)
Beck "Ride Lonesome"
Genere: allegria portami via
Consigliato in particolare: per le notti da soli al buio in un angolino a piangere

Meglio soli che male accompagnati. Poteva semplicemente dire così, Beck, invece c'ha fatto su un intero disco. Un gran bel disco. Da un tema del genere poteva uscirne una lagna, una gran rottura di palle, invece no. Il signor Beck David Hansen non riesce ad essere noioso nemmeno quando prova ad esserlo.

Per fare una generalizzazione, i suoi album si possono dividere in due categorie: quelli più allegri, movimentati, scanzonati e sperimentali da una parte, e quelli più riflessivi, tristi, acustici e tradizionali dall'altra. Io in genere preferisco i primi. In questo caso devo però ammettere che "Ride Lonesome" mi ha rapito come non capitava da parecchio tempo con un suo lavoro. Come non succedeva dallo splendido "Sea Change", di cui questo suona come un fratellino minore, ma nemmeno tanto minore. Forse sarebbe meglio dire maggiore, visto che le sue canzoni si sono fatte col tempo ancora più mature. D'altra parte sono passati oltre due decenni da quel lavoro e il cantautore ha raggiunto i 56 anni d'età.

Attapirato, divorziato, cupo, notturno e malinconico, accompagnato da magnifiche orchestrazioni che regalano ulteriore spessore ai pezzi, Beck ci accompagna nella sua solitudine e fa sentire noi ascoltatori un po' meno soli. Non suonerà certo come un ascolto allegro, eppure può avere un effetto terapeutico. "Ride Lonesome" è un disco depresso che aiuta a far passare la depressione.
(voto 8/10)



Disco più cinematografico del mese
Bloc Party "Anatomy of a Brief Romance"
Genere: cinematographic rock
Consigliato in particolare: a chi adora gli artisti che raccontano i fatti loro

Amo gli album che sono come dei film. Un'evoluzione moderna del tradizionale "concept album" com'era inteso negli anni '70. Negli ultimi tempi sono usciti degli ottimi album-romcom come "you seem pretty sad for a girl so in love" di Olivia Rodrigo e "West End Girl" di Lily Allen, che ci hanno raccontato in musica le loro ultime tormentate love story e ora ci si mettono pure i Bloc Party.

Con "Anatomy of a Brief Romance", il leader della band Kele Okereke ci scaraventa dentro una breve (oddio, per i miei standard nemmeno così breve) relazione sentimentale queer durata circa un anno, dall'innamoramento iniziale agli immancabili problemi successivi. Pur non raggiungendo le stesse vette dei loro primi album (personalmente, oltre al giustamente osannato esordio "Silent Alarm", ho amato molto anche i successivi "A Weekend in the City" e "Intimacy"), i Bloc Party ritrovano grazie a questo disco/love story l'ispirazione e pure un sound parecchio figo che sembravano aver perso con i loro ultimi lavori. Il valore dell'insieme è superiore a quello delle singole parti e questo album va visto, pardon, va ascoltato tutto d'un fiato, dall'inizio alla fine, facendosi trascinare dalla storia raccontata come se si stesse guardando un film. Non uno da Oscar, ma comunque un bel film.
(voto 7/10)




Il ritorno del mese
Erykah Badu, The Alchemist "Before the World Blows"
Genere: neo-neosoul
Consigliato in particolare: a chi ha sentito la mancanza della voce, e dell'anima, di Erykah Badu

La regina della musica R&B è tornata. Scusami tanto, Beyoncé, non sto parlando di te, che ormai cavalchi anche altri generi come il country e la disco, bensì di Erykah Badu. Ti distrai un attimo e non ti accorgi nemmeno che sono passati quasi 30 anni dal suo folgorante esordio "Baduizm", venuto al mondo nel 1997, e 16 anni dal suo precedente album. Adesso finalmente ha sfornato un nuovo lavoro, concepito insieme al producer di lusso The Alchemist, ed è un gran bel sentire. "Before the World Blows" suona come se Erykah non avesse mai lasciato la scena e allo stesso tempo non è un disco nostalgico. È il classico ascolto fuori dal tempo, che fonde il soul di ieri con quello di oggi e che fonde la voce della Badu con i magheggi musicali dell'Alchemist. Tra i 16 brani e i 62 minuti dell'album a volte ci si perde, ma è un gran bel perdersi.
(voto 7/10)



Il ritorno del mese - Parte 2
Mike D "Thank You"
Genere: hip hop old school ma non troppo old
Consigliato in particolare: ai nostalgici dei Beastie Boys

Sono passati 14 anni dalla morte di Adam "MCA" Yauch e i due Beastie Boys superstiti, Adam "Ad-Rock" Horowitz e Michael "Mike D" Diamond, hanno (comprensibilmente) stabilito che senza di lui il gruppo non avrebbe più avuto senso di esistere, rispettando una promessa che gli avevano fatto. La sua scomparsa ha però fatto così male che nessuno dei due è riuscito a pubblicare musica nemmeno in proprio. Finora.

Se Ad-Rock sta ancora progettando la sua prossima mossa, Mike D ha invece appena pubblicato il suo primo lavoro solista. Solista, fino a un certo punto. Anche questa volta ha infatti potuto contare sulla collaborazione di due amici, o meglio dei suoi due figli, Skyler e Davis Diamond. Quello che ne è uscito è un disco rap old school con un tocco di gioventù. Dentro non ci sono pezzi memorabili e i livelli dei migliori Beastie Boys non vengono eguagliati, ma in compenso c'è una gran voglia di sperimentare, giocare con la musica. Del sano cazzeggio per il puro gusto di farlo. "Thank You" non è un capolavoro, però è bello vedere Mike D provare di nuovo gioia nel fare musica dopo così tanto tempo e dopo così tanto dolore, quindi va bene così.
(voto 6/10)



Album più dolceamaro del mese
Beabadoobee "Pylon"
Genere: pop grunge
Consigliato in particolare: a chi cerca una voce dolce che si accoppia con un sound meno dolce

Quella di Beabadoobee è una delle voci più dolci e belle che abbia mai sentito. La seguo fin dai suoi passi iniziali e mi posso considerare un suo fan della prima ora. Sarà per questo che ogni volta da lei mi aspetto un album capolavoro che però non è ancora riuscita a realizzare. Nemmeno questa volta. Anche se questa volta, va detto, ci va vicino.

Così come i suoi precedenti lavori, anche il nuovo "Pylon" contiene una manciata di canzoni splendide, su tutte cito la deliziosa "Memories", l'esaltante "Sun Has Set", l'incantata "In Motion", la radiofonica ma nemmeno troppo "Radio" e la conclusiva deftonesiana "Satellite". Qua e là però fanno capolino anche alcuni riempitivi e pezzi minori e la sensazione è che pure in questo caso Bea ha fatto un disco ottimo, perfettamente giocato sul filo dell'equilibrio tra la dolcezza della sua voce e le sonorità alternative rock dei pezzi, ma non ancora il capolavoro definitivo che penso abbia il potenziale di realizzare, prima o poi. Tenete comunque presente che ha appena 26 anni e quindi ha tutto il tempo di inciderlo davanti a sé. Io intanto resto in attesa in compagnia di queste sue nuove belle, a tratti molto belle, canzoni.
(voto 7,5/10)



Album indie-rock del mese
Slow Pulp "Melodie"
Genere: nuova compagnia delle indie
Consigliato in particolare: a chi ama le melodie, e le distorsioni

Le melodie? Ci sono, d'altra parte l'album si chiama "Melodie" mica a caso.
Le canzoni? Ci sono, e in alcuni casi (come "Better Man", "Red Car" e "Not for Nothing") sono pure delle grandi canzoni.
La voce? C'è ed è quella convincente della carismatica singer Emily Massey.
Il suono? C'è anche quello, un mix intrigante tra l'alternative rock degli anni '90 e l'indie-rock contemporaneo.
L'album? C'è, c'è, tranquilli. Dopo due primi lavori promettenti ma ancora acerbi, gli Slow Pulp hanno fatto un ottimo disco, breve il giusto (32 minuti e spiccoli) e convincente dall'inizio alla fine nel suo alternare lentoni a pezzi più carichi.
Controindicazioni? No, di quelle non ne ho riscontrate.
(voto 7,5/10)



Disco rimpianto del mese
Yuppie Flu "Kings Without a Crown"
Genere: vero indie italiano
Consigliato in particolare: a chi vuole salutare un amico

Un disco postumo, che però non suona funereo, né come una raccolta di scarti o demo registrati alla cazzo. "Kings Without a Crown" è l'album che segna il ritorno degli Yuppie Flu a distanza di 18 anni dal precedente "Fragile Forest". Contiene 9 deliziose canzoni inedite registrate dal leader della band Matteo Agostinelli negli anni precedenti alla sua scomparsa, prematuramente avvenuta lo scorso febbraio all'età di appena 48 anni. Brani all'insegna di un indie-pop artigianale ricchi di melodie, di idee, di creatività, di vita. Davvero un peccato che saranno anche i suoi ultimi che sentiremo.
(voto 7+/10)



Disco revival del mese
Echo & the Bunnymen "Apples for Isaac"
Genere: eh, già... noi siamo ancora qua
Consigliato in particolare: a quelli che, come Donnie Darko, parlano con delle persone vestite da coniglio

Album numero 13 per gli Echo & the Bunnymen, storica band britannica nota soprattutto negli anni '80, ma che pure in seguito ha pubblicato cose valide. Ian McCulloch e compagni dimostrano di essere ancora in una discreta forma musicale e il nuovo "Apples for Isaac", benché non raggiunga i loro vertici e non rappresenti niente di nuovo o di fondamentale, si fa ascoltare con piacere e mostra una band ancora piuttosto ispirata. Unico appunto: peccato non sia uscito negli scorsi mesi, anziché a inizio autunno. Per quanto non abbiano abbandonato del tutto il loro spirito dark, qui suonano piuttosto allegri ed estivi. Per quanto gli Echo & the Bunnymen possano suonare allegri ed estivi.
(voto 6+/10)



Album più selvaggio del mese
Nina Winder-Lind "Wild Love"
Genere: selvaggia (non lucarelli)
Consigliato in particolare: alle ragazze non stereotipate

Nina Winder-Lind è un membro delle The New Eves, band folk punk britannica che lo scorso anno ha esordito con l'acclamato "The New Eve Is Rising", disco a dirla tutta più folk che punk che a me personalmente non mi aveva sconfinferato più di tanto. Il suo esordio da solista "Wind Love" può però benissimo piacere anche a chi non impazzisce per il sound della sua band. O a chi la sua band non l'ha mai manco sentita nominare.

Nella sua avventura da sola, Nina tira fuori il suo lato più indie-rock, lasciando (per mia fortuna) da parte la sua parte folk. Partendo da influenze come quelle di Patti Smith e Nico, ma dietro sento pure un retrogusto di Sonic Youth, sviluppa un suono personale e, con quel suo vibrato naturale, mi ricorda la cantante dei disciolti Porridge Radio, Dana Margolin (che pure lei ha appena avviato una carriera solista). Sembra che quando canti, la sua voce possa spezzarsi da un momento all'altro, invece non lo fa. La sua voce sembra fragile, ma le sue canzoni possiedono una forza notevole. Su tutte l'epico singolo "Girls". Presente "Le ragazze" di Clara con Sangiovanni, mancata hit estiva ricca di stereotipi?

Ecco, dimenticatela. Lungi da me criticare Clara, che amo, però qui per fortuna è tutta un'altra storia, sia a livello musicale che in quanto a originalità del testo. Mi limito a citare un verso che dice: "Girls want to live like monkeys". Se non si era capito, Nina Winder-Lind è una ragazza particolare, speciale e, ascoltando il suo primo disco, si capisce anche che è una cantautrice talentuosa e molto promettente. Bene così, per adesso, ma in futuro credo possa fare ancora di meglio.
(voto 7+/10)



Disco flop del mese
J-AX "Vita Morte Miracoli"
Genere: country all'italiana
Consigliato in particolare: a chi girando per la Brianza crede di essere nel Tennessee

C'era bisogno di un disco country di J-AX? E c'era bisogno di una così stereotipata versione made in Italy del country americano?
Risposta breve: no.
Risposta lunga: noooooooooooooo. Vorrò sempre bene a J-AX per "Così com'è" e per gli Articolo 31 dei primi tempi, ma non c'era bisogno di questo album, proprio come non c'è alcun bisogno dei film ammeregani scemi che propongono un'Italia da cartolina. Thank you, but no thank you.
(voto 4/10)



Disco relax del mese
HUG "HUG"
Genere: paesaggi strumentali
Consigliato in particolare: a chi non ha bisogno di troppe parole

A me piace la musica strumentale, però dopo un po' mi rompe i coglioni. Per questo sono rimasto piacevolmente sorpreso dal fatto che il disco di debutto degli HUG, supergruppo formato dal cantautore e chitarrista cult Devendra Banhart con i colleghi Gyan Riley e Noah Georgeson, per lo più strumentale con giusto qualche accenno di cantato qua e là, non solo mi piace, ma è il disco che metto su per rilassarmi. Tra atmosfere cinematografiche e suoni chitarristici dilatati, a seconda del momento in cui lo sentite potreste trovare questo ascolto una palla colossale, oppure raggiungere la pace dei sensi, com'è successo a me, e non è una cosa che raggiungo tanto facilmente. Anche se a un certo punto devo ammettere che mi sono rotto comunque, ché la pace dei sensi non è molto roba per me.
(voto 6,5/10)



Singletudine - I singoli migliori del mese

5. Marracash, Guè "CASINI"

L'idea è tanto semplice, quanto efficace. Prendere la base di uno dei pezzi hip hop più iconici e celebri di sempre, "Gangsta's Paradise" di Coolio feat. L.V. che a sua volta campiona "Pastime Paradise" di Stevie Wonder, e spararci sopra qualche rima in italiano in cui un po' tutti possono ritrovarsi, anche se non si è dei rapper di successo. Perché tutti abbiamo dei casini. Marracash e Guè lo sanno bene e ci hanno costruito sopra uno dei pezzi di rap italiano più esaltanti degli ultimi tempi. Qualcuno obietterà che è solo un riciclo del riciclo, ma saperlo fare con questo stile non è roba da tutti.

P.S. Questa canzone non parla di Pier Ferdinando.




4. The War on Drugs "Who's That"

A cinque anni di distanza dal loro ultimo album, i The War on Drugs tornano a farsi sentire, con una canzone che, senza tanti giri di parole, si può definire semplicemente bella. Una di quelle che fin dal primo ascolto suonano come se fossero già esistite e abbiano sempre fatto parte della tua vita.



3. ENOLA "Adore"

Non so chi sia o da dove provenga ENOLA (ho poi scoperto dall'Australia), ma questa sua "Adore" è un'autentica bomba post-grunge. Ascoltatela e... adoratela.



2. CHVRCHES "Roses"

Che brutto vivere in un mondo pieno di cojoni, ma che bello vivere in un mondo pieno di musica. Uno in cui a un certo punto, così, de botto, senza senso, torna una band come i CHVRCHES, a distanza di cinque anni dal loro ultimo album, con un nuovo profumato gran bel singolo, "Roses". Anche se probabilmente pure questa volta continueranno a restare un gruppo di culto per pochi, forse perché sono troppo elettronici per il pubblico rock e allo stesso tempo troppo rock per gli appassionati di musica electro. O forse perché il mondo è pieno di cojoni, chi può dirlo?



1. Emma Nolde "Siamo in tanti"

Noi non siamo soli contro l'universo,
perché tanti uno messi insieme fanno cento

Emma Nolde non scrive canzoni. Scrive direttamente inni.



Disco Inferno - Le canzoni peggiori del mese

3. Slipknot "Arsenal"

Fa piacere rivedere quei pazzi degli Slipknot e sapere che sono ancora giro. Fa un po' meno piacere scoprire che ormai si sono quasi trasformati nella parodia di loro stessi. Una volta si limitavano a mascherarsi da pagliacci, adesso lo sono diventati del tutto.



2. Cesare Cremonini "Paparazzi"

I media generalisti stanno facendo un gran parlare del nuovo album di Cesare Cremonini, in uscita il prossimo 23 ottobre. Registrato a Londra insieme all'ex sassofonista di David Bowie, da come viene descritto sembra un disco rock super alternativo e sperimentale. Una roba mai sentita prima destinata a salvare la musica italiana. Poi esce il primo singolo "Paparazzi" e, benché il sound sia migliore del solito, alla fine dei conti resta sempre una tipica canzonetta di Cremonini, una ruffianata radiofonica tutt'altro che memorabile, anzi, piuttosto fastidiosa, con un testo ridicolo scritta insieme al re dei tormentoni commerciali Davide Petrella, quello di "Italodisco" dei The Kolors. E anche oggi, la musica italiana la rivoluzioniamo domani.



1. Laura Pausini "Siamo soli nell'immenso vuoto che c'è"

A suon di cover, Laura Pausini si diverte proprio a massacrare le discografie dei suoi poveri colleghi indifesi. Questa volta è toccato a Raf, ma la sensazione è che non abbia alcuna intenzione di fermarsi. Chi sarà la sua prossima vittima?



Guilty Pleasure del mese
Rosé "new trick"

Avril Lavigne in versione K-pop: figata.



Guilty Pleasure mancato del mese
Miley "Bass Persuades"
Genere: teen pop fuori tempo massimo
Consigliato in particolare: a chi è cresciuto (ma non è ancora troppo cresciuto) con Hannah Montana

Forse per seguire l'esempio di cantanti italiane come Annalisa, Elisa, Emma ed Elodie, o forse per un eccesso di megalomania, o forse per prendere le distanze dal padre Billy Ray Cyrus con cui negli ultimi tempi non va più molto d'accordo, Miley Cyrus ha deciso che d'ora in poi si farà chiamare solo Miley. Una "rivoluzione" personale accompagnata anche da una rivoluzione musicale?

Non esattamente. Dopo il fallimentare concept album senza concept "Something Beautiful" arrivato appena lo scorso anno, il suo nuovo disco è una specie di playlist che riassume la sua carriera, senza particolari innovazioni. Il risultato è piuttosto pasticciato e confusionario, tra tentativi di suonare (invano) come Lady Gaga, come nella title track e in "Innocent Ways", e qualche momento più sdolcinato, come in "Let's Get Married" e "Orbit". Unico pezzo degno di nota: "Different Religion" con il featuring dei Model/Actriz, che suona quasi come una versione più accessibile dei Nine Inch Nails. Riferimento meno casuale di quanto possa sembrare, visto che la popstar in passato li aveva coverizzati per un episodio della serie Black Mirror.

Cara Miley Cyrus, questa tua rivoluzione mi sembra un po' scarsina. Mi sa che facevi meglio a cambiare anche il sound, anziché solo il modo in cui farti chiamare.
(voto 5/10)



Cotta del mese
Natalie Imbruglia "Algorithm"
Genere: pop senza età
Consigliato in particolare: a chi sa ancora "Torn" a memoria

Cotto di Natalie Imbruglia since 1997. Il tempo è passato anche per l'eterna icona degli anni '90, ma con lei sembra essere particolarmente clemente. La cantautrice australiana all'età di 51 anni è sempre una donna molto ma molto affascinante e continua pure a realizzare musica più che gradevole. Certo, la grande popolarità è ormai alle sue spalle, la scena musicale nel frattempo è cambiato parecchio, le classifiche sono dominate da altri nomi, ma Natalie sa ancora come si fa un disco pop come si deve.

Il nuovo "Algorithm", album numero 7 della carriera, propone un electropop vagamente anni '80, fresco e allo stesso tempo maturo, sbarazzino e variegato, che sa intrattenere dall'inizio alla fine. Manca la hit alla "Torn" o alla "Shiver", ma la Imbruglia resta sempre un bel sentire. E un bel vedere.
(voto 6,5/10)






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