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lunedì 14 luglio 2014

I GIVE IT A YEAR, IL FILM CHE TRA UN ANNO NON RICORDERETE MANCO PER SBAGLIO




I Give It a Year
(UK 2013)
Regia: Dan Mazer
Sceneggiatura: Dan Mazer
Cast: Rose Byrne, Rafe Spall, Anna Faris, Simon Baker, Stephen Merchant, Olivia Colman, Alex Macqueen, Jane Asher, Minnie Driver, Jason Flemyng
Genere: a scadenza rapida
Se ti piace guarda anche: 5 anni di fidanzamento, Quattro matrimoni e un funerale, Questi sono i 40

Ci sono delle coppie talmente improbabili che, appena le vedi, dai loro un termine di scadenza.
Elisabetta Canalis e Maccio Capatonda, tanto per fare un esempio a caso, quanto potevano durare insieme? Tempo pochi mesi e si sono mollati.
La coppia più improbabile del 2014 è invece quella formata dal femmineo Zac Efron e dalla mascolina Michelle Rodriguez. Dureranno quanto, fino alla fine dell’estate? Pensate arriveranno a tagliare el panetùn?
Inguaribili ottimisti romanticoni che non siete altro!
Tra le coppie con la data di scadenza impressa a fuoco sulla pelle c’è anche quella protagonista di I Give It a Year composta da Rose Byrne e Rafe Spall. Quando si sposano, i loro amici danno al loro matrimonio un anno massimo di durata. Ce la faranno a raggiungere tale fatidico obiettivo? Si molleranno prima? Oppure smentiranno tutti e dimostreranno che il loro è vero amore, destinato a durare forever and ever, proprio come quello tra Robert Pattinson e Kristen Stewart di Twilight?

Ah… si sono lasciati?
Ok, allora ho sbagliato esempio.
L’amore dei protagonisti di questo film sarà destinato a durare per sempre come quello di Albano & Romina...

Come? Non stanno più insieme nemmeno loro? E da anni? E lui sta pure per risposarsi con la Lecciso?
Ok, la pianto anch’io. La pianto con gli esempi e mi concentro sul film.
La splendida e bravissima Rose Byrne (Damages, Insidious, Le amiche della sposa) è la classica tipa seriosa, a modo, tranquilla, precisina, molto… compassata. Non credo di aver mai usato questo aggettivo in vita mia, però credo sia arrivata l’occasione buona per farlo. Rose Byrne è la classica tipa compassata, credo che descrizione migliore non sia possibile.
Il suo neo maritino Rafe Spall (attore piuttosto anonimo di recente visto in Vita di Pi e Prometheus) è invece il classico cazzaro. Pure in questo caso credo che descrizione migliore non sia possibile. È uno pseudo scrittore che sta lavorando al suo difficile romanzo numero due, non prende le cose molto sul serio, da buon inglese quale è se ha la possibilità di bere si ubriaca di brutto.
I due non hanno granché, diciamo nulla, in comune. Se a ciò aggiungiamo che hanno preso la decisione avventata di sposarsi solo perché superata la soglia dei 30 anni si sentivano in dovere di farlo e il fatto che uno non sopporti le fissazioni e stranezze dell’altro (come la mania di Rose Byrne di storpiare le parole delle canzoni), il loro matrimonio sembra destinato a breve durata. La stima di un anno è persino generosa.
A complicare ulteriormente il loro rapporto ci pensano due “esterni” alla loro relazione. La ex di lui, una Anna Faris più imbruttita e meno simpatica del solito, e poi il piacione di turno, Simon “The Mentalist” Baker, che avrà a che fare con Rose Byrne per lavoro e poi magari non solo per lavoro…

Se avete letto fino ad ora senza annoiarvi troppo, l’avrete capito: I Give It a Year è una tipica commedia romantica che affronta, così come molti altri titoli recenti analoghi, da 5 anni di fidanzamento a Questi sono i 40, il tema del matrimonio e della difficoltà di far durare a lungo una relazione nel mondo precario in cui viviamo. Niente di nuovo, niente di memorabile. La romcom si lascia comunque vedere con una certa gradevolezza, fornita soprattutto dalla britannicità del tutto che regala qualche momento di cattiveria maggiore rispetto a prodotti simili d’Oltreoceano. E poi perché ha un cast di buon livello in cui, oltre a una sempre efficace Rose Byrne, si segnalano in piccoli ruoli una a sorpresa divertente Olivia Colman (quella tipa seriosa di Tyrannosaur e della serie tv Broadchurch) e l’amichetto di Ricky Gervais Stephen Merchant (quello della serie Hello Ladies) che regala al film le battute più volgari, politically incorrect e allo stesso tempo anche divertenti.
In bilico tra commedia sentimentale classica e voglia di azzardare qualcosa di più coraggioso, I Give It a Year è una di quelle visioni ideali per una serata di leggero ed estivo disimpegno, ma che poi si dimenticano in poco tempo. Quanto? Un anno?
Troooppo ottimisti. Pochi giorni e il ricordo di questo film sarà già svanito.
(I give it a 5,5/10)

sabato 19 ottobre 2013

PILOTI E PIRLOTI DELLE SERIE TV 2013 – EPISODIO 3 (COMEDY)




Benvenuti nella terza puntata di questa serie partita su Pensieri Cannibali. Una serie di post dedicati ai nuovi telefilm cominciati quest’autunno. Dopo aver dedicato i due precedenti episodi ai drama e ai fantasy, oggi tocca alla commedia. Può sembrare un genere leggero e tutto, in realtà è quello più difficile. Trovare una serie comedy davvero ben fatta, che faccia venire voglia di continuare a seguirla con fiducia nel tempo è un’impresa sempre più ardua. Le novità in arrivo dagli USA non sembrano invertire troppo questa tendenza però, in mezzo a varie porcheruole e a prodotti semplicemente mediocri o scarsini, qualcosina di interessante è arrivata…

The Michael J. Fox Show

Cos’è? Un curioso miscuglio tra fiction e realtà sulla vita di Michael J. Fox, che interpreta un popolare giornalista tv affetto dal Parkinson.
Punti di forza: La serie affronta il tema del Parkinson di petto, senza facili pietismi e in maniera ben poco buonista. Roba non da poco, soprattutto considerando che si tratta pur sempre di una serie americana che va in onda su una rete generalista (NBC). Il risultato non è ai livelli dei francesi di Quasi amici, per dire, e si avvicina più alla classica sitcom anni ‘80/’90 tipicamente USA, però per il momento le trappole della ruffianata sono state aggirate e c’è di che gioire. La cosa più bella poi è rivedere Michael J. Fox che suona la chitarra elettrica!
Debolezze: Non ci sono le risate registrate, Dio grazie!, però la struttura resta quella della sitcom tradizionale.
I figli di Michael J. Fox sono un po’ stereotipati: c’è il post-teen che ha abbandonato il college ed è alla ricerca della sua strada, c’è la teen superficiale e confusa pure lei alla ricerca di se stessa e il bimbominkia inutile messo lì a caso. Attenzione però alla mogliettina, la brava Betsy Brandt già in Breaking Bad.
Avrà successo? La partenza a livello di ascolti non è stata travolgente, ma con un po' di pazienza lo show credo possa guadagnarsi un buon seguito di spettatori fedeli e affezionati.
Continuerò a seguirlo? Sì, come posso abbandonare Michael J.?
(voto 6,5/10)
Pilota o pirlota?



The Crazy Ones

Cos’è? Le (dis)avventure di un gruppo di pubblicitari. Peccato che non siamo negli anni ’60, questo non è Mad Men e come commedia non fa ridere.
Punti di forza: Sarah Michelle Gellar. In versione comica non sembra ancora del tutto a suo agio, però almeno ci prova.
Debolezze: Robin Williams. Robin Williams è un po’ come Benigni: preso a piccole dosi è esilarante, dopo un po’ comincia a diventare difficile da reggere. E qui ormai il Williams sembra solo la parodia di se stesso.
Le trame sono poi davvero banali e il primo episodio cos’è stato se non uno spottone lungo 20 minuti di McDonald’s?
Avrà successo? A livello di ascolti è partito molto bene, poi è calato parecchio. Felicità a momenti e futuro incerto, quindi, ma per il momento se la sta ancora cavando ed è stata ordinata una prima stagione completa.
Continuerò a seguirlo? Sarah Michelle, per te ho seguito tutto Ringer. È durato una sola stagione, grazie a Dio, però l’ho vista tutto. Ed era terribile. Questa volta però, mi spiace SMG, non ci casco più.
(voto 5/10)
Pilota o pirlota?



Brooklyn Nine-Nine

Cos’è? Il distretto di polizia più fulminato e divertente del piccolo schermo.
Punti di forza: Il protagonista Andy Samberg, quello della band di comici The Lonely Island, quello del Saturday Night Live, quello dei film Hot Rod e Separati innamorati, capito chi è? No, comunque a me già solo la sua faccia fa ridere, in più il suo personaggio, un detective di talento ma allo stesso tempo anche un cazzone, ne combina di tutti i colori. Idoleschi sono pure gli altri personaggi: la cattivissima Stephanie Beatriz, il finto duro Terry Crews, l’imbranato Joe Lo Truglio, la segretaria superficialona Chelsea Peretti e c’è pure la gnocchetta di turno, Melissa Fumero.
Debolezze: Le storie e i casi della settimana non sono proprio il massimo del coinvolgimento.
Lo show per fortuna non si limita a essere una mera parodia delle serie crime alla CSI, però non è nemmeno così originale. Le dinamiche ricordano infatti lo stile di altre comedy che parlano di un ambiente lavorativo come The Office, Veep o Parks and Recreation; non a caso gli autori provengono proprio da quest’ultima.
Avrà successo? Per ora sta andando così così, ma io mi auguro che col tempo possa diventare un piccolo cult. La buona notizia di oggi è che è stata ordinata una prima stagione completa!
Continuerò a seguirlo? Sì, fino a che mi farà ridere.
(voto 7)
Pilota o pirlota?


The Goldbergs

Cos’è? Una serie su una famiglia di tizi più o meno strambi, ovvero la classica famiglia delle sitcom e dei cartoni animati americani.
Punti di forza: L’ambientazione anni Ottanta. Canzoni, vestiti, pettinature, atmosfere che saranno adorate dai nostalgici di quel decennio. Niente però che attualmente non si possa vedere fatto meglio in The Carrie Diaries…
Debolezze: Gli attori non sono un granché e anche i personaggi non prendono più di tanto. Non all’inizio. Con il tempo e con un po’ di pazienza ci si potrebbe anche affezionare a questi stralunati, ma nemmeno troppo, Goldbergs.
Altro difettuccio mica da poco per una comedy: la puntata pilota non fa ridere.
Avrà successo? La partenza come ascolti è stata piuttosto buona, ma non prevedo si trasformerà in un cult assoluto.
Continuerò a seguirlo? Sono combattuto, potrei farlo giusto per amore degli 80s.
(voto 5,5/10)
Pilota o pirlota?


Super Fun Night

Cos’è? La serie creata e interpretata dalla nuova fenomena XXL della comedy Rebel Wilson.
Punti di forza: Rebel Wilson. La serie è lei.
Debolezze: Al di là della Rebel, è tutto da verificare. La trama della puntata pilota è parecchio scontata, con il solito confronto tra fighi e losers alla Glee, momento musicale compreso. Mi aspettavo un po’ di coraggio e originalità in più, da una che si chiama Rebel.
Avrà successo? Come seguito è partito alla grande, potrebbe essere una buona hit.
Continuerò a seguirlo? Sì, almeno per qualche episodio anche perché, nonostante un pilota non troppo entusiasmante, c’è del potenziale.
(voto 6/10)
Pilota o pirlota?


Back in the Game

Cos’è? Una donna ex stella del softball divorziata e con figlio che cerca riscatto allenando una squadra di bambini.
Punti di forza: Scott Caan nei panni del burbero, incazzoso e sboccato padre della protagonista.
Debolezze: Si tratta del solito prodotto mediocre, talmente mediocre da non suscitare nemmeno particolare antipatia, solo indifferenza.
Avrà successo? Negli USA queste storie sportivo-famigliare possono anche funzionare, ma questa non credo avrà un grande futuro.
Continuerò a seguirlo? No.
(voto 4,5/10)
Pilota o pirlota?


Trophy Wife

Cos’è? Una giovane bionda si sposa con un uomo pluritelegattato pluridivorziato e con prole. Da un giorno all’altro, si trasformerà così per magia da teen a MILF.
Punti di forza: La protagonista Malin Akerman è una specie di nuova Cameron Diaz: oltre che essere gnocca, in veste comedy funziona.
Debolezze: Personaggi piatti, situazioni stereotipate, poche risate. Non proprio il massimo, in pratica.
Avrà successo? Può tirare a campare per qualche tempo, ma non credo durerà a lungo.
Continuerò a seguirlo? Nonostante la teen MILF, no.
(voto 5/10)
Pilota o pirlota?


We Are Men

Cos’è? Le vite pseudo comiche di un gruppo di scapoli/divorziati.
Punti di forza: L’umorismo da cameratismo a tratti funziona e regala qualche risata.
Debolezze: Il protagonista Christopher Nicholas Smith è davvero pessimo. Meglio gli altri, i più noti Kal Penn (American Trip, Dr. House), Tony Shalhoub (Monk) e Jerry O’Connell (Stand by me, Il mio amico Ultraman e un sacco di altre cose), ma i loro personaggi sanno davvero troppo di già visto.
Avrà successo? No, è già una ex serie. E' stata infatti cancellata dopo appena 2 puntate.
Continuerò a seguirlo? Anche volendo, no.
(voto 5/10)
Pilota o pirlota?


Welcome to the Family

Cos’è? La più banale delle comedy su due giovani di due “razze”diverse che si vogliono sposare.
Punti di forza: Punti di forza??? Il fatto che sia il peggior pilot che mi è capitato di vedere quest’anno vale come punto di forza?
Debolezze: Il cast non va. I due ragazzotti che si devono sposare sono Ella Rae Peck di scuola Gossip Girl, e ho detto tutto, e il nemico dell’espressività Joseph Haro. Nelle vesti di loro padri rivediamo Mike O’Malley e Ricardo Chavira i quali, se come personaggi minori di Glee e Desperate Housewives potevano anche funzionare, come protagonisti non funzionano.
La sceneggiatura sembra poi rubata da una fiction Mediaset, con uno scontro culturale-famigliare tra bianchi e latini che ricorda Un ciclone in famiglia con Massimo Boldi e Maurizio Mattioli. Argh!
Avrà successo? Cancellato dopo 3 episodi. Evviva!
Continuerò a seguirlo? Manco se mi pagano.
(voto 3/10)
Pilota o pirlota?


Mom

Cos’è? Una sitcom su una mamma single alcolista che cerca di tirare avanti come cameriera.
Punti di forza: Un umorismo sboccato, cattivo ma ricco di ironia che ricorda quello delle 2 Broke Girls, colleghe di palinsesto negli USA su CBS.
La protagonista Anna Faris è naturalmente comica, in più la sua mamma sul piccolo schermo, Allison Janney, è pure lei alcolizzata e pure lei parecchio divertente.
Debolezze: Situazioni e trame tipiche da sitcom tradizionale.
Avrà successo? Non è cominciato alla grandissima, ma per un po’ potrebbe tenere e proprio oggi è stata ordinata una prima stagione completa per la sitcom.
Continuerò a seguirlo? Ni. È divertente, ma non è certo qualcosa di imperdibile.
(voto 6+/10)
Pilota o pirlota?


Dads

Cos’è? Una sitcom su due trentenniequalcosa alle prese con i loro due paparini cagaminkia.
Punti di forza: Qualche battuta, le più perfide e politically incorrect, vanno a segno. Peccato siano una minoranza, nonostante tra i producers della serie figuri il nome di un certo Seth MacFarlane, dad di Griffin e Ted. Ma il suo zampino si sente davvero pochino.
Debolezze: Seth Green e Giovanni Ribisi di solito mi piacciono, ma qui hanno due personaggini davvero insipidi in cui non sembrano trovarsi molto a loro agio.
L’impianto da sitcom classica e le solite immancabili risate registrate fanno inoltre apparire il tutto ancora più sorpassato di quanto non sarebbe già.
Avrà successo? Nah, la cancellazione è solo questione di settimane, forse di giorni.
Continuerò a seguirlo? Naaah.
(voto 4/10)
Pilota o pirlota?


mercoledì 19 settembre 2012

Il piccolo dittatore

"Il mio modello politico di riferimento? Voi italiani lo conoscete bene,
è lo stesso che ispira anche Matteo Renzi e Mitt Romney...
Il dittatore
(USA 2012)
Titolo originale: The Dictator
Regia: Larry Charles
Cast: Sacha Baron Cohen, Anna Faris, Ben Kingsley, Jason Mantzoukas, Megan Fox, Edward Norton, Joey Slotnick
Genere: satirico
Se ti piace guarda anche: Il principe cerca moglie, The Devil’s Double, Idiocracy, Borat, Ali G, Bruno

Pensieri Cannibali è un blog democratico. Un sito in cui sono ben accette le più svariate opinioni di chicchessia. Chiunque può sentirsi libero di esprimere il proprio pensiero attraverso i commenti a fondo post.
È naturale poi che io e io solo ho la democratica possibilità di cancellare qualunque commento non sia di mio gradimento. O segnalarlo come spam.
Cosa c’è di peggio di segnalare una persona come spam?
Sì, pugnalare una persona è peggio, ma a parte questo, cosa c’è di peggio che essere considerati spam?
Spam, che brutta parola! Quasi quanto scum.
Spammare qualcuno è davvero degratante. È una cosa razzista.

"Evvai, due biglietti per gli Oscar Cannibali di fine anno!"
Io, in ogni caso, pur essendo libero di cancellare i commenti, anche quelli peggiori, anche quelli con su scritto “Cannibal puzzi!”, non ne ho mai cancellati.
Alcuni, qualche volta, finiscono nello spam. Ma non è colpa mia. Io non oserei mai considerare qualcuno spam. È sbagliato. È immorale. È razzista. È Blogger che decide cosa è spam e cosa non lo è. È il potere di Google, non sono io.
Siete liberi di non crederci e di dirlo tra i commenti.
Se poi il vostro commento dovesse – guarda caso – finire nello spam, non è mica colpa mia…

Only God can judge me, diceva il rapper 2Pac in un suo pezzo.
Only God can span me, dico io. [Cannibal Kid © ® 2012, tutti i diritti riservati]

Chi può decidere cosa è degno di essere pubblicato e cosa invece dev’essere cancellato per sempre dalla faccia del web?
Allo stesso modo, chi può dire quale sia uno stato davvero democratico e cosa lo differenzi da una dittatura?
Sacha Baron Cohen forse può non essere in grado di rispondere alla prima domanda, alla seconda però sì. Ci ha provato, se non altro, e l’ha fatto attraverso questo film. Attraverso una riflessione che punta sulla comicità ma che, come accade con la comicità migliore, utilizza il sorriso anche per far pensare. Un pochino, dai. Non è che guardando Il dittatore i nostri cervelli siano fatti lavorare per tutta la sua breve durata. Ogni tanto però, tra una gag spassosa e un’altra meno, i neuroni si mettono in azione.

Il dittatore, va comunque detto, è una pellicola riuscita solo a metà.
Diverte, soprattutto nella prima esilarante mezz’ora, eppure non tutti gli sketch sono poi così riusciti e alcune scene sono tirate troppo per le lunghe, come quella dell’elicottero o quella del parto. Alcune battute, comunque, sono davvero esilaranti.
Fa riflettere, come dicevo sopra, con alcune osservazioni acute sia sulle dittature vere, che sulle democrazie presunte. Nella parte finale, affonda il colpo contro gli Stati Uniti e lo fa con efficacia. Sacha Baron Cohen non dice niente di così nuovo o che già non sapevamo, ma sa farlo con il suo stile personale, parecchio cattivo e irrispettoso nei confronti di tutto e di tutti, e con addosso una buona dose di politically incorrect.
E qui veniamo al punto cruciale della pellicola. Ci sono momenti parecchio politically incorrect, come in Borat, più di Borat, eppure allo stesso tempo c’è anche un’atmosfera da tipica commedia, persino sentimentale, americana.

S.B. Cohen preme sull’acceleratore dello sberleffo scorretto in continuazione, quasi volesse fare lo stesso effetto di un atto terroristico nei confronti del pubblico, ma alla fine la struttura resta quella classica classica della comedy alla Il principe cerca moglie. Giusto un bel po’ più cattivello. Da una parte accelera, dall’altra frena.
Cinematograficamente poi, Il dittatore è poca cosa. La regia di Larry Charles si adagia su modelli anch’essi da comedy standard, la sceneggiatura segue la prevedibile parabola di progressiva umanizzazione del dittatore quando entra in contatto con la società capitalista, volevo dire democratica americana e soprattutto quando entra in contatto con Anna Faris, che qui sfoggia un look da ragazzino di 16 anni e che per questo viene continuamente sbeffeggiata dallo stesso dittatore, in maniera parecchio ilare (ma che parola ho tirato fuori?).

"Sei sempre brava Megan, però Elisabetta è più economica. La prossima
volta mi sa che chiamo lei, ché tira aria di crisi anche per noi dittatori..."
Alcune cose quindi funzionano, altre meno. Tra le chicche, c’è il cameo di Megan Fox. Solo una delle (presunte) celebrità che vanno a letto con i politici mondiali come fossero escort. E perché a questo punto tra i dittatori cui il film si ispira, oltre a Gheddafi, Bin Laden, Saddam Hussein e suo figlio (si veda il film The Devil’s Double), viene in mente anche un certo dittatore italico?
Interessante anche l’utilizzo di “Everybody Hurts” dei R.E.M. e di “The Next Episode” di Dr. Dre e Snoop Dogg. Pezzi celebri, dove sta la novità? La particolarità è che sono stati ricantati in una sorta di arabo farlocco, creando così un effetto straniante. Sarebbe stato bello se l’intera soundtrack fosse stata realizzata in questo modo, ma anche in questo caso il film ha preferito tenersi prudente e non rischiare di destabilizzare del tutto il pubblico.



"Eli, stare con te è come andare al discount delle celebrità!"
Una cosa che vale per la colonna sonora, così come per l’intera pellicola. Poteva essere davvero una pellicola incendiaria, un atto di terrorismo nei confronti del cinema americano medio, invece finisce per essere una commedia americana media. Un po’ sopra la media, ammettiamolo, grazie ad alcune trovate parecchio spassose, ad alcuni momenti davvero incorrect e una mezz’ora iniziale che mi ha davvero fatto (scom)pisciare addosso dalle risate. Se l’obiettivo era però quello di essere un erede de Il grande dittatore di Charlie Chaplin beh, allora qui siamo più dalle parti di un piccolo dittatore.
(voto 6+/10)

"Solo 6+? Fate fuori Cannibal!"

sabato 25 agosto 2012

Salva il supermarket, salva il mondo

Observe and Report
(USA 2009)
Regia: Jody Hill
Cast: Seth Rogen, Ray Liotta, Anna Faris, Michael Peña, Collette Wolfe, Jesse Plemons, Aziz Ansari, Patton Oswalt
Genere: demenziale
Se ti piace guarda anche: Hot Rod, Defendor, Babbo bastardo

Trama semiseria
Seth Rogen fa la guardia in un centro commerciale, ma si atteggia a capo assoluto della polizia. Anzi, si atteggia a capo del mondo. L’occasione della vita per mettersi in mostra e lavorare finalmente a un caso importante, di cui persino i telegiornali parlino, di cui persino Studio Aperto parli, gli capita però solo quando un maniaco con l’impermeabile ma niente sotto si mette a mostrare il bigolo ai clienti del supermarket. Seth Rogen potrà così affiancare nelle indagini il (vero) detective Ray Liotta.
Insieme riusciranno a prendere lo squilibrato e a salvare il mondo da un serio trauma sessuale?

Recensione cannibale
Il demenziale americano è un genere che in Italia non ha mai attecchito del tutto, forse per un certo boicottaggio in favore di un tipo di comicità nostrano innocuo e per famiglie alla Zelig. O forse perché gli italiani preferiscono veramente un tipo di comicità alla Zelig, e quindi non stupisce che questo film del 2009 non abbia, non ancora almeno, trovato una distribuzione.
A ciò aggiungiamo anche che il protagonista Seth Rogen da noi non è poi ‘sta superstar, nonostate film di buon successo come The Green Hornet o Molto incinta, e allora il gioco è fatto: se va bene, verrà distribuito nel 2020.

Per tutti gli appassionati del genere, che nonostante l’ostracismo distributivo nostrano comunque non mancano, Observe and Report è una visione assolutamente consigliata e, sebbene non raggiunga i livelli di cult assoluti della follia più demenziale come Hot Rod o Fatti strafatti e strafighe, riesce comunque a regalare diverse soddisfazioni e risate.
Seth Rogen sia come comico che come attore continua a non convincermi al 100% però qui è in discreta forma nel ruolo della guardia di un centro commerciale molto schizzato e anche molto lento di comprendonio; una parte che insomma lo conferma come nuovo Adam Sandler, dopo l’ideale passaggio di consegne avvenuto nell’ottimo e malinconico Funny People di Judd “the new king of comedy” Apatow.

Il punto di forza del film è l’insistere del protagonista nel presentarsi come grande tutore dell’ordine, quando è solo una guardia senza pistola del centro commerciale che nessuno fila. Maldestri anche i suoi tentativi sentimentali, con la sua cotta per una Anna Faris strasuperficiale e stracomica, mentre c’è una ragazza con una gamba ingessata che gli fa la corte ma lui non ci arriva. D’altra parte è proprio scemo in questo film, Seth Rogen. E quindi è perfetto.
Un film da observare and ridere. Alla facciazza della distribuzione italiana.
(voto 6,5/10)

domenica 1 aprile 2012

(s)ex (f)actor e l'11 settembre della cultura americana

Un post su una pellicola e su una serie tv più o meno romantiche.
O, per fare quelli giusto un attimo tragici, un post sul declino della cultura americana.

(S)ex list
(USA 2011)
Titolo originale: What’s Your Number?
Regia: Mark Mylod
Cast: Anna Faris, Chris Evans, Ari Graynor, Blythe Danner, Ed Begley Jr., Heather Burns, Oliver Jackson-Cohen, Eliza Coupe, Kate Simses, Tika Sumpter, Chris Pratt, Zachary Quinto, Mike Vogel, Andy Samberg, Anthony Mackie, Aziz Ansari
Genere: romcom
Se ti piace guarda anche: Amici amanti e…, Amici di letto, Ancora tu!, 27 volte in bianco

Capita che vedo un film come (S)ex List e non lo considero solo una innocua commediola romantica come ne vengono prodotte, guardate e dimenticate in fretta tante e tante altre. No. Dentro ci devo vedere anche l’attuale declino della cultura americana. Forse della cultura occidentale tutta.
Il film è addirittura tratto da un romanzo, Tutte le volte di D. di Karyn Bosnak, che immagino sia un vero capolavoro. Dovevano ispirarsi a un libro, perché se no da soli non ce la facevano ad avere uno spunto  tanto “geniale” per il film.
Spunto che nasce dal semplice test-giochino che si può trovare nello spazio “rubriche scritte per scazzo” su una qualunque rivista femminile. Più un quesito, che un test-giochino vero e proprio: “Con quante persone sei andato a letto?”. Da una domanda del genere da cui, al massimo, ne può uscire l’articolo per un giornale, hanno deciso di farne un romanzo e poi persino un film!

"E dopo... tutti al cinema! Ma non a vedere (S)ex list!"
È qui che capisci che il cinema e forse l’intera cultura americana hanno davvero esaurito tutte le idee a disposizione e che, con una trovata alle spalle di questo tipo, non può che uscirne un filmetto prevedibile dal primo all’ultimo fotogramma…
Mi chiedo perché non me ne vado a Hollywood a scrivere sceneggiature di questo tipo e a fare così tanti soldi da fare schifo. In fondo, quanto sforzo e quanto tempo ci può volere per realizzare uno script del genere? Un pomeriggio, diciamo due se al secondo pomeriggio per fare gli scrupolosi ci dedichiamo alla rilettura, tanto per controllare se abbiamo fatto errori grammaticali?
(S)ex List segue infatti tutte le regole per realizzare una commediola sentimentale standard. Non c’è neanche un briciolo di originalità. Non c’è neanche una battuta divertente. Non c’è neanche un momento davvero romantico di quelli cui ai romanticoni si può sciogliere il cuore. A guardare bene, non c’è davvero niente dentro questo film.

L’occasione si può considerare ancor più sprecata considerando come la protagonista sia Anna Faris, attrice che di solito ci ha abituati a una notevole dose di ironia. Già solo la sua faccia da cartoon incollata sopra un corpo hot fa morire dal ridere. Ma non qui. Per quanto si sforzi, qui non fa davvero ridere. La sua parte è quella basic (non instinct) della tipa single che non riesce ad accasarsi, come invece fa la sorella in procinto di convolare a nozze.
Ci troviamo quindi nella classica situazione dei preparativi per un matrimonio, stile Il matrimonio del mio migliore amico o, meglio ancora, siamo dentro un Le amiche della sposa di serie B. Facciamo anche di serie Z.
Ma il “motore” della vicenda nasce dalla domanda da rivista femminile di cui parlavamo sopra: “Con quante persone sei andato a letto?”. Secondo il magazine, la media per una donna è sui 10 uomini, mentre se la cifra arriva a 20 si viene considerate delle sgualdrine.

"C'avrà anche stroncati, però quel Cannibal c'ha proprio ragione..."
Qual è il numero magico della protagonista del film?
19. Cosa che significa che da quel momento in poi potrà andare a letto soltanto con un altro uomo, quello che sposerà. L’alternativa, per “aggirare” il test, è farsi di nuovo un uomo con cui è già stata: in questo modo il suo punteggio non aumenta. Per rintracciare tutte le sue ex scopate si affida allora al vicino di casa fisicato e impiccione, Chris Evans. Quello dei Fantastici 4. La Torcia umana. O anche Capitan America. O anche quello che non azzecca un film da 10 anni, ovvero dal mitico esilarante sottovalutatissimo Non è un’altra stupida commedia americana che però risale ormai al lontano 2001.
Ah, no! mi correggo: nel 2005 ha fatto anche quella discreta ficata di London. Ma l’avremo visto in 4 o 5 al massimo in tutto il mondo. Nemmeno in 20, il minimo per essere considerato un film-sgualdrina.
Fatto sta che la Anna Faris inizia la prevedibile carrellata di uscite con gli ex, in una serie di scenette ben poco divertenti, alcune degne persino del cinepanettone, fino alla sconvolgente sorprendente rivelazione su chi scoprirà essere la sua vera anima gemella…
Un filmetto come tanti, forse. Di quelli pure guardicchiabili, forse. Oppure un allarmante segnale di come Hollywood si sia ormai incamminata su un viale del tramonto senza ritorno.
(voto 4/10)

Laid
(serie tv, stagione 1, pilot)
Rete australiana: ABC1
Rete italiana: non ancora arrivata
Creata da: Marieke Hardy, Kirsty Fisher
Cast: Alison Bell, Celia Pacquola, Toby Truslove, Abe Forsythe, Damon Herriman,Tracy Mann
Genere: black comedy
Se ti piace guarda anche: Tre uomini e una pecora, The Exes, (S)ex list

A dimostrazione di come le idee non abitino più a Hollywood, arriva Laid.
Una serie australiana che non è niente di eccezionale. Carina e guardabile, però davvero niente di memorabile. Eppure gli americani hanno già acquistato i diritti per realizzarne un adattamento. Perché?
Perché Laid ha un’idea. Non un’ideona così sconvolgente, però una mezza idea simpatica e con un briciolo di originalità. E ormai gli americani appena intravedono un’idea, o anche solo l'idea di avere un'idea, ci si fiondano sopra per farla loro.
Laid non è molto distante dal film (S)ex List che ho massacrato di cui ho parlato sopra: anche qui la protagonista si trova ad avere a che fare con i suoi ex.
Bene, e allora?
L’idea originale è che in Laid questi ex muoiono. Improvvisamente quanto inesorabilmente, i suoi ex cominciano a morire. Uno dopo l’altro. Stecchiti.
Tutto qua. Ve l’ho detto, niente di sconvolgente. Eppure abbastanza affinché gli yankee si fiondassero ad acquistarla per un remake a stelle e strisce che probabilmente sarà realizzato con mezzi più professionali, con un budget più alto, con una protagonista più gnocca (l’australiana Alison Bell è parecchio anonima, per non dire di peggio), e magari con qualche personaggio di contorno più accattivante.
L’11 settembre era stato un primo segnale del declino a livello politico. La recente crisi un secondo segnale del declino economico. La fine delle idee nell’industria dell’intrattenimento, quella su cui gli Stati Uniti hanno costruito la loro vera egemonia, un terzo segnale preoccupante. Perché se si arrivano a saccheggiare le idee persino da una serie marsupiale non brutta ma davvero mediocre come questa Laid, chiamatemi pessimista, però io ci intravedo la fine della cultura e forse addirittura della società americana.
(voto 5,5/10)

lunedì 11 luglio 2011

Si esce fichi dagli anni 80



Take me home tonight
(USA, Germania 2011)
Regia: Michael Dowse
Cast: Topher Grace, Anna Faris, Dan Fogler, Teresa Palmer, Chris Pratt, Michelle Trachtenberg, Lucy Punch, Seth Gabel, Nathalie Kelley, Michael Biehn, Angie Everhart
Genere: 80s!
Se ti piace guarda anche: Adventureland, Fuori di testa, Al di là di tutti i limiti, Licenza di guida

Everything changes, but nothing changes

Trama semiseria
Anni ’80. Topher Grace è un neolaureato del M.I.T. che però non sa cosa fare del resto della sua vita e allora per il momento lavora nella videoteca del centro commerciale, sognando ancora la ragazza per cui aveva una cotta al liceo. Tutto per lui cambierà nel giro di una notte, una notte folle in compagnia del suo amico strafatto di coca e proprio della sua teenage dream adolescenziale, per un tuffo completo negli 80s stile video di Last Friday Night di Katy Perry. Sì, ci sono tutti gli elementi immancabili del decennio ma no, in colonna sonora non c’è La notte vola di Lorella Cuccarini, quindi smettetela di incrociare quelle cazzo di mani!

Recensione cannibale
Un film che inizia con un primo piano di un mega stereo di quelli belli giganti belli anni Ottanta sulle note di Video killed the radio stars dei Buggles, può essere meno di un capolavoro? Certo che no.
Un film che ruba, ma diciamo prende in prestito, il titolo da una canzone di Eddy Money, ma i riferimenti sembrano essere anche a Smiths (il celebre verso “take me out tonight”) e Boston (con la loro Let me take you home tonight), può essere meno di una figata?
No no no, perché questo è un nuovo cult cannibale servito su un piatto d’argento.

L’operazione revival anni Ottanta di Take me home tonight è curata nei minimi dettagli e la ricostruzione assolutamente impeccabile, con una colonna sonora del tutto favolosa che spazia tra Duran Duran, Missing Persons, Yaz e N.W.A., con un paio di momenti memorabili sulle note di Bette Davis Eyes di Kim Carnes con il classico ingresso da lasciare senza fiato della bionda da sogno Teresa Palmer e una scena di delirio collettivo sull’anthem Come on Eileen dei Dexys Midnight Runners.
Ma sono da notare anche i più piccoli dettagli, dai look amazing! ai teleschermi che trasmettono il film kitsch per eccellenza Bigfoot e i suoi amici (con il come sempre inquietante John Lithgow), fino al poster di Ritorno al futuro in videoteca. Una ricostruzione pazzesca, elemento essenziale per immergerci in una storia di quelle magari non rivoluzionarie, ma comunque anche in questo caso perfettamente hot-tanta, con una vicenda che in maniera leggera ci mette di fronte a dubbi esistenziali che tutti (o quasi) noi abbiamo: “E adesso cosa combino? Cosa diavolo ne faccio della mia vita?”
Domande a cui il film cerca di trovare una risposta, ma senza pretendere di darne una assoluta, in un tutto in una notte di quelli che sembrano usciti da un film di Chris Columbus, solo più strafatto di coca. E a proposito… il film è rimasto nei cassetti della distribuzione americana per un paio d’anni, pare perché nel film “nevica” troppa cocaina. Ma d’altronde la coca per un film anni ’80 è un elemento imprescindibile quanto una canzone dei Duran Duran, e poi l’uso che ne viene fatto in questa pellicola è molto divertente, mica un’apologia a strafarsi. Forse. Sembra poi una decisione molto ipocrita visto che in ogni commedia americana degli ultimi anni c’è qualche personaggio che si fa un bong di maria, però la coca no, è tabù. Mostriamo solo della gente che si fa dei torcioni che così siamo politically correct.

Il protagonista, nonché autore del soggetto originale della pellicola, è Topher Grace, uno che con quei Wayfarer su vorrebbe essere fico come Tom Cruise in Risky Business o rampante come Michael J. Fox ne Il segreto del mio successo, ma più che altro riesce ad essere indeciso come Andrew McCarthy in St. Elmo’s Fire o Al di là di tutti i limiti. Inoltre Topher è uno che di tuffi nel passato se ne intende, visto che è stato per anni nella serie That ‘70s Show, sitcom divertentissima e strepitosa con anche Ashton Kutcher e Mila Kunis, purtroppo molto ignorata in Italia (e trasmessa alla cazzo di cane prima dal satellitare Jimmy e poi da Mtv) ma che io non posso fare a meno di consigliarvi di recuperare, se non l’avete mai vista. E se al pronunciare “Mila Kunis” non vi siete fiondati a scaricarvi tutte le puntate di tutte e 8 le stagioni, non so se avrò il coraggio di rivolgervi ancora la parola…
E se in una serie di ruoli piccoli ma divertenti si segnalano anche Michelle Trachtenberg (sorellina di Buffy nonché Georgina Sparks di Gossip Girl), Lucy Punch (la zoccola dell’ultimo di Woody Allen) e il sex symbol Ottanta-roba Angie Everhart, la rivelazione è Dan Fogler, un tipo che dopo essere stato licenziato dal lavoro si trova a dover fare i conti con un destino incerto e allora si spara una notte da leoni. E da fattoni.
Un film che dovrebbe essere proiettato nelle scuole per spiegare ai bimbiminkia di oggi cosa sono stati gli anni Ottanta. O di cosa forse sono stati, visto che in quel decennio ero anch’io soltanto un bimbominkia.

Portami a casa? No, non ancora. Perché questa è la notte cinematografica più figa dell’anno ed è un peccato finisca. Come dice la frase di lancio: Best. Night. Ever.
(voto 8,5)

(lo trovate in rete in inglese sottotitolato in italiano, mentre nei nostri cinema chissà se e quando mai uscirà…)


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