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lunedì 31 ottobre 2016

Lights Out – La terrorizzante recensione nel buio









Lights Out – Terrore nel buio
(USA 2016)
Titolo originale: Lights Out
Regia: David F. Sandberg
Sceneggiatura: Eric Heisserer
Cast: Teresa Palmer, Maria Bello, Gabriel Bateman, Alexander DiPersia, Billy Burke
Genere: buio
Se ti piace guarda anche: La madre, Man in the Dark, Somnia, The Ring

giovedì 4 agosto 2016

Le pellicole perfette





Agosto è il mese più freddo dell'anno, cantavano i Perturbazione. Al cinema di solito è davvero così. Quest'anno però si preannuncia come un mese a livello filmico più caldo e interessante, se non altro rispetto a luglio, con una manciata di pellicole molto attese. Dico solo: Suicide Squad.
Nell'attesa, questa prima settimana di agosto non pare nemmeno troppo malvagia, con poche ma buone uscite. O quasi buone, al contrario del co-commentatore di questa rubrica, Mr. Ford, che è cattivo cattivo e basta.

Le sorelle perfette
"Si sta proprio bene nella cameretta di Cannibal Kid!"
"Già!"

venerdì 25 marzo 2016

Point Bleah





Point Break
(USA, Germania, Cina 2015)
Regia: Ericson Core
Sceneggiatura: Kurt Wimmer
Cast: Luke Bracey, Edgar Ramirez, Teresa Palmer, Delroy Lindo, Ray Winstone, Clemens Schick, Matias Varela, Max Thieriot, Nikolai Kinski
Genere: rifatto
Se ti è piaciuto questo: con il Prison Break originale ti farai una sega

Ci sono 8 prove per dimostrare il proprio coraggio e raggiungere l'illuminazione. Questo almeno secondo il remake di Point Break. Si chiamano le 8 prove di Ozaki e consistono in 7 sfide ai limiti dell'impossibile, come gettarsi con uno snowboard da una discesa di montagna ripidissima, o cavalcare un'onda che farebbe cagare nelle mutande, anzi nel costume persino Kelly Slater. L'ottava sfida invece nessuno sa in cosa consista...
Nessuno tranne me. Io l'ho scoperto.
L'ottava prova di coraggio di Ozaki consiste proprio nel guardare il remake di Point Break.

venerdì 7 giugno 2013

WARM BODIES, L'ALBA DEI BIMBIMINKIA VIVENTI




Warm Bodies
(USA 2013)
Regia: Jonathan Levine
Sceneggiatura: Jonathan Levine
Tratto dal romanzo: Warm Bodies di Isaac Marion
Cast: Nicholas Hoult, Teresa Palmer, John Malkovich, Rob Corddry, Analeigh Tipton, Dave Franco, Cory Hardrict
Genere: zombie sentimentali
Se ti piace guarda anche: In the Flesh, Benvenuti a Zombieland, Chronicle, Beautiful Creatures



Prima di tramutarsi in uno zombie, da umano Nicholas Hoult era noto per essere stato il bambino dell’ottimo About a Boy (film tratto da un romanzo di Nick Hornby che presto diventerà anche una serie tv, for your information).
"Ciao bambini!"

Qualche anno più tardi, è ritornato in vita (artistica) tra i protagonisti della grandiosa serie inglese Skins, nelle prime due stagioni, le migliori, dove vestiva i panni del bello stronzo Tony Stonem.

"Ciao zoccole!"

Ma soprattutto, Nicholas Hoult da umano era noto per essersi sbattuto Jennifer Lawrence.

"Ciao Jennifer Lawrence!"

Poi lei l’ha mollato e lui è diventato uno straccio o, più propriamente, è diventato uno zombie. Reazione normale a una rottura con Jennifer Lawrence.
È così che lo ritroviamo in questo Warm Bodies. Un giovane zombie bimbominkia. Uno zombie con una coscienza, consapevole della sua zombietudine. Cosa che provoca un sacco di risate, in una prima parte del film davvero ironica e frizzante. Se la pellicola procedesse così per tutta la durata, ci troveremmo di fronte a un nuovo zombie cult movie spassoso come Benvenuti a Zombieland o L’alba dei morti dementi. Così non è, perché il film, dopo una partenza a razzo, si adagia su una camminata lenta, più in stile zombie.

"Teresa, lo sapevi che io prima stavo con Jennifer Lawrence?"
"Sì, certo. Come no?"
La seconda parte del film frena inoltre sui ritmi blandi da pellicola romanticosa e dudu dadadà. Da tipico boy meets girl movie. Magari non proprio tipico tipico, visto che qui ci troviamo di fronte a uno zombie meets girl movie, ma la sostanza non cambia molto. I due protagonisti all’inizio sembrano parecchio differenti, sarà perché lui è morto mentre lei è viva, ed è pure una gran bella sventola:  Teresa Palmer, che già faceva battere forte il cuoricino ai protagonisti di Take Me Home Tonight e L’apprendista stregone, così come i nostri. Questa volta Teresa ha vita un po’ più dura, a provare a far battere il cuore a un morto vivente, ma ci riesce pure in questo caso. Mai sottovalutare il potere della gnocca. Poco a poco, i due naturalmente finiranno per avvicinarsi l’uno all’altra. In questo aspetto, lo zombie meets girl movie non è molto differente dal classico boy meets girl, ve l’ho detto.

Fino a qui tutto bene. Warm Bodies si presenta come una fiaba dark, quasi una versione zombie di Pinocchio, con un pizzico di Romeo + Giulietta che non guasta. Romanticismo e umanità, non proprio ciò che si aspetteranno i puristi degli zombie movie tradizionali, ma tant’è. Se cercate un film horror, qui di brividi non ne troverete e quindi è meglio se vi rivolgete altrove. Warm Bodies non è per fortuna però nemmeno una versione zombie di Twilight, come i produttori $ucchia$oldi hanno cercato di venderlo. La dose abbondante di ironia (volontaria) riesce infatti a far chiudere un occhio sui momenti più puccettosi e zuccherosi, e soprattutto su una parte finale non all’altezza del resto.

Il film è diretto in maniera diligente da Jonathan Levine, che aveva fatto di meglio con 50 e 50 e All the Boys Love Mandy Lane (il film che ha lanciato Amber Heard!) ma che pure qui porta a casa la pagnotta evitando di finire invischiato troppo nelle paludi dei teen fantasy. Un po’ però ci scivola anche lui, con una conclusione troppo buonista e priva di quell’ironia che aveva contraddistinto la prima parte del film.
Tra le note liete, va messa dentro anche la variegata colonna sonora, che vanta “Patience”, la mia canzone preferita dei Guns’n’Roses, “Hungry Heart” (canzone perfetta per uno zombie innamorato), una delle mie preferite di Bruce Springsteen di cui per il resto non sono certo un gran fan, ma anche cose più recenti come M83, Feist, The National, oltre alla super hit anni ’80 “Missing You” di John Waite e un uso hilarious di “Pretty Woman” di Roy Orbison.

Warm Bodies è in conclusione un intrattenimento leggero, persino troppo, e il suo difetto principale è quello di non riuscire a uscire dalla categoria del “carino”. È un film carino, pochi dubbi su questo, ma quel che c’è da chiedersi è: è giusto che un film di zombie sia cariiino?
(voto 6+/10)



lunedì 11 luglio 2011

Si esce fichi dagli anni 80



Take me home tonight
(USA, Germania 2011)
Regia: Michael Dowse
Cast: Topher Grace, Anna Faris, Dan Fogler, Teresa Palmer, Chris Pratt, Michelle Trachtenberg, Lucy Punch, Seth Gabel, Nathalie Kelley, Michael Biehn, Angie Everhart
Genere: 80s!
Se ti piace guarda anche: Adventureland, Fuori di testa, Al di là di tutti i limiti, Licenza di guida

Everything changes, but nothing changes

Trama semiseria
Anni ’80. Topher Grace è un neolaureato del M.I.T. che però non sa cosa fare del resto della sua vita e allora per il momento lavora nella videoteca del centro commerciale, sognando ancora la ragazza per cui aveva una cotta al liceo. Tutto per lui cambierà nel giro di una notte, una notte folle in compagnia del suo amico strafatto di coca e proprio della sua teenage dream adolescenziale, per un tuffo completo negli 80s stile video di Last Friday Night di Katy Perry. Sì, ci sono tutti gli elementi immancabili del decennio ma no, in colonna sonora non c’è La notte vola di Lorella Cuccarini, quindi smettetela di incrociare quelle cazzo di mani!

Recensione cannibale
Un film che inizia con un primo piano di un mega stereo di quelli belli giganti belli anni Ottanta sulle note di Video killed the radio stars dei Buggles, può essere meno di un capolavoro? Certo che no.
Un film che ruba, ma diciamo prende in prestito, il titolo da una canzone di Eddy Money, ma i riferimenti sembrano essere anche a Smiths (il celebre verso “take me out tonight”) e Boston (con la loro Let me take you home tonight), può essere meno di una figata?
No no no, perché questo è un nuovo cult cannibale servito su un piatto d’argento.

L’operazione revival anni Ottanta di Take me home tonight è curata nei minimi dettagli e la ricostruzione assolutamente impeccabile, con una colonna sonora del tutto favolosa che spazia tra Duran Duran, Missing Persons, Yaz e N.W.A., con un paio di momenti memorabili sulle note di Bette Davis Eyes di Kim Carnes con il classico ingresso da lasciare senza fiato della bionda da sogno Teresa Palmer e una scena di delirio collettivo sull’anthem Come on Eileen dei Dexys Midnight Runners.
Ma sono da notare anche i più piccoli dettagli, dai look amazing! ai teleschermi che trasmettono il film kitsch per eccellenza Bigfoot e i suoi amici (con il come sempre inquietante John Lithgow), fino al poster di Ritorno al futuro in videoteca. Una ricostruzione pazzesca, elemento essenziale per immergerci in una storia di quelle magari non rivoluzionarie, ma comunque anche in questo caso perfettamente hot-tanta, con una vicenda che in maniera leggera ci mette di fronte a dubbi esistenziali che tutti (o quasi) noi abbiamo: “E adesso cosa combino? Cosa diavolo ne faccio della mia vita?”
Domande a cui il film cerca di trovare una risposta, ma senza pretendere di darne una assoluta, in un tutto in una notte di quelli che sembrano usciti da un film di Chris Columbus, solo più strafatto di coca. E a proposito… il film è rimasto nei cassetti della distribuzione americana per un paio d’anni, pare perché nel film “nevica” troppa cocaina. Ma d’altronde la coca per un film anni ’80 è un elemento imprescindibile quanto una canzone dei Duran Duran, e poi l’uso che ne viene fatto in questa pellicola è molto divertente, mica un’apologia a strafarsi. Forse. Sembra poi una decisione molto ipocrita visto che in ogni commedia americana degli ultimi anni c’è qualche personaggio che si fa un bong di maria, però la coca no, è tabù. Mostriamo solo della gente che si fa dei torcioni che così siamo politically correct.

Il protagonista, nonché autore del soggetto originale della pellicola, è Topher Grace, uno che con quei Wayfarer su vorrebbe essere fico come Tom Cruise in Risky Business o rampante come Michael J. Fox ne Il segreto del mio successo, ma più che altro riesce ad essere indeciso come Andrew McCarthy in St. Elmo’s Fire o Al di là di tutti i limiti. Inoltre Topher è uno che di tuffi nel passato se ne intende, visto che è stato per anni nella serie That ‘70s Show, sitcom divertentissima e strepitosa con anche Ashton Kutcher e Mila Kunis, purtroppo molto ignorata in Italia (e trasmessa alla cazzo di cane prima dal satellitare Jimmy e poi da Mtv) ma che io non posso fare a meno di consigliarvi di recuperare, se non l’avete mai vista. E se al pronunciare “Mila Kunis” non vi siete fiondati a scaricarvi tutte le puntate di tutte e 8 le stagioni, non so se avrò il coraggio di rivolgervi ancora la parola…
E se in una serie di ruoli piccoli ma divertenti si segnalano anche Michelle Trachtenberg (sorellina di Buffy nonché Georgina Sparks di Gossip Girl), Lucy Punch (la zoccola dell’ultimo di Woody Allen) e il sex symbol Ottanta-roba Angie Everhart, la rivelazione è Dan Fogler, un tipo che dopo essere stato licenziato dal lavoro si trova a dover fare i conti con un destino incerto e allora si spara una notte da leoni. E da fattoni.
Un film che dovrebbe essere proiettato nelle scuole per spiegare ai bimbiminkia di oggi cosa sono stati gli anni Ottanta. O di cosa forse sono stati, visto che in quel decennio ero anch’io soltanto un bimbominkia.

Portami a casa? No, non ancora. Perché questa è la notte cinematografica più figa dell’anno ed è un peccato finisca. Come dice la frase di lancio: Best. Night. Ever.
(voto 8,5)

(lo trovate in rete in inglese sottotitolato in italiano, mentre nei nostri cinema chissà se e quando mai uscirà…)


OkNotizie

lunedì 9 maggio 2011

“Sono il numero 4!” Ca**o mene, pirla, io sono il numero 1

Non sono il numero 1, ma solo il numero 4...
Sono il numero quattro
(USA 2011)
Titolo originale: I am number four
Regia: D.J. Caruso
Cast: Alex Pettyfer, Dianna Agron, Timothy Olyphant, Teresa Palmer, Callan McAuliffe, Jake Abel, Beau Mirchoff, Kevin Durand
Genere: (non proprio) fantastico
Se ti piace guarda anche: Smallville, Terminator, Transformers, Twilight

Trama semiseria
Il protagonista è un tizio venuto sulla Terra da un altro pianeta. Esatto: un immigrato da accogliere a braccia aperte per Bersani, un clandestino da mandar “for dai bali” per Bossi, un terrorista da uccidere brutalmente non mostrando poi né immagini né filmati per gli americani.

...come superpotere faccio luce da una mano
e la figa del liceo non me la smolla nemmeno...
A dare la caccia a questo affascinante E.T sbarcato nel nostro paese per rubarci il lavoro e la figa non sono però i terrestri, bensì un gruppo di mostri provenienti dal suo pianeta che già hanno ucciso i primi 3 della lista e ora lui è il numero 4, il prossimo a dover essere eliminato.
A proteggerlo comunque c’è un guardiano, il suo personale Terminator che non ha le fattezze inespressive di Schwarzy ma quelle un pochino più espressive (ma non troppo) di Timothy Olyphant, e che gli suggerisce di non farsi notare troppo in giro per non rischiare di essere beccato. Peccato che il numero 4 sia un tipo alto, biondo, fisicato, un figo da cinema in pratica in mezzo a dei liceali brufolosi, un po’ difficile non si faccia notare… Come escamotage per passare inosservato si mette il cappuccio in testa, ma non è che funzioni più di tanto. Infatti la super gnugna del liceo Dianna Agron (già super gnugna di Glee) lo nota subito. E tra i due biondazzi scoppia l’attrazione fatale e da lì nasceranno tanti bambini geneticamente perfetti. Fu così che nacque la nuova razza ariana.
A no, questa è un’altra storia.

In questo film succede invece che a un certo punto il n. 4 scopre di avere dei superpoteri. Tipo? Tipo che proietta un’accecante luce blu dalle mani… bel potere del cazzo! Mi sa che quando c’è stata l’assegnazione dei poteri Superman, Flash e persino Hiro Nakamura lo hanno fregato alla grande.
...a proteggermi mi han dato un tizio che di solito nei film è lo psicopatico...
Comunque poi il numero 4 scopre di possedere altre doti, come una gran forza e la capacità di fare salti spettacolari, nella solita scena che da Spider-Man in avanti negli ultimi 10 anni ci hanno propinato in ogni film/telefilm di supereroi che si rispetti (e che non si rispetti). Fantasia, portami via.
Dopo un solo giorno che si sono conosciuti, la Dianna Agron, una tizia fissata con la fotografia ma fissata tanto tipo stalker, lo invita subito a cena dai suoi genitori. E poi lo fa salire in camera. Proprio quando il numero 4 sta per pucciare il biscottino alieno nella vagina numero 4 (lascio a voi la libera scelta delle prime 3) del pianeta Terra, ecco che viene interrotto dal suo cane protettore (oltre al Timothy Olyphant/Terminator ha infatti pure un cane che si rivela una specie di Cerbero!).
“Che tempismo da cane!” commenta il nostro numero 4, nella battuta più divertente dell’intera pellicola (fate voi quanto esilaranti siano le altre).
E quindi siamo alle solite. La morale della favola è che in questi film puritani di oggi stile Twilight non si ciula mai!

...ci manca solo che mi fanno cantare come in una puntata di Glee...

Recensione cannibale
La trama rivisitata, ma non troppo, del film è talmente inverosimile che ha risucchiato spazio alla recensione vera e propria, che tanto può essere riassunta in due modi.
Soluzione veloce: questo film è una cagata pazzesca.
Soluzione più lunga: questo film sta ai supereroi un po’ come Twilight sta ai vampiri, quindi regolatevi voi. Comunque rispetto a una pellicola simile tipo L’apprendista stregone è già parecchio meglio, ma anche questa informazione non è che giochi troppo a favore di un filmetto di discreto intrattenimento adolescenziale ma nulla più.

A una trama assurda che fonde insieme alla buona le avventure di Superman e Terminator, aggiungiamo una serie di cattivoni monodimensionali che sembrano usciti da una puntata di Smallville e degli effettacci speciali davvero mediocri: terribile ad esempio l’inseguimento tra il cane-Cerbero e un lucertolone/dinosauro sbucato non si sa da dove che sembra una versione mal riuscita di Jurassic Park, oltre che un esperimento genetico finito male.

...insomma, io me ne vado a Lampedusa che lì mi accolgono meglio!
Piacevole invece la colonna sonora con hit del momento di Kings of Leon, Adele, Temper Trap, Black Keys e XX (splendida la loro “Shelter”). I due protagonisti Alex Pettyfer e Dianna Agron devono ancora crescere parecchio come attori, ma io voglio dar loro fiducia, anche perché in film del genere è difficile fare grandi performance a meno che non ci si chiami Natalie Portman. E poi ancora...
A incorniciare il tutto in una veste (finto) spettacolare ci pensa la regia del DJ Caruso (non un membro degli Articolo 31, bensì il regista di Disturbia e Eagle Eye) e la produzione dell’immancabile Michael “fracassone” Bay.
Attenzione però, perché il finale lascia aperta la strada per un’intera saga. Peccato che, visti gli esiti non del tutto flopposi ma nemmeno troppo esaltanti del film ai botteghini, è alquanto improbabile che prosegua. E se un "Sono il numero cinque" non arriverà, credo proprio ce ne faremo una ragione.
(voto 6-)

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