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venerdì 26 luglio 2013

KEVIN SPACEY DAY: IL DERELITTO FITZGERALD




Kevin Spacey è un caratterista. Non è un insulto. Non ho detto che è un figlio di puttana. Ho solo detto che è un caratterista e il mondo ha bisogno di caratterisiti. Tutti a osannare e a celebrare i vari Tom Cruise, Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Johnny Depp, Will Smith (hey, un momento, chi è che celebra Will Smith?) e i riflettori sono sempre puntati su di loro, i protagonisti, i protagonistoni. I film vivono però anche di non protagonisti e Kevin Spacey è uno splendido rappresentante di questa categoria. Fino a un certo punto della sua carriera, almeno.
Dopo una serie di particine più o meno piccole, come quella spassosa in Una bionda in carriera, Kevin Spacey ha elevato la figura del non-protagonista a quella di protagonista assoluto. Per farlo, gli sono bastati due ruoli nel giro di pochi mesi, due personaggi misteriosi e inquietanti come pochi: Keyser Söze de I soliti sospetti, che ha dato un significato nuovo al termine “colpo di scena”, e John Doe, il killer seriale di Seven.
Gabriel Byrne, Benicio Del Toro, Brad Pitt, Morgan Freeman… Tutti spazzati via da quel Kevin Spacey, diventato negli Anni Novanta il non-protagonista per eccellenza.
Questo fino ad American Beauty, la sua intepretazione più fenomenale e allo stesso tempo anche quella che più l’ha ingabbiato in uno stereotipo. Se con I soliti sospetti e Seven si era ritagliato la nomea di pericoloso pazzo psicopatico a sorpresa dei film, con Lester Burnham ha dato vita a un personaggio apparentemente normale, un classico uomo medio in crisi di mezza età, da cui ha però fatto fatica ad affrancarsi. Quella parte strepitosa l’ha fatto diventare un protagonista, un ruolo che, al di là di American Beauty, non gli si addice più di tanto, e infatti i suoi film successivi si sono rivelati tutti più o meno dimenticabili. Nella recente serie tv House of Cards offre un’altra grande prova d’attore protagonista, è vero, eppure Kevin Spacey per me è stato ed è specialista soprattutto in un'altra cosa, come è tornato a dimostrare nella sua pellicola migliore degli ultimi anni, Margin Call, e come conferma anche nel film di cui vi parlerò oggi: Kevin Spacey è specialista nel fare il non-protagonista.

"Non credevo di trovare uno più fulminato di Donnie Darko, e invece..."
Il delitto Fitzgerald
(USA 2003)
Titolo originale: The United States of Leland
Regia: Matthew Ryan Hoge
Sceneggiatura: Matthew Ryan Hoge
Cast: Ryan Gosling, Jena Malone, Don Cheadle, Michelle Williams, Chris Klein, Kevin Spacey, Lena Olin, Martin Donovan, Ann Magnuson, Sherilyn Fenn, Kerry Washington, Michael Pena, Michael Welch, Wesley Jonathan
Genere: omicida
Se ti piace guarda anche: Rectify, Twisted, American History X, Blue Valentine

Considero Kevin Spacey fenomenale nei suoi tre ruoli più celebri sopra citati (I soliti sospetti, Seven e American Beauty), mentre per il resto lo stimo moltissimo, è un interprete più che buono, ma non lo considero tra i miei preferiti in assoluto. Mi piace, ma non arriverei a dedicargli una canzone come ha fatto Caparezza. Eppure sono particolarmente felice che questo mese l’associazione di blogger cinematografici riuniti di cui faccio parte abbia deciso democraticamente di celebrare come attore del mese Kevin Spacey, che oggi 26 luglio compie 54 anni.
Perché?
Perché l’alternativa mensile era festeggiare Sylvester Stallone, uno dei peggiori attori di sempre, e quindi ben venga il Kevin Spacey Day. In più, questa ricorrenza mi ha dato l’opportunità di recuperare un film che avevo sempre tenuto in un angolino in attesa di una visione ora finalmente arrivata. A spingermi a guardare finalmente Il delitto Fitzgerald è stato un cast di quelli stellari. Non c’è solo Kevin Spacey, ma ci sono anche dei miei preferiti assoluti come Ryan Gosling e Michelle Williams, i cui personaggi qui non si incrociano sullo schermo, ma che poi ritroveremo insieme in Blue Valentine. Oltre a un trio di attrici che amo particolarmente come Jena Malone, la girlfriend di Donnie Darko nonché ragazzina di Nemiche amiche, Kerry Washington futura star di Django Unchained e della imperdibile serie tv Scandal, e Sherilyn Fenn, mai dimenticata Audrey di Twin Peaks.
Com’è che un film con un cast che sembra uscito dai miei sogni me l’ero perso?
Misteri della fede, ma grazie a questo utilissimo Kevin Spacey Day, eccolo recuperato.

"Io che sono stata con Dawson ti garantisco che quello è più
fuori di Donnie Darko e di Leland/Ryan Gosling messi insieme."
Sarebbe stato un delitto, perdersi un film del genere. Non che sia un capolavoro o una pietra miliare assoluta, ma ha dalla sua una certa forza. Si sente che il regista e sceneggiatore Matthew Ryan Hoge c’ha messo dentro tutto se stesso. A tal punto che da allora, e son passati 10 anni, ancora non ha realizzato un nuovo lavoro. Cosa avrà combinato dopo? Sarà finito anche lui in galera, come il protagonista di questo film mezzo indie e mezzo no?
Il delitto Fitzgerald è proprio la storia di un delitto. Ma vaaaaa?
Non aspettatevi però un crime, indagini o altre cazzate alla CSI. Il caso fin dall’inizio è stato risolto. Non ci sono dubbi su quanto è successo. Fin dall’inizio sappiamo cosa è capitato. Il giovane Leland P. Fitzgerald ha fatto fuori un ragazzino autistico, fratello della sua tipa/ex tipa. Il mistero è: perché l’ha fatto?

Per scoprirlo, ci addentriamo in un thriller non criminale, ma dell’anima.
A CANNIBAL, MA CHE STAI A DDI’?
Può sembrare una di quelle frasi pretenziose, mi dichiaro colpevole, però è così. Il delitto Fitzgerald cerca di indagare dentro l’anima del suo protagonista, un ragazzo che vive nel suo mondo e allo stesso tempo è in forte contatto empatico con le altre persone, una figura liberamente ispirata a Lo straniero di Albert Camus e portata sullo schermo da Ryan Gosling con il suo solito stile tanto indolente e apatico, quanto perfetto per questo genere di personaggi.
Sono questi i crime che preferisco. Quelli come la nuova consigliatissima serie tv Rectify. Quelli che indagano sui personaggi e sulle motivazioni, più che sull’omicidio in sé. Per quelli basta la densa pagina di cronaca di Studio Aperto.

"E' il Kevin Spacey Day e io non sono manco il protagonista del post?
Cannibal, ti mando Keyser Söze."
Oltre a farci scoprire poco a poco il suo protagonista, grazie al prof. Don Cheadle che vuole scrivere un libro a lui dedicato, Il delitto Fitzgerald cerca di scavare anche all’interno della vita delle due famiglie che sono state sconvolte dall’omicidio. La famiglia della vittima, con le due sorelle diverse Jena Malone e Michelle Williams, i cui personaggi non incidono purtroppo del tutto, e la famiglia dell’assassino. È qui che entra in gioco il nostro protagonista/non-protagonista della giornata. Kevin Spacey interpreta il padre di Leland/Ryan Gosling, lasciando per una volta ad altri il ruolo del pazzo omicida. Qui Kevin Spacey è uno scrittore di grande fama che non ha mai avuto un grosso rapporto con il figlio. Attraverso la sua solita recitazione sottile, con quell’immancabile velo dark che regala a quasi ogni sua interpretazione, Spacey dona spessore a una figura che, così come gli altri personaggi minori della pellicola, rimane sullo sfondo. Qui sta il limite di un film che in compenso ha alcuni momenti di notevole bellezza, una piacevole colonna sonora alternative rock molto Pixies e ha soprattutto il pregio di regalarci un grande protagonista, Leland/Ryan Gosling. Misterioso e inquietante, come i personaggi migliori interpretati dal suo papà in questa pellicola Kevin Spacey nel corso della sua carriera. Una carriera da non-protagonista per un post che l’ha visto non-protagonista nel suo stesso Kevin Spacey Day.
(voto 7/10)


Partecipano alle celebrazioni del Kevin Spacey Day anche i seguenti blog:

50/50 Thriller
Cinquecentofilminsieme
Combinazione casuale
Cooking Movies
Director's Cult
Ho voglia di cinema
Il Bollalmanacco di Cinema
In Central Perk
Montecristo
Scrivenny
Triccotraccofobia
Viaggiando (meno)
White Russian Cinema


martedì 24 luglio 2012

American Pie - Un’altra volta, un’altra torta

"Ooh, speriamo che in questo post venga mostrata qualche tetta!"
American Pie - Ancora insieme
(USA 2012)
Titolo originale: American Reunion
Regia: Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg
Cast: Jason Biggs, Seann William Scott, Chris Klein, Thomas Ian Nicholas, Eddie Kaye Thomas, Alyson Hannigan, Tara Reid, Mena Suvari, Eugene Levy, Jennifer Coolidge, Katrina Bowden, Chris Owen, Jay Harrington, Dania Ramirez, Ali Cobrin, Natasha Lyonne, Shannon Elizabeth, John Cho, Jeremy Ambler, Rebecca De Mornay
Se ti piace guarda anche: gli altri American Pie (tranne quelli penosi realizzati per il mercato home-video senza gli interpreti originali)
Genere: goliardico nostalgico
Se ti piace guarda anche: gli altri American Pie, Maial College, Project X

Tutto cambia affinché nulla cambi.
Non so chi abbia detto una cosa del genere, però forse, e dico forse, si riferiva alla saga di American Pie.
Lo schema è infatti uguale, così come le gag e i personaggi che, maturati un pochino o anche meno di un pochino, non è che abbiano subito mutazioni radicali nel comportamento o nella personalità. Squadra che vince non si cambia insomma e, ancora una volta, la formazione messa in campo fa il suo dovere. Ormai l’effetto novità del primo episodio è ovviamente soltanto un ricordo, così come i grandi incassi degli altri due successi(vi) capitoli. Però il film, per essere un quarto capitolo, funziona e questa volta regala anche un inedito velo di malinconia che non guasta e, anzi, regala un minimo spessore in più alla sega saga. Un velo di malinconia minimo minimo, preciso per non farvi temere che American Pie - Ancora insieme si sia trasformato in Un grande freddo parte seconda. Il cuore del film è infatti ancora quello della goliardata nuda e cruda (soprattutto nuda) e i momenti “seri” sono limitati a una manciata di situazioni, tra una crisi matrimoniale e la paura di invecchiare.

Per il resto, si gioca ancora sui punti forti della serie e l’attacco è sempre lo stesso: Jimbo (Jason Biggs) che si masturba, nel caso aveste dubbi. A coglierlo sul fatto questa volta però non sono i genitori, né la moglie Michelle (la mitica Alyson Hannigan), bensì il figlio.
Shock in my town.
Proprio così: Jimbo, il pistolino più veloce del West, è diventato padre. Non che sembri un gran padre, visto che oltre a farsi cogliere in flagrante mentre si sollazza, per tutto il tempo del film il figlio sta con la mamma o con il nonno, mentre Jimbo se la spassa alla grande con gli amici e con i suoi soliti imbarazzanti siparietti sessuali. Forse un po’ più contenuti rispetto al passato giacché ora, se non altro, ha smesso di provare attrazione per le torte alle mele.


Tutto cambia affinché nulla cambi, dicevamo.
Il detto vale anche per i suoi compagni d’avventura che, uno dopo l’altro, ci sfilano davanti con un certo senso di nostalgia. Gli anni sono passati, ma tutti si sono conservati più o meno uguali.
Finch/Pausa Merda (Eddie Kaye Thomas) è sempre quello strambo ma è anche diventato un grande avventuriero, ha viaggiato in tutto il mondo e ha visto cose che noi umani non potremmo immaginarci. Forse.
Kevin (Thomas Ian Nicholas) invece si è sposato e ha un matrimonio molto tranquillo fatto di routine, telefilm e reality-show delle Bagashian Kardashian seguiti insieme alla moglie. In pratica: è un casalingo disperato.

Stifler (Seann William Scott) è ancora un ca**one totale, però la vita sembra avergli regalato minori soddisfazioni rispetto agli altri del gruppo: è l’assistente di un riccone che lo tratta come uno schiavo. Se lo merita, direte voi. Ca**o, se se lo merita, dico anch’io. Eppure fa una certa tenerezza vedere Stifler venir trattato come lui di solito trattava gli altri. E pure peggio. Stifler da eroe liceale è diventato in pratica una sorta di Fantozzi/Fantocci, con il suo capo che gli storpia persino il nome in Stafler.
Oz (Chris Klein) è quello a cui le cose sembrano essere andate meglio: è un anchorman sportivo su un canale nazionale, ha una compagna modella bonazza (Katrina Bowden, già ammirata negli horror Piranha 3DD e Tucker and Dale Vs. Evil) ed è stato un concorrente del Ballando con le stelle americano (che culo!). Nonostante il successo, la sua vita non è però poi così perfetta…
Gli altri e le altre? Da Mena Suvari a Tara Reid fino a Shannon Elizabeth, non manca davvero nessuno, esilarante Sherminator (Chris Owen), ragazzi MILF (John Cho e Jeremy Ambler), padre di Jimbo (Eugene Levy) ora vedovo e mamma di Stifler (Jennifer Coolidge) compresi!

"Macchecavolo Cannibal, non hai inserito manco una foto di una donnina nuda?"
American Pie - Ancora insieme? Sì, ancora insieme. Senza la freschezza del primo episodio e l’esaltazione da vac(c)anza estiva del secondo, si colloca pressappoco ai livelli del terzo, American Pie - Il matrimonio.
Se vi aspettate un qualche rinnovamento nella formula ovvero: risate + gag sessuali + bonazze + gag sessuali + qualche volgarità ma nemmeno troppa + gag sessuali + MILF + gag sessuali, rimarrete delusi. I riferimenti all’attualità, ai reality-show e alle nuove generazioni sono presenti sì, soprattutto in forma di critica e di sberleffo, c’è al proposito una esilarante battuta di Stifler mentre si trova a letto con una giovane donzella (“Ciao, vuoi andare a un concerto di Justin Bieber?”). Per il resto, il film viaggia dalle parti di un piacevole revival degli anni ’90, con tanto di colonna sonora in cui, a fianco di qualche novità come Cobra Starship, 3OH!3 e My Chemical Romance, spiccano più che altro i “vecchi”, con gente troooppo 90s come Spice Girls, Montell Jordan, Third Eye Blind e Lit.
Epperò se invece di una novità cercate un rassicurante e allo stesso tempo riuscito nuovo episodio in compagnia di Jimbo, Stifler e soci, i vostri desideri saranno ancora una volta esauditi. Perché tutto cambia, ma American Pie rimane sempre la stessa gustosa torta.
(voto 6,5/10)

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