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giovedì 2 novembre 2017

Wish Upon, la pentola dei desideri che trovi in tutte le migliori spazzature





Wish Upon
Regia: John R. Leonetti
Cast: Joey King, Ryan Phillippe, Sherilyn Fenn, Elisabeth Röhm, Ki Hong Lee, Sydney Park, Shannon Purser, Josephine Langford, Mitchell Slaggert, Jerry O'Connell


L'altro giorno stavo rovistando nella spazzatura sotto casa. Perché lo stavo facendo? Perché da quando l'ha fatto Ryan Phillippe nel film Wish Upon è diventato dannatamente cool. Non chiamateci barboni. Chiamateci trendsetter.
Altroché boutique, negozi di marca o IKEA. Le cose più fighe da mettere in casa si trovano direttamente in strada. Basta saperle cercare. Io ad esempio ho trovato nella monnezza una fighissima pentola dei desideri cinese. Seguendo l'esempio di Joey King nel citato Wish Upon, ho espresso i miei sette desideri. Ebbene sì, sette! Sarà anche la versione cinese tarocca della Lampada di Aladino, però è più generosa di quel tirchio del Genio che te ne dà a disposizione appena tre.
Ecco com'è andata.


venerdì 26 luglio 2013

KEVIN SPACEY DAY: IL DERELITTO FITZGERALD




Kevin Spacey è un caratterista. Non è un insulto. Non ho detto che è un figlio di puttana. Ho solo detto che è un caratterista e il mondo ha bisogno di caratterisiti. Tutti a osannare e a celebrare i vari Tom Cruise, Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Johnny Depp, Will Smith (hey, un momento, chi è che celebra Will Smith?) e i riflettori sono sempre puntati su di loro, i protagonisti, i protagonistoni. I film vivono però anche di non protagonisti e Kevin Spacey è uno splendido rappresentante di questa categoria. Fino a un certo punto della sua carriera, almeno.
Dopo una serie di particine più o meno piccole, come quella spassosa in Una bionda in carriera, Kevin Spacey ha elevato la figura del non-protagonista a quella di protagonista assoluto. Per farlo, gli sono bastati due ruoli nel giro di pochi mesi, due personaggi misteriosi e inquietanti come pochi: Keyser Söze de I soliti sospetti, che ha dato un significato nuovo al termine “colpo di scena”, e John Doe, il killer seriale di Seven.
Gabriel Byrne, Benicio Del Toro, Brad Pitt, Morgan Freeman… Tutti spazzati via da quel Kevin Spacey, diventato negli Anni Novanta il non-protagonista per eccellenza.
Questo fino ad American Beauty, la sua intepretazione più fenomenale e allo stesso tempo anche quella che più l’ha ingabbiato in uno stereotipo. Se con I soliti sospetti e Seven si era ritagliato la nomea di pericoloso pazzo psicopatico a sorpresa dei film, con Lester Burnham ha dato vita a un personaggio apparentemente normale, un classico uomo medio in crisi di mezza età, da cui ha però fatto fatica ad affrancarsi. Quella parte strepitosa l’ha fatto diventare un protagonista, un ruolo che, al di là di American Beauty, non gli si addice più di tanto, e infatti i suoi film successivi si sono rivelati tutti più o meno dimenticabili. Nella recente serie tv House of Cards offre un’altra grande prova d’attore protagonista, è vero, eppure Kevin Spacey per me è stato ed è specialista soprattutto in un'altra cosa, come è tornato a dimostrare nella sua pellicola migliore degli ultimi anni, Margin Call, e come conferma anche nel film di cui vi parlerò oggi: Kevin Spacey è specialista nel fare il non-protagonista.

"Non credevo di trovare uno più fulminato di Donnie Darko, e invece..."
Il delitto Fitzgerald
(USA 2003)
Titolo originale: The United States of Leland
Regia: Matthew Ryan Hoge
Sceneggiatura: Matthew Ryan Hoge
Cast: Ryan Gosling, Jena Malone, Don Cheadle, Michelle Williams, Chris Klein, Kevin Spacey, Lena Olin, Martin Donovan, Ann Magnuson, Sherilyn Fenn, Kerry Washington, Michael Pena, Michael Welch, Wesley Jonathan
Genere: omicida
Se ti piace guarda anche: Rectify, Twisted, American History X, Blue Valentine

Considero Kevin Spacey fenomenale nei suoi tre ruoli più celebri sopra citati (I soliti sospetti, Seven e American Beauty), mentre per il resto lo stimo moltissimo, è un interprete più che buono, ma non lo considero tra i miei preferiti in assoluto. Mi piace, ma non arriverei a dedicargli una canzone come ha fatto Caparezza. Eppure sono particolarmente felice che questo mese l’associazione di blogger cinematografici riuniti di cui faccio parte abbia deciso democraticamente di celebrare come attore del mese Kevin Spacey, che oggi 26 luglio compie 54 anni.
Perché?
Perché l’alternativa mensile era festeggiare Sylvester Stallone, uno dei peggiori attori di sempre, e quindi ben venga il Kevin Spacey Day. In più, questa ricorrenza mi ha dato l’opportunità di recuperare un film che avevo sempre tenuto in un angolino in attesa di una visione ora finalmente arrivata. A spingermi a guardare finalmente Il delitto Fitzgerald è stato un cast di quelli stellari. Non c’è solo Kevin Spacey, ma ci sono anche dei miei preferiti assoluti come Ryan Gosling e Michelle Williams, i cui personaggi qui non si incrociano sullo schermo, ma che poi ritroveremo insieme in Blue Valentine. Oltre a un trio di attrici che amo particolarmente come Jena Malone, la girlfriend di Donnie Darko nonché ragazzina di Nemiche amiche, Kerry Washington futura star di Django Unchained e della imperdibile serie tv Scandal, e Sherilyn Fenn, mai dimenticata Audrey di Twin Peaks.
Com’è che un film con un cast che sembra uscito dai miei sogni me l’ero perso?
Misteri della fede, ma grazie a questo utilissimo Kevin Spacey Day, eccolo recuperato.

"Io che sono stata con Dawson ti garantisco che quello è più
fuori di Donnie Darko e di Leland/Ryan Gosling messi insieme."
Sarebbe stato un delitto, perdersi un film del genere. Non che sia un capolavoro o una pietra miliare assoluta, ma ha dalla sua una certa forza. Si sente che il regista e sceneggiatore Matthew Ryan Hoge c’ha messo dentro tutto se stesso. A tal punto che da allora, e son passati 10 anni, ancora non ha realizzato un nuovo lavoro. Cosa avrà combinato dopo? Sarà finito anche lui in galera, come il protagonista di questo film mezzo indie e mezzo no?
Il delitto Fitzgerald è proprio la storia di un delitto. Ma vaaaaa?
Non aspettatevi però un crime, indagini o altre cazzate alla CSI. Il caso fin dall’inizio è stato risolto. Non ci sono dubbi su quanto è successo. Fin dall’inizio sappiamo cosa è capitato. Il giovane Leland P. Fitzgerald ha fatto fuori un ragazzino autistico, fratello della sua tipa/ex tipa. Il mistero è: perché l’ha fatto?

Per scoprirlo, ci addentriamo in un thriller non criminale, ma dell’anima.
A CANNIBAL, MA CHE STAI A DDI’?
Può sembrare una di quelle frasi pretenziose, mi dichiaro colpevole, però è così. Il delitto Fitzgerald cerca di indagare dentro l’anima del suo protagonista, un ragazzo che vive nel suo mondo e allo stesso tempo è in forte contatto empatico con le altre persone, una figura liberamente ispirata a Lo straniero di Albert Camus e portata sullo schermo da Ryan Gosling con il suo solito stile tanto indolente e apatico, quanto perfetto per questo genere di personaggi.
Sono questi i crime che preferisco. Quelli come la nuova consigliatissima serie tv Rectify. Quelli che indagano sui personaggi e sulle motivazioni, più che sull’omicidio in sé. Per quelli basta la densa pagina di cronaca di Studio Aperto.

"E' il Kevin Spacey Day e io non sono manco il protagonista del post?
Cannibal, ti mando Keyser Söze."
Oltre a farci scoprire poco a poco il suo protagonista, grazie al prof. Don Cheadle che vuole scrivere un libro a lui dedicato, Il delitto Fitzgerald cerca di scavare anche all’interno della vita delle due famiglie che sono state sconvolte dall’omicidio. La famiglia della vittima, con le due sorelle diverse Jena Malone e Michelle Williams, i cui personaggi non incidono purtroppo del tutto, e la famiglia dell’assassino. È qui che entra in gioco il nostro protagonista/non-protagonista della giornata. Kevin Spacey interpreta il padre di Leland/Ryan Gosling, lasciando per una volta ad altri il ruolo del pazzo omicida. Qui Kevin Spacey è uno scrittore di grande fama che non ha mai avuto un grosso rapporto con il figlio. Attraverso la sua solita recitazione sottile, con quell’immancabile velo dark che regala a quasi ogni sua interpretazione, Spacey dona spessore a una figura che, così come gli altri personaggi minori della pellicola, rimane sullo sfondo. Qui sta il limite di un film che in compenso ha alcuni momenti di notevole bellezza, una piacevole colonna sonora alternative rock molto Pixies e ha soprattutto il pregio di regalarci un grande protagonista, Leland/Ryan Gosling. Misterioso e inquietante, come i personaggi migliori interpretati dal suo papà in questa pellicola Kevin Spacey nel corso della sua carriera. Una carriera da non-protagonista per un post che l’ha visto non-protagonista nel suo stesso Kevin Spacey Day.
(voto 7/10)


Partecipano alle celebrazioni del Kevin Spacey Day anche i seguenti blog:

50/50 Thriller
Cinquecentofilminsieme
Combinazione casuale
Cooking Movies
Director's Cult
Ho voglia di cinema
Il Bollalmanacco di Cinema
In Central Perk
Montecristo
Scrivenny
Triccotraccofobia
Viaggiando (meno)
White Russian Cinema


sabato 23 giugno 2012

Boxing Helena: braccia (e gambe) rubate all'agricoltura

Pezzo pubblicato pure sul blog L'orablu nello spazio L'ora cult. Anche se questa settimana parliamo di un film decisamente più scult che cult...

Boxing Helena
(USA 1993)
Regia: Jennifer Chambers Lynch
Cast: Julian Sands, Sherylin Fenn, Bill Paxton, Kurtwood Smith, Art Garfunkel, Nicolette Scorsese, Meg Register
Genere: scult
Se ti piace guarda anche: il film del Lynch vero, David

Sono in vena di scult. Lo so che la rubrica si chiama L’ora cult, però non è nemmeno colpa mia. Beh, forse un po’ sì. Mi sono volutamente andato a recuperare uno dei titoli più scult della cinematografia anni Novanta, al punto che l’autorevole critico Morandini lo mette tra le peggiori pellicole di tutti i tempi, e quindi che mi aspettavo?

Avevo un ricordo vago, addirittura vaghissimo di Boxing Helena. L’avevo visto da piccolo, quando ero un tween, e invece di ascoltarmi Justin Bieber o gli One Direction visto che forse manco erano ancora nati cominciavo ad appassionarmi di cinema. Già allora mi era sembrato un’enorme delusione. Ne avevo sentito parlare come di un “film scandalo”, come “la pellicola della figlia di David Lynch”, come “una cosa talmente forte che persino Kim Basinger reduce da 9 e settimane e ½ si è rifiutata di girarlo e ha fatto causa alla produzione”.
Da simili aspettative mi attendevo una visione sconvolgente, disturbante, qualcosa magari di brutto ma se non altro di indimenticabile. E invece me ne sono del tutto dimenticato. Boxing Helena? Boh, perso nei mendri della mia mente. Avevo resettato ogni suo ricordo al punto che adesso, ad anni di distanza, ho ritentato e l’ho recuperato come se lo vedessi per la prima volta. Sperando di essermi sbagliato da giovane tween che non capiva nulla di cinema. Allora magari ero troppo piccolo per comprendere la portata epocale di un film del genere. Poco importava che negli ultimi anni i commenti in suo proposito fossero passati da “film scandalo” a “film ciofeca”, e si fosse passati da parlare della “pellicola della figlia di David Lynch” ad affermare: “la dimostrazione di come i figli raccomandati dei geni non dovrebbero cercare di imitare i genitori”. E qualcuno non tiri di mezzo Sofia Coppola, una che si è costruita una poetica tutta sua, lontana dall’ingombrante peso del nome Francis Ford, oppure Ami Canaan Mann, la figlia di Michael Mann, fresca autrice dell’esordio Le paludi della morte – Texas Killing Fields, pellicola non perfetta ma comunque dotata di un suo fascino.


"Era David Lynch: ha detto che i gufi non sono quello che sembrano.
Ma che droghe devo prendere per riuscire a capirlo?"
Oppure, ancora, si è andati da commenti come “una cosa talmente forte che Kim Basinger si è rifiutato di girarlo e ha fatto causa alla produzione” a commenti del tipo “una cosa talmente schifosa che Kim Basinger ha fatto bene a non girarlo”. Sebbene la sua carriera successiva, L.A. Confidential a parte, sia proseguita comunque in direzione viale del tramonto.

La parte che era stata offerta a Kim Basinger, e prima ancora a Madonna, è così stata scaricata da diva a diva fino ad arrivare a Sherilyn Fenn, la Audrey di Twin Peaks. Stupenda Sherilyn Fenn, memorabile nella serie di David Lynch, però l’erotismo proposto da questa pellicola è talmente patinato che finisce per assomigliare a una puntata del Playboy Late Night Show. Una roba talmente asettica che la sua carica erotica si sprigionava sicuramente di più quando danzava leggiadra sulle note di Angelo Badalamenti nei picchi gemelli. Benché lì fosse vestitissima.


Qual è il problema di un film che vorrebbe essere uno sguardo negli abissi della perversione umana, della mania di controllo, della possessione sessuale più degenerata? Il problema numero uno è che questa pellicola si prende talmente sul serio da finire per essere involontariamente comica.
L’altro problema è che su tutto il film d’esordio di Lynch Jennifer si stende l’ombra del padre. Detta così può sembrare una cosa inquietante, invece il film è davvero poco disturbante e finisce quasi per essere una parodia, di Lynch David.

Julian Sands o Julian Assange?
La storia è quella di un tizio (intepretato da un risibile Julian Sands, di recente rivisto in Millennium - Uomini che odiano le donne e clamorosamente somigliante a Julian Assange!), un dottore apparentemente normale e rispettabile, pure felicemente fidanzato, ma che in realtà è uno stalker a livelli colossali. La sua ossessione per Sherilyn Fenn è totale, persino ridicola. Se volete sapere cos’è un uomo zerbino, un servo della gleba, guardate questo film e ne avrete un’idea precisa.
ATTENZIONE SPOILER
Un giorno poi Sherilyn viene investita da un auto proprio di fronte a casa sua e il dottore maniaco decide di curarla e di tenerla con sé. Con curarla, intendo che le amputa le gambe e pure le braccia. Con tenerla con sé, intendo che la reclude in casa senza che nessuno sappia dove si trova. Sherilyn finisce così come un uccellino in gabbia, scontatissima metafora abusata dalla stessa Lynch, intrappolata senza via di fuga nella dimora di questo malato di mente.
Così come noi rimaniamo intrappolati nella visione di un film brutto brutto, ma nemmeno a livelli così abissali al punto da infilarlo dentro le peggiori pellicole di sempre come fatto dal Morandini. È più un brutto brutto tipo un incidente stradale da cui tuo malgrado non riesci a distogliere lo sguardo. Un incidente in cui l’unico soccoritore che arriva è un pazzo psicopatico che amputa le gambe alla vittima.
Super scultissimo degli anni ’90, quindi. Ma se lo guardate come fosse un film comico, vi regalerà parecchie soddisfazioni.
(voto 4+/10)

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