martedì 21 febbraio 2017

Manchester by the Sea: non chiamatelo strappalacrime, chiamatelo strappacuore





Manchester by the Sea
Regia: Kenneth Lonergan
Cast: Casey Affleck, Lucas Hedges, Michelle Williams, Kyle Chandler, Gretchen Mol, Matthew Broderick, Kara Hayward, Anna Baryshnikov, Heather Burns, Missy Yager


Si fosse chiamato soltanto Manchester, si sarebbe potuto immaginare un film sugli Oasis. O almeno, per me cresciuto negli anni '90 con la musica Britpop, quella città inglese significa soprattutto loro: i fratelli Gallagher. Per qualcuno cresciuto una manciata di anni prima, Manchester invece significherà magari Madchester, la scena musicale cittadina sviluppatasi negli anni '80 guidata da band come Stone Roses, Happy Mondays, Black Grape, Inspiral Carpets e Charlatans.
I patiti di calcio avranno invece immaginato, o sperato in un film sul Manchester United. O magari sul Manchester City.

Manchester by the Sea non ha però nulla a che vedere con la città inglese. Come riporta Wikipedia: Manchester-by-the-Sea, spesso semplicemente Manchester, è un comune degli Stati Uniti d'America facente parte della contea di Essex nello stato del Massachusetts.
È in questa cittadina marittima statunitense di appena 5mila anime che è per lo più ambientato il film Manchester by the Sea. Un luogo tranquillo e sereno, dove puoi uscire in barca per una gita in mare e trovare persone come Michelle Williams. Sembra quasi di stare nella Capeside di Dawson's Creek. Un posto bello in cui vivere, almeno se non ci sono rompiscatole aspiranti Spielberg come Dawson Leery che ti vogliono coinvolgere nei loro filmucoli.


"Hey Jen, sei già andata a trovare Dawson?"
"Ma col cavolo! Ora che sono diventata un'attrice di successo, figurati se non prova a scritturarmi in un suo film...
Non per dire, però il mio nome comunque è Michelle non Jen, caro Pacey."
"E il mio è Casey, non Pacey!"

Può però rivelarsi anche un posto difficile in cui vivere. Non che dietro la sua facciata quieta capitino omicidi misteriosi come in Twin Peaks, Pretty Little Liars o nella nuova Riverdale. Questa è una storia differente. Una storia piena di tristezza. Così triste che non è che faccia piangere. Fa più che altro venire un groppo allo stomaco. Manchester by the Sea è un film duro, una visione sofferta, eppure non è disperato. Riesce a mantenere intatta un po' di speranza, a far intravedere la luce alla fine del tunnel, sebbene sia solo una lucina flebile. Più che uno strappalacrime in senso classico, è uno strappacuore. Una pellicola che ti scava un buco dentro e lì rimane.


Non so nemmeno dire cosa mi abbia colpito tanto. È difficile spiegare cosa renda questo film un'esperienza profonda, paragonabile a poche altre pellicole recenti o meno. C'è qualcosa di stranamente familiare nei suoi personaggi. Si prova una notevole empatia, nonostante il protagonista non sia certo Mr. Simpatia. Eppure la recitazione di Casey Affleck è così non-recitata che non sembra nemmeno di stare a vedere un film. Sembra di essere al suo fianco e riuscire a vivere quanto gli capita come se si fosse lì con lui.
Bravissimi anche gli altri attori ad apparire come dei non-attori. Non che siano incapaci, sia chiaro. Tutt'altro. Anche loro è come se non recitassero. Lucas Hedges, Michelle Williams, Kyle Chandler, Gretchen Mol e Kara Hayward (la ragazzina di Moonrise Kingdom – Una fuga d'amore) sembra che in quei panni ci siano nati. Niente voci sospirate come nelle fiction Mediaset. Niente scene forzate. Niente sforzi. La forza di Manchester by the Sea sta nella sua naturalezza. Nel suo neo neorealismo che puzza di vita vera. Nel suo essere straordinario nel suo essere ordinario. Nel suo dolore sommesso che ti accompagna lungo tutta la sua durata e che poi ti resta dentro pure alla fine. Lo puoi sentire anche adesso, a qualche giorno di distanza dalla visione.
Hey, mi vuoi lasciare un po' solo, ora?
(voto 8,5/10)

10 commenti:

  1. Comprendo bene. Non so quale sia la sua particolarità, proprio non so, ma mi ha bucato lo stomaco. E, invano, io tiferò per Lonergan. C'è così tanto realismo che, a tratti, ti senti a disagio.
    Questo, nonostante qualche ralleny tattico o l'adagio di Albinoni nelle scene più drammatiche (troppo per molti, ma a me che lo adoro conciliava il magone).
    Che bello, e che bravi. Anche se, temo, Affleck non vincerà. L'Academy gli farà pesare quelle accuse (cadute, pare) che hanno scatenato le femministe di Hollywood, che al solito sanno tutto di tutti.

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  2. Eh, non so dire nemmeno io perché mi sia piaciuto tanto. Eppure si è scavato un posto nel mio cuore e lì è rimasto e credo ci rimarrà molto, molto a lungo.

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  3. In poche righe sei riuscito a raccontare la grandezza di questo film come nessun altro che ho letto finora.

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  4. Mi hanno detto: "Vediti Manchester by the Sea, sarà una mazzata che non ti dimenticherai"

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  5. A me sti neorelismi me puzzano da paura... ma correrò il rischio.. dopo la tua rece.. devo. ;)

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  6. non l'ho ancora visto, avrei dovuto farlo domani, ma mi sa che ritardo un pochino la visione... sicuramente vorrò vederlo prima della notte degli Oscar, perché, sulla carta, mi pare meriti più questo di "La La Land" la statuetta del miglior film

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  7. Lo guardo stasera, poi tornerò a rileggerti ;)

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  8. Concordo sulla recensione e sul film, purtroppo.
    C'è da dire, almeno, che dovessi scegliere preferirei Moonlight.

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  9. Eh sì, proprio strano Manchester by the sea, ma dannatamente bello. Non riesci a capire quanti sorrisi o quante lacrime voglia strapparti, ma finisci per voler bene a tutti, e voler correre da Lee ad abbracciarlo.
    Per il momento, può pure continuare a tormentarmi ;)

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  10. L'ho visto. Bello, ma proprio perché punta alla naturalezza di base alcuni espedienti inflazionati avrebbe dovuto/potuto risparmiarseli, a cominciare dall'abusato Albinoni della scena madre, agli incipit di rissa, a tanta roba che un medio cinefilo anticipa tranquillamente prima che ti accada sullo schermo (come quando la fidanzata del nipote rimprovera Lee a colazione mentre parla con l'agenzia funebre...)

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