lunedì 9 febbraio 2026

Hamnet: essere o non essere un film da Oscar, questo è il dilemma





Hamnet - Nel nome del figlio

Hanno fatto un nuovo film su William Shakespeare e il mio pensiero è corso subito a Shakespeare in Love. Quando l'ho visto avrò avuto 16 o 17 anni, allora non ne capivo granché di Cinema - non che ne capisca nemmeno tutt'oggi - ma mi sono domandato a lungo come un film del genere, per carità anche carino e meno noioso di quanto mi aspettassi, potesse essere tanto acclamato.

"Dopo la rottura tra Salvini e Vannacci, sarà dura scrivere una storia d'amore più tragica"

Ricordo che ai tempi fu un enorme successo di pubblico e all'edizione 1999 degli Oscar si portò a casa 7 premi su 13 nomination, battendo film come La sottile linea rossa e Salvate il soldato Ryan, oltre a un altro titolo che ho sempre considerato enormemente sopravvalutato, La vita è bella di Roberto Benigni. Tra le pellicole in corsa quell'anno c'erano inoltre altri lavori memorabili che manco riuscirono a entrare nella cinquina (perché allora erano solo 5) dei migliori film, come American History X, The Truman Show, Velvet Goldmine e Pleasantville, che si sono dovuti accontentare di candidature "minori". Ai tempi avevo cominciato a seguire il mondo del cinema da poco e quella fu la prima, e di certo non l'ultima, enorme delusione che gli Academy Awards mi diedero.

"Non ci posso credere!
Dico sul serio: come avete fatto a premiare il nostro film?"

Mi sono avvicinato quindi con un certo sospetto alla nuova pellicola incentrata sulla figura del Bardo, Hamnet - Nel nome del figlio, adattamento cinematografico del romanzo di Maggie O'Farrell, che qui co-firma la sceneggiatura insieme alla regista Chloé Zhao, già dietro la macchina da presa di un altro film che avevo trovato sopravvalutato, Nomadland, il trionfatore degli Oscar 2021. Sentivo quindi da lontano un miglio l'odore di pellicola fatta apposta per gli Academy Awards. Impressione confermata dalle 8 nomination ricevute.

"Ti prego, Cannibal, ti prego: non dire str*nzate sul nostro film"

Questo prima di vederlo, poi l'ho guardato e, sommerso dalle mie stesse lacrime - non piangevo così tanto dallo scioglimento degli Oasis - non ho più pensato agli Oscar. Probabilmente si aggiudicherà quello per la miglior attrice protagonista a Jessie Buckley e sarà solo meritato. Anzi, sacrosanto.

"Colpo di scena: questa recensione comincia a piacermi"

Non ho più pensato nemmeno a Shakespeare in Love. Per niente. Questo film è in pratica il suo opposto. Qui non ci troviamo dinnanzi a una comedy scema, bensì a un drammone devastante. Di quelli che ti strappano il cuore dal petto, lo calpestano e, mentre ti mostrano quanto la vita possa essere crudele, allo stesso tempo ti fanno vedere anche quanto possa essere stupenda e come l'arte possa far assumere un senso persino alla più insensata delle tragedie.


Anche in questo caso la vita di Shakespeare viene riletta in maniera libera, tra vere note biografiche e libere speculazioni su come ciò che gli è successo abbia influenzato le sue celebri opere. Solo che qui c'è un livello di profondità ed introspezione che la pellicola glamour e fighetta diretta da John Madden alla fine degli anni '90 si poteva solo sognare.

Di tutt'altro tenore e livello è inoltre l'interpretazione di Will Shakespeare realizzata qui da Paul Mescal, rispetto a quella decisamente ridicola di Joseph Fiennes.

"Will, sei bravino a scrivere, ma non credo raggiungerai mai i livelli
di un Fabio Volo o di un Federico Moccia"
"Pensi che non lo sappia?"

Oltre che da Shakespeare in Love, Hamnet è lontano anche dagli altri film “shakespeariani” che mi è capitato di vedere. Sia dalle trasposizioni più tradizionali delle sue opere, sia da quelle più post-moderne come Romeo + Juliet e Hamlet 2000. È invece più vicino al cinema esistenzial-naturalistico di Terrence Malick. Non a caso il regista eremita, che in genere non parla mai con la stampa né con nessuno, ha espresso la sua ammirazione per il film di Chloé Zhao. Sempre non a caso, la pellicola recente che più mi ha ricordato Hamnet è un lavoro molto malickiano come Train Dreams di Clint Bentley, curiosamente anch'esso in corsa agli Oscar 2026.

"Mio marito se ne sta a scrivere i suoi romanzetti Harmony, e io sgobbo.
Va bene la parità di genere, ma vi sembra giusto?"

Essere o non essere un film da Oscar, questo è il dilemma. Non so se Hamnet sia un lavoro pensato per fare il pieno agli Academy Awards. Non credo. Anche perché probabilmente non succederà, superato da I peccatori (Sinners) o da Una battaglia dopo l'altra, o da entrambi. So solo che è una tragedia che nulla ha da invidiare a quelle del Bardo - scusate se è poco - ed è realizzata in maniera impeccabile, certo, ma anche con tanto cuore. Con così tanto dolore che il cuore te lo spezza. Con così tanta verità, per quanto questa sia una ricostruzione in parte fittizia della vita del grande drammaturgo inglese, di cui non si conoscono tutti i dettagli. Sapete com'è, a quei tempi, a cavallo tra il 1500 e il 1600, la gente non stava a documentare tutto, anche quante volte va al cesso, sui social. E meno male.


Oltre che di William Shakespeare, questa è però anche e soprattutto la storia ancora più misteriosa dei suoi figli e di sua moglie, Anne Hathaway.


No, non QUELLA Anne Hathaway. Una sua antica omonima. Che poi, per uno strano scherzo del destino, il marito dell'attrice Anne Hathaway, Adam Shulman, ha una certa somiglianza proprio con Shakespeare.


Certo che la vita a volte è davvero assurda. Come ci ricorda questo splendido, straziante film che no, probabilmente non trionferà alla notte degli Oscar del prossimo 15 marzo, ma ca**o se lo meriterebbe più di altri titoli per cui è stato speso molto rumore per nulla.
(voto 9/10)




1 commento:

  1. Visto ieri. Quanto ho pianto. L'arte è una cosa meravigliosa, davvero.

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