sabato 31 gennaio 2026

Testa di serie - Heated Rivalry, Gomorra - Le origini, I Love LA e le altre serie tv di Gennaio 2026





Anno nuovo, rubrica televisiva nuova.
Che poi, a dirla tutta, non è che sia poi così diversa rispetto al passato. La grande novità è il titolo: Testa di serie. Per il resto è la solita minestra riscaldata, solo chiamata in un altro modo.


Serie migliore del mese (secondo Pensieri Cannibali)
I Love LA
(stagione 1)
Si può vedere su: HBO Max Italia
Genere: pop
Consigliato in particolare: a chi vuole un po' di sano fo**utissimo divertimento

Ci vorrebbero più serie come I Love LA. Datemene (almeno) una al mese e io sono contento. Tra Girls, Friends e i romanzi di Bret Easton Ellis, la serie creata e interpretata dalla mia nuova idola Rachel Sennott, l'attrice rivelazione dei film Shiva Baby, Bodies Bodies Bodies e Bottoms, è una comedy divertente, leggera ma non idiota, che celebra e allo stesso tempo prende in giro la vita a Los Angeles degli influencer, dei quasi famosi e di lavora con/per loro.


Una delle cose che più amo di questa serie è che, dietro la sua facciata cinica e disillusa, è una bella celebrazione dell'amicizia. E dietro al suo apparente egocentrismo, la protagonista/creatrice Rachel Sennott sa regalare un ottimo spazio anche agli altri personaggi, in particolare alla scatenata Odessa A'zion, attualmente nei cinema con Timothée Chalamet in Marty Supreme.


E c'è anche qualche cameo celebre da non perdere.


Unico difetto: appena 8 episodi da mezzoretta l'uno sono pochi e io non vedo l'ora che arrivi la seconda già confermata stagione. Non ce la posso fare ad aspettare senza che mi ricoverino prima in rehab per astinenza da I Love LA.
(voto 7,5/10)


Serie fenomeno del mese
Heated Rivalry
(stagione 1)
Si può vedere su: HBO Max Italia, dal 13 febbraio
Genere: ma sono tutti gay?
Consigliato in particolare: a chi cerca una nuova super ship, o anche due

Pensate se Sinner e Alvarez Alcaraz, grandi rivali in campo, lontani dalle luci dei riflettori vivessero un'intima e appassionata storia d'amore. Ecco, in pratica è quello che succede nella serie Heated Rivalry, solo che in questo caso l'ambientazione non è il mondo del tennis bensì quello dell'hockey su ghiaccio. Cosa che per altro la rende una visione perfetta in concomitanza con le Olimpiadi invernali di Milano Cortina. Non a caso i due protagonisti sono stati chiamati tra i tedofori. E Massimo Boldi muto.


Shane Hollander e Ilya Rozanov sono i due giocatori (fittizi) di hockey più forti del mondo e, in parallelo ai loro scontri sul campo, iniziano una relazione romantica in gran segreto. Perché in gran segreto?
Perché l'omosessualità in ambito sportivo è ancora un tabù, qui lo vediamo nell'hockey ma in altri sport come il calcio la situazione è forse persino peggiore. E anche perché Ilya è russo e, insomma, in Russia diciamo che non sono dei grandi sostenitori dei diritti LGBTQIA+.

"Sì, sono stato ricattato da Corona per alcune mie foto intime con Ilya"

Nel giro di poche settimane, questa serie canadese è diventata un fenomeno internazionale e a breve potrebbe conquistare anche l'Italia, dov'è in arrivo dal 13 febbraio sul nuovo servizio di streaming HBO Max. Tutto questo enorme hype è giustificato?

"Se sono stato ricattato anch'io da Corona?
E chi ca**o è, Corona?"

A guardare i primi due episodi, qualche dubbio mi è venuto. Lo spunto di partenza della serie è molto accattivante e l'intesa tra i due protagonisti interpretati dai nuovi sex symbol Hudson Williams e Connor Storrie è innegabile, però la storia si sviluppa troppo velocemente. Passano anni nel giro di pochi minuti. Con quello che succede in un paio di puntate, una serie statunitense ci avrebbe campato sopra almeno due stagioni. Ben venga una serie per una volta tanto che non cerca di tergiversare, solo che il rischio è quello di una visione eccessivamente frammentata e con poco approfondimento psicologico ed emotivo. Anche perché fanno vedere che stanno tutto il tempo a scopà.

"Non è mica vero che stiamo tutto il tempo a scopà"
"Ogni tanto giochiamo pure a hockey, così, tanto per passare il tempo tra un ciulata e l'altra"

Dal terzo episodio però le cose cambiano. Il ritmo rallenta, lo sguardo si amplia al di là dei due protagonisti, la qualità della sceneggiatura e dei dialoghi sale di livello e la serie diventa davvero bella. Degna dell'hype che l'ha anticipata. Da lì in poi è un crescendo. La situationship che coinvolge i due protagonisti diventa una storia d'amore sempre più appassionante e il quinto episodio è già un cult. Non sarà magari una serie capolavoro, ma un fenomeno irresistibile assolutamente sì.
(voto 7,5/10)


Origin Story del mese
Gomorra - Le origini
(stagione 1, episodi 1-5)
Si può vedere su: Sky e NOW
Genere: giovani criminali crescono
Consigliato in particolare: a chi è affascinato dal lato oscuro

C'era davvero bisogno di una origin story che ci raccontasse le vicende del giovane Pietro Savastano, uno dei più grandi boss di Gomorra - La serie?
A vedere il trailer di Gomorra - Le origini qualche dubbio m'era venuto, ma per fortuna la visione dei primi episodi mi ha fatto cambiare idea. Per carità, potevo anche continuare a vivere senza, però questa nuova creatura televisiva ha un suo senso di esistere.


Le atmosfere anni '70 fanno molto Romanzo Criminale in versione partenopea, il senso di déjà vu affiora in più di un'occasione, i conflitti tra gang raccontati non sono nulla di nuovo, eppure  Gomorra - Le origini riesce a differenziarsi sia dal film di Matteo Garrone che dalla precedente serie, e immagino anche dal romanzo di Roberto Saviano (che non ho letto), e ha un suo stile. Ha un suo cuore, cosa che parlando di camorra potrebbe far storcere il naso a qualcuno però, come ci hanno insegnato serie come Monster e numerose opere di Martin Scorsese, anche il Male va ritratto nelle sue varie sfumature. Fatevene una ragione.
(voto 6,5/10)


Preside più spesciale del mese
A testa alta - Il coraggio di una donna
(miniserie)
Si può vedere su: Canale 5, Mediaset Infinity
Genere: donne (e presidi) STRAORDINARIE
Consigliato in particolare: a chi pensa che le fiction Mediaset siano inferiori a quelle Rai e qui troverà conferma che ha ragione
"Scerto che ce va coraggio a guardare questa serie"

Questa immagine riassume alla perfezione il mio pensiero sulla fiction Mediaset A testa alta.

È una cag*ta di miniserie che con un filo di eccessiva retorica cerca di ammonire sui pericoli del web e del revenge porn, però me la sono proprio goduta. È davvero divertente da vedere, anche se più che altro involontariamente, per merito dei meme sulla personale pronuncia di "Scesciglia" da parte della preside interpretata da Sabrina Ferilli.


Visto che è una storia autoconclusiva non avrà una seconda stagione, ma se, come già annunciato, faranno un'altra serie pseudo impegnata e d'attualità del genere con la Ferillona nostra, tornerò.
(voto 4,5/10)


Preside più Zoolander del mese
La preside
(stagione 1, episodi 1-6)
Si può vedere su: Rai 1, Raiplay
Genere: donne (e presidi) STRAORDINARIE - Parte II
Consigliato in particolare: a chi pensa che le fiction Rai siano superiori a quelle Mediaset e qui troverà conferma che ha ragione

Da un'idea di Stefano Accorsi...
Ah, no. Questa volta è da un'idea di Luca Zingaretti, che tra l'altro ha avuto un'idea furba. Prendere due tra le fiction Rai di maggiore successo degli ultimi anni, Mare fuori e Un professore, e fonderle in una serie nuova, La preside. Ha poi avuto anche l'idea di produrla e mettere come protagonista sua moglie, Luisa Ranieri. Anche se quest'ultimo sospetto sia stato un obbligo da parte di lei, più che un'idea di lui.

"Luca, o mi dai la parte,
o ti faccio dormire sul divano finché non chiedi il divorzio"

In questa serie ispirata alla vera storia di Eugenia Carfora, Luisa Ranieri ha la parte di Eugenia Liguori, una donna che ha l'idea, forse meno furba rispetto a quella di Zingaretti, di andare a fare la preside all'istituto Ortese di Caivano, comune della città metropolitana di Napoli che dicono sia leggermente malfamato. Io invece non lo dirò, penso sia un posto fantastico, quindi se volete prendervela con qualcuno, non prendetevela con me.


Luisa Ranieri è una valida attrice, molto stimata da registoni come Paolo Sorrentino e Ferzan Özpetek, solo che ho un problema con lei: ha sempre questa espressione con le labbra alla Zoolander, anzi, più che altro come Owen Wilson nel ruolo di Hansel in Zoolander, che faccio fatica a prenderla sul serio.


Tralasciando questo piccolo particolare, che personalmente mi rende solo la visione più spassosa, quasi quanto la Ferilli che dice "Scesciglia" in A testa alta, si vede che Luisa Ranieri ci tiene in maniera particolare alla parte. La preside è però persino troppo incentrata sulla sua protagonista e rischia di togliere lo spazio, e pure il respiro, agli altri personaggi. Quando riescono a venire fuori anche loro, specie dopo i primi episodi presidecentrici, il racconto si fa più corale e la serie ci guadagna solo.


Pur non riuscendo a svincolarsi del tutto dalla sua funzione retorica di dare a tutti i costi un forte messaggio sociale, questa La preside si fa vedere con piacere, rispetto ad A testa alta ha una sua qualità, o se non altro una sua dignità a livello di regia, sceneggiatura e recitazione, e mi sa tanto allora che, dopo Mare fuori e Un professore, mamma Rai ha messo a segno un altro gol con una nuova serie che può appassionare tanto i genitori quanto i figli. Senza manco essere 'na strunzata.
(voto 6+/10)


Trashata del mese
Fabrizio Corona - Io sono notizia
(docuserie)
Si può vedere su: Netflix
Genere: madonna benedetta dell'incoronèta
Consigliato in particolare: a chi pensa che dietro la facciata da spaccone, Corona nasconda un lato più profondo... e invece non nasconde proprio un bel niente

Guardando la docuserie Io sono notizia ho provato una certa pena per Fabrizio Corona. Per quanto si possa provare pena per uno che nella sua vita si è trombato gente come Belén Rodríguez e Nina Moric all'apice della loro fregnosità. Roba che forse giusto Gerry Scotti può capire.


Ogni volta che parla, nel suo cercare di sorprendere lo spettatore con i racconti della sua incredibile vita e mostrare come si sia comportato in maniera figa in qualsiasi situazione, pure le volte in cui è finito in carcere, emerge una ben celata insicurezza. Più che il re dei paparazzi, anche perché come lui stesso ammette non ha mai fatto una foto in vita sua, sembra il re degli insicuri. Uno che cerca di spacciare il vuoto culturale ed esistenziale che rappresenta, così come la sua assenza di valori e di una morale, per ribellione al sistema. Per quanto si sforzi di apparire come tale, Fabrizio Corona non è un eroe ribelle. È solo il frutto malato di anni di berlusconismo che ora, ironia della sorte, sta prendendo di mira pure lo stesso sistema berlusconiano che l'ha generato.


Quello che mi provoca più pena è che Corona è una persona con un potere comunicativo fuori dal comune e sarebbe potuto essere un rispettabile professionista di alto livello. Se solo avesse seguito le orme del padre Vittorio Corona, giornalista integerrimo sempre lontano dalle luci della ribalta, e non avesse invece deciso di trasformarsi nella sua nemesi. È diventato tutto ciò che il suo papà odiava, l'esatto opposto di ciò che rappresentava. Tutto questo, perché?


Per amore dei soldi, come lo stesso Fabrizio Corona confessa in questa docuserie, vantandosene. Per carità, i soldi fanno comodo a tutti. La differenza è che, per la maggior parte di noi, sono un mezzo, non un fine. Per Corona invece lo scopo della (sua) vita è fare soldi per fare soldi. Non importa se per farlo deve infrangere qualche legge, perdere la libertà, perdere il rispetto del padre, persino costringere la sua allora moglie Nina Moric ad abortire e in generale sfruttare tutti quelli che lo amano, prima di allontanarli. L'unico grande amore della sua vita non è nemmeno il figlio Carlos Maria, ma è il denaro. Contento lui.


Come personaggio, Fabrizio Corona è anche interessante. Lo definirei quasi scorsesiano, dalle parti del Jordan Belfort di The Wolf of Wall Street. Diciamo un Jordan Belfort con Lele Mora come mentore. Peccato che come docuserie invece Io sono notizia non sia per niente scorsesiana. Più che indagare sul male che si annida all'interno del suo protagonista, cerca i toni sensazionalistici, e finisce per essere vittima di Corona, come tutte le persone che hanno avuto la (s)fortuna di incrociare il suo cammino.


Il problema è che la serie non riesce a raccontare per davvero fino in fondo Corona. È piuttosto Corona che prende il possesso della serie e la sua voce sovrasta quella degli autori e degli altri intervistati che compaiono qua e là giusto come personaggi (molto) secondari all'interno della narrazione coroniana. Un peccato perché, con una maggiore dose d'ironia, ne sarebbe potuto uscire un racconto pop favolosamente tragicomico sull'Italia degli utimi 30 anni. Gli aneddoti riguardanti il paparazzo Maurizio Sorge ad esempio sono esilaranti.


Io sono notizia finisce invece per sembrare una celebrazione, o una quasi celebrazione, del suo discutibile protagonista. Se l'avessero dipinto per quello che è, un villain anziché una specie di supereroe, il risultato sarebbe potuto essere molto più efficace.
(voto 4/10)


Recuperone del 2025
Mr. Scorsese
(docuserie)
Si può vedere su: Apple TV
Genere: scorsesiano
Consigliato in particolare: a tutti gli amanti del Cinema con la C maiuscola

Lezioni di cinema e anche lezioni di vita. Si muove su questi due binari la docuserie biografica su Martin Scorsese. Un regista che nel corso della sua carriera ha vissuto numerosi alti e bassi, passando dall'acclamazione più assoluta alle critiche più feroci. È un'autentica goduria per qualunque appassionato di cinema, e non per forza solo per i suoi fan sfegatati, scoprire i dietro le quinte della lavorazione di quasi tutte le sue opere. Solo il dimenticabile Hugo Cabret guarda caso non viene manco nominato, e purtroppo c'è poco spazio per Cape Fear, sottovalutato dallo stesso Mr. Scorsese, mentre secondo me è un grandissimo thriller-horror.

"Se mi pento di quello che ho detto sui film Marvel?
Sì, mi pento di non esserci andato giù più pesante"

Quello che sorprende di più, e che colpisce di più il cuore, è però l'aspetto umano. Come Martin viva letteralmente sulla sua pelle i film che dirige. Come abbia un carattere più irrequieto, irascibile e oscuro di quanto si potrebbe immaginare, o se non altro di quanto io mi sarei aspettato. La parte che più mi ha colpito è quella in cui parla dei suoi problemi con la rabbia con cui convive da sampre e che non se n'è mai andata. Col tempo, però, è riuscito a placarla adottando uno stile di vita più zen, che poi è uno dei miei buoni propositi per il 2026 che spero almeno in parte di riuscire a portare a termine.

"Io uno stile di vita zen?
Ahahah, buona questa!"

Come e forse più di Tarantino, Scorsese è un regista rockstar dall'esistenza travagliata e dallo spirito ribelle, e conoscerlo più da vicino a livello umano, anche con i suoi tic e con le sue caratteristiche espressioni facciali, mi ha fatto venire voglia di approfondire ulteriormente il suo cinema e andare a recuperarmi quei titoli della sua filmografia che ancora mancano alle mie visioni. Questo è il ruolo di un buon documentario: ti fa conoscere delle cose che non sapevi e allo stesso tempo ti spinge ad approfondire ulteriormente la materia.
(voto 7/10)


Docuserie nostalgica del mese
Take That
(docuserie)
Si può vedere su: Netflix
Genere: never forget
Consigliato in particolare: a chi ha visto la docuserie e il film biopic su Robbie Williams e vuole conoscere anche gli altri punti di vista sulla storia della boy band inglese più celebre di sempre

Secondo voci non confermate, pare che Martin Scorsese abbia commentato così la miniserie in 3 parti dedicata alla storia dei Take That:
(voto 6,5/10)


Sorpresa del mese
A Knight of the Seven Kingdoms
(stagione 1, episodi 1-2)
Si può vedere su: HBO Max
Genere: oh oh cavallo
Consigliato in particolare: a chi ha sempre pensato che Game of Thrones fosse noioso

Un'altra serie spinoff di Game of Thrones?
Non bastava quella lagna di House of the Dragon?
Questa è stata la mia first reaction quando sono venuto a conoscenza di A Knight of the Seven Kingdoms. Ero persino tentato di non iniziarla nemmeno, solo che poi ho pensato che una possibilità su mille di rimanere piacevolmente sorpreso c'era e così ho cominciato a guardarla e... quell'unica possibilità si è trasformata in realtà!

"Yeah!"

A Knight of the Seven Kingdoms riesce a superare quelli che, almeno a mio giudizio, erano i due maggiori problemi di Game of Thrones e House of the Dragon. Il primo era la loro eccessiva serietà. Questa serie invece è parecchio divertente, a tratti sembra quasi una parodia delle altre opere tratte da George R. R.  Martin e le vibe che si respirano sono più vicine a quelle del simpatico film Il destino di un cavaliere con Heath Ledger. Qualcuno se lo ricorda?


Il secondo difetto di GOT e HOTD era la presenza di troppe sottotrame e di troppi personaggi. Così tanti che, a meno che non sei un nerd infoiato di fantasy che passa la sua vita a leggere i romanzi di George R. R. Martin, è difficile anche solo ricordarsi il nome di molti di loro. A Knight of the Seven Kingdoms invece racconta più che altro la vicenda di un cavaliere, uno solo, Ser Duncan l'Alto, e del suo scudiero Aegon. La vicenda, almeno a giudicare dai primi due episodi, sembra quindi farsi seguire con facilità e con piacere.


La versione comica, ma a suo modo anche tenera, di Game of Thrones di cui non sapevo di avere bisogno è arrivata e ora sono curioso di scoprire come quest'inaspettata avventura su cui non avrei scommesso manco un dragone d'oro proseguirà.
(voto 6,5/10)


Serie più f*ga del mese
Fuga
(miniserie, titolo originale: Run Away)
Si può vedere su: Netflix
Genere: thrillerone
Consigliato in particolare: agli amanti della fuga come Massimo Boldi e Gerry Scotti

Ci sono cose che FUN-ZIO-NE-RAN-NO solo nella testa di alcune persone con evidenti problemi, e cose che funzionano per davvero. A quest'ultima categoria appartengono le serie thriller tratte dai romanzi di Harlan Coben, ormai diventato la nuova gallina dalle uova d'oro di Netflix. Dopo il successo di prodotti come Un inganno di troppo e Missing You, ad aprire il 2026 ci ha pensato Fuga. Devo ammettere di aver cominciato a guardarla perché avevo letto male il titolo, scambiando la U con una I. Errore mio.


Pur non essendo una fugata pazzesca e pur non rappresentando niente di nuovo, Fuga riesce a catturare, grazie agli ingredienti tipici dei lavori di Harlan Coben: qualcuno che è sparito nel nulla, qualche dramma familiare, qualche leggero inserto sentimentale, una punta di umorismo e soprattutto tanti misteri da risolvere e un colpo di scena dietro l'altro che ad ogni episodio ribalta ciò che pensavamo fino a quel momento della storia e dei personaggi. Il segreto del suo successo credo stia in quello: saper riuscire a tenere sempre alta l'attenzione. Non importa se si rischia di esagerare con la sospensione dell'incredulità, o se si mettano sul piatto persino troppi ingredienti non tutti cotti a puntino. In questo caso ad esempio c'è di mezzo anche la sottotrama di una setta religiosa poco approfondita e troppo stereotipata.


Tra i punti di forza di Fuga c'è Dee Dee, interpretata dalla folgorante Maeve Courtier-Lilley, che con i suoi occhioni da psicopatica buca lo schermo e credo, o almeno spero, che in futuro la rivedremo spesso. In altre serie, o anche al cinema.


A dispetto del titolo, Fuga non fa fuggire gli spettatori e tiene lì davanti incollati con la voglia di scoprire cosa succede e come andrà a finire. Perché? Perché è una serie che non strabilia, ma semplicemente FUN-ZIO-NA.
(voto 6/10)


Serie più inguardabile del mese
Minimarket
(stagione 1, episodi 1-2)
Si può vedere (ma è meglio non farlo) su: RaiPlay
Genere: musicarello
Consigliato in particolare: a chi odia Kevin Spacey e vuole vedere che (brutta) fine ha fatto

Sulla carta, Minimarket è uno dei prodotti Rai più originali e inaspettati degli ultimi anni, e forse di sempre. Si tratta di una serie comedy musical che mischia realtà e finzione e presenta nel cast Kevin Spacey. Qualcosa di imperdibile, sempre sulla carta. Nella pratica, Minimarket è invece una cosa oscena. I numeri musicali sono di una bruttezza devastante, manco ci si sforza di fare lip sync tra cantato e cantante. Il protagonista nonché ideatore della serie Filippo Laganà sarebbe anche pieno di idee, peccato le metta in scena nella maniera più poraccia possibile, e peccato anche che le sue doti attoriali risultino parecchio limitate. Specie al cospetto di un due volte premio Oscar.

"Kevin, chi stai chiamando?"
"L'agente che mi ha procurato quest'ingaggio"
"Per ringraziarlo?"
"No, per licenziarlo immediatamente"

Kevin Spacey nella sua vita avrà anche fatto degli errori, forse ha pure commesso dei reati (sebbene al momento tutti i processi a suo carico siano finiti in assoluzione), ma qualunque cosa possa aver fatto, recitare in una schifezza del genere è una punizione davvero troppo, troppo severa. Piuttosto mettetelo in galera.
(voto 3/10)


Cotta del mese
Ella Purnell (Fallout)
(stagione 2)
Si può vedere su: Prime Video

Avevo apprezzato decisamente e inaspettatamente la prima stagione di Fallout, serie tratta dall'omonimo popolare franchise di videogame. Con la seconda sto invece facendo parecchia più fatica. Ci sono troppi personaggi che compaiono e poi scompaiono, troppe sottotrame da seguire, alcune piuttosto inutili. Se continuo ancora a guardarla quindi è soprattutto, ma diciamo anche solo, per il mio amore per Ella Purnell e per i suoi occhi spaccanti. Che comunque rappresentano una ragione più che sufficiente.



Guilty Pleasure del mese
La sua verità
(miniserie, titolo originale: His & Hers)
Si può vedere su: Netflix
Genere: colpi di scena a tutti i costi
Consigliato in particolare: a chi crede nella sospensione dell'incredulità più di ogni cosa

Ci sono sempre (almeno) due versioni di una storia, viene detto all'inizio della miniserie La sua verità. Uno a questo punto, soprattutto tenendo conto che il titolo originale è His & Hers, si immagina che la serie sarà raccontata attraverso due punti di vista. Invece no. La verità è che La sua verità procede in maniera parecchio lineare, come qualsiasi altro thriller, senza una sua particolare impronta narrativa e sa molto di già visto.


La storia parte in maniera simile a molte altre serie da Twin Peaks in poi: il ritrovamento di una donna morta. I collegamenti con l'opera di David Lynch però (purtroppo) finiscono qui. A indagare sul caso ci sono il solito detective incasinato e ambiguo interpretato da Jon Bernthal, e una giornalista che ritorna nella cittadina in cui è cresciuta interpretata da Tessa Thompson. Ah, ovviamente i due avevano una relazione. Anzi, erano sposati. O meglio ancora, sono ancora sposati, solo che hanno finito per condurre due vite separate dopo la traumatica morte della loro figlia.


Nonostante il forte senso di déjà vu nei confronti di quasi qualsiasi altro thriller uscito negli ultimi decenni, la serie si fa guardare con una certa curiosità e senza troppi problemi. Senza comunque coinvolgere più di tanto, anche perché tutti i personaggi sono piuttosto respingenti, e senza convincere più di tanto, anche perché il doppio colpo di scena finale si sforza troppo per stupire a tutti i costi. Finendo solo per apparire inverosimile.
(voto 5,5/10)


Vodcast del mese
Fuori di Cabello
Si può vedere su: YouTube

La fuoriclasse Victoria Cabello è tornata. Non in tv, bensì su YouTube, Spotify e sulle altre piattaforme, con un vodcast di interviste che fa le scarpe a qualsiasi talk show oggi in onda. Forse anche a Le belve, che ormai comincia a diventare ripetitivo. Sicuramente è più divertente. Riesce a rendere divertenti persino le interviste con dei personaggi che di loro non è che mi suscitassero enorme simpatia, come Alessandro Borghese e Federica Pellegrini, e questa è una dote fuori dal comune. Fuori di Cabello allora sono quei dirigenti televisivi che non stanno correndo a farle subito un contratto a vita.
(voto 6+/10)




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