mercoledì 14 gennaio 2026

Sirât: (s)balliamo sul mondo





Sirât

Un uomo spagnolo di mezza età va a un rave in mezzo al deserto del Marocco insieme al figlioletto. No, non lo fa per iniziarlo ai piaceri della musica dance o per fargli conoscere Gigi D'Ag, né per introdurlo al magico mondo delle droghe chimiche.

"Papà, ma non potevi portarmi a Gardaland?"

L'insolita coppia, insolita almeno per un rave, è alla ricerca dell'altra figlia dell'uomo, che è anche la sorella maggiore del bimbo. Una tipa che frequenta l'ambiente dei rave, quelli che tanto piacciono al ministro Salvini, e che probabilmente non ha nessuna voglia di essere trovata dal padre apprensivo, con tanto di fratellino e pure cagnolino al seguito, ma solo ballare e sballarsi tutta la notte e pure tutto il giorno. Lasciatela in pace, dico io. Invece no, altrimenti questo film non esisterebbe.


Film? Quale film?
Sirât, il candidato ufficiale della Spagna agli Oscar 2026, vincitore al Festival di Cannes 2025 del Premio della Giuria, nonché uno dei titoli più nominati agli European Film Awards 2026, che saranno consegnati sabato 17 gennaio a Berlino. Una pellicola così osannata in patria e che si sta facendo valere pure a livello internazionale vuoi che abbia una distribuzione nell'Italietta antirave in cui viviamo?
Ebbene sì. È appena uscita nei cinema della Penisola distribuita da MUBI. Per vederla non dovete quindi nemmeno fare come l'uomo spagnolo di mezza età protagonista: avventurarvi nell'ignoto e sperare di trovare ciò che state cercando. Nel vostro caso non una figlia gabber nel deserto del Marocco, bensì una pellicola da sballo nei meandri del dark web. Ne vale la pena?


Per il padre, lo scoprirete solo vivendo e solo guardando questo film. Per lo spettatore, sì. Perché, anche se è un film devastante e traumatico, è pure un'inaspettata avventura cinematografica di quelle differenti dalle altre in circolazione. Lo spunto di partenza, un padre alla ricerca della figlia, non mi sembra sia troppo distante dal super campione d'incassi italiano Buen camino con Checco Zalone, che non ho ancora visto, ma sospetto che lo sviluppo sia leggermente differente.

Sirât è una variante originale delle classiche pellicole on the road capace di lasciare a bocca aperta almeno in un paio di momenti e che nel complesso ha la capacità di rimanerti sottopelle. Così come nelle orecchie ti rimane la sua colonna sonora techno unz unz unz unz, che all'inizio ti può rimbecillire un po', ma quando ci hai fatto l'abitudine ti affezioni.


Senza stare a menarsela troppo con intellettualismi di sorta, Sirât possiede una sua notevole profondità e per certi versi può avere anche una lettura politica. Così come i suoi personaggi sono più profondi di quanto potrebbe sembrare a un rapido sguardo. Si può accusare chi partecipa ai rave di superficialità, di starsene a ballare spensierati mentre là fuori, in Marocco e non solo in Marocco, c'è la guerra. Di starsene a ballare delle musichette mentre fuori c'è la morte. Però, alla fine dei conti, chi è degno di maggiore rispetto? Loro che ballano, non fanno del male a nessuno e, anzi, se c'è da aiutare una persona in difficoltà la aiutano, o quelli che giocano a fare la guerra?
(voto 7,5/10)




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