lunedì 19 gennaio 2026

Sorry, Baby: un film su violenze sessuali, pensieri suicidi e... teneri gattini





Sorry, Baby

Ci sono film che ti rimangono incollati addosso, a cui ritorni col pensiero anche giorni dopo la visione. Sorry, Baby per me è uno di questi film, non so nemmeno bene spiegare perché. E allora perché diavolo ci scrivo un post sopra?

Io che fisso gli appunti presi durante la visione e penso a cosa scrivere in questo post

A livello di trama, Sorry, Baby ricorda vagamente un altro titolo recente: After the Hunt - Dopo la caccia, perché anche qui si parla di un episodio di violenza sessuale, o se preferite di presunta violenza sessuale, all'interno di un ambito universitario. Se state cominciando a sbuffare, io ad esempio lo sto facendo, al solo pensiero dell'ultima pellicola di Luca Guadagnino con Julia Roberts, vi avverto però subito che in questo caso il risultato per fortuna è parecchio differente. Tanto era freddo e distante quel lavoro, che sembrava quasi una tesi di una laurea a tema stupro, quanto è sentito questo.

E, tanto per la cronaca, la stessa Julia Roberts l'ha adorato, come ci ha tenuto a far sapere a tutto il mondo durante gli ultimi Golden Globe. Se non vi fidate di me, e avete tutte le ragioni per non farlo, fidatevi almeno di Pretty Woman in persona. Se non vi fidate manco di lei, lasciatevelo dire: siete delle brutte persone. Senza offesa.


Sorry, Baby è scritto, diretto e interpretato da Eva Victor, cineasta francese nata a Parigi e in seguito trasferitasi a San Francisco qui al suo debutto dietro la macchina da presa. Io non so se alla base del film vi sia una sua esperienza autobiografica, mi auguro per lei di no, però si sente che questa pellicola è molto personale. È piena di emozioni. Ci si commuove, ma si ride anche. Nonostante racconti un episodio traumatico, per quanto affronti la depressione e gli istinti suicidi della protagonista, i toni sono spesso ironici e quasi da commedia.


Come spirito, siamo vagamente dalle parti di Fleabag. Sarà che c'è una certa somiglianza fisica tra Eva Victor e Phoebe Waller-Bridge, così come un comune particolare senso dell'umorismo. Detto questo, non aspettatevi una sterile copia, era giusto per dare un vago riferimento. Siamo anche dalle parti di molti film indie usciti negli ultimi anni. Eppure, Eva Victor ha una personalità e uno stile tutti suoi. Sorry, Baby può ricordare cento altre cose e allo stesso tempo nessuna. Non c'è quel sensazionalismo ricercato da After the Hunt ed è distante pure da un altro film che affronta una tematica simile, il folgorante Una donna promettente di Emerald Fennell. Qui non c'è alcun desiderio di vendetta.


Sorry, Baby non è un film che cerca di piacere a tutti i costi. Non cerca nemmeno la compassione forzata nei confronti della protagonista e di quello che le succede. Manco quando inserisce dei momenti con un tenero gattino appare particolarmente ruffiano. Comunque, se amate i gatti, avete un motivo in più per non perdervelo. Se invece non li amate, siete liberissimi di recarvi all'uscita di questo blog e non presentarvi mai più da queste parti.

Scherzo. Se però non vi piacciono né i felini né questo film, meritate proprio di essere attaccati da un branco di teneri gattini inferociti.


Nonostante tutto ciò e per quanto non vi sia alcun desiderio di far apparire la protagonista come una vittima, quanto qualcuno che cerca semplicemente di andare avanti con la propria vita anche quando appare molto difficile farlo, a un certo punto mi è venuta una gran voglia di abbracciarla. Per quanto lei non sembri una persona da abbracci, e per quanto non lo sia nemmeno io. Sì, ho trovato un film che mi ha fatto venire voglia di abbracciare qualcuno, e vorrei ricordare che sono piemontese. Ecco quanto mi è piaciuto Sorry, Baby.
(voto 8/10)





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