martedì 17 aprile 2018

Ci vediamo da The Place prima o poi





The Place
Regia: Paolo Genovese
Cast: Valerio Mastandrea, Sabrina Ferilli, Marco Giallini, Alba Rohrwacher, Vittoria Puccini, Rocco Papaleo, Silvio Muccino, Silvia D'Amico, Vinicio Marchioni, Alessandro Borghi, Giulia Lazzarini


C'è una tavola calda che si chiama The Place in cui è possibile trovare qualcosa che non si trova in qualunque bar, o ristorante, o locale. Il gelato Winner Taco della Algida?
No, intendo qualcosa di più raro ancora. Un uomo misterioso che realizza i desideri delle persone. Una specie di genio della lampada, solo senza lampada, con un colorito meno Avatar e in grado di realizzare un solo desiderio alla volta, non tre. Inoltre, lui ti chiede qualcosa in cambio. È come una specie di patto col diavolo. Quid pro quo, Clarice. Spinto dalla curiosità e dal mio spirito da reporter, ho trovato questo locale e ho incontrato questo fantomatico uomo. Ecco cos'è successo.



“Buongiorno, è un vero onore incontrarla.
Ho sentito molto parlare di lei.”



“E dove?”





“Sia sul piccolo che sul grande schermo.
Le hanno dedicato una serie TV e poi anche un film.
Lo sapeva?”



“Io so tutto.”





“E allora, scusi, ma che cazzo me lo chiede a fare?”





“Così.
È più divertente sentire le cose direttamente da voi umani.”




“Perché?
Lei non è umano?”




“Non confermo, né smentisco.
Comunque, lei è qui per un patetico desiderio, vero?
Cosa vuole?”



“Sì, sono qui per esprimere un desiderio, ma non è che ci volesse il mago Silvan per saperlo.
È il suo lavoro, per forza che sono qui per quello. Come quando uno va da una prostituta, non è che ci va per fare una partita a scacchi. Anche se potrebbe essere interessante. Non è che solo perché una è una prostituta, non deve saper giocare a scacchi. Magari è bravissima.
Il mio desiderio comunque è: vorrei vedere un altro film italiano capace di piacermi quanto Perfetti sconosciuti.”


“Mi hanno chiesto tante cose sciocche, però questo vince il premio di desiderio più stupido di sempre, senza ombra di dubbio.
In ogni caso, se è proprio ciò che vuole, la accontento.
Vediamo sull'agenda cosa deve fare in cambio...
Uh, interessante!
Allora, in cambio deve scrivere sul suo blog Pensieri Cannibali una recensione positiva di Dunkirk.”

Dunkirk???
Oddio, no!
Non c'è davvero nient'altro che posso fare, tipo uccidere o rapire qualcuno, o anche compiere una rapina, o qualcosa del genere?”


“No.
Deve scrivere una recensione più positiva possibile dell'ultimo film di Christopher Nolan.”



“Non so se ce la posso fare.”





“Nessuno la obbliga.
In tal caso però non vedrà più un altro film italiano capace di entusiasmarla quanto Perfetti sconosciuti.”



“Va beh.
Allora proverò a fare un tentativo.”




Due giorni dopo


“L'ho fatta.
L'ho scritta!”




“Bene, buon per lei.
Quindi poi ha anche visto un film italiano che le è piaciuto quanto Perfetti sconosciuti?”



“Ehm, veramente no.
Ho visto il nuovo film del regista di Perfetti sconosciuti, Paolo Genovese, con un cast così pieno di stelle che sembra la versione degli Avengers con gli attori più lanciati del cinema italiano al posto dei supereroi e una storia molto intrigante da raccontare. Insomma, le premesse erano ottime. E la pellicola funziona anche. Più o meno. L'intreccio è ben orchestrato e, nonostante i numerosi personaggi e le numerose sottotrame, tutto si interseca alla perfezione. Solo che non c'è mai un vero crescendo emotivo. È tutto frammentato e non parte un coinvolgimento diretto nei confronti di nessuno dei personaggi in particolare. L'unico protagonista fisso è un tipo come lei, uno strambo che realizza desideri, ma non è che sia proprio il massimo della simpatia, nonostante a interpretarlo c'è un attore come Valerio Mastandrea che in genere apprezzo sempre parecchio, fin dai tempi di Tutti giù per terra, per arrivare alla recente serie La linea verticale, passando per Tutta la vita davanti, La prima cosa bella, Non pensarci, La felicità è un sistema complesso e appunto Perfetti sconosciuti."

“Certo che lei è proprio fissato, con quel film.
È vero che c'era un grande Mastandrea, però lei è ossessionato!”



“Sì, perché era molto originale. Partiva da un'idea nuova, fresca, in grado di parlare di relazioni in generale e allo stesso tempo di fotografarle alla perfezione nell'epoca presente in cui viviamo, tra telefonini e social network. Il problema di The Place invece è che non è una storia originale. È ispirato in maniera evidente alla serie The Booth at the End, di cui pare una versione bignami, compressa in 100 minuti, laddove quella durava 2 stagioni da 10 episodi da 25 minuti ciascuno, per un totale di 500 minuti. Quindi in pratica è 1/5 di quella. Solo che già quella, al di là dello spunto di partenza geniale, dopo un po' cominciava a stufare e anche in quel caso c'erano così tanti personaggi e mini-storie che era difficile prendersi bene per qualcuno in particolare. Nel caso di The Place viene invece già a mancare l'effetto sorpresa di base, almeno per chi conosce la serie. Chi non l'ha vista potrebbe invece considerare questo film sorprendente, anche perché astutamente nei titoli di testa non viene nemmeno indicata la fonte d'ispirazione, almeno non mi pare, e quindi qualcuno potrà credere sia tutta farina del sacco di Genovese. Chi l'ha vista invece se la ricorderà bene e non potrà considerare la pellicola una sorpresa, bensì solo un esercizio di stile. Un esercizio di stile abbastanza ben scritto e abbastanza ben recitato (tranne che da un Rocco Papaleo macchiettistico e da un Silvio Muccino troppo sopra le righe che pare uscito da un film del fratello, mentre la Ferillona se la cava bene), ma comunque piuttosto inutile. Anzi, del tutto inutile. Come una cover ben suonata e interpretata, però pur sempre una cover incapace di aggiungere alcunché al materiale di partenza.”

"Io desidero che compriate tutti poltrone e sofà."

"Dai, dai, lo volete un bel sofà?"


“Strano.
Se lei avesse scritto una recensione positiva di Dunkirk, a questo punto dovrebbe aver già visto un film italiano bello quanto Perfetti sconosciuti.
Se non è ancora successo, significa che non l'ha scritta per davvero.”


“Sì che l'ho scritta!
È stata dura, ma ce l'ho fatta.
Le leggo il file Word che ho qui sul mio portatile:

Dunkirk è proprio una bomba di film! Non annoia manco un istante no no no, ed è una rappresentazione perfetta della guerra. La guerra fa schifo e questo film facendo schifo riesce a rendere al meglio tale aspetto. Quella di Christopher Nolan può quindi essere considerata la pellicola bellica più veritiera di sempre e allo stesso tempo non è solo una pellicola bellica. È una storia universale in cui tutti possiamo riconoscerci e di cui tutti dobbiamo avere una gran paura.

Ecco, questo è ciò che ho scritto. È tutto qui, sul mio computer!”

“Ok.
Tralasciando il fatto che ho qualche dubbio sul fatto che questa sia una recensione proprio positiva al 100% di Dunkirk, c'è qualcosa che non mi ha detto: dopo averla scritta, l'ha anche pubblicata sul suo blog Pensieri Cannibali?”


“Ehm... no.”




“La cosa faceva parte dei patti.
Doveva scriverla per il suo blog, non solo per sé stesso e per il suo computer, e quindi doveva pure postarla online, ovviamente.”




“Ok, adesso la metto in rete...

Ora lo faccio...

 sì, certo, lo faccio...

Clicco su "Pubblica"...

No, non ci riesco!
Non posso parlare bene pubblicamente di Dunkirk.
Mi rifiuto.
Mi spiace, mi arrendo.”

“Se questa è la sua decisione definitiva, non vedrà mai più un altro film italiano in grado di piacerle quanto Perfetti sconosciuti, ne è consapevole?”




“Sì, è un vero peccato, ma almeno ho ancora la mia dignità intatta.
Per quanto possa esserlo la dignità di una persona che ha parlato bene della saga di Cinquanta sfumature.”




(voto 5,5/10)


6 commenti:

  1. Azz! 5,5/10... Non l'ho visto, però mi intrigava. A questo punto, sono ancora più curiosa di vederlo e scoprire se mi fa il tuo stesso effetto. Comunque, "Perfetti sconosciuti", era piaciuto parecchio anche a me. L'ho visto almeno 3 volte. Ora sono curiosa di andare a cercarmi la serie che hai citato, The Booth at the End. Ciauuu ;)

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  2. La recensione è sicuramente più originale del film in sé.
    Che per stile e recitazione non mi è affatto dispiaciuto, ma che non aggiunge niente di nuovo alla filmografia di Genovese (sempre piaciuto, con le sue commedie leggerissime, anche prima di Perfetti Sconosciuti).

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  3. Anch'io sono andato a quel tavolo e ho chiesto a messer Mastrandrea di realizzare il mio desiderio più intenso: "che Salvini sia divorato da un gigantesco kokkodrillo, del tipo che si muove nelle nostre fogne..."
    Lui, Mastrandrea, ha detto che si poteva fare.
    Però dovevo scrivere un post e dire peste&corna di TRE MANIFESTI A EBBING
    Non ce l'ho fatta... per cui se Salvini non finirà nell'intestino di un rettile la colpa è mia, sappiatelo.

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  4. nonostante la staticità e il finale ammazzatissimo mi è piaciuto molto: le storie dei personaggi già da sole fanno tutto il lavoro e poi lui è P-E-R-F-E-T-T-O. Perfetti sconosciuti era un lavoro più fine ma questo vale pure il suo!

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  5. Non avendo visto la serie TV, l'idea era originale per me, ma lo sviluppo a scatti si è fatto sentire e ha pesato. Un nuovo Perfetti Sconosciuti chissà quando arriverà.

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  6. ahahha chiedetemi tutto ma non di parlare bene di Dunkirk...
    bella idea!
    p.s. molto bello anche il nuovo header con Tonya.
    ciao
    Vincenzo

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