lunedì 29 luglio 2019

Serial Killer: luglio col bene che alle serie voglio vedrai non finirà, ma forse tra 2 giorni sì




A luglio le serie non vanno in vacanza. Specie su Netflix, che in questo mese ha sganciato alcuni dei suoi titoli di punta. Come saranno andate le cose e soprattutto le visioni qui su Pensieri Cannibali? Andiamo a scoprirlo con i seri (più o meno) verdetti seriali del mese della rubrica di Pensieri Cannibali amichevolmente chiamata Serial Killer.



Serie top del mese

Stranger Things
(stagione 3)


Sull'onda dell'entusiasmo dello splendido finale, c'è subito chi ha parlato della terza come della stagione migliore di Stranger Things. A freddo così non è, se non altro per me. Per me c'è stata una disparità notevole tra le puntate scritte e dirette dai due creatori della serie Matt e Ross Duffer, le prime due e le ultime due, e quelle di mezzo, apparse più che altro come riempitivi. Piacevoli e tutto, ma pur sempre riempitivi. Rispetto alla prima stagione è mancato – e non poteva essere altrimenti – l'effetto sorpresa. Pur essendo in tutto e per tutto un tributo agli anni ottanta, la sorpresa di vedere qualcosa del genere al giorno d'oggi era comunque grande. Rispetto alla seconda stagione è invece mancato il coraggio di sperimentare altre strade, com'era capitato nel tanto criticato episodio La sorella cattiva, quello con Undici a Chicago, che a quanto pare era piaciuto giusto a me.

"Dove sono finita? Nel Sottosopra, o nella saga di Cinquanta sfumature?
Oppure in una caserma dei carabinieri italiana?"

Stranger Things 3 fondamentalmente ha giocato sul sicuro, cosa che per carità comunque non è dispiaciuta. A risollevare una stagione carina ma non del tutto convincente ci hanno pensato per fortuna gli ultimi due magnifici episodi. I momenti deliranti con Steve e la rivelazione Robin strafatti sono stati tra le cose più divertenti e pure emozionanti viste quest'anno. L'omaggio a Ritorno al futuro è stato più che gradito. La scena musicale sulle note di The NeverEnding Story – che te lo dico a fare? - è un cult istantaneo. La lettera finale dello sceriffo Hopper poesia pura. Stagione insomma non perfetta, ma quando i fratelli Duffer si impegnano non ce n'è più per nessuno.

"Promossi dalla rubrica Serial Killer, sì!"


La casa di carta
(terza parte)

Il mondo si divide in due fazioni: chi infrange le regole e chi non le infrange, ma in realtà si comporta peggio di chi le infrange. Davanti al piccolo schermo il mondo si divide in altre due fazioni: chi ama alla follia La casa di carta e chi la odia altrettanto alla follia. Io faccio parte della prima categoria e, anche se in questo momento sto indossando una maschera di Dalì sul volto, non cercherò di convertire nessuno. Non con la violenza, almeno. Dico solo che, se ve la siete sparata tutta in poche ore di binge-watching, magari in fondo in fondo non la odiate così tanto. In fondo in fondo vi piace, anche se non lo ammetterete manco sotto tortura. Tipo quelle subite da Rio. Piacciano o meno i suoi personaggi, si trovi ben recitata scritta e diretta o meno, la si consideri del tutto inverosimile oppure plausibile se non altro con la modalità della sospensione dell'incredulità attivata, c'è una cosa che è difficile da smentire: La casa di carta ha un ritmo pazzesco e non ha un momento uno di pausa o di noia. Come serie action è quanto di più adrenalinico e coinvolgente mi sia capitato di vedere dai tempi della fine di 24. Rispetto alla serie con Kiefer Sutherland nei panni del torturatore Jack Bauer, l'ideologia politica è però differente, direi opposta. Benché in 24 si sia assistito ai primi due presidenti di colore nella storia degli Usa, aprendo così la strada all'elezione di Barack Obama, il co-creatore della serie Joel Surnow è apertamente repubblicano. La casa di carta è invece una serie apertamente e fieramente comunista. Alla faccia non solo di 24, ma pure di Chernobyl.


La terza parte de La casa de papel credo non farà cambiare idea a nessuno. Pregi e difetti (quali difetti?) delle prime due porzioni sono pure qui presenti. La prima puntata ci fa vedere cos'hanno combinato i personaggi dopo la prima leggendaria rapina, ma a partire dalla seconda ci si rituffa in un nuovo ancor più clamoroso colpo. Com'è ovvio, l'effetto sorpresa ormai se lo sono già giocato. In compenso a questo giro la posta in gioco si alza ulteriormente, i toni si fanno maggiormente politici – nonostante si sia passati da Bella ciao a Bum, bum ciao – e c'è l'introduzione di un nuovo personaggio niente male, Palermo (l'attore argentino Rodrigo de la Serna).


Soprattutto, il ritmo resta sempre così indiavolato che non c'è un solo istante in cui rifiatare, persino nei momenti più riflessivi e quieti, in cui vengono sparati dei dialoghi esistenziali notevoli. La casa di carta fa ciò che una buona serie ai tempi del binge-watching deve fare, ovvero far venire voglia di divorarsi un episodio dietro l'altro. Anche questa volta, almeno con me, Tokio, Nairobi e compagni ci sono riusciti: hanno rubato le mie attenzioni e a tratti anche il mio cuore.



Serie così così del mese

Big Little Lies
(stagione 2)

Big Little Lies fondamentalmente era una soap opera con attrici da Oscar. In questa seconda stagione si è invece trasformata in una puntata di Forum con attrici da Oscar. Purtroppo, o per fortuna, non è molto più o di diverso da questo. La parte thriller è diventata sempre più esile, per far posto più che altro a un legal drama e a un catfight tra Nicole Kidman e Meryl Streep. La parti più interessanti sono invece state relegate ai margini. Il personaggio di Zoë Kravitz ha avuto un bell'exploit rispetto alla season 01, ma avrebbe meritato uno spazio ancora maggiore. La storiella d'amore/amicizia di Shailene Woodley è stata giusto abbozzata, così come il dramma della bancarotta in cui è stata coinvolta una letteralmente pazzesca Laura Dern. Reese Witherspoon nonostante la bassa statura ha giganteggiato, e invece tutti a parlare di quanto sia brava Meryl Streep. Per carità, è stata davvero efficace nella parte della tipa più insopportabile mai vista nelle serie tv e nella storia del mondo, ma questo perché dev'essere così insopportabile anche nella realtà, si veda la supponenza con cui si è confrontata con la (ottima) regista di questa stagione Andrea Arnold.

"Certo che quel Cannibal Kid è quasi più insopportabile di me."

Il problema principale di Big Little Lies comunque sono i personaggi maschili. Tanto quelli femminili sono forti, sfaccettati e splendidamente interpretati, tanto i maschietti della serie sono ridicoli, assurdi e inutili. Basti prendere i battibecchi stagionali tra i due uomini zerbino, i mariti di Reese Witherspoon e Zoë Kravitz. Nella realtà, due uomini non si confronteranno mai in questo modo. Mai. Come Sgarbi e Mughini sì, ma come loro no. E poi cosa dire del marito di Reese Witherspoon che, dopo essere stato tradito, le chiede di rinnovare i voti matrimoniali... che è, uno scherzo?

"Pensieri Cannibali in questo post se la prende con me e io per punizione... corro a votarlo ai Macchianera Awards!"

L'altro problema di questa stagione è stato quello di non aver avuto una grande storia da raccontare, probabilmente perché, come successo anche a The Handmaid's Tale e a 13 Reasons Why, l'ispirazione al romanzo originale si è esaurita con la prima stagione. Come soap opera/episodio di Forum di qualità e d'intrattenimento in ogni caso ha fatto più o meno il suo dovere e io, comunque sia, ho i brividi ogni volta che sento la sigla. Inoltre, alle 5 di Monterey continuo a volere un gran bene. Mentre Meryl Streep la odio ancora di più.



Serie flop del mese

Scream: Resurrection

Qual è il tuo horror preferito?”. Credo di averlo già detto almeno un milione di volte, comunque lo ribadisco: è Scream. Una pellicola non solo di notevole tensione, ma anche di notevole ironia. Un'accoppiata per quanto mi riguarda micidiale. Così come altri horror cult, anche Scream ha dato il via a una vera e propria saga, oltre a imitazioni e parodie, con tanto di 3 sequel e una serie tv. Serie tv che episodio dopo episodio cresceva e che alla fine non era malaccio. Adesso è arrivato pure il reboot della serie tv. Scream: Resurrection, più che la terza stagione, è la prima (e spero anche ultima) stagione di una vicenda tutta nuova. Una vicenda che con l'originale ambientata nella fittizia Woodsboro, California, ha sempre meno a che fare. Questa volta siamo nella vera Atlanta, Georgia, e i richiami al classico diretto da Wes Craven e scritto da un informissima Kevin Williamson sono limitati, molto limitati. C'è giusto la presenza di Ghostface come travestimento e un vago giocare con le regole del genere horror. Per il resto è tutta un'altra storia, una storiella adolescenziale banale e già vista, con personaggi di scarso richiamo, a parte la darkona Beth (Giorgia Whigham, promettente attrice che probabilmente vedremo ancora nonché figlia dell'attore Shea Whigham), l'unica a regalare qualche tipo di soddisfazione.


Pur essendo una robina piuttosto scarsa, questa Scream: Resurrection nei suoi appena 6 episodi si lascia comunque seguire con facilità e come horror leggerino estivo ci può anche stare. Come serie di qualità medio-bassa si dimostra inoltre meglio di molti film di qualità medio-bassa, quindi il piccolo schermo ormai ha ufficialmente messo la freccia di sorpasso sul grande, persino nei suoi prodotti meno riusciti.



Guilty pleasure del mese
Tales of the City
(stagione 1)

Più che un guilty pleasure, un gaylty pleasure, mi si passi il termine. La City del titolo di questa serie è San Francisco, la città più omosessuale del mondo. A vivere a San Francisco alla lunga credo ci si debba sentire come Joan Cusack in In & Out.



Tales of the City è tratta dall'omonima saga letteraria scritta da Armistead Maupin che ha già dato vita in passato a tre serie. Questa nuova targata Netflix racconta le vicende di un gruppo di inquilini, la maggior parte appartenenti alla comunità LGBTQ, di un complesso residenziale, 28 Barbary Lane di San Francisco. In pratica è la versione gay di Melrose Place, in cui per altro compariva già uno dei primi personaggi gay del piccolo schermo Usa. È un po' una soap opera e un po' un family drama, con una concezione della famiglia molto moderna e poco tradizionale. Una serie che tratta temi importanti con leggerezza e che si fa vedere con piacere. Il gaylty pleasure dell'estate è questo.



Cotta del mese
Maya Hawke (Stranger Things)

La mia cotta del mese non poteva che essere lei. La vedete campeggiare qua sopra nell'header di Pensieri Cannibali: Maya Hawke. La figlia di Uma Thurman ed Ethan Hawke. Diciamo che è il mix perfetto tra i due: ha il fascino un po' inquietante della madre, unito a quello un po' più rassicurante del padre.


Meglio non poteva venire fuori. L'avevo già adocchiata nei panni di Jo March nella miniserie della BBC Piccole donne e ora in Stranger Things 3 nel ruolo di Robin è scattato l'amore incondizionato. Di lei credo sentirete ancora parlare a lungo. Soprattutto qui su Pensieri Cannibali.



Un post condiviso da Maya Ray (@maya_hawke) in data:



Performer of the Month
Christopher Abbott (Catch-22)

Ho finito di vedere la miniserie Catch-22 da un po' e ancora non ho capito se mi sia piaciuta o meno. Di sicuro al suo interno presenta degli elementi interessanti e getta uno sguardo alla guerra originale, nonostante sia tratta da un romanzo del 1961. Altrettanto di sicuro è difficile considerarla riuscita al 100% nel suo mix un po' confuso di comedy e drama.
Non ho capito nemmeno se il protagonista Christopher Abbott, attore cresciuto nella classe di Lena Dunham in Girls, sia un bravo attore o meno. Con il suo volto episodio dopo episodio sempre più disilluso e rassegnato, riesce però a rendere alla perfezione il personaggio di John Yossarian, un uomo che si trova di fronte allo spettacolo senza senso della guerra. Un po' come io quando mi trovo di fronte a Ciao Darwin.


Episodio del mese
Euphoria, s01e04, “Shook One Pt. II”

Sembra talco ma non è, serve a darti... l'Euphoria. La nuova serie più pazzesca di HBO – altroché Chernobyl – regala ai suoi spettatori una puntata folgorante e sfolgorante dietro l'altra. L'apice della serie, già confermata per una stagione 2, al momento per quanto mi riguarda è stato l'episodio 4. Una puntata psichedelica dal ritmo forsennato in cui alle giostre cittadine succede di tutto e di più e le tensioni tra i personaggi esplodono. Boom! Era dai tempi di Nip/Tuck che non vedevo un telefilm così estremo ed esplosivo. E pensare che c'è qualcuno che pensa sia solo una robetta per teenager.



Spazio vintage
Summerland
(2004-2005)

Chiudiamo questo appuntamento della rubrica Serial Killer con una serie ripescata dal passato di grande impegno culturale... Summerland.

Ok, forse non è stata una delle serie più culturali, o in generale tra le più memorabili nella storia della serialità statunitense, ma ricordo Summerland come un perfetto intrattenimento estivo. Una di quelle seriette un po' porcate di cui oggi, per raffreddare il cervello tra una visione impegnata e l'altra, ci sarebbe un gran bisogno. Come un Calippo in una giornata di sole.

Lo spunto di partenza non era nemmeno così leggero: una giovane fashion designer immatura si trova a doversi occupare dei suoi tre nipoti dopo la morte della sorella e del marito. Inizia così un family drama che può essere visto come una versione light ed estiva di Cinque in famiglia (Party of Five). Il cast inoltre era una gioia per gli occhi di tutti i gusti. C'erano un sacco di belle fighe figliole (Lori Loughlin, Taylor Cole, Danielle Savre) e pure di fighi, da Ryan Kwanten (poi in True Blood) alla popstar Jesse McCartney. Senza dimenticare che Summerland ha lanciato la carriera di Zac Efron, ancora prima di High School Musical.


Oggigiorno fanno i remake di qualunque cosa, a quando un bel revival/reboot di questa rinfrescante stronzatina?



11 commenti:

  1. Di Stranger Things debbo ancora finire la seconda stagione...Scream Resurection pare una stronzata al cubo ma mi incuriosisce..la trovo su Netflix?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Su Netflix mi sembra ci siano le prime 2 stagioni di Scream, la terza non ancora. Comunque, se ancora non le hai viste, è meglio che recuperi quelle. ;)

      Elimina
  2. Mamma mia che bello Euphoria, che bella Maya Hawke, che bravo Christopher Abbott. Però per me la Arnold, in Big Little Lies, è stata davvero pessima: aridateci Jean Marc!
    Tales of the city magari lo recupero, almeno il pilot: sul tema, ai tempi mi piaceva Looking.

    RispondiElimina
  3. Ciao, Cannibale. Per me Stranger Things 3 una goduria dall'inizio alla fine, divertente anche il personaggio di Erica. Invece BLL 2 è stata una grande delusione, un cast del genere meritava storie e personaggi migliori.
    Euphoria la vedrò, mentre Tales sta in stand by, il pilot non mi ha preso particolarmente.
    La mia Summerland quest'anno è stata 800words, una serie australiana che parte con uno spunto alla Everwood per diventare subito una robetta leggerissima ma piacevole.

    p.s.: niente male la prima didascalia.

    RispondiElimina
  4. Big little lies forse lo vedrò la prossima settimana, o tra due settimane vediamo, le altre che hai consigliato me le segno, possibilmente mi piaceranno xD
    Stranger Things galattica ^_^

    RispondiElimina
  5. Per me Abbott è bravo, anche se l'effetto migliore lo fa serie stessa, una serie controversa ma parecchio interessante ;)

    RispondiElimina
  6. La Casa Di Carta ho visto per ora solo il primo episodio ed è una bomba. Al contrario invece di come era partita Stranger con un primo episodio loffio; per fortuna si è ripresa bene e anzi è finita ancora meglio. P.s. Io Erica la sopportavo davvero poco però, perlomeno come era doppiata in italiano. Forse in originale è meno gnegnegne?

    RispondiElimina
  7. "Dico solo che, se ve la siete sparata tutta in poche ore di binge-watching, magari in fondo in fondo non la odiate così tanto. In fondo in fondo vi piace, anche se non lo ammetterete manco sotto tortura", parli forse di me?
    Non ammetterò mai che mi piace, ma ammetto senza problemi che partendo da basse aspettative e da un certo odio, questa terza stagione pur con tutti i suoi difetti, è stata più facile da seguire.
    Lo stesso vale per Stranger Things e Big Little Lies, che partono non proprio al massimo e accontentando i fan, ma se la prima trova la sua strada e una trama, delle 5 di Monterey ci interessa solo vedere come Celeste affonda la suocera in tribunale. Le altre storyline non sono pervenute.

    Con Tales of the City sono arenata al quinto episodio, durate eccessive e troppi personaggi di cui non mi interessava. Male non sarà (mia mamma se n'è innamorata e continua a dirmi di resistere) ma la precedenza la prende altro, al momento.

    Finisco in bellezza, con tanti cuori per Maya e Christopher, che a me Catch-22 con la sua strana ironia è piaciuto davvero tanto.

    RispondiElimina
  8. La casa 3 è stata deludente. Meccanismi e situazioni che erano la brutta copia dell'altra, personaggi e dialoghi degni di un film d'azione "ammerigano", ok la suspension of disbelief ma qui si è esagerato perdendo per strada gli elementi di differenza che l'avevano resa speciale.

    RispondiElimina
  9. Proseguendo nella visione de La Casa Di Carta, saltano fuori alcuni difetti che (forse) noto solo io (ma non l'ho ancora terminata. Principalmente vedo troppa sicurezza e spavalderia nei protagonisti, vedo quello stile di recitazione tipico franco/spagnolo con mimiche eccessive, vedo situazioni che si ripetono come fotocopie della precedente serie, che Netflix aveva diviso in due, ma era nata come una serie sola; e poi sembra tutto un po'montato ad arte per sorprendere, tipo ma come se lo procurano un intero convoglio militare per dire? E anche il ritorno forzato di Berlino tramite dei continui flashback non mi convince del tutto. Ma proseguirò comunque nella visione.

    RispondiElimina
  10. Stranger Things e La casa promosse entrambe, per motivi diversi. Strano comunque che ci mettano d'accordo, sempre per motivi diversi.
    Per il resto, attendo di finire la soap della Arnold, e aspetto titoli che possano davvero metterci contro. ;)

    RispondiElimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

DISCLAIMER

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di Contattarmi per la loro immediata rimozione all'indirizzo marcogoi82@gmail.com