L'agente segreto
(titolo originale: O agente secreto)
Vi svelo un mio enorme segreto: di cinema non ne capisco niente.
Dite che non è un segreto? Lo sapevate già tutti?
Severi, ma giusti.
Allora ve ne svelo un altro: ho un problema col Brasile. Siamo proprio due mondi a parte. Preciso subito che non ho niente contro i brasiliani. Anzi, li invidio. Invidio il loro modo di vivere, di godersi la vita. Invidio il loro lato più gioioso, giocoso e carnevalesco. L'unico loro aspetto tipico, almeno parlando per stereotipi, in cui in parte mi ritrovo è quello della saudade. Per quanto ci siano varie cose dell'Italia che non sopporto, quando mi ritrovo all'estero finisco sempre per essere colto da un pochino di nostalgia di casa. Per il resto invece io (purtroppo) ho uno spirito più freddo, nordico, troppo piemontese per sentirmi vicino all'anima brasileira.
C'è anche un altro aspetto che non sottovaluterei. Il mio primo grande trauma calcistico, mai del tutto superato e ad oggi ancora il più forte, è stata la sconfitta ai rigori dell'Italia nella finale dei Mondiali di USA '94 proprio contro il Brasile. Una partita che mi ha segnato così tanto che, da lì in poi, ho sempre tifato contro i verdeoro in qualsiasi altra manifestazione calcistica.
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| "Pronto, Baggio? Chiamano dalla Luna. Dicono che hanno il pallone che hai tirato nella finale di USA '94" |
Una contrapposizione che si è poi riaccesa anche nel periodo in cui Ronaldo il Fenomeno era all'Inter ed era ai tempi il principale rivale della Juve di Alex Del Piero il Fenomeno Vero e io, da gobbo bast*rdo quale sono sempre stato, ovviamente tifavo per quest'ultimo.
Faccio quindi storicamente una gran fatica a relazionarmi con tutto ciò che ha a che fare con il Brasile: siano eventi come il Carnevale di Rio, la musica, o anche il cinema. L'anno scorso il Brasile ha trionfato per la prima volta nella sua storia agli Oscar nella categoria per il miglior film internazionale con Io sono ancora qui. Una pellicola osannatissima ovunque e, per carità, piuttosto valida, ma che a me sinceramente non è apparsa come tutto questo enorme capolavoro. L'ho trovato anzi un film piuttosto freddo a livello emotivo e anche parecchio noioso.
Stessa impressione, ahimè, è arrivata pure quest'anno con la visione de L'agente segreto. Anche in questo caso un lavoro celebratissimo, premiato al Festival di Cannes e ai Golden Globe e ora in nomination per ben 4 Oscar. E anche in questo caso io non sono riuscito a comprendere tutta questa enorme esaltazione, al di là dell'ottima interpretazione di Wagner Moura, sicuramente il mio attore brasiliano preferito di tutti i tempi e secondo me anche uno dei migliori a livello mondiale oggi in circolazione.
L'agente segreto parte bene. Ha una curiosa scena d'apertura. Poi però si ammoscia clamorosamente. Da come ne avevo sentito parlare, mi aspettavo un thriller noir scoppiettante e originale. Invece procede su ritmi lenti, tipicamente brasileiri, che qualcuno potrà trovare affascinanti ma che io invece faccio fatica ad apprezzare. Per essere gentile e non dire che mi sono addormentato. La storia inoltre fondamentalmente è abbastanza simile a quella raccontata in Io sono ancora qui. Pure in questo caso si parla di un personaggio che si è opposto al regime militare brasiliano degli anni '70 e in cui si possono vedere riflessi della situazione internazionale attuale.
Nonostante la presenza di un paio di sequenze notevoli, in particolare quella della moglie del protagonista che manda a fancul* un imprenditore corrotto e quella in stile horror della "gamba pelosa", ho patito tantissimo la durata mostruosa di quasi 3 ore, per una storia che onestamente poteva benissimo essere raccontata anche in un'ora e mezza, a stare larghi. Io comunque vi consiglio di guardarlo, è probabile che vi piaccia, così com'è piaciuto a (quasi) tutto il resto del mondo. Così com'è probabile che non sia il film ad avere dei problemi, ma sia io ad avere un problema mai risolto col Brasile. Ormai ve l'ho detto, non è più un segreto.
(voto 6-/10)









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