lunedì 19 ottobre 2026

Don't Look Back in Anger: se gli Oasis hanno fatto pace, c'è speranza per tutti





Oasis: Don't Look Back in Anger

Gli Oasis sono stati il primo gruppo che mi ha fatto innamorare della musica. Anche se poi in seguito mi sono allontanato da loro e ho preso sbandate per altre band più ricercate e sperimentali come i "rivali" Blur o i Radiohead, il primo amore non si scorda mai. Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano, come direbbe qualcuno. Proprio per questo nei confronti del docufilm Don't Look Back in Anger, che pure ha i suoi difetti e a tratti rischia di diventare dispersivo e un po' sfilacciato a livello narrativo, non posso e non provo nemmeno ad essere obiettivo e, con tutta l'imparzialità del mondo, non esito a definirlo fottutamente biblico.


L'effetto che ha avuto questa visione su di me è stato quello di un viaggio nel tempo, che mi ha scaraventato indietro di tre decadi. Sì, proprio come in Ritorno al futuro, ma senza nemmeno bisogno di DeLorean e di plutonio. Marzo del 1996. Avevo appena compiuto 14 anni e i miei mi chiesero cosa mai desiderassi come regalo. Io non avevo dubbi. Volevo una copia di "(What's the Story) Morning Glory?" degli Oasis. L'album era già uscito da alcuni mesi, ma soltanto da pochi giorni era arrivato il video di "Don't Look Back in Anger".


Mi sintonizzavo tutti i giorni su MTV con la speranza di vederlo e ogni volta erano brividi. Certo, prima c'era già stata "Wonderwall", un'altra canzone clamorosa, ma è stata "Don't Look Back in Anger" a trasformarmi da occasionale ascoltatore ad autentico patito di musica. Dopo averla sentita, sapevo che la mia vita sarebbe cambiata per sempre. "Please don't put your life in the hands, of a rock'n'roll band" cantava Noel Gallagher, e io invece era proprio ciò che volevo fare: mettere la mia vita nelle mani di una band di rock'n'roll.


Con una preziosa manciata di profumate banconote da 1.000 lire in tasca mi recai così nel negozio di elettronica locale che vendeva pure i dischi e mi comprai il primo di una lunga serie di album con cui avrei poi sperperato gran parte delle mie paghette settimanali. Acquistai "(What's the Story) Morning Glory?" su musicassetta insieme al Walkman, anch'esso nuovo di zecca, e me lo portai con me durante la gita di terza media a Riccione, che era anche la prima volta in cui dormivo fuori di casa senza i miei genitori. Era tutto nuovo e la colonna sonora era la musica degli Oasis. Ah, quanti ricordi.


A piacermi non erano però solo le loro canzoni, che pure erano grandi canzoni e oggi, a 30 anni di distanza, fanno ancora il loro porco figurone. Io volevo essere come loro. Avere l'atteggiamento strafottente dei fratelli Gallagher. Quell'attitudine rock'n'roll. Quel fregarsene di quello che pensano gli altri. La loro imprevedibilità. Ogni volta che comparivano in tv, non sapevi mai cosa avrebbero potuto dire o fare. È una cosa che di loro amavo ed è una cosa che amo tuttora.


L'annuncio della loro reunion per una serie di concerti, arrivato all'improvviso nell'agosto del 2024 a 15 anni dal loro scioglimento, è stato uno dei più clamorosi colpi di scena nella storia della musica recente. Se ne parlava da così tanto tempo, spesso in maniera ironica, che ormai non ci credeva più nessuno. I litigiosi fratelli Noel e Liam Gallagher avevano davvero fatto pace? Per quanto tempo sarebbe durata? Quanti concerti avrebbero portato a termine prima di mandare di nuovo tutto all'aria?


A pensarci bene, il vero colpo di scena non è stata la reunion di per sé, ma il fatto che sia durata, che stia durando, e che, dopo i concerti dell'Oasis Live Tour '25, siano state annunciate delle nuove date per il 2027 che toccheranno anche l'Italia. Com'è possibile tutto ciò?

"Sul serio quando mi vedi adesso non ti viene più voglia di spaccarmi la faccia?"
"Maybeee. O forse sto solo recitando"

Il docufilm Oasis: Don't Look Back in Anger, anziché ripercorrere l'intera storia della band (per quello consiglio di recuperare il valido docufilm del 2016 Oasis: Supersonic), prova a spiegarcelo e soprattutto a mostrarcelo in maniera molto semplice. Lo hanno fatto per i soldi?
No! Cioè, magari all'inizio il motivo che li ha portati a pensare a un nuovo tour è stato quello, non c'è dato sapere. Ciò che ha reso possibile che la reunion funzionasse è però qualcos'altro: il potere della musica. Il potere degli Oasis. Il potere della famiglia.


Noel e Liam avevano le loro belle vite anche da separati, ma quando sono tornati a dividere lo stesso palco si sono ricordati, o forse si sono resi conto per la prima volta, di quanto essere parte degli Oasis rendesse le loro esistenze nettamente migliori. Di quanto quelle canzoni fossero importanti e rendessero anche le vite dei loro fan, me compreso, migliori. Di quanto i loro rispettivi figli, che non si erano mai incontrati prima, insieme stessero bene. Di come i motivi che hanno portato alla loro rottura, qualunque essi fossero, oggi non sono più così rilevanti e possono essere lasciati alle spalle.


"Don't look back in anger, I heard you say, at least not today". Non guardare indietro con rabbia, lo cantavano loro stessi e ora, dopo tanti anni, quel today è arrivato davvero. Finalmente i fratelli Gallagher hanno dato ascolto alle loro parole, hanno lasciato da parte la rabbia e ora sono due cazzoni felici che stanno bene insieme. Sono di nuovo una band. Sono di nuovo una famiglia. Sono di nuovo fratelli.


È un po' come nel finale di Una storia vera di David Lynch. I due fratelli che non si parlavano da anni si ritrovano sul portico e rimangono seduti in silenzio a guardare il cielo stellato. In questo caso i due Gallagher si ritrovano sul palco e guardano il pubblico che hanno intorno, fatto sia di Millenial nostalgici pronti a prendere una sbronza colossale come non facevano da trent'anni, che di giovincelli della Gen Z che le canzoni della loro band le hanno scoperte grazie ai genitori oppure le hanno trovate per caso scrollando sui social. Gli Oasis sono qualcosa di così grande che va oltre le generazioni e oltre la musica. Più che semplici spettatori, le persone presenti ai loro concerti sembrano tifosi di calcio, con una differenza fondamentale: alle partite ci sono due squadre che si affrontano da rivali, mentre qui si è tutti dalla stessa parte.


“La stampa in buona parte non ha capito cosa fossero gli Oasis. Non lo capisco io metà delle volte! Non so cos'è, ma so cosa non è. Non è una cosa di destra. Cioè, tutti sono benvenuti. Si tratta solo del noi” dice Noel Gallagher nel docufilm, ed è una sorpresa, l'ennesima di una band che a livello musicale non avrà inventato niente di nuovo, ma che a modo suo sa sempre stupire. Una volta cercavano lo scontro, adesso gli Oasis vogliono solo la pace, l'unione, l'amore. D'altra parte, all you need is love, dicevano dei tipi a cui loro si sono ispirati un pochino. Se affermato da altri potrebbe sembrare un concetto zuccheroso, detto da loro suona come qualcosa di rivoluzionario.


Se i fratelli Gallagher hanno smesso di guardare indietro con rabbia e hanno fatto pace, allora chiunque può farlo. Chiunque, cazzo. Anche i cani coi gatti. Anche Putin con Zelensky. Anche Trump con il resto del mondo. Anche Salvini con il suo cervello...
Ok, forse non proprio tutti tutti.
(voto 7,5/10)




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