lunedì 12 ottobre 2026

La fine di Oak Street ci riporta indietro di secoli, ma per una volta non è manco colpa di Vannacci





La fine di Oak Street

Prima o poi torna tutto. A volte è una cosa positiva, come il clamoroso comeback in grande stile degli Oasis, altre molto meno. In Italia sono tornati i fascisti. In Germania stanno tornando i nazisti. Ne La fine di Oak Street sono tornati gli anni '80 e pure... i dinosauri.


La pellicola con protagonisti Anne Hathaway e Ewan McGregor propone degli anni '80 alternativi, in cui a un certo punto sulla Terra, o se non altro nei dintorni di Oak Street dove loro vivono, ricompaiono i dinosauri e sembra di essere tornati ai tempi dei Flintstones. All'età della pietra. Anzi, ancora più indietro, al Giurassico. Yabba Dabba Do!

"Ho avuto a che fare con Miranda Priestley.
Pensate che mi possa spavantare qualche dinosauretto?"

Vi sembra una cosa assurda? Considerando che oggi stiamo tornando indietro fino al Medioevo, e qualcuno cerca pure di riportarci ai tempi degli Antichi Romani, non è poi una cosa così incredibile da immaginare.

"Non ho proprio idea di chi si stia parlando in questo articolo"

Così come non è poi così difficile da immaginare lo sviluppo di questo film. Pensate a un incrocio tra Stranger Things e Jurassic Park, con dentro pure un pizzico di Jumanji e di Ritorno al futuro, e non ci sarete andati troppo lontani. L'ideale per tutti i nostalgici. Non del Ventennio, tranquilli, bensì delle care vecchie pellicole avventurose per tutta la famiglia degli 80s e dei 90s.

"Certo che gli sceneggiatori di questo film hanno preso più droga di me in Trainspotting"

Intrattenimento vecchia scuola con dei personaggi che non passano tutto il tempo a scrollare davanti a uno smart phone. Anche perché allora manco sapevano cosa fossero, gli smart phone. I telefoni, in quell'epoca, erano così. Almeno a casa di mia nonna.


La fine di Oak Street è un film d'altri tempi, di quelli come ormai non se ne fanno più. Si fa per dire, visto che, come detto, tutto torna e il revival di questo tipo di storie con questo tipo di ambientazioni non è certo una novità. Ad aprire il filone ci aveva già pensato nel 2001 il precursore Donnie Darko (guarda caso pure qui si parla di wormhole e viaggi nel tempo) e dopo 5 stagioni del citato Stranger Things ormai è qualcosa che fa parte della norma.

Non è un vero film ambientato negli anni '80, se non c'è almeno un ragazzino in bici

È cinema spielberghiano, più riuscito dello stesso ultimo Spielberg del deludente Disclosure Day, solo che la regia in questo caso è firmata dal sempre intrigante David Robert Mitchell, quello dell'horror cult Il Follows (di cui è prossimamente in arrivo il sequel They Follow da lui stesso diretto) e del sottovalutato mancato cult Under the Silver Lake.


Alla produzione c'è invece la Bad Robots di J.J. Abrams, un altro che nella fantascienza nostalgica ci sguazza sempre con grande piacere. Così come ci sguazziamo noi spettatori. Nel revivalismo. Nell'idealizzazione del passato. Il pregio maggiore di questa pellicola, altrimenti simile a tante troppe altre storie survival recenti, è proprio la sua patina retrò. Il suo fascino vintage.


La nostalgia però non sempre è una cosa positiva. Non sempre si stava meglio quando si stava peggio. Ok, certo, nel Giurassico se non altro la musica trap non esisteva ancora, e nemmeno Enrico Papi che ti chiede se vuoi sapere quanto vale la tua auto, però per il resto non è che fossero dei grandi tempi per l'umanità, che anch'essa non esisteva ancora. Erano dei bei tempi soltanto per i dinosauri che, al grido di “Make Earth Great Again” e di “Mo ce ripigliamm' tutt' chell che è 'o nuost”, ne La fine di Oak Street tornano a dominare. Certo, è solo un film. È solo fantascienza. Però è anche un monito. Il passato ritorna e, se non si sta attenti, torna per fare dei gran danni.
(voto 6,5/10)




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