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sabato 23 maggio 2020

(sc)ema e più (sc)ema


Ema
Regia: Pablo Larraín
Cast: Mariana di Girolamo, Gael García Bernal, Santiago Cabrera, Paola Giannini


Su Radio Deejay c'è un programma che si chiama Nightcall e che, beh se non siete proprio scemi, potete benissimo immaginare che va in onda di notte. Durante il recente periodo di quarantena totale o quasi, in teoria adesso finito o quasi, il palinsesto della radio è stato un pochino stravolto e i conduttori Chicco Giuliani e Vittoria Hyde sono passati ai pomeriggi del weekend, con una versione diurna del loro Nightcall che ho così avuto modo di scoprire per la prima volta. Durante il programma, a ogni puntata Vittoria Hyde propone le sue tre parole del giorno/della notte, e chiede di fare lo stesso agli ascoltatori. Un modo per rompere il ghiaccio e trovare degli argomenti di cui parlare.

Oggi ho così deciso di rubare di prendere in prestito quest'idea e di parlare dell'ultimo film che ho visto, Ema del cileno Pablo Larraín, attraverso l'uso di tre parole: ballo, polisessuale e fuoco.

venerdì 3 ottobre 2014

MAGICA MAGICA JUNO





Magic Magic
(Cile, USA 2013)
Regia: Sebastián Silva
Sceneggiatura: Sebastián Silva
Cast: Juno Temple, Emily Browning, Michael Cera, Agustín Silva, Catalina Sandino Moreno
Genere: surreal-horror
Se ti piace guarda anche: Tom à la ferme, Possession, Rovine, Amer

Più che un film magico magico, Magic Magic è un film strambo strambo. Il titolo più adatto sarebbe quindi stato Weird Weird.
Cosa c'è di strano strano, vi chiederete?
L'inizio non è che sia poi il massimo dell'originalità o del mai visto prima. La partenza è quella classica di migliaia, forse di milioni, di altri horrorini teen passati in abbondanza sugli schermi negli ultimi anni, da Chernobyl Diaries a Wolf Creek, passando per Hostel e Rovine. In pratica, un gruppo di ragazzi parte per una meta di vacanza improbabile. Nel caso di Magic Magic, la californiana Juno Temple va a trovare sua cugina Emily Browning in Cile e, insieme a un gruppetto di amici di lei, se ne vanno a stare in una baita al freddo. Se uno decide di andare in vacanza in posti tipo Chernobyl, il deserto australiano o, in questo caso, la parte più disabitata e desolata del Cile, che non si lamenti poi se le cose vanno a finire male...

Puntualmente è quanto capita anche qui, ma con una sostanziale differenza. In Magic Magic non incontriamo mostri, vampiri, licantropi, fantasmi, serial killer psicopatici, maniaci stalker o cose di questo genere. Incontriamo una serie di fatti strani o, per dirla con il titolo del film che ha lanciato Emily Browning, una serie di sfortunati eventi, legati soprattutto ad animali. Cani che vengono abbandonati per strada, cani che vogliono accoppiarsi selvaggiamente con Juno Temple, uccelli che vengono uccisi e cose di questo tipo.
La povera Juno Temple inoltre non riesce a dormire, comincia ad avere le visioni e tutti sembrano essere contro di lei. È solo la sua immaginazione? Sta impazzendo? Oppure sono gli altri ad essere pazzi?

Magic Magic non imbocca le strade già percorse dai film sopra menzionati. Prende piuttosto il sentiero del thriller-psicologico alla Polanski con accenni visionari e weirdutine a manetta. Il regista cileno Sebastián Silva riesce a costruire un'atmosfera incredibilmente tesa e angosciante giocando con le ambientazioni del suo paese d'origine e usando molto bene il sonoro, sia i rumori di sottofondo che le canzoni, non a caso Silva è anche un musicista. Le scelte fatte per la colonna sonora sono molto curiose e variegate e spaziano dal jazz retrò dal gusto sinistro di “Minnie the Moocher” di Cab Calloway a “Pass This On” dei Knife, già usata nello splendido Les Amours Imaginaires di Xavier Dolan. Con quest'ultimo giovane regista canadese, Silva sembra avere diversi punti in comune. Entrambi sono gay, entrambi stanno all'infuori dei circuiti del cinema hollywoodiano, così come pure di quelli indie tradizionali, entrambi hanno uno stile personale e strano. Inoltre la costruzione della tensione di questo film non è molto distante da quella del recente Tom à la ferme di Dolan. Sarà per la vicinanza geografica, ma Silvia prende poi qualcosina anche dal connazionale Alejandro Jodorowsky‎, visto che Magic Magic si avvicina più spesso dalle parti del surrealismo che non a quelle del thriller-horror classico. Emerge inoltre la sensazione di spaesamento che affiora quando si è in un paese lontani da casa, un paese in cui ci si sente stranieri, un'impressione che fa quasi somigliare questo Magic Magic a un Lost in Translation virato verso il thriller.

A impreziosire in maniera ulteriore il già intrigante ritratto che finora ho cercato di dipingervi ci pensa poi il cast. Ho guardato un sacco di film con Juno Temple, un po' perché lei mi piace parecchio, un po' perché è una delle giovani attrici più impegnate del cinema contremporaneo, ma mai l'avevo vista tanto convinta e convincente. È come se fosse del tutto posseduta dal suo personaggio, che a sua volta forse è posseduto da forze magiche o semplicemente dalla follia. Ancora più brava del solito pure Emily Browning, un'altra delle interpreti più promettenti del panorama attuale, e addirittura sorprendente Michael Cera. Per una volta mette in un angolo i suoi tipici ruoli da simpatico nerd per trasformarsi in un nerd inquietante. Meno brillante invece Agustín Silva, probabilmente ingaggiato solo perché è il fratello del regista. Eh sì, a quanto pare il sistema di raccomandazioni funziona anche in Cile.

"Dite che questa pelliccia sarebbe sembrata esagerata persino addosso a Liberace?"

Magic Magic è allora sicuramente un film da recuperare, come ho fatto io seguendo il consiglio del sempre prezioso Bollalmanacco di Babol, soprattutto perché ha la capacità di sorprendere e stupire. Con la sua originalità, è una visione che non offre punti di riferimento precisi e che in ogni momento ti fa domandare: “E adesso dove vuole andare a parare?”. Una dota assai rara in un mondo di pellicole create con lo stampino, soprattutto in ambito thriller-horror. La sua stranezza si trasforma però in un boomerang nella parte conclusiva. Una chiusura da “Meh!” che lascia con un punto interrogativo gigante sopra la testa. Un grande peccato, perché pare un finale un po' campato per aria e frettoloso e ridimensiona l'intero lavoro, per il resto notevole e magari non magico magico, ma sicuramente strambo strambo.
(voto 7-/10)

domenica 29 giugno 2014

BRASILE 2014 – IL MONDIALE CANNIBALE, OTTAVI DI FINALE PARTE 1




Il Mondiale sempre più cannibale ieri è entrato definitivamente nel vivo. E non solo nella carne degli avversari.
Agli ottavi di finale l’Uruguay, orfano dell’azzannatore Suárez, è stato eliminato dalla Colombia.
Per smaltire la cocente delusione, ho solo fatto caroselli e festeggiato per tutta la notte.

Colombia – Uruguay 2 – 0


Il match più avvincente è stato però l’altro ottavo di finale, quello tra il Brasile e un ottimo Cile.
A decidere in favore dei padroni di casa è stata una buona dose di… Neymar?
Di calcio spettacolo?
Di fantasia brasileira?
Nah, solo una buona dose di un’altra cosa.

Brasile  Cile 4  3
(ai rigori)




Oggi ci aspettano altre due sfide infuocate, la prima alle ore 18:00 è Olanda – Messico (che in teoria dovrebbe essere trasmessa anche dalla Rai oltre che da Sky), la seconda è Costa Rica – Grecia alle ore 22:00 (visibile solo su Sky per la gente che c’ha i soldi).

giovedì 19 giugno 2014

BRASILE 2014 – IL MONDIALE CANNIBALE, GIORNATA 8





Ieri è arrivata la seconda soddisfazione di questo Mondiale.
La prima non era stata tanto la vittoria dell’Italia contro l’Inghilterra, quanto la notizia che (probabilmente) Paletta non sarà messo in campo domani con la Costa Rica. Evvai!
Quanto alla seconda soddisfazione che vi stavo dicendo è stata l’uscita di scena degli spagnoli campioni in carica che andranno a fare il loro tiki-taka, l’equivalente calcistico de La corazzata Potëmkin, a casillas propria. ¡Adios Amigos!
E con amigos intendo ¡Amigos sto cazzos!

GRUPPO B
Spagna – Cile 0 – 2


90 minuti (+ intervallo + recupero) + tardi...


Per dovere di completezza, diamo spazio anche agli altri due match di ieri, che hanno visto una travolgente Croazia e la conferma dell’Olanda.

GRUPPO B
Australia – Olanda 2 – 3


GRUPPO A
Camerun – Croazia 0 – 4


E le partitonze di oggi?
Eccole, con tanto di miei pronostici che vi consiglio di non giocare alla SNAI, visto che non ne sto beccando mezzo…

GRUPPO C
Ore 18:00
Colombia – Costa D’Avorio
Pronostico cannibale: 2 – 2

GRUPPO C
Ore 00:00
Giappone – Grecia
Pronostico cannibale: 0 – 1

GRUPPO D
Ore 21:00
Uruguay – Inghilterra

Quanto a quest’ultima partita non faccio pronostici per scaramanzia nei confronti della mia seconda squadra, la mia amata Inghilterra. In compenso, vi lascio con uno degli inni sportivi più belli mai composti, “Three Lions”, il pezzo ufficiale dell’England a Euro 96.

venerdì 21 giugno 2013

AFTERSHOCK, IL CILEPANETTONE


Aftershock
(USA, Cile 2012)
Regia: Nicolás López
Sceneggiatura: Guillermo Amoedo, Nicolás López, Eli Roth
Cast: Eli Roth, Andrea Osvárt, Lorenza Izzo, Natasha Yarovenko, Nicolás Martínez, Ariel Levy, Selena Gomez
Genere: terremotato
Se ti piace guarda anche: Chernobyl Diaries - La mutazione, Hostel, L’ora nera

Aftershock è un film diviso in due parti nettamente distinte.
Siete shockati da queste rivelazione?
No?
E allora dico che è diviso in mille parti!

"Eli, possibile che tutte le vacanze con te vadano a finire così?"
Shockati adesso, vero? Peccato che non sia vero. È diviso solo in due parti, come avviene per altro in molte pellicole. La prima metà è un Cilepanettone, ovvero sembra di essere in un cinepanettone ambientato in Cile. Abbiamo una storiella vacanziera tipica: un turista americano interpretato da Eli Roth se ne va in Cile a trovare un amico, il classico tipo ancora ossessionato dalla sua ex, e i due figuri se ne vanno in giro insieme a un terzo compare chiamato Pollo, figlio di Apollo fece una palla di pelle di pollo. No, ho sbagliato. Cancellate quest’ultima frase.
Pollo è un figlio di papà vestito però da no global. Eli Roth, il suo amico e Pollo sono tre personaggi in pratica sull’antipatico andante, con vertice nell’odioso Pollo (che però poi avrà modo di tirare fuori le palle di pelle). Tra party notturni e visite turistiche di giorno, i tre mattacchioni vanno in giro ovviamente in cerca di patate. Che poi credo sia il motivo che ha spinto Eli Roth a realizzare questo film in veste di attore e di co-sceneggiatore.
Ma Eli Roth chi è?
Per i meno patiti di horror, ricordo che Eli Roth è l’autore di Hostel, film splatter controverso, non un capolavoro ma nemmeno privo di spunti di interesse, nonché di quel gioiellino di esordio che risponde al nome di Cabin Fever.

Cabin Fever, a tavola. È ora di cena!
Sì, arrivo.

Vedete? Risponde proprio a questo nome.

In più, Eli ha girato il pilot della notevole nuova serie appena confermata per una seconda stagione Hemlock Grove, molto twinpeaksosa, d’altra parte anche Cabin Fever evocava evidenti spettri lynchiani, e poi è pure un amichetto personale di Quentin Tarantino. Un membro della Quentin’s creek apparso in Bastardi senza gloria. Fine della breve biografia sul Roth il quale, nonostante il cognome, non è parente della iena Tim Roth, altro membro onorario della Quentin’s creek.

"Hey Selena, ho saputo che ti sei mollata con Justin Bieber. Esci con me?"
"Ahahah, hai davvero un gran senso dell'umorismo, nonnetto."
Nella prima parte della pellicola, i tre protagonisti maschili sono dunque impegnati nella ricerca di patate e la scena in cui Eli Roth, durante un improvviso attacco di pedofilia acuta, si becca un sonoro 2 di picche da  Selena Gomez vale da sola il prezzo del biglietto (si fa per dire, visto che il film si trova in rete e non è ancora prevista un’uscita nelle sale italiane).

Dopo il no! secco di Selena Gomez, Eli & friends trovano delle altre patate. Questa volta più vicine alla loro età. La migliore delle tre è Andrea Osvárt, attrice ungherese spesso e volentieri di casa in Italia, mentre le altre due, la caliente Lorenza Izzo e la russa Natasha Yarovenko, sembrano più modelle che attrici vere e proprie. Vedete voi se prenderla come una cosa positiva o negativa.
Nonostante in questa parte la pellicola sembri dirigersi sui sentieri della commedia goliardica e vagamente sentimentale, sono presenti alcuni segnali che ci indicano come le cose potrebbero presto prendere un’altra direzione. Il primo segnale è la presenza di Eli Roth, che visto così sembra un tranquillo ragazzone americano qualunque ma che in realtà, come abbiamo visto sopra, ha una passione sfrenata per lo splatter. Un altro segnale di pericolo arriva con un aneddoto inquietante sulle grotte di Valparaiso, in Cile. E poi avviene anche uno strano incidente su una specie di ascensore/funivia…

"Selena Gomez e Justin Bieber si sono lasciati? Ma questa è una tragedia!"
Tutti piccoli segnali che se ne stanno lì a sedimentare, per poi esplodere con una scossa. È qui che il film cambia del tutto registro. La commedia vacanziera cazzara che era stata fino ad allora viene totalmente demolita e la pellicola si trasforma in una ricostruzione thriller/horror del vero terremoto che nel 2010 ha sconvolto il Cile. Il contrasto tra le due parti è stridente, più che inaspettato. La cosa che più colpisce di questa seconda metà del film è la presenza di un orrore per nulla paranormale. A creare il panico è una calamità naturale e a far ancora più spavento è la brutalità delle persone. Perché una tragedia sa tirare fuori il meglio, ma anche il peggio da ognuno di noi.
Se a questo punto siete spaventati che il film prenda la piega del drammone sociale, non è così. Aftershock non si rivela la versione meno pretenziosa e più splatter del deludente The Impossible. Piuttosto, può essere visto come un Hostel latino-americano, perché Aftershock vira sì nel drama, però mantiene comunque la sua componente di intrattenimento leggero, e leggermente teso. Si limita a essere un film che scorre veloce, senza intoppi, senza nemmeno rimanere molto impresso, ideale per una visione estiva disimpegnata e un filino splatterosa.
Un Cilepanettone si potrà mai rivelare un capolavoro? Certo che no, ma se non altro è più fresco e gustoso del cinepanettone vero e proprio. E allora prendete e bevetene tutti, questo è il calice del sangue di Eli Roth versato per voi.
(voto 6/10)


giovedì 21 febbraio 2013

No
(Cile, Francia, USA 2012)
Regia: Pablo Larraín
Cast: Gael García Bernal, Alfred Castro, Antonia Zegers, Néstor Cantillana, Luis Gnecco, Jaime Vadell, Marcial Tagle, Pascal Montero
Genere: elettorale
Se ti piace guarda anche: Good Bye, Lenin!, Tony Manero
Uscita italiana prevista: 18 aprile 2013

No?
Per me è un film da sì.
(voto 7+/10)







Volete saperne qualcosa in più?
No.
Non è che mi rifiuto. No è il titolo del film. Dunque, No, cioè sì ve ne parlo.
No è un film che racconta del referendum del 1988 indetto in Cile su pressione del resto del mondo. Un referendum sulla dittatura di Augusto Pinochet. Se votavi sì, oltre a essere un pirla, significava che appoggiavi e legittimavi la sua dittatura, gradendo che proseguisse ancora. Se votavi no, significava che ti volevi disfare una volta per tutte della dittatura e poter andare a elezioni democratiche.
La campagna per il Sì puntava a bollare come comunista ogni oppositore. Vi ricorda qualcuno, per caso?
La campagna per il No è invece stata affidata con grande coraggio a un pubblicitario innovativo (interpretato dal valido Gael Garcia Bernal), uno che voleva utilizzare un linguaggio nuovo, lontano dalle solite campagne politiche vecchio stampo, tristi e cupe, ma puntando sulla positività e sull’allegria. Senza nemmeno utilizzare Mike Bongiorno come testimonial, ricorrendo però a jingle di stampo pubblicitario come il seguente, che io vedrei bene applicato anche alla situazione politica italiana attuale.

Mi fa male vederlo ogni giorno
Mi da fastidio il suo sorriso gelido
Mi imbarazza la sua letteratura
Mi deprime la sua mini cultura
No no no
Non mi piace, no
Non lo voglio, no

"Che palle, negli anni '80 non avevamo ancora internet, cosa che significa:
No Pensieri Cannibali!
Non mi resta che dormire..."
La pellicola ci getta nel Cile del 1988 in maniera del tutto immersiva. Il regista Pablo Larraín, già autore dell’acclamato Tony Manero, non ha solo voluto una ricostruzione impeccabile del periodo a livello di costumi, pettinature e arredamenti, ma ha anche girato il tutto con telecamere prese in prestito direttamente dagli anni Ottanta e un formato “quadrato”, lontano anni luce da visioni in 16:9, 3D e HD attuali. Un film in tutto e per tutto 80s, senza però canzoni di Cyndi Lauper, Madonna, Duran Duran e nemmeno Smiths e Joy Division. Per quelle potete sempre rivolgervi alla serie tv The Carrie Diaries.

Una storia bella sulla libertà accompagnata da un gusto cinematografico piacevolmente retrò in grado di ricreare alla perfezione il clima del Cile dell’epoca. Sì, anche per chi del Cile dell’epoca non ne sa nulla. Sebbene personalmente io tra i candidati all’Oscar di miglior film straniero preferisca il canadese Rebelle, la nomination agli Oscar è meritata pure per questo No, una pellicola cinematograficamente viva, oltre che un bel modo per ricordarci che il voto è importante. Sempre. Persino durante una dittatura.
E se non sapete ancora per chi votare, adesso mi riferisco alle elezioni italiane non a quelle cilene, potete fare un paio di test online che vi aiuteranno a capire a quale schieramento politico siete più vicini. Uno lo trovate sul sito Voi siete qui, l’altro sul sito di Repubblica.
Dopo questa parentesi politica, torniamo ora a quanto dicevo all'inzio del post.

No?
Per me è un film da sì.
(voto 7+/10)


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