Parte la scritta “Rai Fiction” e tutto il mio corpo viene percorso da un brivido, un brivido di terrore. Non è per la paura di trovarmi di fronte a qualcosa di terribile. Quello è praticamente certo. A spaventarmi è il fatto di trovarmi di fronte a qualcosa di terribile che però mi piacerà. Sarà andata così?
Per la prima volta nella storia delle Cotte adolescenziali cannibali fa il suo ingresso una presenza italiana. Non che da questa parti ci sia una sorta di razzismo al contrario nei confronti delle bellezze italiane, è solo che prendendo soprattutto in considerazione attrici e/o cantanti, considerato il desolante panorama cinematografico/musicale/televisivo italiano non è che ci sia poi tutta questa scelta…
Quest’anno però sono rimasto folgorato da Nina Torresi ne La bellezza del somaro (sebbene sia uscito a fine 2010), l’ultima commedia molto radical-chic di Sergio Castellitto in cui è lei la vera bellezza del film, altroché il somaro. Nel film la sua parte è quella della figlia teenager di Castellitto che si innamora di un uomo più anziano, Enzo Jannacci. Praticamente finisce vittima del fascino del DILF (Daddy I’d like to fuck), variante maschile della MILF, sebbene considerata l’età potrebbe finire persino in zona GILF (Grandpa/grandma I’d like to fuck)…
Il prossimo anno la Nina è attesa nella nuova stagione dei Cesaroni e quindi potrebbe già sputtanarsi la sua giovane carriera, ma comunque ha anche in cantiere un paio di film al cinema che potrebbero salvarla.
Cast: Marco Rulli, Elisabetta Rocchetti, G-Max, Marco Iannitello, Nina Torresi, Rosa Pianeta, Alessia Barela
Genere: teen de’ noantri
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Ho visto questo film qualche tempo fa grazie alla proiezione sul sito MyMovies, che spesso organizza delle anteprime online live, a volte interessanti, altre meno. In questo caso il grazie si dice giusto per educazione, visto che non ci ha regalato certo un capolavoro indimenticabile… Ma di cosa parla questo film che dal titolo fa venire in mente immagini mocciane?
Ludovico ha 18 anni.
“Ma va? Dal titolo non l’avremmo mai detto, Cannibal…”
Ok, fatemi finire: Ludovico ha 18 anni e il mondo ai suoi piedi.
“Cazzo, Cannibal, dicci qualcosa che non sappiamo!”
Beh, non è che ci sia poi molto altro da dire su questo film.
Ludovico (quello di 18 anni e con il mondo ai suoi piedi) è orfano, vivo con lo zio, ed è pieno di soldi lasciatigli in eredità dai genitori. Con il suo fascino da Scamarcio 2.0 (non a caso l’attore ha interpretato la parodia del suo Step di 3MSC in Ti stramo di Pino Insegno), Ludovico si fa un sacco di tipe di un po’ tutte le età, comprese l’amante di suo zio, la mamma del suo migliore amico e la fidanzata del suo migliore amico. La cosa più assurda del film è che nonostante gli scopi la madre e la ragazza, il tipo rimane comunque il suo migliore amico!!! O è una cosa del tutto inverosimile, oppure questo ragazzo è destinato a diventare Santo subito prima di Karol Wojtyla (che per ora, a quanto ne so, è solo Beato… tra le donne?).
Yo, anzi ao': c'è anche G-Max dei Flaminio Maphia!
Il film è stato girato presumibilmente con pochi, pochissimi soldi, una telecamera digitale prestata da un amico, e una sceneggiatura costruita da una serie di dialoghi tra l’imbarazzante e l’imbarazzato. Nonostante le battute non proprio degne di note, il cast se la cava, in particolare i giovani: il protagonista Marco Rulli regge più o meno decentemente per tutto il film, in un piccolo ruolo c’è la piccola grande Nina Torresi (di cui mi ero innamorato vedendo La bellezza del somaro di Sergio Castellitto), e pure G-Max (sì, proprio uno dei Flaminio Maphia, quello più in carne) nei panni dello zio cocainomane del protagonista risulta alquanto credibile.
Nonostante il film sia fatto veramente di niente, sarà per la (per me) sempre simpatica parlata romanesca, ma comunque si lascia vedere fino alla fine con un numero di sbadigli ancora accettabile. Certo che il finale è davvero terribile, proprio tanto brutto. Però non me la sento di infierire troppo, anche perché all’interno del panorama italiano non è un prodotto così da buttare (Moccia sa regalarci di molto peggio) e poi Elisabetta Rocchetti (anche attrice) è all’esordio alla regia, un minimo di potenziale sembra possederlo e il suo sguardo sulla gioventù romana qualche spunto di riflessione lo offre.
Per curare i dialoghi del suo prossimo film però mi offro volontario io: così almeno se proprio bisogna scadere nel trash lo facciamo per bene, ok?
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Trama semiseria
Una famiglia benestante, di sinistra e pure -massì- molto radical-chic, organizza un weekend con gli amici nella cascina in campagna. La figlia di Sergio Castellitto e Laura Morante invita per l’occasione il suo fidanzatino… un giovincello interpretato da Enzo Jannacci. Come la prenderà il padre che era già pronto ad accogliere amichevolmente qualsiasi tipo di (futuro) genero, persino un terrorista islamico, ma er vecchio maprione no?
Recensione cannibale
Capita alle volte, e anche spesso, di ignorare alla grande alcuni attori e registi. Poi a un certo punto per caso li scopri e scopri che non erano poi così male. È quanto successo a me con Sergio Castellito che fin’ora non avevo mai cagato più di tanto e invece dopo questa piacevole sorpresa del somaro mi sono andato a riscoprire pure con il precedente Non ti muovere. Ma procediamo con ordine e senza spingere, per favore.
La bellezza del somaro è un film profondamente radical-chic con una serie di personaggi tutti radical-chic. Io però sono talmente radical-chic da riconoscermi più in un modello radical-chic internazionale che non in quello italiano qui proposto, quello per dire che ascolta Paolo Conte, pensa che Fabio Fazio faccia rima con Dio e vota Rutelli, ché Bersani è già troppo estremo e sovversivo.
Nella galleria di personaggi che si ritrovano a passare insieme un tranquillo weekend in campagna c’è naturalmente Sergio Castellitto, architetto di successo, sposato con la solita nevrotica Laura Morante ma che si consola con l’amante stragnocca Lola Ponce. I suoi amici sono molto radical pure loro, come il divertente farfallone Marco Giallini (daje Giallì, che sei er mejo!) e Gianfelice Imparato con perenne bluetooth all’orecchio perché segue un corso intensivo d’inglese. Laura Morante oltre ad essere la solita nevrotica è per giunta pure una strizzacervelli che si porta con sé per il weekend in the country house anche un paio di pazienti schizzati: la rompicojoni Barbora Bobulova e un tizio fissato con la morte e col suicidio che si guarda ossessivamente Il settimo sigillo di Bergman, perché anche la follia vuole la sua bella componente radical-chic.
Il personaggio migliore e più chic è però quello della figlia interpretata dalla splendida Nina Torresi, una rivelazione assoluta. È bello vedere finalmente un volto nuovo e fresco al di là dei soliti noti (e a volte nemmeno tanto noti) che si alternano in tutti i film possibili. Alba Rorhwacher, ti fischiano per caso le orecchie? La giovincella ha una vita sentimentale parecchio travagliata e intorno a lei ruotano tutta una serie di ragazzi. E non solo ragazzi. Per il weekend in campagna infatti la nostra invita a sorpresa il suo fidanzato segreto: un 70enne interpretato da Enzo Jannacci, altro personaggione eccellente di questa commedia; ogni volta che parla tira fuori qualche perla di saggezza, cosa che fa scattare una divertente musichetta quasi da santone.
Di cosa parla dunque questo film? Di una relazione tra un 70enne e una minorenne? Qualche riferimento per caso al Premier? Quando la sceneggiatura è stata scritta i cenni al caso Ruby Rubacuori erano impossibili (ma poi neanche tanto) da prevedere, però c’era già stato il caso Noemi Letizia e quindi sì, i riferimeni magari non sono così casuali, perché come dice una battuta del film: “Berlusconi c’entra sempre.”
Castellitto è riuscito quindi a sorprendermi con una commedia frizzante che fa per me perfettamente il paio con Tamara Drewe, altro film brillante ambientato in campagna, con la sola differenza che là i protagonisti radical-chic erano inglesi. La colonna sonora, per quanto nulla di innovativo, grazie a Cranberries e 50 Cent (P.I.M.P. in un film di Castellitto? Yes we can!) è comunque nettamente superiore a quella di Non ti muovere (come vedremo tra poco).
Ho già detto che è La bellezza del somaro è un bel film profondamente radical-chic? Sarà per questo che, uscito nel periodo natalizio, è stata una delle poche commedie italiane a floppare. Evidentemente non era abbastanza una minchiata per attirare i consensi del grande pubblico (somaro).
(voto 7+)
Non ti muovere
(Italia 2004)
Regia: Sergio Castellitto
Cast: Sergio Castellitto, Penelope Cruz, Claudia Gerini, Angela Finocchiaro, Marco Giallini, Elena Perino
Genere: drama
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Trama semiseria
Sergio Castellitto è un chirurgo che un giorno si vede arrivare in ospedale la figlia, a rischio dopo un incidente quasi fatale col motorino. In questa tragica occasione, Castellitto rivive in flashback alcuni momenti del passato, tra cui anche la storia d’amore malato e violento con la brutta Penelope Cruz. Una Penelope Cruz brutta, avete capito bene, e non è un film di fantascienza.
Recensione cannibale
Dopo aver visto due film (su tre) del Castellitto regista/attore/sceneggiatore, posso dire che possiede un tocco personale piuttosto marcato e preciso. Non so se si può parlare di tocco autoriale vero e proprio, però di certo il Sergio nazionale c’ha alcune caratteristiche che rendono i suoi film vivi. Il suo cinema cerca di indagare nei lati oscuri dei personaggi e in questo Non ti muovere in particolare va a scavare dentro l’ego(centrico) chirurgo da lui stesso interpretato, con le sue perversioni, la sua voglia di fuggire dalla moglie Gerini e da una vita fatta di certezze per cercare il sesso (e l’amore) randagio di una povera zingara bruttina; il fatto che la splendida Penelope Cruz risulti credibile in una parte del genere dimostra tutta la bravura di questa notevole attrice spagnola.
Va anche sottolineato però come non tutto funzioni alla perfezione e come alcuni elementi del mondo di Castellitto non coincidano con il mio mondo ideale: la colonna sonora in primis, davvero discutibile (ma diciamo anche sull’orribile andante) con Vasco, Europe, Toto Cutugno e Nino Buonocore (?!?!?). Eppure in qualche strano modo risultano, se non gradevoli, quanto meno funzionali al racconto, visto che la musica agisce come da motore scatenante dei vari flashback del protagonista. Epperò è anche vero che con delle canzoni migliori l’effetto sarebbe risultato più efficace, però il cinema di Castellitto è molto personale e va quindi tenuto così, con i suoi difetti. Per lo meno va apprezzato il fatto che non abbia cercato di snaturarsi proponendo delle scelte musicali non sue. Altra componente non proprio gradita, almeno da me, è una tendenza eccessiva all’enfasi, al recitato urlato, tipica purtroppo di molto cinema italiano. Sarà che preferisco le emozioni più delicate, sussurrate. Gli strilli preferisco lasciarli ai programmi tv spazzatura tipo GF (con cui comunque specifico, prima di essere frainteso, che questo film NON ha nulla a che fare).
Non ti muovere è un film di sentimenti, ma non di buoni sentimenti. È anzi una pellicola che sa essere cattiva e picchiare forte, per quanto alla fine scelga di non affondare del tutto il pugno dentro lo stamaco. Anche se ho preferito leggermente il tocco più leggero e scanzonato de La bellezza del somaro, il cinema del Sergio nazionale me lo prendo tutto così com’è, anche con i suoi difetti, anche con le sue componenti che non mi piacciono (altro esempio: Angela Finocchiaro, NON credibile come attrice che faccia commedie o drammi), perché sono tutte parti che contribuiscono a creare un’insieme di forte personalità. E con le forti personalità non si può scendere a compromessi e si devono prendere con il pacchetto completo. Che al discount magari te lo vendono pure in offerta speciale. Basta che non ti muovi.
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