Ispirato al film: Poltergeist - Demoniache presenze
Cast: Sam Rockwell, Rosemarie DeWitt, Saxon Sharbino, Kyle Catlett, Kennedi Clements, Jared Harris, Jane Adams, Nicholas Braun, Susan Heyward
Genere:infestato impestato
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Hanno fatto un remake di Poltergeist.
Sì, lo sapevamo già. Si chiama Insidious, è uscito nel 2010 e ha anche già avuto due seguiti.
No?
Insidious non era un remake di Poltergeist?
Sembrava proprio di sì. Comunque adesso ne hanno fatto veramente uno. Uno ufficiale, intendo. Si chiama Poltergeist, più scopiazzato ufficiale di così.
Cast: Sam Rockwell, Emma Roberts, Rooney Mara, Emily Rios, Rob Corddry, Jessica Hecht, Connor Paolo, Margo Martindale
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Rooney Mara: “Cos’è un culo a cipolla?”
Sam Rockwell: “È un culo che ti fa venire la lacrime agli occhi”.
E adesso un’altra domanda: cosa rende una squadra, una squadra vincente?
E cose rende un film, un film vincente?
Dei grandi singoli possono essere determinanti, eppure il segreto sta tutto nell’alchimia, nel gioco di squadra. Non basta un Messi per vincere, così come al cinema da soli non sono sufficienti un Nicolas Winding Refn o una Natalie Portman, sebbene io una Natalie Portman in squadra la prenderei sempre. Per arrivare fino in fondo e alzare la coppa serve qualcosa di più. Serve un team.
La squadra messa in campo dal film The Winning Season è di buon livello. C’è Sam Rockwell, attore spesso sottovalutato, anche dal sottoscritto, che qui dimostra di essere davvero bravo e convincente nella parte del loser, vestendo i panni dell’ex stella del basket liceale precipitato non in una stalla ma a fare l’allenatore di una squadretta di basket liceale. Una squadretta femminile. E il basket femminile, così come il calcio femminile da noi in Italia, non se lo caga nessuno.
Nella squadretta che allena Sam Rockwell ci sono un paio di star. Non star della pallacanestro, bensì del cinema. Una è Emma Roberts, pretty nipotina della woman Julia: una ragazzina pallida come la neve e secca come un fusciello che è l’esatto opposto di ciò che uno immagina quando pensa al basket, ovvero qualcuno più delle sembianze di Shaquille O’Neal. Eppure la squadretta dovrà contare su di lei, se vuole vincere qualche partita. Sam Rockwell, sei davvero in buone mani!
L’altra star è Rooney Mara. Lei probabilmente la ricorderete nei panni della bad girl Lisbeth Salander dell’Uomini che odiano le donne versione David Fincher. Qui però è decisamente meno cazzuta e più ragazzina liceale innocente e pure lei antitesi della giocatrice di basket ideale.
Un bel cast, quindi, a cui si aggiunge pure una bella storia. Una storia sportiva classica di una squadra di perdenti che, contro ogni pronostico, riuscirà a trovare la sua strada e incasellare una vittoria via l’altra…
Niente di nuovo o di mai visto, però è ben raccontata, sa come prendere lo spettatore e metterlo vicino vicino ai suoi personaggi, in particolare all’allenatore misogino e scontroso, ma in fondo in fondo in fondo in fondo in fondo in fondo pure lui dal cuore tenero. Ma in fondo in fondo in fondo in fondo.
Un film vincente, quindi?
Direi proprio di no. Questa è una storia di loser che rimangono fondamentalmente loser. Ed è così in empatia con i suoi protagonisti da rendersi un film loser esso stesso.
La regia del rookie James C. Strouse è decisamente piatta e non si segnala in alcun modo. Si limita a seguire in maniera diligente la vicenda raccontata. La sceneggiatura tratteggia bene i personaggi e fornisce assist a ogni componente del team da buon playmaker, e questo è un bene, però al contempo rimane un po’ troppo meccanica e legata al seguire partita per partita il campionato delle ragazze, e questo è un male. Per essere un campionato di basket liceale femminile è anche reso in maniera piuttosto avvincente, ma resta pur sempre un campionato di basket liceale femminile… Un po’ come Un anno da leoni, per quanto meglio del previsto, resta sempre un film su gente che fa bird-watching. Ovvero non proprio il massimo dell’interesse.
È allora un film perdente, alla fine, questo The Winning Season. Ma è anche una di quelle squadre che sai che non vinceranno mai e nonostante questo, o forse proprio per questo, non puoi fare a meno di tifare per loro. Una di quelle squadre che guardi perdere, ma sai che hanno dato tutto per perdere in una maniera così perdente.
Cast: Sam Rockwell, Olivia Wilde, Michelle Monaghan, Ken Howard, Norbert Leo Butz, Ben Schwartz, Peter Jacobson, Ray Liotta, Jane Fonda
Genere: impasticcato
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Esiste un destino, oppure è tutta una questione di semplici coincidenze?
È quanto mi sono chiesto pochi giorni fa. Era una vita che non ascoltavo Fatboy Slim e all’improvviso m’è venuta voglia di ascoltare Fatboy Slim. Non so bene perché. Sarà che la sua “Right Here Right Now” viene continuamente sparata come colonna sonora dello spot di un’auto. Il potere della pubblicità non è che abbia centrato in pieno il suo obiettivo. Non ho infatti avuto l’impulso all’acquisto immediato di una Nissan Qashqai, anche perché io odio i SUV, quanto all’ascolto immediato di Fatboy. E così mi sono andato a ripescare tutta la sua discografia, a partire dal suo album di debutto “Better Living Through Chemistry”.
Lo stesso identico giorno è uscito, non nei cinema bensì sul sito più o meno legale CineBlog01, una pellicola intitolata La formula della felicità. Embè, direte voi, e che c’entra questo?
Ve lo dico subito: il titolo originale del film è “Better Living Through Chemistry”, proprio come il disco di Fatboy Slim. Ho preso questo come un segnale dall’alto, un segno divino, e allora, dopo aver ascoltato l’album, mi sono guardato la pellicola. Tutto è connesso. “Le coincidenze non esistono,” ho pensato.
Il disco d’esordio di Fatboy Slim non mi ha entusiasmato molto. A quasi vent’anni dalla sua uscita, suona oggi un pochino datato e inoltre il buon dj e producer inglese con i suoi lavori successivi ha fatto di meglio. “Non importa,” ho pensato. Procedo lo stesso con la visione del film Better Living Through Chemistry o, com’è stato ribattezzato in Italia, La formula della felicità.
"Volevate vedere le tette di Olivia Wilde? E invece vi beccate le mie!"
Con l’album di Fatboy Slim il film non ha molto a che fare, se non che anch’esso appare alquanto superato. Sembra infatti una commedia di quelle che andavano una quindicina d’anni, quelle su un uomo in crisi di mezza età alla American Beauty. O anche di quelle un po’ in stile Desperate Housewives, con tanto di voce narrante fuori campo, che qui appare davvero fuori luogo e si sarebbe potuta tranquillamente evitare.
“Non importa nemmeno questo,” ho pensato, proseguendo nella visione. Deve comunque esistere un motivo per cui sono arrivato a guardare questo film. La visione ce l’ha messa tutta per dimostrarmi il contrario. La formula della felicità non è una schifezzona, questo no, è solo piuttosto anonimo e sa di già visto. La vicenda del farmacista disperato interpretato da Sam Rockwell succube della moglie Michelle Monaghan (consorte invece di Woody Harrelson in True Detective) e incapace di avere un rapporto con il disturbato figlio 12enne, uno che getta merda negli armadietti dei compagni di scuola, per quanto poco originale si lascia comunque seguire con grande facilità. A rendere il tutto più interessante è la prevedibile “svolta” esistenziale che, come in American Beauty, avviene grazie a una bionda. Non Mena Suvari coperta di petali di rose rosse, bensì Olivia Wilde in versione tossica dipendente da qualunque tipo di farmaco. Tra farmacista e drogata di farmaci non può che scattare la scintilla, nonostante entrambi siano (in)felicemente sposati, e a rendere la loro relazione ancora più eccitante ci pensano proprio i medicinali. Anche il farmacista (ex) disperato comincia così a consumare pasticche in ingenti quantità, si mette persino a farsele da solo improvvisandosi chimico un po’ in stile Breaking Bad, fino a che…
"Tossica a me?
Cannibal, ma come ti vengono in mente certe cose?"
Adesso non è che vi sto a raccontare tutto il film, anche perché ve lo dovete vedere pure voi, per scoprire se c’è una ragione profonda che vi ha portati a guardarlo. A parte il fatto che vi ho detto io di farlo. Alla fine personalmente un motivo io l’ho trovato. Mentre guardavo La formula della felicità avevo un terribile dolore perché un dannato dente del giudizio mi stava uscendo fuori. La soluzione al problema?
Impasticcarmi, proprio come fanno i protagonisti del film. Una soluzione cui potevo arrivare benissimo anche aprendo l’armadietto dei medicinali, ma mi piace credere che tutto accada per una ragione.
Fatboy Slim…
Better Living Through Chemistry…
La formula della felicità…
Una serie di eventi legati tra loro accaduti per portarmi via il dolore ai denti. O forse è stata solo una serie di semplici coincidenze?
Oggi è il Primo Aprile e noi blogger cinematografici della rete Internet abbiamo deciso di tirarvi uno scherzo, ma un bello scherzo. Non quelle notizie false tipo “Justin Bieber è stato esiliato sulla Luna” che poi quando scopri che non sono vere ti scende la tristezza. Abbiamo deciso di organizzare una giornata monotematica dedicata ai film sugli inganni, sugli imbrogli, sui colpacci. Ognuno di noi s’è preso una pellicola a sua scelta e, tra una Stangata e un American Hustle, potete trovare tutti i post che hanno partecipato all’evento nell’elenco qui sotto. Quanto a me, per l’occasione ho scelto di ripescare Il colpo.
Cast: Gene Hakcman, Delroy Lindo, Rebecca Pidgeon, Sam Rockwell, Danny DeVito, Ricky Jay, Patti LuPone
Genere: caper movie
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Il colpo è un film che avevo beccato tanto tempo fa, durante una notte buia e tempestosa, o forse non lo era ma mi piace immaginare lo fosse, sui Bellissimi di Rete 4. Esistono ancora i Bellissimi di Rete 4 e, se sì, sono davvero Bellissimi?
Chi lo sa? In ogni caso, spesso in quel ciclo mi capitava di vedere film tutt’altro che bellissimi. Talvolta passava però anche qualche pellicola valida e, tra queste, Il colpo aveva attirato la mia attenzione. Aveva fatto colpo. Peccato che fosse già iniziato e che poi il sonno avesse preso il sopravvento e così fatto sta che non sono riuscito a guardarlo per intero. Gli anni sono passati, mi sono sempre ripromesso di ripescarlo, non l’ho mai fatto, fino ad ora. Fino all’evento dell’1 aprile di cui ho parlato sopra.
Come film di truffe e raggiri, Il colpo è un colpo perfetto. Un classico esempio di “caper movie”. Che cappero è, un caper movie?
Ve lo spiego subito, cercando di non raggirarvi. Semplicemente, si tratta di una pellicola incentrata su un gruppo di criminali impegnati a preparare e a mettere in atto un furto, una rapina, un colpaccio. Quei film alla Ocean’s Eleven, alla Entrapment, o ancora alla Stangata o alle Iene, oppure alla American Hustle, se volete un esempio più fresco. Un sottogenere del thriller anche noto come "heist movie" e che a me personalmente non entusiasma più di tanto. Eppure questo Il colpo, che in originale si chiama guarda caso proprio Heist, in quella notte buia e tempestosa mi aveva catturato. Ora che mi sono visto il film completo, devo dire che non ho capito bene cosa mi avesse attirato tanto. Non che sia una pellicola pessima, tutt’altro, però è persino troppo un classico heist movie o caper movie che dir vogliate per i miei gusti. Tutto è orchestrato alla perfezione e tutto allo stesso tempo sa di già visto. Il colpo si attiene alle regole del genere, seguendole con grande classe. Una visione di puro intrattenimento che farà la gioia dei patiti di questo tipo di film, ma che si lascia vedere anche da tutti gli altri.
La prima parte è dedicata a una veloce carrellata sui personaggi, tra cui spicca il protagonista Gene Hackman, attore che non ho mai amato particolarmente, che qui interpreta il tipico scassinatore esperto giunto all’ultimo colpo della sua carriera, visto che una videocamera di sicurezza ha immortalato il suo volto e quindi per lui è giunta l’ora di ritirarsi. Ad aiutarlo nel piano criminale che dovrebbe mettere la parola fine alla sua (più o meno) rispettabile carriera ci saranno i suoi soci e i suoi nemiciamici storici. Dalla sua parte c’è Delroy Lindo, un tipico caratterista di quelli che dici: “Ma questo dove l’ho già visto?” e sei capace di andare avanti a pensarci per ore, ma che dico ore?, dico minuti, e poi prima che il cervello ti esploda fai un salto su IMDb che è meglio e scopri così che ha fatto varie robe tra cui Fuori in 60 secondi, Domino e adesso è nella serie tv non male Believe. Dalla parte di Gene Hackman c’è anche la sgnacchera del film, tale Rebecca Pidgeon che sembra la Holly Hunter dei tempi migliori. Non che Holly Hunter sia mai stata tutta ‘sta figona, però una volta non era male. O forse, più che Holly Hunter, ricorda Jennifer Jason Leigh da giovane, che lei sì fino a qualche anno fa aveva quell’aria da porca davvero hot. Ecco, Rebecca Pidgeon ha quel tipo di fascino lì e avresti detto che, dopo Il colpo, avrebbe fatto una luminosa carriera e invece chi l’ha più vista?
Vi posso dire chi non l’ha più vista: io.
A remare contro Gene Hackman e i suoi piani criminali ci penserà invece un gruppo criminale capitanato da Danny DeVito, anche noto come il Brunetta grasso, e Sam Rockwell, altro eterno caratterista di cui questa pellicola abbonda. Più che un cast, sembra una carrellata di caratteristi.
"Non osare mai più dire che Brunetta è più alto di me, intesi?"
Una volta introdotti i vari personaggi, viene preparato il piano e poi lo si mette in atto. Il film ovviamente non risparmia una serie di colpi di scena a raffica, con tradimenti su tradimenti e con tutti che vogliono fottere tutti. Il regista e sceneggiatore David Mamet ci sguazza alla grande dentro questa trama thriller, mette tutti gli ingredienti al posto giusto e la visione scivola via in maniera impeccabile, ma allo stesso tempo senza grosse sorprese e senza entusiasmare più di tanto. E allora, perché diavolo quella notte buia e tempestosa di svariati anni or sono mi aveva colpito?
Forse perché quando ti trovi in quello stato di dormiveglia in cui vedi/non vedi un film, mescoli la pellicola con l'immaginazione e nella tua mente si crea un miscuglio affascinante, al di là dei sogni e al di là dei reali meriti del lavoro cinematografico. O forse è perché mi ero guardato proprio le scene migliori, quelle in cui sono inserite battute notevoli come: “È talmente calmo che quando va a dormire sono le pecore a contare lui” e ottimi dialoghi come:
“Fa girare il mondo...”
“Che cosa?”
“Il denaro.”
“Qualcuno dice l'amore...”
“Non è sbagliato, in fondo... l'amore per il denaro.”
Alla fine non ho capito ancora adesso cosa mi avesse affascinato tanto, di questo Il colpo. Forse è il fatto di essere stato trasmesso tra i Bellissimi ad aver portato il mio subconscio a credere che il film che stavo guardando fosse davvero bellissimo, quando invece è solo un valido “caper movie” del cappero.
Cast: Liam James, AnnaSophia Robb, Steve Carell, Toni Collette, Sam Rockwell, Maya Rudolph, Allison Janney, Rob Corddry, Amanda Peet, River Alexander, Zoe Levin, Nat Faxon, Jim Rash
Genere: estivo
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C’era una volta un’estate è una storia di formazione giovanile estiva che in qualche modo mi ha ricordato Dirty Dancing. Un Dirty Dancing senza le cazzo di scene di danza, diciamo. Anzi, una scenetta di ballo c’è pure qui, però è piuttosto simpatica. Per il resto ci sono parecchie differenze: in questo caso il protagonista è un ragazzino, ha una mezza storiella romantica ma niente di paragonabile alla travolgente passione di Baby per Patrick Swayze, non siamo negli anni Sessanta bensì nel presente e insomma adesso che ci penso i due film non hanno quasi niente in comune.
E allora perché mai mi ha ricordato Dirty Dancing?
Perché il protagonista, proprio come Baby, vive un’estate che è “the time of his life”.
Avete capito bene, questo è un film estivo e quei furboni della distribuzione italiana hanno deciso di farlo arrivare nei nostri cinema in questi giorni, in concomitanza con l’arrivo del grande freddo e a ridosso del Natale.
Peeerché?
Ma cosa c’è, dentro il loro cervello?
Se già io c’ho le scimmie urlatrici, loro cos’hanno?
Tra l’altro i furboni, giusto per farsi ulteriormente del male, hanno deciso di sottolineare come fosse un film di ambientazione estiva trasformando il titolo originale The Way Way Back in C’era una volta un’estate.
Vorrei davvero sapere cosa passa nella mente di un titolista o di qualcuno che si occupa della distribuzione cinematografica nel nostro paese in certi momenti. Davvero non ne ho idea… Prima di prendere certe decisioni, gli passerà tutta la loro vita davanti agli occhi?
Fatto sta che avrei potuto aspettare la prossima estate per guardarlo, ma non ce l’ho fatta e me lo sono visto in una fredda, gelida serata di novembre e mi è anche piaciucchiato abbastanza, però so che avrebbe reso al massimo nel periodo più caldo dell’anno che no, direi proprio che non è questo. Odio guardare i films fuori dalla loro stagione naturale ma che volete farci, mi sono fatto contagiare dai dettami della schizofrenica industria cinematografica nazionale.
Vabbè, vogliamo parlare del film, oppure no?
No, cazzeggiamo ancora un po’, che tanto anche la pellicola è parecchio giocata sul cazzeggio. Tra le altre cose viene trattato un argomento ostico come quello del divorzio e della reazione di un ragazzo al disgregarsi della propria famiglia, però il tutto è condotto con toni leggeri e senza scadere mai nel pesante o nel patetico. È un film estivo. Non una commedia goliardica sboccata, quanto una pellicola intimista e dal lieve tocco indie, ma è pur sempre un film estivo, quindi molto sciallato.
La regia d’esordio dell’accoppiata di attori comici formata da Nat Faxon e Jim Rash non si nota in maniera particolare e anche la sceneggiatura, firmata sempre da loro due, non ha trovate così geniali o originali. La pellicola va venire alla mente parecchi altri film estivi, al di là di Dirty Dancing, e soprattutto ricorda molto da vicino Adventureland, gioiellino di Greg Mottola con Jesse Eisenberg e Kristen Stewart. Anche qui abbiamo un ragazzino timido e introverso che vivrà l’estate della sua vita lavorando in un parco acquatico (laddove in Adventureland era un luna park senza acqua) e anche qui abbiamo qualche problema famigliare e qualche lieve risvolto sentimentaleggiante, ma niente di troppo smielato.
La cosa che fa breccia nel cuoricino di noi spettatori sensibili è allora l'avvicinarsi della pellicola al suo protagonista (il giovane Liam James già visto nella serie The Killing, dov’è il figlio della Linden) in maniera delicata, senza forzare mai la mano. Con grande calma di fa fare conoscenza di questo giovanotto insicuro che si trova a dover fare i conti con il nuovo compagno della madre (Toni Collette, qui alle prese con il ruolo per lei anormale di una persona normale). Nuovo compagno interpretato da uno Steve Carell mai tanto stronzo. Ruolo in cui è parecchio convincente. A me non sta simpaticissimo, Steve Carell, e quando fa i ruoli da buono non mi ha mai convinto granché e ora ho capito perché: deve fare il villain. È quella la sua vocazione.
"Ti tengo d'occhio, Cannibal."
Tutto il cast comunque è piuttosto convincente, da un Sam Rockwell che resta sempre sottoutilizzato dal cinema che conta, passando a una scatenata alcolizzata Allison Janney, ora come ora super impegnata in tv in Masters of Sex e nella sitcom Mom, fino alla sempre adorabile e cariiiiiiiinissima AnnaSophia Robb, la giovane Carrie Bradshaw di The Carrie Diaries, nonché mai dimenticata protagonista femminile di Un ponte per Terabithia, gioiellino di film che io l♥vv♥ troppo.
E poi?
Poi basta. È un film gradevole come un bel bicchiere di tè freddo. Potete guardarlo adesso e non è male, almeno se ve lo sorseggiate nel calduccio di casuccia vostra con il caminetto acceso e delle babbucce da bimbiminkia ai piedi. Però devo avvertirvi che mette addosso una gran malinconia, per l’estate ormai decisamente alle spalle e per quel periodo in cui avevi 14 anni e tutto ti sembrava più importante, intenso e nuovo di adesso. Il secondo avvertimento è che ho l’impressione che questo film visto d’estate sia ancora meglio. Quindi per una volta vi consiglio di non fare come me. Meglio aspettare qualche mese, per godervelo di più. Mai dare retta alla distribuzione italiana.
1 bella prima parte, ritmata, frizzante ed elettrizzante.
2 discrete palle la parte finale, sconclusionata e troppo prevedibilmente crime oriented.
3 tre civette sul comò
che facevano l'amore
con la figlia del dottore
il dottore si ammalò
ambarabà ciccì coccò!
Se devo scegliere tra questo film e il precedente del regista/sceneggiatore Martin McDonagh, quel gioiellino di humour nero che era In Bruges, scelgo nettamente In Bruges senza nemmeno dover fare la conta ambarabà ciccì coccò.
4 come gli amici al bar di Gino Paoli.
Cosa c’entra? Niente, ma dopo tutto chi vi dice che io non sia l’ottavo psicopatico?
5 ottimi attori (Woody Harrelson, Colin Farrell, Sam Rockwell, Christopher Walken, Michael Pitt) + 2 ottime attrici (Abbie Cornish e Olga Kurylenko).
6,5 il mio voto alla pellicola.
7 psicopatici
(UK 2012)
Titolo originale: Seven Psycopaths
Regia: Martin McDonagh
Sceneggiatura: Martin McDonagh
Cast: Colin Farrell, Sam Rockwell, Abbie Cornish, Olga Kurylenko, Woody Harrelson, Christopher Walken, Helena Mattson, Michael Pitt, Michael Stuhlbarg, Harry Dean Stanton, Linda Bright Clay, Gabourey Sidibe, Zeljko Ivanek, Tom Waits
Cast: Jonah Hill, Ari Graynor, Sam Rockwell, Max Records, Landry Bender, Kylie Bunbury, J.B. Smoove, Kevin Hernandez, Erin Daniels, Method Man, D.W. Moffett, Sean Patrick Doyle
Genere: tutto in una notte
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Uscita italiana prevista: 13 luglio 2012
Non so a voi, ma a me la sola parola “babysitter” basta per farmi venire pensieri impuri.
Ti prego Dio, perdonami!
“Babysitter”.
Ho detto: "babysitter".
Dai, a chi non vengono pensieri impuri?
Ve lo dico io a chi: a chi ha visto questo Lo spaventapassere, titolo degno di uno dei miei peggiori post, o anche The Sitter per dirla con la denominazione originale.
In questo film non incontriamo infatti una sexy babysitter strappona in minigonna e camicetta sbottonata come la nostra fantasia ci lascerebbe immaginare, bensì un babysitter uomo e per la precisione… un babysitter Jonah Hill!
"Maurizio Costanzo Show che fa sesso con la de Filippa?
Ma perché Cannibal deve scrivere certe cose?"
Le parole “Jonah Hill” bastano e avanzano per non farmi venire pensieri impuri. Quando devo sbollire i bollenti spiriti, penso a Jonah Hill e subito me s’ammoscia. Più efficace del pensiero di qualunque dentiera della nonna e forse pure di Maurizio Costanzo che fa sesso sadomaso con Maria de Filippi.
Lei che lo frusta e lui con sul volto una maschera nera di quelle inquietanti da bondage estremo che grida: “Ancora, Maria! Ancora! Ancora! E mo' adesso basta... consigli per gli acquisti.”
Questa notte, qualcosa mi suggerisce che non riuscirete a prendere sonno. E qualcosa mi suggerisce anche che, ripensando a una tale scena, non riuscirete a eccitarvi mai più…
Ora che il danno è stato fatto, meglio lasciare perdere gli show sessuali di casa Costanzo per non peggiorare ulteriormente la situazione e tornare al film.
"Era meglio prima?" se lo chiede J-Ax e pure Jonah Hill.
Jonah Hill è costretto a fare il babysitter per fare un favore alla madre.
Jonah Hill che ha abbandonato l’università, vive con la mami appunto, mentre il padre gioielliere sto stronzo non gli passa nemmeno un dollaro di alimenti.
Jonah Hill che si vede con una tizia strafiga strastronza, Ari Graynor, ma che non è la sua tipa. Lei non vuole una relazione seria. Vuole solo che lui le lecchi la fica. Non lo dico per essere il solito volgare di turno, è quanto avviene nella primissima scena del film, quindi non spoilero nemmeno niente.
Jonah Hill che in questo film è ancora in versione simpatico cicciobombo. Non è lo smunto Jonah Hill versione Biafra degli ultimi tempi. Quello dimagratissimo e quasi anoressico che sembra uscito da una puntata del reality di Mtv Teenager in crisi di peso (il programma tivì con il titolo peggiore nella storia dei programmi tivì, parere puramente personale). Anche se di recente pare sia tornato ciccio di nuovo...
Jonah Hill che non gli daresti due dollari, proprio come quello stronzo di suo padre, ma che a sorpresa come babysitter si rivelerà meglio di Mary fuckin’ Poppins, sebbene il modello di riferimento più appropriato in questo caso sia la Elisabeth Shue di Tutto quella notte. Non che fisiciamente Hill e la Shue si assomiglino, però questa pellicola sembra quasi un remake della piacevole commedia di Chris Columbus degli anni Ottanta. O meglio, una rivisitazione strafumata di quel film.
Togliete lo stile alla Mamma ho perso l’aereo tipicamente columbussiano, pieno di canzoni vecchio stile in colonna sonora e televisioni accese anch’esse su film vecchio stile, aggiungetegli un contesto hip-hop più attuale e un tocco strafumato, appunto. Il regista è infatti David Gordon Green, quello del film con Seth Rogen e James Franco. Dopo la poco riuscita parentesi pseudo-fantasy con Sua maestà, in cui mandava letteralmente in fumo un cast pazzesco (Natalie Portman + Zooey Deschanel + James Franco + Damian Lewis), il fuorissimo regista americano ritorna ora su territori a lui più congeniali, con una commedia ambientata tutta in una notte, una folle notte, che intrattiene a dovere e regala qualche momento persino esilarante.
"Quel bulimico lì sopra è davvero Jonah Hill?"
Oltre a un Jonah Hill scatenato (altroché quello imbambolato a fissare Brad Pitt in Moneyball), a dare una mano è il cast di contorno: Sam Rockwell rockeggia very well, interpretando un super cattivo sì super stereotipato eppure sì anche fun-tastico, una Erin Daniels uscita da The L Word sempre superstrappona, e persino un gruppetto di bambini per una volta non odiosi. I tre children a cui Jonah “che si è mangiato la balena” Hill fa da babysitter sono pure loro divertenti e ben caratterizzati: c’è il tween gay, il ragazzino adottato che si diverte a far esplodere le cose, e poi l’esilarante bimbetta che a 8 anni circa si trucca e si comporta come una velina zoccola strappona teenager.
Lo so che a un film intitolato Lo spaventapassere non dareste due lire, anche perché le lire ormai non esistono più. Invece è una commedia spudoratamente divertente e sorprendentemente riuscita. O forse spudoratamente riuscita e sorprendentemente divertente. Comunquemente sia, non fatevi spaventare dal titolo, né dal fatto che Jonah Hill non sia proprio la babysitter più sexy che possiate immaginare. Dimenticatevi Mary fuckin’ Poppins e chiamatelo anche voi per farvi babysitterare.
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