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venerdì 19 dicembre 2014

I MIGLIORI ALBUM DEL 2014 DI PENSIERI CANNIBALI – N. 20 - 11





Proseguono le classifiche di fine anno stilate da Pensieri Cannibali. Dopo quelle dedicate ai Men of the Year, alle Cotte adolescenziali e alle serie tv migliori dell'annata, oggi tocca agli album musicali.
Quali sono i dischi ascoltati, apprezzati e amati di più nel corso degli ultimi 12 mesi su questo blog?
Lo scopriremo presto. Prima di vedere la Top 10, ecco i 10 (a dire il vero 11) bei dischetti finiti a un passo dalla cima.


sabato 19 luglio 2014

UN DISCO (MA ANCHE PIÙ DI UNO) PER L’ESTATE



Questo sabato nello spazio musicale di Pensieri Cannibali non vi propongo una delle mie solite classifiche. Perché non di sole Top 10 si vive… Anche se io faccio fatica a farlo.
Questa settimana, ecco per voi una serie di dischetti (alcuni più e alcuni meno) consigliati usciti nelle ultime settimane/mesi e che ben si prestano a un ascolto estivo.

Lana Del Rey “Ultraviolence”
A forza di giocare ai “Video Games”, Lana Del Rey è salita di livello. Il precedente “Born to Die” era più che altro una raccolta di pezzi messi insieme sulla scia del successo dei singoli. Le grandi canzoni c’erano, ma mancava un disegno complessivo. Il nuovo “Ultraviolence” invece centra in pieno l’obiettivo. Non solo ci sono le singole grandi canzoni, dal gusto retrò estivo di “West Coast” alla meravigliosa “Shades of Cool” passando per la trip-hoppeggiante "Money Power Glory". Questa volta c’è un disco vero e proprio, un Album con la A maiuscola. Ottimamente prodotto da Dan Auerbach dei Black Keys, Ultraviolence è proprio come Lana: dannatamente affascinante. Un lavoro pop dall’attitudine rock, dal suono vintage e contemporaneamente moderno. L’esame di maturità passato a pieni voti della popstar più figa dei tempi attuali. Lana Del Rey, born to shine.
(voto 8/10)




Black Keys “Turn Blue”
Il buon Dan Auerbach ha dato tutto se stesso come producer per il nuovo album di Lana Del Rey. Peccato che con la sua band sembra non aver fatto altrettanto. “Turn Blue” si avvale del tocco di classe del producer Danger Mouse ma, nonostante le belle atmosfere retrò Sixties/Seventies, sembra carente da un punto di vista dell’ispirazione e a tratti pure un po’ moscetto. Mancano le canzoni davvero memorabili, in pratica. L’estate 2014 a livello di rock non offre però molto di meglio quindi, se cercate un dischetto chitarristico decente, “Turn Blue” potrebbe farvi comunque felici.
(voto 6/10)




Noisia “Purpose EP”
La mia fissa musicale del momento. Gli olandesi Noisia hanno già pubblicato vari lavori, ma l’impressione è che il meglio lo debbano ancora offrire. Il loro nuovo EP “Purpose” è una bomba totale che fa salire l’attesa nei confronti di un loro nuovo album vero e proprio.
Sì, però che suono hanno, 'sti orange olandesi?
I Noisia recuperano il drum’n’bass degli anni ’90 fondendolo con le sonorità dubstep di oggi e con in più, tanto per non farsi mancare niente, pure una spruzzata di atmosfere cinematografiche. Tra echi di Prodigy, Skrillex, Squarepusher, Aphex Twin e Burial, i Nosia sono il gruppo più devastante che potete trovare in giro oggi.
(voto 7,5/10)




Kasabian "48:13"
I Kasabian sono un gruppo che mi è sempre piaciuto, ma che non ho mai amato. Non del tutto. Con il loro mix di sonorità elettroniche e attitudine da rocker de ‘na vorta, mi paiono una versione di serie B dei Primal Scream. Ad avercene, di Primal Scream di serie B, però gli originali non si superano. Con questo nuovo album i Kasabian proseguono nella stessa direzione, questa volta più orientati sul fronte electro del loro spettro sonoro. Uuuh, spettro sonoro, che paura!
Nonostante qualche buon pezzo e nonostante il disco nella sua varietà riesca a tenere desta l’attenzione dall’inizio alla fine, i miei sentimenti nei loro confronti non cambiano nemmeno questa volta. Mi piacciono, ma non li amo.
(voto 6,5/10)

P.S. Titolo e copertina del disco sono tra i più osceni dell'anno. E forse di sempre.




Alizée “Blonde”
Alizée non è più la Lolita che conoscevamo un tempo. Ormai è una trentenne ed è pure mamma, nonché una delle popstar più interessanti oggi in circolazione. Capace di cambiare pelle come la Madonna dei tempi migliori, la francesina giunta già al suo sesto album abbandona la strada retrò percorsa con il precedente “5” per darsi un’aria più sbarazzina. Si è così fatta bionda e ha realizzato un disco di electro pop leggero e frizzante, perfetto per la stagione, con dentro varie potenziali hit. Se solo le radio si decidessero a trasmetterla, la title track “Blonde” per esempio potrebbe essere uno dei pezzoni dell’estate 2014. Invece di "Mamma Mia (He's Italiano)" di Elena feat. Glance...
(voto 6+/10)




Klaxons "Love Frequency"
Strano il percorso dei Klaxons. Osannati persino oltre i loro reali meriti ai tempi del disco d’esordio “Myths of the Near Future”, per un breve periodo sono diventati i paladini della scena nu-rave e poi dopo non se li è più filati (quasi) nessuno con il secondo album “Surfing the Void”, che non era malaccio, e neppure ora con il nuovo e ancor più valido “Love Frequency” le cose sembrano andare per loro molto meglio. Che la stampa e il pubblico li ami o li odi, qui sulle frequenze di Pensieri Cannibali poco ci importa e continuiamo a suonarli sempre e comunque. A un volume esagerato.
(voto 7+/10)




Lily Allen "Sheezus"
Diludendo Lily Allen. Dopo due album di pura goduria pop tra i migliori del nuovo millennio, all’attesa opera numero tre la popstar inglese ha mancato il bersaglio. Alcuni brani come “Hard Out Here” e “Air Balloon” ci ricordano di come sia ancora l’allegra cazzona che abbiamo imparato a conoscere e amare, mentre con la sua cover di “Somewhere Only We Know” dei Keane riesce persino a far venire i brividi. Il resto della scaletta però convince poco e, nonostante qualche ammiccamento al dubstep come nel nuovo singolo “URL Badman”, la sua lunga assenza dalle scene sembra averla lasciata con un sound un po’ datato sulle spalle. Niente di troppo grave, in ogni caso. Speriamo che si tratti di una battuta d’arresto solo momentanea nel suo percorso e che Lily torni presto a fare il culo a tutte le colleghe dello showbiz.
(voto 5,5/10)




The Horrors “Luminous”
Chiudiamo questa rassegna con un gruppo che con l’estate non ha molto a che fare. Eppure i tenebrosi The Horrors a questo giro hanno realizzato un album più solare, rispetto ai loro standard e per quanto possa farlo una band che getta le sue radici nella musica dark e new-wave. Mica a caso il titolo è “Luminous”.
Il disco è sia una conferma che una mezza delusione. Una mezza delusione perché i loro primi tre album (l’acerbo “Strange House”, il capolavoro “Primary Colours” e il molto 80s “Skying”) erano del tutto differenti uno dall’altro, mentre questo non propone un nuovo cambio altrettanto rivoluzionario e sorprendente. Una conferma perché comunque la band continua a stazionare su livelli compositivi altissimi ed è persino cresciuta la sua capacità di creare atmosfere in grado di portare dentro un’altra dimensione. In ogni caso suonano ancora una volta perfetti. Perfetti per un’estate alternativa.
(voto 7,5/10)

sabato 31 dicembre 2011

Musica cannibale 2011: Album n. 20 -11

Il blog Pensieri Cannibali chiude i battenti.
Tranquilli, solo per quanto riguarda il 2011, visto che nel 2012 - ovvero tra poche ore, oh cazzo! devo organizzarmi per la serata di Capodanno! - tornerà più forte che mai.
Buon anno nuovo a tutti, quindi, e nell’attesa del countdown per l’inizio del 2012 - 10, 9, 8... yeah auguri, che palle! - beccatevi un po’ di musica con quest’altro countdown, quello dei miei album preferiti del 2011 oramai morente. Dopo le posizioni dalla 40 alla 31 e dalla 30 alla 21, ecco i dischi appena fuori dalla Top 10.

n. 20 Lady Gaga “Born This Way”
Genere: new queen of pop (Madonna chiiiiiii?)
Provenienza: New York City, New York, USA
In classifica perché: dopo essersi fatta conoscere al mondo con una manciata di singoli e aver agguantato la Fame, con il secondo album la Stefani Joanne Angelina Germanotta ha partorito un album che è il più grande kaleidoscopio pop oggi concepibile. Un’orgia cartoon in cui si fondono le maschere dei Daft Punk con ritmi dance e chitarre trash rock, mentre lo spettro della Madonna anni ’80 si aggira qua e là. Entertainment ai massi livelli, ma dietro ai ritmi electro la Gaga dimostra anche di essere un’autrice di canzoni da non sottovalutare.
Se ti piace ascolta anche: Madonna, Gwen Stefani, Rihanna, Katy Perry, Jessie J, Sky Ferreira, Nicola Roberts, Natalia Kills, DEV, Cher Lloyd, Robyn, Daft Punk
Pezzi cult: Bad kids, Government hooker
Leggi la mia RECENSIONE


19. St. Vincent “Strange Mercy”
Genere: o famo strano
Provenienza: Dallas, Texas, USA
In classifica perché: Annie Clark è una sorta di sorellina stramba della già stramba Zooey Deschanel e possiede un modo tutto suo, stralunato, di fare pop music. Terzo grande album per lei (il precedente Actor era nella mia classifica 2009), però la sensazione è che possa fare persino di più…
Se ti piace ascolta anche: Fiona Apple, Bjork, Emiliana Torrini, tune-yards, Feist, My Brightest Diamond, Eleanor Friedberger, Dirty Projectors
Pezzo cult: Cruel


18. Bon Iver “Bon Iver, Bon Iver”
Genere: non solo folk
Provenienza: Eau Claire, Wisconsin, USA
In classifica perché: ha preso un genere con i suoi dogmi piuttosto rigidi come il folk e l’ha rivoltato come un calzino a sua immagine e somiglianza.
Se ti piace ascolta anche: Iron & Wine, The National, Band of Horses, The Talles Man on Earth, Beirut, Grizzly Bear, Bombay Bicycle Club, Noah and the Whale
Pezzi cult: Perth, Holocene
Leggi la mia RECENSIONE


17. Joan as Police Woman “The Deep Field”
Genere: soul woman
Provenienza: Biddeford, Maine, USA
In classifica perché: ha fatto un disco molto personale e soul, di quelli che avrebbero fatto fieri il suo ex Jeff Buckley, e poi sa sorprendere; un sacco di pezzi partono in un modo e si evolvono in un altro del tutto inaspettato. Joan si conferma quindi una poliziotta da cui mi farei più che volentieri arrestare.
Se ti piace ascolta anche: My Brightest Diamond, Feist, Anna Calvi, Jeff Buckley
Pezzi cult: The Magic, Human Condition
Leggi la mia RECENSIONE


16. James Blake “James Blake”
Genere: dubstep-soul
Provenienza: Londra, Inghilterra
In classifica perché: ci ha mostrato la sua versione del soul contaminandola con i suoni e i bassi del dubstep, offrendoci un disco tanto innovativo quanto sottilmente emozionante.
Se ti piace ascolta anche: Jamie Woon, Antony and the Johnsons, Bon Iver, Jamie XX, The XX, The Weeknd, Radiohead
Pezzo cult: Limit to your love


15. Radiohead “The King of Limbs”
Genere: dubstep-radiohead
Provenienza: Abingdon, Oxfordshire, Inghilterra
In classifica perché: hanno realizzato un progetto in evoluzione, più che un semplice album nella vecchia concezione del termine. A livello musicale non hanno magari sorpreso come in passato e questo non verrà ricordato come il loro massimo capolavoro, però segna un’ulteriore passo in avanti nella ricerca sonora di un gruppo sempre un passo avanti. A sorpresa, uno degli album più sottovalutati dell’anno, forse perché a qualcuno potrà essere suonato come un disco freddo. Sarà per questo che a me le note di Lotus Flower e Codex fanno sempre venire i brividi…
Se ti piace ascolta anche: James Blake, Burial, Four Tet, Modeselektor
Pezzo cult: Lotus Flower
Leggi la mia RECENSIONE


14. Anna Calvi “Anna Calvi”
Genere: cantantona
Provenienza: Londra, Inghilterra
In classifica perché: è un disco cresciuto esponenzialmente nelle mie quotazioni ascolto dopo ascolto. Diverse le perle nascoste tra le pieghe di questo notevole esordio, ma secondo me la giuovine Anna Calvi il suo capolavoro lo tiene ancora in serbo. Sarà il suo album numero 2?
Se ti piace ascolta anche: Anna Aaron, Jeff Buckley, PJ Harvey, Florence + the Machine, Charlotte Gainsbourg, Joan as Police Woman
Pezzo cult: First we kiss


13. Autori vari “Drive Soundtrack”
Genere: colonna sonora
Provenienza: ryangoslinglandia
In classifica perché: è la colonna sonora più esaltante e cool dell’anno, grazie alle efficaci musiche originali del compositore Cliff Martinez (per brevissimo tempo batterista dei Red Hot Chili Peppers), ma soprattutto per merito di una serie di favolose canzoni di electro-pop odierno, ma dal tanto sapore Ottanta.
Se ti piace ascolta anche: Kavinsky & Lovefoxxx , Desire, College, Electric Youth), Riz Ortolani, Chromatics, Cliff Martinez (ovvero gli artisti presenti nella soundtrack)
Pezzo cult: College feat. Electric Youth “A Real Hero”


12. Tyler, the Creator “Goblin”
Genere: hard-rap
Provenienza: Los Angeles, California, USA
In classifica perché: insieme al suo collettivo di rapper, produttori e artisti vari Odd Future, questo squilibrato folle geniale 20enne rappresenta l’esaltante e strambo futuro dell'hip-hop.
Se ti piace ascolta anche: Odd Future, Shabazz Palaces, Kanye West
Pezzi cult: Yonkers, Radicals
Leggi la mia RECENSIONE


11. The Horrors “Skying”
Genere: 80s dark-wave
Provenienza: Southend-On-Sea, Essex, Inghilterra
In classifica perché: nel 2009 con il loro precedente “Primary Colours” si erano guadagnati il titolo di mio album personale dell’anno, quest’anno non ripetono l’impresa ma si confermano comunque ampiamente tra le band più interessanti del panorama musicale. Il loro segreto? Cambiare sonorità a ogni disco e questa volta centrifugando alla grande i suoni anni ’80 di band come Simple Minds e Tears for Fears. Derivativi? Forse. Goduriosi? Certamente. Il cantante della band in questo 2011 ha tra l’altro pubblicato anche un bel dischetto con la sua band parallela, i consigliati Cat’s Eyes.
Se ti piace ascolta anche: Simple Minds,Psychedelic Furs, Joy Division, Tears for Fears, The Drums, S.C.U.M., Spector, Cat’s  Eyes
Pezzi cult: Still life, You said
Leggi la mia RECENSIONE


mercoledì 6 luglio 2011

Ovvove e vaccapviccio

L’orrore, l’orrore. Eccoli di nuovo qua i The Horrors e, almeno per me che avevo eletto il loro precedente disco Primary Colours mio album personale dell’anno 2009, l’attesa di risentirli era davvero elevata. Come piacevole passatempo il cantante e leader della band Faris Badwan aveva intanto dato alle stampe giusto una manciata di settimane fa un ottimo disco di pop malato insieme alla soprano Rachel Zeffira sotto il nome di Cat’s Eyes, o-o-o-occhi di gatto.
Ma adesso è la volta dell’album numero 3 per i The Horrors, dopo un esordio orientato più sul versante punk e un secondo lavoro che andava invece in fantasmagoriche direzioni new-wave alla Joy Division. E adesso la sempre più sorprendente band cambia ancora le carte in tavola presentandosi con un sound pop 80s, ma comunque sempre virato verso tinte dark. D’altra parte con quel nome che si ritrovano mica possono fare musica solare…
Ma la domanda è: riusciranno a bissare il (più o meno) prestigioso titolo di disco cannibale dell’anno?

The Horrors “Skying”
Genere: new new-wave
Provenienza: Southend on sea, Inghilterra
Se ti piace ascolta anche: Tears for Fears, Simple Minds, Psychedelic Furs, Human League, My Bloody Valentine, Cat’s Eyes, Friendly Fires

Il nome di riferimento in questo nuovo corso sembrano essere diventati i Tears for Fears, dalle parti cannibali band tra le più amate degli anni Ottanta, ma anche di Simple Minds e Psychedelic Furs; nonostante i riferimenti del caso, gli Orrori riescono a creare una musica sempre molto personale e questo nuovo sfaccettato lavoro è un altro sogno a occhi aperti. Forse ancora più bello del precedente (anche se per ora è un po’ presto per dirlo).
Questa volta Geoff Barrow dei Portishead, che aveva prodotto alla grande il loro precedente album, ha consigliato loro solo uno studio e gli ha detto di fare da soli e i nostri (i miei almeno) eroi hanno tirato fuori risultati di nuovo eclatanti. I The Horrors suonano magnificamente fuori dal tempo, qualunque tempo. Talmente fuori da apparire attuali.


Qualche canzone?
“You Said” è pop-capolavoro, “I can see through you” parte con un organetto alla Doors per poi andare in territori Psychedelic Furs, “Endless blue” è una sterzata alternative rock anni Novanta molto sonic (youth), “Dive in” si tuffa tra i Tears for Fears e gli Smiths di “How soon is now?” e si inventa un ritornello anthemico, “Still life” è un viaggio dritto in fondo a un film anni Ottanta don’t you forget about me, “Wild eyed” galleggia tra le nuvole insieme ai migliori Talking Heads, qua e là affiora pure un prelibato sound shoegaze, britpop stile Suede e pop anni ’60, con la conclusiva “Oceans burning” che si cala nelle profondità più remote della musica.
The Horrors: sempre spavent-osi, che è l’abbreviazione per spaventosamente grandiosi.
(voto 9)

Eccolo qui in ascolto streaming integrale

sabato 9 aprile 2011

O-O-O Occhi di gatto

Cat’s eyes “Cat’s Eyes”
Genere: dark 60s
Provenienza: Inghilterra/Canada
Se ti piace ascolta anche: Isobel Campbell & Mark Lanegan, The Horrors, Last Shadow Puppets, Esben and the Witch, Broadcast, Belle & Sebastian
Pezzo cult: “Face in the Crowd”, "I'm not stupid"

Novitàissima dell’ultima ora: i Cat’s Eyes sono una nuova band formata da un lui e da una lei. Lui è Faris Badwan dei The Horrors, quegli eroi che hanno inciso il mio disco dell’anno 2009, nonché una band come si può intuire dal nome dalle tinte piuttosto dark. Dark come è anche questo album che Faris ha fatto con la lei, Rachel Zeffira, una tizia canadase dalla formazione lirica come soprano (?!?) che a livello vocale personalmente mi ricorda Deborah Harry dei Blondie e anche Shirley Manson dei Garbage.


Il progetto può essere accostato ai Last Shadow Puppets, la side-band di Alex Turner degli Arctic Monkeys, considerando come anche in questo caso si viaggi indietro nel tempo, soprattutto dalle parti degli anni Sessanta. Il singolare duo che si alterna ai vocals può infatti ambire al titolo di moderni Serge Gainsbourg e Jane Birkin o Lee Hazlewood e Nancy Sinatra, tanto la loro musica va a recuperare certi suoni vintage da colonna sonora 60s, eppure rispetto ad altre band che in tempi recenti hanno tentato operazioni simili (come le Pipettes o le Like) il loro sound è di brutto più lynchiano e oscuro. Più Horrors, of course.
Se la musica da sola non fosse abbastanza (e comunque lo è), la parte visiva è poi curata da un certo Chris Cunningham, il fenomeno dietro ai capolavori "All is full of love" di Bjork e "Come to daddy" e "Windowlicker" di Aphex Twin.
Gli occhi di gatto sono quindi un gioiellino spiritato di questo inizio anno da non farsi mancare qualunque tipo di musica vi piaccia. A meno che non vi piaccia la bella musica e allora in questo caso potete anche lasciare perdere.
(voto 8)

Piccolo indovinello: sapete dove hanno tenuto il loro primo concerto i Cat's Eyes?
Ok, ve lo dico che se no non indovinereste mai…

Come potete vedere qui sotto: nella Basilica di San Pietro in Vaticano.


lunedì 27 aprile 2009

Singing in the rain

È un bel periodo. Ok, considerando che in giro ci sono pandemie, terremoti, crisi economiche e diluvi universali detta così questa frase mi fa sembrare un perfetto idiota. Allora specifico: musicalmente è un bel periodo. Ci sono tre album pazzeschi in giro che boom! hanno il potere di farmi dimenticare del mondo circostante.
Di Bat For Lashes vi ho già parlato, ma se ancora non avete il suo disco “Two suns” adesso non avete più scuse: X-Factor è finalmente finito ed è ora di tornare a sentire della musica seria. Quindi basta cazzeggiare e andate ad ascoltarvi questo disco fino alla fine dei tempi.
Se vi manca il rock alternative ma veramente alternative degli anni 90, allora il dischetto che fa al caso vostro è “Swoon” dei Silversun Pickups; chitarre alla Smashing Pumpkins/Verdena e voce angelica che può sembrare una donna invece no surprise! a cantare è un uomo.


Capolavoro new-new wave dell’anno è invece “Primary Colours” di quegli allegroni degli Horrors. Citano “Love will tear us apart” dei Joy Division e qualunque altra cosa abbia in qualche modo a che fare con l’immaginario dark/gothic, rielaborandolo in una nuova spettrale visione personale.


E sì, il mondo sta proprio andando a scatafascio. Non è un bel periodo. Ma la musica ci può ancora salvare. Quindi fate come Gene Kelly: uscite sotto la pioggia e mettevi come degli scemi a canticchiare singing in the rain just singing in the rain, what a glorious feeling.
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