giovedì 31 marzo 2011

Solitario nella notte va, se lo incontri gran paura fa…

Quarta fermata nel folle mondo di Aronofsky, dopo π - Il teorema del delirio, Requiem for a Dream e The Fountain - L'albero della vita.

The Wrestler
(USA 2008)
Regia: Darren Aronofsky
Sceneggiatura: Robert D. Siegel
Cast: Mickey Rourke, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Mark Margolis, Todd Barry, Wass Stevens, Judah Friedlander, Ernest Miller
Genere: power-ballad
Se ti piace guarda anche: The Fighter, Rocky Balboa, 8 Mile, Million Dollar Baby

Aronofsky goes mainstream? Il regista mette da parte per una volta ossessioni personali ed eccessi visivi e preferisce rimanere concentrato sulla storia. Per fortuna, fare un film “normale” non è comunque affar suo e quindi pur realizzando il suo lavoro più lineare e meno visionario, Aronofsky si inventa un modo suo per rendere comunque l’insieme il più indigesto possibile al pubblico di massa e agli Oscar. Per notare la differenza con una storia simile ma realizzata in maniera più tradizionale basti vedere The Fighter, altro progetto cui Aronofsky avrebbe dovuto partecipare, preferendo alla fine la storia più disperata e meno alla Rocky di questo The Wrestler.

Il regista prende la sua macchina da presa, si trasferisce a vivere alle spalle del protagonista e lo segue ovunque con le sue tanto amate riprese a mano, un vero marchio di fabbrica di Aronofsky. A rendere la pellicola ancora più fisica e viscerale è la scena di un violentissimo incontro di wrestling, ben più sanguinoso e cronenberghiano di quanto si sia mai visto nei patinati match WWE di John Cena, lontani anni luce dalle palestre di serie B qui narrate.
La storia del Randy “The Ram”, interpretato da un Mickey Rourke quasi autobiografico e ancora alive and kicking, è la più semplice finora narrata da Aronofsky, ma rifugge in tutto e per tutto le solite trappole del genere sportivo/riscatto sociale. Questa non è la bella vicenda di una rivincita come nel sopra citato The Fighter, bensì una storia girata con stile (quasi) documentaristico che è uno sprofondare progressivo fino alla caduta (oppure no?) finale, in maniera analoga a quanto capita ai malcapitati di Requiem for a Dream e alla Nina del successivo Il cigno nero. Insomma, al regista non interessa tanto la classica parabola ascesa e declino, ma solo il declino. Che poi è la parte più avvincente, quindi perché perdere tempo a parlare anche dell’ascesa come fanno tanti altri?

Come al solito con il regista newyorkese, l’interpretazione del film non è comunque univoca, ma assolutamente libera. The Ram può essere infatti visto come un idolo assoluto (forse da Mr. Ford?), mentre per quanto mi riguarda è un tizio ancorato al passato che non si è accorto che gli 80s sono finiti da un pezzo, una versione squattrinata dei bolliti Hulk Hogan e Ozzy Osbourne “ammirati” nei rispettivi reality di Mtv “Hogan Knows Best” e “The Osbournes”, uno di quelli che se ne escono con deliri che lasciano il tempo che trovano come: “Gli anni Ottanta sì che erano forti, poi è arrivato quel frocetto di Kurt Cobain e ha rovinato tutto”. Una frase che la dice lunga su un uomo incapace di andare avanti e che vive nel mito di un “glorioso” passato fatto di hair-metal band che mai tornerà (per fortuna). Perché gli anni ’80 sono stati pieni di roba grandiosa, ma non di certo quella rimpianta da The Ram.

E così questa è la power-ballad rock del regista, l’unica finora di una carriera più incentrata su una sperimentazione che in musica trova analogie con Radiohead e Aphex Twin. Da fuoriclasse quale è se l’è cavata in maniera eccellente, ma la dimensione che più gli è congeniale resta tutt’altra. Stavolta è rimasto a guardare dal di fuori, senza entrare dentro lo specchio come ha poi fatto con la ballerina Nina. La mia impressione è che questo film sia stato vissuto in maniera personale più da Mickey Rourke che non da Aronofsky, qui in viaggio in trasferta per una volta non dietro ai suoi di trip mentali, ma dentro quelli di un altro.
(voto 7/8)

Accoglienza: Leone d’Oro a Venezia 2008, è probabilmente il film di Aronofsky che ha ricevuto le recensioni migliori dalla critica, sicuramente comunque quello che ha generato meno odio nei suoi confronti. Nomination agli Oscar per Mickey Rourke e per Marisa Tomei in versione stripper (ingiustamente ignorata invece l'ottima Evan Rachel Wood). Golden Globe come miglior protagonista a Rourke e come miglior canzone originale a “The Wrestler” di Bruce Springsteen.
Box-office USA: $ 26 milioni

18 commenti:

  1. Telegrafico Sciuscia: per me questa pellicola è anche da 9.

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  2. Bello. Mi è piaciuto molto. Soprattutto tutto quello che fa da sfondo alla vicenda. Come la desolazione dei luoghi e l'inizio del declino della spogliarellista (che inizia ad essere troppo vecchia). Fa tutto parte di un mondo senza riscatto che, in pratica, annuncia il finale.

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  3. Senza ombra di dubbio, l'Aronofsky migliore.
    Che Randy the ram possa essere un idolo oppure no - bellissima l'idea di avere un protagonista wrestler, leggendario ed invincibile sul ring quanto umano e sbandato fuori -, quella sua frase "questo è l'unico posto in cui non mi faccio del male" mi brucia ancora.
    E lo dico da appassionato e almeno in parte praticante di wrestling.
    Che sia meno sperimentale rispetto agli altri non è necessariamente un male: il talento di un regista sta nell'essere un grande narratore, non un pippaiolo che propina i suoi deliri alla malcapitata audience.
    Un film così, tanto per riconoscerne il valore, l'avrebbe potuto girare Clint.
    E, per la cronaca, concordo in pieno rispetto a Cobain, pur avendo in passato adorato i Nirvana.
    Distruggere è facile, creare un pò meno, come dicevamo tempo fa.
    E poi non era effemminato, nella frase di Randy.
    Era proprio frocetto.

    Detto ciò, questo post capita perfettamente in tempo per Wrestlemania, domenica notte.

    Detto ciò again, ti segnalo che Necrobutcher - il tizio dell'incontro folle con The Ram prima dell'infarto - è un lottatore della CZW, federazione indipendente specializzata in quel tipo di match. Su youtube ne trovi parecchi, tutti da pazzi.

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  4. Ancora da vedere ma in scaletta. Pur non essendo il mio genere preferito credo che per tutto il rumore che ha fatto sia proprio il caso di darci un'occhiata.

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  5. Di Aronofsky, regista che hai recensito in questi giorni, è finora l'unico film che ho visto e mi è piaciuto molto; mi sto attrezzando quindi, anche per vedere gli altri:)

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  6. Molto bello ma secondo me non il suo migliore. Concordo sull'idea di film forse leggermente meno personale ma più improntato verso una storia di rinascita sentita maggiormente da Mickey Rourke (che qui è favoloso). Il capolavoro di Aronofsky, a mio avviso, resta Black Swan.

    Ah, la canzone di Springsteen sui titoli di coda è come sempre azzeccatissima!

    ciao, c

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  7. Fra i 4 suoi che ho visto è quello che mi è piaciuto di meno, chiaramente per me è un 8 pieno. Però m'ha ricordato davvero troppo Requiem, la partenza triste, il miraggio e la caduta. Secondo me è la stessa parabola con una storia diversa.

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  8. ti ha preso un trip mica da ridere ;D
    pensavo di essere l'unica!
    è bello sapere che ci sono cinemaniaci come me

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  9. bellissimo.
    non il mio preferito, ma comunque straordinario. The Ram è uno dei personaggi più forti e intensi portati sullo schermo negli ultimi dieci anni.

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  10. ciao
    il titolo del post mi ha ricordato una canzone che ascoltavo sempre da piccola... la sigla di un cartone animato che mi piaceva molto... un po' il tema del film che hai scelto che meritava davvero un post

    ^____________^

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  11. *sciuscia
    telegrafico cannibal: ci può stare, ma non è tra i miei preferiti

    *federica
    la spogliarellista come il protagonista è un personaggio in cerca d'identità, incapace di evolversi e uscire dal suo passato

    *mr. ford
    senza ombra di dubbio, l'aronofsky più amato da chi non ama aronofsky. come te :)
    per me la sperimentazione è un elemento molto importante, ed è per questo che difficilmente amerò mai il cinema del buon clint quanto quello del genio darren...

    ma comunque esiste ancora qualcuno che guarda wrestlemania? :D

    *eddy
    rispetto ai soliti film sul pugilato comunque si discosta molto...

    *affari
    e gli altri sono ancora meglio (a parte forse the fountain) e anche molto meglio

    *cineddoche
    già, ma di questo ne parlerò domani..

    *absinto
    se the fountain si ricollegava a π, questo si riunisce a requiem. la disperazione è simile

    *queen B
    aronofsky è uno dei pochi che meritava una retrospettiva del genere, dopo di ché potrò ritornare a parlare anche di filmetti :)

    *einzige
    the ram per me è un po' un pirla :)

    *pupottina
    eh sì, tigerman! ;)

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  12. Cannibale, Clint fa polpette di Darren il frocetto! ;)

    Ovviamente io e la mia crew la guarderemo religiosamente all'inizio della settimana a suon di polpette e Southern comfort!

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  13. E forse le polpette saranno a base Aronofsky! ;)

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  14. raramente sprizzi ha fatto video decenti. e pure questo è abbastanza inguardabile. ma the wrestler spacca. la canzone. il film ancora non l'ho visto. è che rourke così conciato è inguardabile. devo superare questo mio preconcetto... umm.

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  15. Praticamente un capolavoro. Aronofsky abbandona i fastidiosi sperimentalismi di "Requiem For A Dream" e "The Fountain - L'albero della vita" e gira un film più lineare, ma anche più riuscito. Lo stile persona c'è.

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  16. bello, bellissimo, utopico!
    molto probabilmente il migliore Darren pre-cigno!
    concordo in pieno con Ford per quanto riguarda Cobain, in passato ho asscoltato molto e adorato i Nirvana, ora mi limito al altri generi più pesanti ma continuo a stimare profondamente Ghrol, mostro sacro, leggenda!

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