lunedì 24 giugno 2019

Serial Killer: le serie più sopravvalutate e quelle più sottovalutate di giugno 2019





L'estate è iniziata e qui su Pensieri Cannibali i commenti alle serie del mese nella rubrica Serial Killer si fanno infuocati. E più discutibili che mai. Ecco le mie opinioni su quanto passato sul piccolo schermo nelle ultime settimane. Attenzione spoiler: sì, ci sono sorprese e pareri impopolari.


Serie top del mese

Euphoria
(stagione 1, episodio 1)

Euphoria è l'ennesima serie teen?
No. Cioè sì, è una serie che racconta di adolescenti, ma ha uno sguardo differente dal solito. Sarà perché è tratta da una produzione israeliana. O sarà che la protagonista interpretata da Zendaya è davvero davvero incasinata. Disturbo ossessivo compulsivo? C'è. Sindrome da deficit di attenzione e iperattività? Anche. Depressione? Ce l'ha. Disturbo d'ansia generalizzato? Eccome. Attacchi di panico? Non mancano. Disturbo bipolare? Forse. Beve? Natutalmente. Si droga? Altroché. In rehab? In teoria è stata in riabilitazione, solo che non l'ha fatta come si deve. Un po' come Matthew McConaughey in The Beach Bum.


Anche gli altri ragazzi che si vedono dentro questa serie non sembrano meno problematici, dalla bionda transgender che cerca appuntamenti sessuali con padri di famiglia (l'ex dottor Bollore Eric Dane di Grey's Anatomy), al figaccione di turno (Jacob Elordi) che ha seri problemi con la gestione della rabbia.


A ciò aggiungiamo una regia visionaria e psichedelica, una colonna sonora da sballo, le tettone di Sydney Sweeney in bella mostra che non fanno schifo, un'ulteriore dose di sesso e droga e tanto tanto disagio. Il risultato? Prendete la serie teen più forte che avete mai provato. Moltiplicatela per mille. Neanche allora ci siete vicini.



Tuca & Bertie
(stagione 1)

Da un delirio a un altro. Tuca & Bertie come Euphoria non rappresenta qualcosa di totalmente nuovo nel panorama televisivo, eppure spinge i livelli di follia nella messa in scena a tal punto da apparire come una serie ancora più schizzata degli altri cartoni per adulti a cui eravamo abituati. Il primo paragone che viene in mente è ovvio. Tuca & Bertie è la nuova produzione di The Tornante Company, compagnia fondata dall'ex CEO di The Walt Disney Company (ebbene sì) Michael Eisner, e può essere vista come una versione al femminile di BoJack Horseman. Tuca è un tucano antropomorfo con problemi di alcolismo e la sindrome di Peter Pan, incapace di prendersi alcuna responsabilità e capace solo di combinare casini giganteschi. Chi ricorda, se non BoJack?


A bilanciare la sua pazzia ci pensa Bertie, la sua BFF, una passera un usignolo antropomorfo in apparenza molto serio e affidabile che però pure lei ha le sue belle insicurezze. Rispetto a BoJack Horseman i livelli di depressione sono un po' inferiori, sebbene non manchino, così come non mancano numerose trovate geniali disseminate qua e là in ogni puntata. Quest'anno non ho mai esclamato: "Geniale!" tante volte come durante la visione di Tuca & Bertie. E io amo esclamare: "Geniale!".

"Non del tutto da buttare, questa recensione."
"Insomma. Io l'avrei scritta meglio."


When They See Us
(miniserie)

Non sto a dirvi di cosa parla When They See Us, ché se no magari vi passa la voglia di vederla. E' una miniserie che racconta un caso di cronaca accaduto nel 1989 e di più non aggiungo. Non è certo una visione leggera, ma riesce ad appassionare e ad avvincere grazie alla vicinanza ai suoi personaggi, un gruppo di ragazzini di Harlem, e alla sua capacità di mutare pelle in ogni puntata. La miniserie ben diretta da Ava DuVernay (quella di Selma - La strada per la libertà così come anche Nelle pieghe del tempo) è composta da 4 minifilm differenti, una varietà che ricorda The Night Of: il primo è un poliziesco incentrato su degli interrogatori hardcore, il secondo è un intenso legal drama, il terzo è un'emozionante storia di ritorno alla vita e il quarto è un dramma carcerario durissimo, ai livelli di Sulla mia pelle. Si soffre, ci si incazza, si fa il tifo come allo stadio. When They See Us coinvolge a ogni puntata in una maniera diversa e riesce a essere potente sia per la storia che racconta, che per come la racconta. Arriverete alla fine provati ma soddisfatti. When will you see them?



NOS4A2
(stagione 1)

Ho letto il titolo della serie e mi sono chiesto: "EEEEEEEEEEH?".
Sono andato su Wikipedia - la Bibbia o più che altro l'oracolo dei nostri tempi - e come al solito ho avuto un chiarimento. NOS4A2 sta per Nosferatu, scritto in linguaggio da ggiovani o più che altro sotto forma di targa automobilistica. Al centro della serie c'è Charlie Manx, un tipo misterioso e "leggermente" inquietante, interpretato da Zachary Quinto (quello di Heroes, American Horror Story nonché Spock di Star Trek). Uno che viaggia sulla Spettro, un'auto con targa appunto NOS4A2 che conduce i bambini maltrattati o trascurati dai genitori in un posto incantevole chiamato Christmasland. In altre parole, si scrive NOS4A2, ma io ci leggo Michael Jackson e la sua Neverland. Di sicuro anche Charlie Manx è uno che adora i bimbi, solo che ha un rapporto alquanto malato con loro.


A opporsi a questo rapitore seriale c'è una ragazzetta che sa il fatto suo: Vic McQueen, una liceale con la passione per l'arte, cosa che la rende automaticamente un'aliena agli occhi degli altri, con un padre alcolista e un rapporto conflittuale con la madre, e che scorrazza tutto il giorno in moto. Cosa che la rende ancora più stramba per gli altri. A interpretarla c'è l'attrice rivelazione Ashleigh Cummings, tipa con il nome da pornostar che mi ricorda Matilda De Angelis, e di riflesso quindi anche Jennifer Lawrence, visto che - come tutti sanno - Matilda De Angelis è la Jennifer Lawrence italiana.

"Ok, lo ammetto. Qui somiglio a Matilda De Angelis dopo una serata particolarmente difficile."

Non avrei dato più di due lire a una serie come NOS4A2, anche perché le lire non ci sono più e quindi trovarle sarebbe un problema, e invece è una sorpresa piacevole. Per una volta il claim che si legge sul poster non è ingannevole o esagerato: "A different kind of vampire story". E in effetti NOS4A2 è realmente differente dalle altre serie vampiresche.

"Ma come? Una tipa figa e alternativa come me non è stata manco menzionata in questa recensione...
Cannibal merita proprio di finire a Christmasland. O a Chernobyl."



Serie così così del mese

Chernobyl
(miniserie)

Ci sono un sacco di persone che hanno adorato la miniserie Chernobyl. All'infuori della Russia, credo che il mio sarà l'unico parere non entusiastico nei suoi confronti che leggerete. Ci sono persone che l'hanno adorata a tal punto che, dopo il suo arrivo in tv, il turismo a Chernobyl è aumentato del 40%. Ecco, io della serie non avrò capito diverse cose. Il funzionamento di una centrale nucleare ad esempio mi è ancora sconosciuto, nonostante Valerij Alekseevič Legasov (Jared Harris di Mad Men) si sforzi per spiegarlo in modi che lui ritiene semplici. Nel film La grande scommessa, grazie agli spiegoni di Margot Robbie e Selena Gomez, ero riuscito a comprendere i passaggi più complessi della crisi economica del 2008. Il funzionamento dell'energia nucleare mi risulta invece ancora ignoto. Forse avrebbero dovuto pensare di inserire una Irina Shayk per facilitarne la comprensione.

Io quando Legasov cerca di spiegare come funziona una centrale nucleare

Non avrò capito certe cose della serie, ma una sì: da Chernobyl è meglio girare al largo per i prossimi 3 mila anni. E forse anche di più. Chernobyl resta tutt'oggi una delle zone più radioattive del mondo ed è ancora una città disabitata. Ciò non basta però a fermare i fan, che adesso vanno a farsi i selfie come se fossero sul set della loro serie preferita. Chi glielo va a spiegare a questi che la serie Chernobyl non è stata girata nella vera Chernobyl? Mica scemi gli attori come voi che vi fate i selfie lì.

"Con questo selfie faccio il pieno di cuoricini su Instagram. Alla faccia tua, Chernobyl Kid."

"Quali sono le nostre aspettative di vita dopo che siamo stati a Chernobyl?"
"Approssimativamente tra i 10 e i 15 minuti circa."
"Beh, dai. Abbiamo tutto il tempo per farci un selfie."

Questo per dire di come la Chernobyl-mania abbia assunto contorni esagerati, ben al di là dei suoi reali meriti. Per carità, si tratta di una serie interessante, a tratti parecchio appassionante e in molte circostanze particolarmente inquietante, grazie alle sue atmosfere asfissianti e vontrieriane (non credo sia un caso che tra i protagonisti figurino due attori vontrieriani come Stellan Skarsgård ed Emily Watson). La ricostruzione di quanto avvenuto sembra impeccabile, curata nel dettaglio a livello maniacale. Quello che manca è l'URSS, la Russia, l'Ucraina. La maggior parte degli attori impiegati sono britannici o svedesi. Nella parte di Mikhail Gorbachev ad esempio hanno messo David Dencik, un attore svedese. Per la precisione, un attore svedese-danese. Perché?

"Perché hanno preso me? Perché noi svedesi siamo più fighi dei russi."

Forse perché per gli americani tutti quelli del Nord e dell'Est Europa sono uguali. Un po' come gli italiani sono intercambiali con gli spagnoli, si veda The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story.
O forse perché non sono riusciti a trovare molti attori russi disposti a recitare in una serie così antirussa. Così anticomunista. Era dai tempi in cui Silvio Berlusconi contava qualcosa a livello politico che non sentivo tanto accanimento anticomunista. Al punto che mi sono sorpreso di trovare in questa miniserie il marchio HBO e non quello Mediaset. A livello ideologico mi sembra quindi difficile considerarlo un prodotto obiettivo o super partes, di cui fidarsi in pieno.

Dall'altra parte, la reazione dei russi a questa serie è stata eccessiva e l'annuncio della produzione di una contro-serie in cui la colpa viene data agli americani suona decisamente ridicolo. Tale reazione (non nucleare ma quasi) fa comunque capire come Chernobyl versione HBO sia soltanto una versione dei fatti. Non necessariamente una vera al 100%. A questo punto per capire tutta la verità forse servirebbe una terza serie, non anglo-statunitense né russa.

"Raga, mi sono messa il colbacco. Con la ricostruzione della cultura russa direi che siamo a posto così."

Un altro aspetto che rende questa miniserie meno vera di quanto voglia apparire è la scelta linguistica. Hanno deciso di girare la serie in inglese. Probabilmente per rendere la visione più appetibile al grande pubblico internazionale. Considerato il successo dello show, una decisione che si è rivelata azzeccata. Ciò non toglie che personalmente io ho trovato risibili scene come quella in cui  il "compagno" Legasov si rivolge a Gorbachev come un perfetto gentleman con un impeccabile accento che sembra uscito da Oxford, manco stesse prendendo il té delle cinque con la regina Elisabetta. Non a caso l'attore Jared Harris oltre che in Mad Men è apparso anche in The Crown.

"Well, what you say is quite correct, dear Cannibal Kid. Although I think you're a dickhead, of course."

Scelta fortunata a livello commerciale, però discutibile. Provate a immaginare Gomorra con Genny e Ciro che discutono amorevolmente in un italiano impeccabile. Non sarebbe proprio la stessa cosa.

"Signor di Marzio, l'ha punito come si deve quel gaglioffo?"
"Certo, signor Savastano. Dopo che abbiamo avuto un alterco, gli ho fatto una bella ramanzina."
"Poffarbacco, non avrei voluto essere nei suoi incresciosi panni."

Paradossalmente, le inesattezze storiche e il fatto che questa sia una versione palesemente occidentalizzata e romanzata di quanto successo a Chernobyl sono anche il punto di forza della miniserie. La ragione principale del suo successo. Chernobyl non è un documentario, e grazie a Dio! Già così i momenti morti - mi si passi il termine senza che qualcuno si offenda - non mancano di certo. La serie allora non funziona tanto come ricostruzione documentaristica, ma come fiction sì. Sebbene in certe scene, in certi rallenty esagerati, sembra voglia indugiare troppo nella spettacolarizzazione della tragedia. Manco fosse un disaster movie di Roland Emmerich.


Tra chi grida al capolavoro e chi al gomblotto, io per una volta sto nel mezzo. Chernobyl è una visione che va affrontata, che fa riflettere, ed è impossibile che lasci indifferenti. Si tratta però di una serie più importante che bella, giusto per raccontare fino in fondo tutta quella verità di cui al suo interno tanto si parla.



Serie flop del mese

Too Old to Die Young
(stagione 1, primi 2 episodi)


Hype a mille. La prima serie creata, scritta e diretta da Nicolas Winding Refn, autore del capolavoro Drive e di cose visivamente potenti come The Neon Demon e Solo Dio perdona più la cazzutissima trilogia di Pusher, era attesissima, anche da queste parti. Anche se io sono uno old-school che non è tanto per il binge-watching, pensavo che me la sarei binge-watchata tutta in uno/massimo due giorni. E invece...
Dopo aver guardato il primo mediocre episodio, un poliziesco che sa tanto di già visto con protagonista un inutile Miles Teller che in un'ora e mezza non vuole saperne di cambiare un'espressione che sia una (e il personaggio più divertente e promettente invece viene fatto fuori dopo appena una manciata di minuti), e soprattutto dopo la seconda soporifera interminabile puntata, degna del suo film più merdoso ovvero Valhalla Rising, attendo con maggiore gioia la mia prossima visita dal dentista che la visione del terzo episodio di Too Old to Die Young. Anche perché io mi trovo bene dal mio dentista.

Magari se e quando troverò la forza psicologica per continuarla, comincerò ad appassionarmi alle sue riprese statiche (o è meglio dire stitiche?), ai suoi zoom che sembrano realizzati da una lumaca, ai suoi piani sequenza pseudo autoriali e la considererò un capolavoro in grado di cambiare e rivoluzionare il linguaggio della serialità televisiva per sempre. Per il momento, l'unica cosa che ho realizzato è che io ormai sarò anche troppo vecchio per morire giovane, ma di certo Nicolas Winding Refn non è troppo vecchio per farci morire di noia. Tutti quanti.

"In fondo in fondo, leggendo tra le righe, direi che la mia serie gli è piaciuta a quel Cannibal Kid, o sbaglio?"
"Nicolas, allora è proprio vero che sei lento."


The Handmaid's Tale
(stagione 3, primi 2 episodi)
"Dai, che in questa stagione mi hanno fatto cambiare look..."

"Oh no, mi hanno di nuovo messo 'sta cagata anti merda di piccione in testa!"

Non bastasse la lentezza esasperante di Too Old to Die Young, un'altra bella botta di vita e di noia arriva direttamente dalla terza stagione di The Handmaid's Tale. Una serie che, dopo aver esaurito con la prima stagione l'ispirazione al romanzo Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood, già dalla seconda non sembrava più aver niente da dire, se non replicare all'infinito il gioco delle fughe della protagonista, e che pure in questa terza prosegue sulla stessa falsariga. Della stagione 2, purtroppo, non della prima.



Episodio del mese
Black Mirror, s05e01, "Striking Vipers"

Se la mia mancanza d'entusiasmo nei confronti di Chernobyl può essere parzialmente condivisa dai russi, nel mio giudizio sulla quinta stagione di Black Mirror mi sento del tutto alone. Credo di essere l'unico nel mondo intero ad averla apprezzata. Tutti a dire che Black Mirror non è più inquietante come una volta, solo che il problema non è della serie: è il mondo vero a essere diventato troppo inquietante e ad aver messo la freccia di sorpasso nei confronti della serie. Che poi gli elementi inquietanti non è che manchino del tutto, come dicevo già a proposito dell'episodio con Miley Cyrus in versione Ashley O.

Il primo episodio della stagione, Striking Vipers, io l'ho trovato molto originale, divertente e pure disturbante. Una rappresentazione di come nella società non di domani ma di oggi sia in pratica impossibile trovare la felicità, sia nel matrimonio e nella famiglia che in una vita fatta di relazioni temporanee e scopate casuali. Qualunque sia la nostra scelta esistenziale, ci troveremo inevitabilmente insoddisfatti. Ci mancherà sempre qualcosa. Viviamo in un mondo che ci spinge a cercare sempre qualcosa di più, cosa che non è poi nemmeno del tutto un male. In questo caso quel qualcosa in più è rappresentato da una versione realistica, pure troppo, di Street Fighter, un classico delle salegiochi a cavallo tra gli anni '80 e i '90. La nostalgia del passato come unica gioia per il nostro presente. Non vi sembra un pochino inquietante?



Performer of the Month
Andrew Scott (Fleabag, Black Mirror s05e02 "Smithereens")

Ammetto che, fino a poche settimane fa, non conoscevo Andrew Scott per nulla, o quasi. L'avevo incrociato giusto in una manciata di film e sapevo che era il Professor Moriarty in Sherlock ma, essendo una serie di cui ho visto tipo solo il primo episodio (dove lui non credo fosse manco presente), mi riusciva difficile stabilire se fosse un bravo attore o meno. Adesso posso dire che è un attore fantastico. Merito dell'irresistibile ruolo del "prete sexy" in Fleabag, dove riesce quasi a rubare la scena persino a una fenomena come Phoebe Waller-Bridge, e a quello del sequestratore disperato in "Smithereens", il secondo episodio della quinta criticatissima stagione di Black Mirror. Per quanto a mio avviso sia la puntata meno efficace della stagione - fondamentalmente è un thriller su un sequestro piuttosto tipico - riesce comunque a regalare qualche spunto di riflessione non male e ci regala un'ottima interpretazione da parte di Andrew Scott. Uno che ora posso dire di conoscere, e pure apprezzare.



Guilty Pleasure del mese
Trinkets
(stagione 1)

Trinkets è una nuova serie adolescenziale Netflix che ha la particolarità di trattare un argomento che finora non era mai andato troppo a ruba: la cleptomania. Abbiamo avuto film e serie che trattano di qualsiasi tipo di dipendenza, ma dell'impulso al furto non se ne sono mai occupati in molti. Zucchero a parte. E' questa piccola variante a rendere una visioncina leggera come Trinkets anche un minimo originale. Molto azzeccata inoltre la protagonista, Brianna Hildebrand, conosciuta come Testata Mutante Negasonica di Deadpool, che qua sfoggia un taglio di capelli e un look rubati a Winona Ryder. Sarà un caso?



Cotta del mese
Reese Witherspoon (Big Little Lies)

Non mi ero reso conto di quanto mi mancassero le cinque di Monterey fino a che Big Little Lies non ha fatto il suo ritorno con la seconda stagione, da poco partita. A questo giro a loro si è aggiunta una novità, se tale possiamo riternerla: Meryl Streep. C'è da dire che qui l'attrice più sopravvalutata del mondo è decisamente azzeccata nel ruolo di una tipa parecchio insopportabile, che guarda caso si va a scontrare proprio con la mia preferita. Sto forse parlando di Shailene Woodley? A sorpresa no. Allora ce l'ho con Nicole Kidman, Zoë Kravitz o Laura Dern? No, per quanto tutte affascinanti e bravissime. In questa stagione in particolare Laura Dern mi sembra a livelli pazzeschi. E attenzione pure alla giovane Kathryn Newton, che cresce molto bene. La mia preferita in assoluto è però un'altra: Reese Witherspoon. Su di lei dico solo...



Spazio vintage
Buffy l'ammazzavampiri

La mia serie preferita di tutti i tempi? Forse Mad Men, come per Reese Witherspoon, giusto per tornare su di lei. O forse Twin Peaks. Quella che penso guarderei a ripetizione senza mai stufarmi è però Buffy l'ammazzavampiri. La più divertente. La più entusiasmante. La più figa. Quella con i singoli episodi più belli. L'urlo che uccide (Hush) è o non è la puntata di una serie più geniale di sempre?


Alla sua prima messa in onda dalle nostre parti, su Italia 1, Buffy è stata parecchio bistrattata. Ricordo ad esempio che l'episodio in cui Willow e Tara si mettono insieme non è stato mandato in onda. Non è che hanno censurato qualche scena di sesso lesbo, anche perché tra loro non c'era ancora stato manco un bacio. Non hanno proprio trasmesso l'intera puntata perché le due ragazze dichiaravano il loro reciproco amore. Quando ci ripenso, ho l'impressione di essere cresciuto nel Medioevo.


Adesso Buffy l'ammazzavampiri è tornata in tutto il suo splendore sulla tv italiana grazie a Spike, un canale che con quel nome era destino diventasse la nuova casa della serie.


Per chi non l'ha mai vista, è l'occasione ideale per recuperare una pietra miliare della cultura pop contemporanea. Per chi l'ha già vista, l'occasione ideale per ricordarsi che di serie belle, bellissime, oggi ne circolano parecchie, ma di autentici cult ai livelli di Buffy non ce ne sono.



12 commenti:

  1. Troppo bravo Andrew Scott!
    Con Refn manco ci provo, concordo con la delusione Ancelle e con l'euforia per Euphoria, ma a me Black Mirror è parso una discreta stronzata e alla retorica a fin di bene della DuVernay sto comunque preferendo Chernobyl.

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  2. NOS4A2 sono pronto a vederla perché tutto quello che si riferisce a qualcosa scritto da Hill merita. Chernobyl l'ho sentita esaltata un po' ovunque quindi me la sparerò presto, di Too Old to Die Young ho visto i primi due episodi e a me sta piacendo anche se va presa col contagocce. Comunque è la prima dimostrazione (secondo me) che Lynch con il ritorno di Twin Peaks ha cambiato nuovamente le carte in tavola.

    E Dark invece? Niente?

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    1. Di Dark ho visto tra gli sbadigli la prima stagione, quindi la seconda per il momento non so se ce la posso fare. Soprattutto dopo il trauma di Too Old to Die Young. :D

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  3. Quanto amo questo tuo recap :-) E si Buffy è stata veramente una gran serie... Sono curiosa di vedere Euphoria

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  4. Refn lo inizio oggi, e ho già paura. La durata degli episodi è proibitiva e non avendo un buon rapporto con lui, il rischio abbandono c'è.
    Aspetto invece l'accumulo per Euphoria, una serie teen che potrebbe convincermi visto che è targata HBO.

    Quanto a Chernobyl, ho patito anch'io i suoi ritmi lenti qua e là, ma le spiegazioni sulla centrale nucleare hanno fatto centro, e anche la narrazione che sfocia nell'horror. Il problema della lingua non me lo sono posto e non lo porrei, con The Americans aveva un senso rimanere in v.o., qui diventerebbe un ulteriore peso.

    Cercando di superare la dolorosa visione di When They See Us, sono anni che vorrei rivedere Buffy, seguitissima e amatissima ai tempi di Italia1, e nonostante le repliche sempre lasciata all'inizio del periodo universitario, per cambi giorni/orario miei o della programmazione ballerina.

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  5. Purtroppo vado lenta come le lumache, ché a differenza del 90% delle persone che conosco su Facebook, blog, istagram ecc. se riesco a guardare mezza puntata alla settimana di una delle mille serie TV che vorrei vedere è già tanto.
    Prima o poi scoprirò il vostro segreto.

    A parte tutto, Chernobyl mi sta piacendo molto, la trovo ben realizzata, ben recitata e più inquietante di un horror.
    N0s4a2 l'ho iniziata e non potevo perderla visto quanto mi è piaciuto il libro di Joe Hill. Le prime due puntate mi sembrano meritevoli, chissà quando riuscirò a finire di guardarla.

    E cristo, nomini Brianna ç_ç
    Non conoscevo l'esistenza di Trinkets e ora devo recuperarla. Proprio quando ho ancora da vedere: Aggretsuko, American Gods 2, Dark 2, Jessica Jones 3 e mi stanno alitando sul collo Stranger Things, Preacher e The Boys. Uccidetemi ç_ç




    P.S.
    Buffy serie preferita di sempre *___*

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  7. Io ho scoperto su Prime Video una serie molto interessante, The Good Omens, con David Tennant e Michael Sheen, tratta da un racconto di Neil Gaiman. Provatela.

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  8. Ero tutto contento per Evangelion su Netflix...e invece Cannarsi lo ha distrutto sigh sob

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    1. Ne convengo, non ci sono vocaboli atti a definire tale scempio, inopinatamente commesso in stato di furia e attuato senza nessuna recalcitranza

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  9. Alla fine ti sei salvato, ricordandoci una serie che, oddio quant'era fantastica! ;)

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  10. Sono già felice di sapere che quella che probabilmente sarà la mia serie dell'anno non ti ha convinto. Un vero successo. ;)

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