Album migliore del mese (secondo Pensieri Cannibali)
Mary in the Junkyard "Role Model Hermit"
Genere: indie-finibile
Consigliato in particolare: a chi non si accontenta della solita next big thing tutto fumo e niente arrosto
I Mary in the Junkyard sono il mio nuovo gruppo preferito del momento. La cosa che più mi piace di questa band è che ogni loro pezzo è diverso dall'altro, non c'è un loro modello di canzone fisso, e allo stesso tempo il loro album d'esordio "Role Model Hermit" possiede comunque una identità specifica. Ti immerge in una dimensione parallela, incantata e incantevole, tipo tana del Bianconiglio.
Un'altra cosa che adoro di questo trio capitanato dalla bionda Clari Freeman-Taylor è che, ogni volta che li ascolto, provo a cercare una definizione per la loro musica, un indie rock molto libero che ogni tanto prende direzioni jazzate, alt-folk e in qualche raro momento persino funk, o dei punti di riferimento, e puntalmente non li trovo. In alcuni pezzi mi ricordano vagamente Björk, in altri i Mazzy Star, in altri i Big Thief, in altri ancora i Radiohead, e poi subito dopo cambiano forma e vai a capire a chi somigliano. Forse a nessuno. I Mary in the Junkyard hanno fatto un disco di debutto da applausi, ricco di personalità, e la cosa migliore è che sembrano possedere il potenziale per scalare vette ancora superiori e credo che in un giorno, non troppo lontano, saranno gli altri gruppi ad essere paragonati a loro e non il contrario.
(voto 8/10)
Disco più sorprendente del mese
Charli xcx "Music, Fashion, Film"
Genere: brat rock
Consigliato in particolare: a chi ascolta musica senza pregiudizi
Charli xcx non è più una Brat. Lo dice lei stessa nell'autoironica "Wink Wink": "I'm not a bad girl anymore". Ora è una brava ragazza... sì, insomma, più o meno. Dimenticate le sonorità electro-dance del suo passato. La sempre imprevedibile popstar inglese adesso è diventata una rockstar. "Music, Fashion, Film" può essere considerato il suo disco indie-rock e il bello è che suona (molto) più figo di un buon 90% del resto della musica indie-rock attualmente in circolazione. Dentro ci sono pezzi che sembrano i Sonic Youth prodotti dai Daft Punk ("Card Declined"), del punk futuristico ("2007", "Yeah"), della depressione grunge alla Kurt Cobain ("I'm Afraid") e un ipnotico spoken-word di David Cronenberg in persona ("No One Lasts Forever" posta in chiusura).
Dopo aver conquistato la fama planetaria, Charli decide di compiere un suicidio commerciale in piena regola, con un album sì pieno di melodie azzeccate (come i singoli "SS26" e "Camera"), ma anche ricco di sperimentazione e con un suono asciutto, minimalista e chitarroso bello lontano da tutto ciò che va ora in classifica. Rock nell'attitudine, più ancora che a livello musicale. Un manifesto di libertà espressiva, più che un semplice disco. Un'autentica dichiarazione di indipendenza, nel senso pieno del termine. Avercene, di Artisti con la A maiuscola come Charli xcx.
(voto 8/10)
Disco più danzereccio del mese
Madonna "Confessions II"
Genere: da club
Consigliato in particolare: a chi venera Madonna
Madonna è ancora la Regina numero 1 del Pop?
Io dico di no e, prima che i suoi fan mi tirino le loro scarpe coi tacchi addosso, spiego perché. Il motivo è presto detto: Madonna non ha fatto un disco pop. "Confessions II", annunciato sequel del giustamente celebrato "Confessions on a Dance Floor" del 2005, è un album di musica dance dura e pura. Un viaggio nella notte discotecara. Questo è il suo grande pregio e questo è pure il suo principale limite. Per chi come me ha superato da un pezzo l'età in cui se è ancora sveglio con gli occhi aperti dopo le 22:00 è già un miracolo, tutta questa botta disco/dance in un colpo solo è un po' too much. Se anche la notte andassi ancora in giro per locali, preferirei starmene al bancone a sorseggiare un cocktail, piuttosto che dimenarmi come un ossesso sul dance floor. Cosa che per altro sarebbe uno spettacolo di dubbio gusto.
Sarà quindi anche per una questione anagrafica o di attitudine all'ascolto, ma soprattutto la prima parte di "Confessions II", per quanto tecnicamente impeccabile e per quanto possa risultare forte e d'impatto su una pista da ballo, mi ha lasciato piuttosto freddo. Senza contare che ho trovato le parti vocali un po' piatte. Vero che la Ciccone non è mai stata una cantante particolarmente virtuosa, però qui manca anche il benché minimo trasporto emotivo. E a questo punto sento già le scarpe dei fan arrivarmi addosso, insieme a qualche schiaffone.
Alla mia età, devo ammettere che ho preferito la seconda parte dell'album. Quella che, pur rimanendo in territori da club, diversifica e a tratti rallenta i ritmi e in cui i pezzi si fanno più melodici e anche emozionanti, su tutti "Bizarre", forse ancora più di "Danceteria" il vero banger di un disco (volutamente?) senza enormi hit, senza le "Hung Up" e "Sorry" di turno. Nel complesso comunque è vero, come si dice in giro, che questo è il migliore album madonnaro degli ultimi vent'anni. C'è però anche da notare che non è che fosse un'impresa poi così difficile, visto che tutti i suoi lavori successivi al primo "Confessions" sono stati in qualche misura deludenti.
Fare serata fuori con Madonna insomma è piacevole, divertente, ma a tratti anche un pochino pesante. A una certa età, non tutti riescono a reggere i suoi ritmi. Beata lei. A noi persone normali ogni tanto piace rallentare. Non a caso una delle mie canzoni preferite del disco è la conclusiva "L.E.S. Girl", in cui (finalmente) si riesce a tirare il fiato e a stare seduti a sorseggiare un cocktail. E quando alzi lo sguardo dal tuo bicchiere, vedi che lei invece è ancora lì, sulla pista, che non ha smesso di ballare per un solo istante.
(voto 6,5/10)
Album più boomer del mese
Rolling Stones "Foreign Tongues"
Genere: it's only rock'n'roll
Consigliato in particolare: a chi pensa che l'età è soltanto un numero
La notizia è che questi a 80 anni suonati stanno messi meglio di chi, come me, di anni ne ha circa la metà. Anche se forse a pensarci bene non è che ci vada molto. Mick Jagger e compagni fanno parte di una generazione di ferro che continua a farci il culo, ieri come oggi, c'è poco da fare.
A distanza di 3 anni scarsi da "Hackney Diamonds", i Rolling Stones confermano il loro buon stato di salute sia fisica che musicale con un altro album che, pur non aggiungendo granché alla loro discografia, nemmeno toglie nulla e si fa ascoltare con piacere. Dentro contiene il caro vecchio rock'n'roll, naturalmente, un po' di blues, un pizzico di funky, una cover di "You No I'm No Good" di Amy Winehouse che fanno loro e a mio giudizio ci sta alla grande, e qualche ballad melodica come "Covered in You" che sa emozionare.
Mentre qualche loro celebre (quasi) coetaneo si diverte a bombardare paesi a caso, loro se ne vanno in giro a rockeggiare e sanno ancora realizzare dischi da sparare a tutto volume. Di più che cazzo vuoi chiedergli, a questi ultraottantenni?
(voto 7/10)
Delusione del mese
The Strokes "Reality Awaits"
Genere: fastidioso
Consigliato in particolare: agli amanti dell'auto-tune
Julian Casablancas, giuro che te lo buco, quel maledetto auto-tune!
Chi voleva un buon album di caro vecchio sporco rock'n'roll dovrà rivolgersi altrove, ad esempio dalle parti dei Rolling Stones. Meglio invece lasciar perdere il nuovo degli Strokes, lontanissimi dal precedente "The New Abnormal", che nel 2020 aveva sancito la loro rinascita.
"Reality Awaits" è tutta un'altra musica. Quaranta minuti e passa buttati nel cesso ad ascoltare il cantante Julian Casablancas delirare come un ubriaco molesto al microfono aiutato da un uso perlopiù pessimo ed esagerato dell'auto-tune, di cui a sentire i loro ultimi concerti non avrebbe nemmeno bisogno. Viene utilizzato con maggiore parsimonia nel nuovo disco di Anna Pepe o di un qualsiasi trapper stonato come una campana, rendiamoci conto. L'infinito singolo "Falling Out of Love" è così inascoltabile che è considerato fastidioso e per niente sexy da 9 gatti in calore su 10. Va bene cambiare, va benissimo evolversi, soltanto bisogna saperlo fare.
C'è a chi (beati loro) piacerà, chi lo troverà coraggioso e sperimentale, come se nel 2026 usare l'auto-tune potesse essere ancora considerato sperimentale, a me invece "Reality Awaits" fa venire soltanto un gran mal di testa, oltre che un gran male alle orecchie. Peccato, perché quando Julian canta in maniera quasi normale, come nell'accattivante "Going to Babble On", gli Strokes dimostrano di essere ancora in discreta forma. Se solo vietassero al cantante l'uso dell'auto-tune. Per sempre.
(voto 4,5/10)
Disco più British del mese
Yard Act "You're Gonna Need a Little Music"
Genere: britpopperia
Consigliato in particolare: a chi cerca il disco ideale da accompagnare ad una pinta di birra
Chiametelo triplete, chiamatela threesome, o dite come volete. Fatto sta che gli Yard Act hanno fatto tre su tre. Tre album di ottimo livello uno dietro l'altro. Il loro nuovo terzo "You're Gonna Need a Little Music" unisce quanto di buono mostrato nei due precedenti e rilancia ulteriormente. Il loro sound ultrabritannico da pub a questo giro ha venature più politiche e incazzate, senza dimenticare a casa l'ironia e una freschezza musicale invidiabile. Sono talmente istrionici che sono capaci di passare da un pezzo più alla Beck ("New Beginnings") a uno che richiama il funk-rock dei Red Hot Chili Peppers ("Thrill of the Chase"), fino ad arrivare a una delizia Britpop tra Cast e Blur come la conclusiva "Over the Barrel". La vita è uguale a una scatola di cioccolatini, e così anche i dischi degli Yard Act. Non sai mai quello che ti capita.
(voto 7,5/10)
Album più cool del mese
Nia Archives "Emotional Junglist"
Genere: drum'n'bass poppizzato
Consigliato in particolare: tanto agli amanti della jungle quanto delle melodie
La musica jungle, che ha poi dato vita alla drum'n'bass, è sempre andata parecchio in Gran Bretagna. Meno dalle nostre parti, dove nei locali ha storicamente sempre avuto la meglio la cassa dritta unz unz. Che vi piaccia questo tipo di sonorità o non le abbiate mai sentite nel corso della vostra vita, io comunque un ascolto al nuovo album di Nia Archives vi consiglio di darlo. "Emotional Junglist" è ciò che il titolo promette, una versione emotiva ed emozionante della jungle, ma anche molto di più. Al suo interno ci sono pure influenze parecchio new-wave, da qualche parte tra Cure e New Order, e più semplicemente dell'ottima musica pop ritmata con una decisa vena malinconica. Alcune delle melodie più pure e belle dell'anno le potete trovare infilate una dietro l'altra qui dentro. Che vi piaccia la drum'n'bass o meno.
(voto 7,5/10)
Album più noiosetto del mese
Gracie Abrams "Daughter From Hell"
Genere: pop lagnoso
Consigliato in particolare: a chi deve pur ascoltare qualcos'altro oltre ad Olivia Rodrigo
Gracie Abrams è la figlia del co-creatore di Lost J.J. Abrams, nonché la fidanzata dell'attore Paul Mescal. Oltre a essere una nepo baby famosa di riflesso, è anche una cantautrice più o meno promettente, il cui talento però non è ancora emerso del tutto e di cui si intravedono soltanto alcune tracce qua e là.
Il suo terzo album era atteso come l'esame di maturità, il salto di qualità definitivo, e invece niente. C'è da aspettare ancora. Fondamentalmente, "Daughter From Hell" ha due problemi. Il primo è che è il classico disco da "sad girl summer", pieno (pure troppo) di ballatone tristi perfette per cuori spezzati e musoni vari, solo che a realizzarlo è una ragazza che sta vivendo la storia d'amore perfetta con l'uomo perfetto, Paul Mescal, quindi nel suonare triste suona falsa.
Il secondo problema è che questo disco è uscito ad appena poche settimane di distanza dall'ultimo clamoroso lavoro di una sua collega e amica dallo stile in teoria simile, Olivia Rodrigo, che però in quanto a sonorità e a capacità di scrittura è oggi su tutto un altro livello. Gracie, devi ancora mangiarne di pastasciutta per raggiungerla.
(voto 5/10)
Disco más latino del mes
Cypress Hill "Dios Bendiga"
Genere: hip hop latino
Consigliato in particolare: a chi odia solo il reggaeton, non la musica in spagnolo (a proposito, grande Spagna campione del mondo!)
Pur preferendo i Cypress Hill più dark, rock, insane in the brain e fattoni, devo ammettere che non mi spiace anche questo loro lato più solare. Se vogliamo pure più "commerciale". Il nuovo "Dios Bendiga" non rientra tra i lavori migliori della carriera della storica band hip hop di Los Angeles, ma come ascolto estivo da spiaggia leggero e latino (senza degenerare nel reggaeton, tranquilli) è perfetto.
(voto 6+/10)
Singletudine - I migliori singoli del mese
3. U2 "Street of Dreams"
U2 con un suono che più U2 non si potrebbe, eppure, nonostante questo, o forse proprio per questo, il nuovo singolo funziona. "Street of Dreams" è un brano ruffianissimo, con un videoclip e un ritornello che strizzano l'occhio al mercato latinoamericano senza, gracias a Dios, avventurarsi in territori reggaeton. Come dimostrato anche con i due EP pubblicati negli scorsi mesi, Bono e compagni hanno ancora voglia di dire qualcosa e di essere rilevanti. Ci riusciranno?
La risposta potrebbe darla il loro nuovo annunciato album, in arrivo prossimamente. Nel frattempo il primo singolo che lo anticipa, per quanto non fenomenale, è se non altro gradevole. Mi mette allegria, un po' come "Sweetest Thing". Un passo alla volta, la strada (dei sogni) è quella giusta.
2. Sombr "My Body Isn't Ready"
Il videoclip vince facile, grazie alla presenza della mia ossessione del momento, Inde Navarrette, la star dell'horror Obsession. Anche la canzone di Sombr però non è niente male. Una specie di "Yellow" dei Coldplay per la Gen Z.
1. Slow Pulp "Better Man"
No, gli Slow Pulp non sono una versione lenta dei Pulp, bensì una delle indie rock band più in ascesa del momento. E no, la loro "Better Man" non è una cover di "Better Man" dei Pearl Jam. È persino better. Premere il tasto play per credere.
Cotta del mese
Kacey Musgraves
Grazie a Kacey Musgraves mi è venuta un'inspiegabile passione per la musica country. Davvero non riesco a capire perché.
Guilty Pleasure (andato a male) del mese
Anna "Million Dollar Babe"
Genere: electro trap
Consigliato in particolare: a chi non ha ancora l'età per leggere questo blog senza essere accompagnato dai genitori
Se avete meno di vent'anni, e se state leggendo questo blog per boomer probabilmente ne avete qualcuno o anche molti di più, probabilmente non sapete chi è Anna Pepe. E anche se i vostri figli/nipoti vi hanno parlato di lei parecchie volte, ogni volta che la sentite nominare chiedete ancora: "Anna chiii?!?".
Per fare un breve riassunto a beneficio di voi vecchietti anziani, vi rammento che Anna è una rapper 22enne che nel mezzo della pandemia di nostra vita si era fatta conoscere con la hit virale "Bando", un pezzo irresistibile che suonava come un'autentica boccata d'aria fresca nello stantio panorama trap nazionale. Dopo un po' di gavetta e qualche collaborazione con i nomi più caldi della scena, nel 2024 ha fatto il botto con il suo album d'esordio, il promettente "Vera Baddie", e si è trasformata nella nuova idola soprattutto delle pre-adolescenti, quasi quanto le HUNTR/X di KPop Demon Hunters. In poco tempo è diventata così famosa da essere stata persino invitata al Quirinale, dove ha incontrato Ol' Dirty Mattarella in persona.
Torniamo al presente. Noi giovani e finti giovani la aspettavamo al varco con la sua opera seconda, nella speranza di ravvisare qualche segnale di una maggiore maturità nei testi e un'evoluzione musicale. Quanto ai primi, non c'è niente da fare. Non c'è il benché minimo momento di profondità, nemmeno nella ballatona auto-tunnara alla Rose Villain "Cuore in off", e tutto resta in superficie sparato all'interno di un maldestro mix di italiano e inglese.
Ok, Anna ha voluto fare un disco poco serioso, di puro intrattenimento, e ci sta. Il problema è che l'ascolto non è che sia un granché divertente e anche a livello musicale c'è pochino di interessante. Il meglio arriva dal singolo "White Girl Wasted", in cui la rapper si reinventa come popstar electro che fa molto primi anni zero alla Kesha. Il resto dell'album vaga in varie altre direzioni, guardando sempre più che altro al suono di inizio millennio, però in maniera più piatta e prevedibile, con una smilza di canzoni abbozzate che si ascoltano senza lasciare traccia. Non è una questione generazionale o di essere in target o meno, da qualsiasi parte lo si prenda, questo disco è proprio scarsino ebbasta.
In conclusione, tanto suonava fresca agli esordi, quanto oggi non sembra avere già più un cazzo da dire. Con questo secondo album, involontariamente Anna ha dato ragione a chi la criticava e la bollava come un fenomeno commerciale privo di contenuti. Mi spiace dirlo e spero che questo sia solo un momentaneo passo falso di una carriera che le auguro molto lunga, ma "Million Dollar Babe" è un disco così vuoto che, più si scava al suo interno, più si ritrova tutto il nulla esistenziale di una società che a forza di scrollare contenuti sullo smart phone si è precocemente rimbambita.
(voto 4/10)




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