Once (Una volta)
Non avevo mai visto l'acclamato e pluripremiato Once, finora. Incredibile, ma vero. Incredibile perché sono un patito di pellicole musicali, adoro i "boy meets girl movies" e Dublino così come in generale l'Irlanda occupa un posto speciale nel mio cuore, e questo film combina alla perfezione tutti e tre questi elementi in una volta.
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| "Posso richiederti qualsiasi canzone?" "Sì, tranne quelle di Ultimo e di Sal Da Vinci. Quelle mi rifiuto proprio" |
Com'è possibile che me lo fossi perso?
Allora, c'è da ricordare che in Italia è stato distribuito in prossimità dell'estate 2008 ed essendo un piccolo film indipendente irlandese realizzato con un budget con cui certe produzioni hollywoodiane pagano giusto una cena al cast, è stato distribuito in un numero limitato di sale e dalle mie parti o non è arrivato, o è stato messo in programmazione giusto per una manciata di serate e io non sono riuscito ad andare a vederlo.
Quello era inoltre il periodo in cui la Golden Age del Blockbuster cominciava il suo declino, i videoregistratori venivano riposti in cantina, i lettori DVD stavano per fare la stessa fine, e allo stesso tempo non eravamo ancora entrati nell'era dello streaming sfrenato. Era insomma un periodo di transizione, anche se all'epoca non ce ne rendevamo bene conto, in cui trovare i film indie di nicchia non era così semplice.
Quando poi ho cominciato ad avere una connessione Internet decente e mi sono cercato Once in rete, i risultati non sono stati incoraggianti. Ho trovato solo delle versioni in bassa o bassissima qualità, che mi hanno fatto desistere dalla visione a lungo. Nonostante poi mi sia innamorato dei lavori successivi del regista John Carney (Tutto può cambiare, Sing Street e Flora and Son). Nonostante sapessi benissimo che quando l'avrei visto l'avrei adorato. E così è stato.
Per me i film, così come i dischi o i libri, ti devono arrivare non per forza appena escono, ma nel momento giusto. Once mi è arrivato nel momento giusto, per quanto il più triste possibile. Dopo aver sentito la notizia della prematura scomparsa a causa di un tragico incidente in moto nei pressi della sua Dublino di Glen Hansard, il cantautore protagonista della pellicola, ho capito che il momento per quella visione così a lungo inseguita era giunto. Non potevo più rimandare, nonostante l'abbia recuperato in una versione non proprio in alta definizione, una specie di registrazione web da Rai 5, con i dialoghi doppiati in italiano e i testi delle canzoni sottotitolati. Però, o così, o niente. Perdonatemi. In quasi 20 anni di ricerca, non sono riuscito a trovare di meglio.
Non è una sorpresa, ma ho amato Once dal primo all'ultimo istante. Ho amato le sue canzoni. Tutte. A partire dalla toccante "Falling Slowly", giustamente premiata agli Oscar 2008 e che mi ha fatto versare un fiume di lacrime, ma non solo.
Ho amato il suo stile a metà strada tra neorealismo e finto documentario, che sembra tratto da una storia vera e invece non lo è, sebbene prenda liberamente ispirazione dalle esperienze personali dei due protagonisti, il sopracitato compianto cantautore e chitarrista di strada Glen Hansard e la pianista ceca Markéta Irglová, che insieme avevano da poco fondato il duo The Swell Season.
Ho amato la sua storia, molto semplice: i due si incontrano per strada, dove lei vende rose e lui si esibisce con la chitarra, e cominciano a frequentarsi. Potrebbe sembrare l'inizio della classica romcom di un lui che incontra una lei e invece lo è solo per finta. Il loro rapporto non si concretizza mai in qualcosa di romantico, sono passati quasi 20 anni dall'uscita del film quindi posso dirlo perché gli spoiler sono ormai caduti in prescrizione, e allo stesso tempo è comunque una storia d'amore. Amore per la musica.
Ho amato non solo quello che racconta, ma come lo racconta. Raramente mi è capitato di vedere la passione musicale filmata in una maniera così sincera e pura. I due protagonisti si mettono a suonare insieme non per doppi fini. Oddio, lui in realtà vorrebbe portarsela a letto, ma a unirli c'è più che altro un'urgenza creativa, la voglia di realizzare qualcosa di bello, registrare una demo perché sì, per loro stessi, non per cercare il successo o farsi notare da qualche casa discografica. Musica per il gusto di fare musica. Così dovrebbe essere sempre. Così ormai è quasi sempre più raro che sia.
Ho amato il suo finale. Chi si aspetta un happy ending romantico resterà deluso. Io invece l'ho trovato perfetto nel suo rimanere sospeso, aperto a un sequel che a questo punto non ci sarà mai. Con i due protagonisti separati, ma uniti sempre dalla musica, da un piano regalato.
Once è un film che fa bene alle orecchie e fa bene al cuore. Un film che tutti dovrebbero vedere, almeno una volta nella vita, anche in una merdosa versione registrata da Rai 5. A me è capitato di guardarlo in una serata qualunque di questa crudele estate, poche ore dopo la scomparsa del suo protagonista, che ha riempito il feed della mia bolla social di sentiti messaggi di cordoglio. Glen Hansard in Italia non era famosissimo, la notizia della sua morte non mi pare abbia avuto particolare rilevanza su alcun telegiornale e ben poca sui grandi media nazionali. Ha invece avuto una grande eco nella cerchia dei miei contatti, tra chi lo aveva incontrato di persona, chi lo aveva sentito più volte live e persino chi ha conosciuto la propria dolce metà a un suo concerto.
Guardando Once ho capito perché Glen Hansard è riuscito a toccare le corde e la vita di così tante persone. Per la sua musica, per le sue canzoni di cantautorato folk alla Damien Rice, per la sua voce con quel falsetto che a tratti ricorda quello di Thom Yorke dei Radiohead, per la sua irlandesità e anche, e credo soprattutto, per la sua naturalezza. Nel suo essere un non-personaggio, Glen Hansard era un personaggio unico. Felice di aver fatto la sua conoscenza, sebbene con colpevole ritardo.
(voto 8/10)













Visto (un paio di volte) e amato moltissimo. La canzone più bella mai premiata agli Oscar, per me.
RispondiEliminaGlen mancherà.