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giovedì 30 luglio 2026

Once: un film da vedere almeno una volta nella vita





Once (Una volta)

Non avevo mai visto l'acclamato e pluripremiato Once, finora. Incredibile, ma vero. Incredibile perché sono un patito di pellicole musicali, adoro i "boy meets girl movies" e Dublino così come in generale l'Irlanda occupa un posto speciale nel mio cuore, e questo film combina alla perfezione tutti e tre questi elementi in una volta.

lunedì 8 giugno 2020

Normal People: cinquanta sfumature di indie




Normal People
(serie TV, stagione 1)
Tratta dal romanzo: Normal People di Sally Rooney
Scritta da: Sally Rooney, Alice Birch, Mark O'Rowe
Diretta da: Lenny Abrahamson, Hettie Macdonald
Cast: Daisy Edgar-Jones, Paul Mescal, Sebastian de Souza, India Mullen, Aoife Hinds, Eanna Hardwicke, Fionn O'Shea

Lasciate perdere il titolo. I protagonisti di Normal People non sono due persone normali. Menomale, direte voi. Prima di conoscerli. Dopo averli conosciuti, potreste rimpiangere le persone normali. Non è detto: diciamo che potresti innamorarvi follemente di loro, o detestarli in maniera altrettanto estrema.

venerdì 13 ottobre 2017

Ho visto Il segreto, ma non è grave come pensate





Ho visto Il segreto.

Il segreto
(stagione 1)
Titolo originale: El secreto de Puente Viejo
(voto 10/10)


No regia, che cavolo mandi in onda?
Non è Il segreto che intendevo io. Quello ho provato a vederlo una volta, giusto per capire perché milioni di persone in Italia e in Spagna lo seguissero, e dopo pochi istanti sono rimasto vittima di convulsioni e mi hanno dovuto portare via con l'ambulanza. Altro non ricordo, se non che io non ho niente contro i programmi trash, ma qui siamo persino sotto al livello della telenovela piemontese trasmessa da Mai dire gol, Sogni d'amore.

martedì 15 novembre 2016

Sing Street, la canzone che ha preso il posto della recensione






Sing Street
(Irlanda, UK, USA 2016)
Regia: John Carney
Sceneggiatura: John Carney
Cast: Ferdia Walsh-Peelo, Lucy Boynton, Jack Reynor, Aidan Gillen, Maria Doyle Kennedy, Ben Carolan, Mark McKenna, Don Wycherley
Genere: pop-rock
Se ti piace guarda anche: Killing Bono, Quasi famosi, Tutto può cambiare, Once (Una volta)



Song Street
Quasi quasi ci scrivo su una canzone
per quanto Sing Street mi ha regalato più di un'emozione
Mi ha fatto sorridere e pure un po' commuovere
e cosa per me molto strana persino riflettere

Quasi quasi ci scrivo su una canzone
ma no, che dico? La sto già scrivendo, che emozione!
Peccato stia venendo fuori una roba peggio di Ramazzotti
è ora di cambiare ritmo, questa lagna i co###oni ce li ha rotti!

sabato 24 ottobre 2015

'71: Odissea nell'Irlanda





'71
(UK 2014)
Regia: Yann Demange
Sceneggiatura: Gregory Burke
Cast: Jack O'Connell, Sam Reid, Sean Harris, Charlie Murphy, Paul Popplewell, Adam Nagaitis, Barry Keoghan, Martin McCann
Genere: surviwar
Se ti piace guarda anche: Eden Lake, Unbroken

'71 è l'horror survival dell'anno.
Ma come, non è un film di guerra?
No, non proprio e per fortuna. Io infatti le pellicole belliche, salvo qualche splendida eccezione come Apocalypse Now o La sottile linea rossa, non le reggo più di tanto e questa è una cosa che credo di aver raccontato parecchie volte. Come i vecchi che ripetono sempre le stesse storie. Storie di guerra, in genere.
Ho quindi patito parecchio la prima ventina di minuti di questa pellicola, che preannunciavano un classico film sulla vita militare e sull'addestramento. Non un addestramento fico (almeno da vedere) come quello di Full Metal Jacket o del recente The Fighters - Addestramento di vita, solo un addestramento palloso. Sono stato coraggiosamente in trincea, resistendo ai bombardamenti di questo inizio non proprio esaltante e ho fatto bene, perché il film presto cambia pelle. Subito dopo veniamo scaraventati in mezzo alle strade della Belfast indovinate un po' di che anno?
Esatto: il 1971. Lo scenario è quello del conflitto nordirlandese anche noto come The Troubles, che ha visto contrapposti cattolici contro protestanti, IRA contro governo inglese, tutti contro tutti e chi non è molto familiare con questi scenari, e io non lo sono, dalla visione di questa pellicola non è che ne uscirà capendoci molto di più.

giovedì 6 febbraio 2014

GRABBERS – BEVETEVI QUESTO, BRUTTI MOSTRI SCHIFOSI!




Grabbers
(UK, Irlanda 2012)
Regia: Jon Wright
Sceneggiatura: Kevin Lehane
Cast: Richard Coyle, Ruth Bradley, Russell Tovey, Lalor Roddy, Bronagh Gallagher, David Pearse
Genere: fantalcolico
Se ti piace guarda anche: Gremlins, Slither, L’alba dei morti dementi

Grabbers è un miscuglione di generi. Cosa c’è dentro? Vediamo la ricetta.

50 gr. di umorismo britannico, o quasi britannico
Il film Grabbers si avvale di un umorismo leggermente differente dal tipico humour britannico, quello irlandese. Come comedy, non è però che faccia morire dal ridere. Ci sono alcuni momenti al massimo che fanno sorridere. Un intrattenimento leggero, più che uno spasso totale.

30 gr. di horror
In quella che sembra una commedia poliziesca irlandese, con una nuova agente donna che arriva in una cittadina in mezzo al nulla e si ritrova come collega un alcolizzato totale, entra una componente da film de paura. Alcune persone scompaiono misteriosamente in mezzo al mare, alcune balene si spiaggiano sulla… spiaggia, altre persone vengono attaccate da creature non identificate.
Animali pericolosi? Mostri? Creature aliene?
Chissà...

20 gr. di fantasy
Nonostante i primi due ingredienti facciano pensare a una comedy horror, qualcosa di non troppo distante ad esempio da L’alba dei morti dementi e dai Gremlins, le musiche e le atmosfere a tratti ricordano persino quelle di un fantasy alla Signore degli anelli. Grazie all'ambientazione country irlandese, pare di stare in un paesino della Terra di mezzo. Le misteriose creature soprannominate grabbers regalano poi al tutto una componente ancor più fantasy.

Questi sono gli ingredienti, ma il regista Jon Wright (che aveva già girato il teen horror UK Tormented e non va confuso con il quasi omonimo Joe Wright di Espiazione e Anna Karenina) e lo sceneggiatore esordiente totale Kevin Lehane hanno deciso di non seguire la ricetta alla lettera. Hanno modificato gli ingredienti seguendo il loro gusto personale, hanno mescolato il tutto in maniera molto libera e anarchica e hanno fatto la spesa al discount, ma non troppo discount. Il film è infatti abbastanza low-budget, ma nemmeno così tanto: è costato pur sempre £ 4 milioni, che all’infuori del circuito di Hollywood non sono nemmeno tanto pochi. Gli effetti speciali, seppur poco presenti (cosa che per quanto mi riguarda non è manco un male), sono più che dignitosi e fanno il loro dovere. Anche per quanto riguarda il cast si è puntato al risparmio, senza ingaggiare star clamorose (pure in questo caso non è necessariamente un male) e puntando invece su nomi poco noti, non dei fenomeni assoluti eppure piuttosto in parte. Richard Coyle, visto nel remake UK di Pusher, è discreto come super alcolizzato di periferia, Russell Tovey della serie Being Human se la cava come scienziato esperto di animali pure lui di periferia, ma la migliore è Ruth Bradley, che finora aveva lavorato soprattutto in serie tv britanniche e che qui è convincente come sbirra di Dublino che cerca di adattarsi alla nuova realtà di periferia. Partendo in maniera timida e poi facendosi coinvolgere sempre più, soprattutto a livello alcolico.

"Mi sento la testa pesante... qualcuno sa spiegarmi perché?"
Ecco, non avevo ancora nominato l’ingrediente segreto, quello più importante. Il regista e lo sceneggiatore hanno infatti deciso di innaffiare il tutto con un sacco di alcool.
Senza stare a spoilerarvi troppo, è questo l’elemento vincente del film, utilizzato in maniera piuttosto geniale e in grado di trasformare un comedy-fantasy-horror pasticciato e che non si sapeva dove volesse andare a parare, in una visione divertente e anche piuttosto originale. Con un maggiore sviluppo dei personaggi e un andamento più imprevedibile nello sviluppo degli spunti della trama ci saremmo trovati tra le mani con una chicca assoluta. Così com’è, riesce comunque a farsi volere bene e a farsi magnare con gusto. Grabbers è un piatto di quelli che alle prime forchettate ha un sapore strano, difficile da identificare, ma poco a poco va giù che è un piacere. Solo a una condizione: non va accompagnato da acqua, ma rigorosamente da fiumi di alcool!
(voto 6,5/10)

sabato 2 novembre 2013

CITADEL, CHI HA PAURA DEI BIMBIMINKIA?




Citadel
(Irlanda, UK 2012)
Regia: Ciaran Foy
Sceneggiatura: Ciaran Foy
Cast: Aneurin Barnard, James Cosmo, Wunmi Mosaku, Amy Shiels, Ian Hanmore
Genere: Irish horror
Se ti piace guarda anche: The Children, Dread, Eden Lake, Attack the Block

Ho paura. Ho paura. Ho paura.
Ma di cosa?
Non aprite quel bimbominkia.
Ho paura di tante cose, che avevo già elencato in un recente post dedicato al clownesco Stitches, e di recente ho sviluppato anche una paura nei confronti dei film dell’orrore.
Non ho paura di aver paura guardandoli. Tutto il contrario. Ho paura di non averne paura. Negli ultimi tempi ho trovato davvero interessanti giusto un paio di film horror: Quella casa nel bosco e The Innkeepers, che però più che una paura fottuta mi hanno divertito e mi sono sembrati geniali nella loro riflessione sul genere. Sarà che una volta ero più facilmente impressionabile o sarà che ultimamente di film da strizzarsi per davvero ne sono usciti pochetti, però, è proprio il caso di dirlo a costo di dire una banalità, non ce sono più i film de paura de ‘na vorta.
Escono un sacco di pellicole replicate in serie, sempre uguali, che puntano tutte o quasi sugli stessi effetti per spaventare. Citadel non è una di queste. Citadel è un film che ha qualche spunto originale. Con questo non intendo, purtroppo, che siamo di fronte a una nuova pietra miliare del genere, però se non altro dentro c’ha qualche ideina niente male.

"Lasciatemi stare, bimbiminkia! Justin Bieber non lo voglio ascoltare!!!"
In Irlanda sta nascendo una nuova scena horror? Dopo Stitches, che puntava maggiormente sull’ironia ma non era del tutto riuscito, e il valido Grabbers, di cui prima o poi parlerò, il popolo della Guinness ci riprova con Citadel. L’aspetto più interessante di questa pellicola dell'orrore è la scelta del protagonista. Non mi riferisco all’attore, il giovane Aneurin Barnard, le cui deboli spalle non riescono a reggere un film che gli grava quasi interamente addosso. Mi riferisco al tipo di personaggio: un giovane padre rimasto vedovo. Un tipo di personaggio piuttosto inconsueto, soprattutto per un horror, un baby daddy che si deve occupare del figlioletto e proteggerlo. Proteggerlo da chi?
Dai bimbiminkia!
Capito bene. I cattivoni del film sono dei bimbiminkia. Dei ragazzetti incappucciati che prima attaccano sua moglie e poi se la prendono anche con il suo figliolo. Che poi quella dei ragazzetti incappucciati era un’idea già utilizzata in un altro horror britannico di cui in questo momento mi sfugge il titolo.

Mmm… ora mi è ritornato in mente... si chiamava F. Non proprio un titolo memorabilissimo.
La tematica delle baby gang che sono una minaccia peggio di vampiri, zombie o mostri vari era inoltre già presente anche in Eden Lake. Rientra poi qui il tema delle periferie britanniche visto in Attack the Block e nuovo luogo pericoloso ideale per girare pellicole del genere.

"Figlio mio, per te sogno un futuro diverso.
Un futuro senza One Direction e Twilight."
Citadel contiene quindi al suo interno elementi utilizzati in altre pellicole, ma per fortuna riesce anche a mantenere una sua personalità. Alcune scene sono inoltre ben costruite e provocano una discreta tensione. Non paura. Quella no. Quella la prova il terrorizzato protagonista, meno lo spettatore. A contribuire a rendere più inquietanti le atmosfere ci pensano, oltre alle citate ambientazioni degli inquietanti sobborghi inglesi, anche le musiche dei sempre grandi Tomandandy, autori di ottime sountrack per Le regole dell’attrazione, The Mothman Prophecies e The Strangers, un film quest’ultimo non troppo distante da Citadel. La cosa migliore è però il discorso sulla paura in sé, dalle parti di quanto fatto da un altro piccolo e ancor più meritevole horror UK, Dread.
A funzionare meno è il cast. Oltre al persino troppo spaesato protagonista, anche gli altri non sembrano degli attoroni e pure i dialoghi sono alquanto scarni per non dire porelli. Limiti che impediscono alla pellicola di essere davvero riuscita, ma che non impediscono comunque all’esordiente regista e sceneggiatore Ciaran Foy di segnalarsi come nuova promessa irlandese (e non solo) del genere horror (e non solo). Il ragazzo, magari con un budget e un cast più adeguati, potrebbe regalarci belle cosette in futuro.

ATTENZIONE SPOILER
La storia, partendo da presupposti intriganti, nello sviluppo, come capita alla gran parte degli horror, perde in fascino e il finale poi è quello più ovvio. Non che ci stia troppo male, però si poteva già prevedere fin dall’inizio. La morale è la solita: basta un po’ di coraggio e un po’ di forza di volontà e tutte le paura possono essere sconfitte. Ebbene sì, anche la paura dei bimbiminkia!
(voto 6/10)

Questo post chiude la Special Cannibal Halloween Week, che comprende anche i post su Dark Skies - Oscure presenze, Truth or Dare, Stitches e Haunter.
E ora, R.I.P. Special Cannibal Halloween Week.




mercoledì 30 ottobre 2013

STITCHES, IL FILM CHE M'HA FATTO PASSARE LA PAURA DEI CLOWN




Stitches
(Irlanda 2012)
Regia: Conor McMahon
Sceneggiatura: Conor McMahon, David O’Brien
Cast: Ross Noble, Tommy Knight, Gemma-Leah Devereux, Shane Murray Corcoran, Eoghan McQuinn, Thommas Kane Byrnes, Roisin Barron, Jemma Curran, Valerie Spelman
Genere: clown omicida
Se ti piace guarda anche: It, La bambola assassina, Silent Night

Ci sono alcune cose che mi fanno una paura immediata:

- I Modà
- I film con la scritta 3D nel titolo
- Le case di riposo
- Grattacieli e luoghi alti
- La paura
- Mr. James Ford del blog WhiteRussian
- I clown

I clown mi fanno paura tutti, indistintamente, ad eccezione forse giusto di Krusty. Sarà per colpa dei traumi infantili provocati dalla visione di It, film tv parecchio scadente tratto dal romanzone di Stephen King ma che visto da bambini metteva una gran fifa. E poi Ronald McDonald… Io adoro andare a mangiare da McDonald’s, ma quel clown all’ingresso mi fa sempre rizzare i peli sulle braccia, anche d’estate. E poi ancora i circhi. A me inquietano, i circhi, più per i clown che per i leoni o per altro.
Guardando questo Stitches, horror irlandese con protagonista un clown cattivo di nome Stitches, mi aspettavo quindi di rimanere terrorizzato, o almeno inquietato un pochino. Invece niente. Nada. Nisba. Nix. Niet. Rien de rien. Nothing.
Come film horror, Stitches non funziona. Non fa paura nemmeno lontanamente e lo dice uno che al solo vedere un clown pupazzo ha una reazione simile a questa…


Se come horror non va, Stitches è invece una commedia adolescenziale da non buttare del tutto, soprattutto nella prima parte, piuttosto divertente e piacevole. Non che la storia sia certo di quelle più elaborate: un clown muore durante la festa di compleanno di un bimbominkia. Passano 6 anni e il bimbominkia è ormai cresciuto, è diventato un teenminkia, va al liceo ed è ancora traumatizzato dall’esperienza, al punto che non ha mai più dato una festa di compleanno da allora. Visto che sua madre va via per il weekend e lui rimane con la casa libera, il suo BFF decide - ovvio - di organizzare una festa in casa sua. Per la serie: siamo irlandesi ma famo pure noi un party come i teenagers americani oh yeah!
Tutto ruota intorno alla festa, in cui ci sarà la solita girandola di amori adolescenziali, sesso, qualche droga e un pochino di alcool (ma dagli irlandesi mi aspettavo mooolto di peggio!), il tutto condito da qualche battuta più o meno simpatica e una gradevole atmosfera cazzona.
Come detto, a non convincere è invece la parte più horror.

ATTENZIONE SPOILER
Il clown Stitches, una specie di versione sfigatella di Beetlejuice mixato con Babbo Bastardo, ritorna in vita e va a cercare la sua vendetta nei confronti dei bimbiminkia che ne avevano provocato la morte. Solita roba, qualche omicidio, una manciata di scene splatterose e una piacevole sequenza sulle ironiche note 80s di “(I Just) Died in Your Arms” dei Cutting Crew, che si segnala come il momento migliore del film.



Poco eccezionale inoltre il cast, in cui non brilla il poco spassoso protagonista Ross Noble, e persino a livello di fighette messe in campo l’irlandese Stitches si rivela inferiore ai teen horror realizzati dai colleghi statunitensi e inglesi.
Concludendo: un filmetto guardabile e soprattutto nella prima parte piuttosto godibile, in cui però la tensione è persino troppo stemperata dal forte sapore goliardico. Comunque un merito non da poco Stitches ce l’ha: per la prima volta in vita mia non ho avuto paura dei clown. Adesso posso depennare un nome dalla mia lista delle fobie, in cui rimangono ancora i Modà, i film con la scritta 3D nel titolo, le case di riposo, grattacieli e luoghi alti, la paura e soprattutto il mio blogger rivale Mr. James Ford.
(voto 5,5/10)

"Cannibal, ho appena rubato uno dei tuoi pupazzi. Ancora sicuro di non aver paura di me?"

Anche questo post, come quelli su Dark Skies - Oscure presenze e Truth or Dare, fa parte della Special Cannibal Halloween Week.




mercoledì 22 agosto 2012

Nell’ombra di Bono Vox (Chris Martin non ce l’ho con te)

Killing Bono
(UK, Irlanda 2011)
Regia: Nick Hamm
Cast: Ben Barnes, Robert Sheehan, Krysten Ritter, Pete Postlethwaite, Martin McCann, Luke Treadaway
Genere: quasi famosi
Se ti piace guarda anche: Almost Famous, Nowhere Boy, 24 Hour Party People, The Runaways, In viaggio con una rockstar

Ragioni per vedere questo film:
- È ambientato a Dublino e Londra
- È ambientato a Dublino e Londra, tra gli anni ’70 e ‘80
- C’è Robert Sheehan, (l’ormai ex) Nathan di Misfits
- Ultimo, e non meno importante: il protagonista odia Bono Vox degli U2

Perché, andiamo, chi non odia, almeno un pochino, Bono degli U2?
Vuoi per la musica, in progressivo calo nel corso degli ultimi anni ma, precisiamolo, per fortuna ancora lontana da cadere nello schifo assoluto vaschiano.
Vuoi per il personaggio che si è creato: quello da mezzo guru che sembra reggere sulle sue spalle il peso del mondo intero, quello che fa tanto l’alternativo e l’uomo del popolo e poi va a cena con i potenti della Terra, quello che insomma è sempre in mezzo ai coglioni!
Vuoi perché uno che sceglie di chiamarsi Bono Vox (Buona Voce) un po’ presuntuosetto lo sembra e probabilmente lo è.

Il protagonista di questo film però ha qualche ragione in più per non sopportarlo e per volerlo vedere addirittura morto. Protagonista della storia è Neil McCormick, oggi giornalista e scrittore, autore del libro autobiografico Killing Bono: I Was Bono's Doppelgänger da cui il film è tratto (nota a margine: è la prima volta che vedo la parola Doppelgänger usata all’infuori della serie The Vampire Diaries, pensavo l'avessero inventata lì).
Per quanto ispirata a fatti reali, credo la vicenda sia stata un po’ romanzata, ma in ogni caso questo Neil McCormick andava a scuola con Bono, The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen, in quel di Dublino naturalmente, e aveva un gruppo musicale insieme al fratello. Quando il batterista Larry si è messo in testa di mettere su una sua band, il fratello di Neil, Ivan, si è proposto come chitarrista ed è stato ingaggiato insieme agli altri futuri U2. Neil però non ha voluto “cedere” loro il fratello e allora ha intimato a Bono di rifiutarlo. E così, mentre i quattro diventeranno gli U2, venderanno milioni di copie, si faranno modelle, finiranno sulle copertine delle riviste di musica e non solo, suoneranno ovunque, nuoteranno nell'oro e diventeranno stra-famosi persino oltre i loro reali meriti artistici, il povero Ian McCormick è rimasto a suonare, ignaro di tutto, insieme alla sfigatissima band del fratello.
Una vicenda in stile Pete Best, il quinto Beatle nonché il più famoso non-famoso nella storia della musica.
A interpretare questo povero ragazzo, o se preferite questo sfigatissimo ragazzo, ritroviamo l’ex Misfits - la serie tv, non la band - Robert Sheehan, la cui verve comica appare però decisamente sotto tono. Tra questa intepretazione non particolarmente eccezionale, il non memorabile Cherrybomb e il disastroso L’ultimo dei templari, sembra che pure lui non abbia fatto così bene a lasciare Misfits. Farà il destino del suo personaggio cinematografico? Gli auguriamo di no, però se in tv era già diventato un idolo ASSOLUTO nei panni di Nathan, al cinema deve ancora dimostrare parecchio. E al momento non lo sta facendo.

Inizio spazio preghiera a Robert Sheehan
Robert Sheehan, ti prego ascoltami: ritorna a Misfits. Andandontene ci hanno rimesso loro, visto che la serie è peggiorata. Ci hai rimesso tu che stai recitando - per di più male - in filmetti tutt’altro che eccezionali. Gli americani usano l’espressione “win win” quando tutti vincono, quando entrambe le parti ottengono ciò che vogliono. Qui invece possiamo parlare di “lose lose”. Una perdita per i Misfits e una perdita per te, Nathan, e per la tua carriera che, anziché decollare, potrebbe essere costretta a un rapido atterraggio d’emergenza. Ma non è ancora troppo tardi. Torna per la stagione 4 di Misfits e così siamo tutti contenti. Win win, right?
Fine spazio preghiera a Robert Sheehan



"Mio Dio, ragazzi, ma come diavolo vi siete vestiti?
Così mi fate morire ah ah ah!"
Questo comunque non è tanto un film sulla tragedia del povero Ian e non è nemmeno tanto un film sugli U2, che compaiono in versione sbarbatella a inizio film e ogni tanto qua e là. Questa è più che altro una storia su chi nel mondo della musica che conta non è entrato. Di chi c’è andato vicino, ma non è riuscito a lasciare il segno. È soprattutto la storia come detto di Neil McCormick, interpretato da un non del tutto convincente Ben Barnes (Le cronache di Narnia, Dorian Gray), un cantante carismatico, bello, affascinante, di talento e tormentato al punto giusto per diventare una rockstar venerata in tutto il mondo. Ne era convinto lui e tutto sembrava andare nella direzione giusta. Peccato che di mezzo ci fosse il piccolo Bono; anche se all’inizio non sembrava possedere il physique du rule da leader, a sorpresa decolla con la sua band, fa il pieno ai concerti, trova un contratto discografico, mentre Neil con il suo gruppo non riesce a sfondare. E da lì in poi è costretto a vivere sempre con l’ombra di Bono alle spalle, il fantasma di uno che ce l’ha fatta, ce l’ha fatta davvero, e il cui viso adesso sta appeso sulle pareti delle grandi città di tutto il mondo e persino sulle spille.
“Vuoi una spilla di Bono?” gli chiede un amico.
“Ti sembro un coglione?” risponde lui, perseguitato da questo confronto improponibile con una delle rockstar più famose e celebrate del globo intero.
C’è da dire però che pure lui certe sfighe se le va a cercare e, per orgoglio personale, rifiuterà l’aiuto dell’amiconemico Bono, che in questo film non ne esce nemmeno come uno stronzo colossale. Sarà che gli U2 hanno dato il loro benestare alla pellicola…

Che altro? La non fenomenale regia è di Nick Hamm, già dietro la macchina da presa per il discreto thrilla-horror The Hole. Le musiche fanno un po’ il verso a quelle degli iuciù, ma in realtà sono canzoni originali composte da un certo Joe Echo. Nel cast c’è Krysten Ritter, attrice già vista in Una mamma per amica e Breaking Bad e ora nella sitcom Don’t Trust the B**** in Apartment 23 nella parte della B**** del titolo, ed è sempre un bel rivedere. E c’è pure Pete Postlethwaite, attore scomparso nel gennaio 2011, che ci regala la sua ultimissima apparizione su schermo nei divertenti panni di un signore gay che affitta la casa ai due sfigati fratellini irlandesi.
Detto tutto questo, Killing Bono, per quanto un film caruccio che si lascia guardare con simpatia, è anche una visione che non travolge del tutto. Per essere una storia rock’n’roll non ha un gran ritmo, è eccessivamente lungo e alcune parti inutili si sarebbero potute tagliare senza traumi. Alla fine, piuttosto ironicamente, il film suona insomma un po’ come gli U2. Non quelli in forma dei primi tempi, né quelli ancora abbastanza interessanti degli anni Novanta, ma piuttosto come quelli degli ultimi album. Ovvero? Una bella delusione.
(voto 6/10)


lunedì 18 giugno 2012

Euro 2012: Italia VS Irlanda, Croazia VS Spagna

Match precedenti
Giornata 1 (Polonia - Grecia, Russia - Repubblica Ceca)
Giornata 2 (Olanda - Danimarca, Germania - Portogallo)
Giornata 3 (Spagna - Italia, Repubblica d'Irlanda - Croazia)
Giornata 4 (Francia - Inghilterra, Ucraina - Svezia)
Giornata 5 (Grecia - Repubblica Ceca, Polonia - Russia)
Giornata 6 (Danimarca - Portogallo, Olanda - Germania)
Giornata 7 (Italia - Croazia, Spagna - Repubblica d'Irlanda)
Giornata 8 (Ucraina - Francia, Svezia - Inghilterra)
Giornata 9 (Grecia - Russia, Repubblica Ceca - Polonia)
Giornata 10 (Portogallo - Olanda, Danimarca - Germania)

Gruppo C
Italia – Repubblica d’Irlanda
Ore 20:45

Oggi è il giorno della verità. Quale verità? Quella che la nostra squadra quest’anno fa schifo, Pirlo, De Rossi e Marchisio a parte? Può darsi, oppure può anche darsi che questa sera gli Azzurri ci dimostreranno il contrario. Vedremo…
Nel frattempo, per ingannare l’attesa, la sfida si sposta sul campo dei fantasiosi pronostici cannibali.
Per iniziare in maniera culturale e non solo cul come al solito, l’Italia si gioca la carta di Dante Alighieri:

Ahi serva Italia, di dolore ostello,nave sanza nocchiere in gran tempesta,non donna di province, ma bordello!
Dante Alighieri, Purgatorio, Divina Commedia

"Oh, ma che è sto casino? Sono arrivate le fan degli One Direction?
Vi prego, portatemi dei tappi per le orecchie. Subito!
Ed è gol per l’Italia, a cui risponde però a tono live dall’Aldilà l’irlandese James Joyce:

Quando un'anima nasce in questo paese le vengono gettate delle reti per impedire che fugga. Tu mi parli di religione, lingua e nazionalità: io cercherò di fuggire da quelle reti.
James Joyce, Dedalus

E con questa citazione a tema, pure l’irlandese va in rete. Grande partenza da entrambe le parti: 1 – 1.

Tutti gasati, gli irlandesi tornano all’attacco con la band irlandese più popolare del momento: gli One Direction.


Stanno spopolando in tutto il mondo, Italia compresa, peccato solo che…
facciano schifo! Ma tanto!
(okay, fan degli One Direction, via pure agli insulti nei miei confronti!)

La boyband irlandese infila quindi la palla dentro la sua rete con un clamoroso autogoal tra gli insulti del Trap e l’Italia si ritrova senza sforzo in vantaggio, con la possibilità di allungare con la sua scelta musicale.
Gli Azzurri selezionano dalla playlist, anzi visto che siamo italiani chiamiamola “lista gioco”, i Verdena… ed è gol! 3 – 1 per l’Italia!


Risultato cannibale: Italia – Repubblica d’Irlanda 3 – 1
L’Italia vince e convince grazie alle reti di Dante Alighieri e Verdena e all’autogol gentilmente concesso da quegli scarponi degli One Direction. Per la deludente Irlanda c’è la rete della bandiera siglata da James Joyce.

"Mi infilo i guanti da cucina: c'è da preparare un bel biscottone!"
Gruppo C
Croazia – Spagna
Ore 20:45

Sull’altro campo, l’Italia deve sperare in una vittoria della Spagna. O comunque deve augurarsi che gli spagnoli si accontentino di mangiare merengues e non preparino un bel biscottone impastato assieme ai croati.

Per mostrare che sono in buona fede, gli spagnoli partono subito in attacco a livello cinematografico. La selezione cinematografica quest’oggi propone Cella 211, ottimo thriller carcerario girato da Daniel Monzón.
Tiro molto potente, per il potere croato non c’è niente da fare. Gli spagnoli vanno subito in vantaggio, con i croati che non sanno proprio come replicare.

E allora la Spagna continua ad attaccare sparando la bomba Ska-P.
L’azione dei madrileni è rapida e scatenata e infila la difesa croata come burro. Ma senza biscottone. Forse…


La Croazia replica stancamente con la canzone in gara all’Eurovision di quest’anno, “Nebo” della stella locale Nina Badrić. Se non avete il coraggio di premere play, vi anticipo che è una roba stile Laura Pausini croata. Fate voi se volete sentirla…
Niente da fare dunque per una pessima Croazia, la Spagna vince dos a zero.


Risultato cannibale: Croazia – Spagna 0 – 2
Niente biscottone, almeno sul campo cannibale, con la Spagna che vince grazie alle reti di Daniel Monzón e Ska-P. Sul campo vero, spagnoli e croati si metteranno invece a preparci un poco dolce dessert?

domenica 10 giugno 2012

Euro 2012 cannibale: Spagna VS Italia, Irlanda VS Croazia

Recupera la giornata 1 (Polonia – Grecia, Russia – Repubblica Ceca)
Recupera la giornata 2 (Olanda – Danimarca, Germania – Portogallo)

Gruppo C
Spagna – Italia
Ore 18:00

Eccoci arrivati finalmente al tanto atteso (insomma...) esordio degli Azzurri. Di nuovo al centro di polemiche su scommesse e scandali giudiziari vari, proprio come alla vigilia di Spagna 1982 e di Germania 2006. Scommettiamo che anche questa volta l’Italia trarrà la propria forza da questo clima incandescente?
Meglio di no, se non vogliamo finire pure noi indagati!
I pronostici cannibali comunque proseguono, non a scopo di lucro - meglio precisare -, basandosi come ormai consuetudine su fattori che con lo sport non hanno tantissimo a che vedere. In occasione di Spagna – Italia, in qualche modo si parla però anche di calcio, visto che scendono in campo le compagne dei calciatori.
Raffaella Fica Fico, showgirl (???) e fidanzata o ormai più probabilmente ex di Super Mario Balotelli rappresenta la bellezza italiana

"Cannibal, ma che cazzo di foto mi hai scelto?"

contro la giornalista e promessa sposa del portiere spagnolo Casillas, Sara Carbonero, a rappresentare le muchachas spagnole. Chi avrà la meglio?

"E io intanto me magno la pasta italiana!"

Il gol è della Spagna. Sorry Fica Fico, ma la Carbonero esta mas guapa.

L’Italia risponde con la musica. Non che siamo fortissimi su questo campo, di solito, però certo che anche gli spagnoli non se la cavano benissimo, al punto che si ascoltano persino la “nostra” (certo non mia) Laura Pausini…
Andiamo allora a spulciare nella scena indie.
L’Italia si gioca la carta Colapesce, autore di uno dei migliori album degli ultimi tempi cantati nella lingua di Dante, e purtroppo pure di Moccia.


La Spagna risponde con La Oreja de Van Gogh, gruppetto pop piacevole e molto estivo.


In questo caso, non c’è davvero storia. L’Italia s'è desta, segna e pareggia i conti!
Dai che vinciamo, dai che vinciamo…

Passiamo ora al cinema. L’Italia prova a giocare duro, con una pellicola tosta come A.C.A.B. (All Cops Are Bastards) di Stefano Sollima. Peccato non sia una pellicola poi così tosta e bastarda e il suo tiro poco potente finisce comodo tra le braccia di Casillas.
La Spagna si gioca invece una carta sulla carta più coraggiosa, con un thriller intimo, raffinato e d’atmosfera e… sorprende la difesa italiana, del tutto impreparata a una mossa del genere. Aparecidos, intrigante film di Paco Cabezas, fa centro e realizza il gol del 2 – 1 che mette fine alla partita. Dov'è la vittoria?
(spero che in campo le cose vadano meglio per la nostra nazionale, ma ci credo poco…)

Risultato cannibale: Spagna – Italia 2 – 1
L’Italia c’ha messo il cuore, ma non è andata oltre il goal del cantante Colapesce. Per la Spagna campione d’Europa e del mondo in carica decisivi Sara Carbonero e Paco Cabezas.

"Cannibal, se non punti su di noi ti faccio un culo così!"
Gruppo C
Repubblica d’Irlanda – Croazia
Ore 20:45

Dopo la tensione per la partita dell’Italia, ci si può rilassare bevendo un po’ di Guinness e seguendo l’Irlanda guidata da Trapattoni contro la Croazia.
L’Irlanda ci prova con il cinema, schierando uno dei suoi registi più rappresentativi, Jim Sheridan, autore di classici della cinematografia locale come Il mio piede sinistro e Nel nome del padre. Il suo ultimo film, il mediocre thriller Dream House con Daniel Craig, è però un tiro che si perde abbondantemente a lato della porta croata. Trapattoni si agita come una bestia in panchina e comincia a fischiare e a fare i suoi riti scaramantici.
Occasione sprecata per l’Irlanda, ma la Croazia non ne approfitta, giocandosi la carte del recente film Il sentiero, che non ho ancora visto e quindi la conclusione non arriva manco in porta.
Partita finora spenta, la Croazia prova a "rifarsi" (letteralmente) puntando sulla bellezza di Nina Moric.


Qualche tempo fa avrebbe magari funzionato, ma oggi la showgirl (???) croata è troppo siliconata e rifatta e le sue labbra esplodono proprio mentre cerca di inzuccare la palla in rete.
Trapattoni per rappresentare la bellezza irlandese punta invece sulla più sobria neo-diciottenne (e quindi legale) Saoirse Ronan, memorabile protagonista di Amabili resti, Hanna ed Espiazione e presto in arrivo con l’annunciato blockbusterone L’ospite - The Host, film tratto da un romanzo della famigerata autrice di Twilight Stephenie Meyer con regia di Andrew Niccol, uno passato da Gattaca a In Time. In attesa di scoprire se la pellicola, di cui è appena arrivato il trailer italiano, si rivelerà una figata o una boiata, la giovane attrice segna e porta in vantaggio l’Irlanda!

"Oooh, con quelle labbra la Moric dà merda pure alla Parietti!"


La Croazia prova a rispondere con la cantante pop più famosa della sua storia, tale Severina Vuckovic.
Il tiro finisce penosamente fuori dallo stadio, tra le risate e gli sberleffi del pubblico irlandese mattacchione e naturalmente già ubriaco.


I tifoni irlandesi fanno ormai festa, pregustandosi il loro numero musicale in arrivo. Dalla panchina si alza Bono degli U2 sicuro di sé, ma il coach Trapattoni lo fa tornare subito seduto, preferendo mettere in campo i più cazzuti Ash. Nonostante siano ancora dei giovinastri, hanno appena compiuto già 20 anni di attività, da poco festeggiati con un best of e questa è una delle loro hit, “Burn Baby Burn”, con cui infuocano la rete avversaria. 2 – 0 per l’Irlanda e triplice fischio dell’arbitro.


Risultato cannibale: Repubblica d’Irlanda – Croazia 2 – 0
Facile vittoria per gli irlandesi contro una spenta e svogliata Croazia, con reti di Saoirse Ronan ed Ash.

martedì 21 febbraio 2012

Mirtilli fuori stagione

I Cranberries sono tornati.
Una volta, diciamo tanto tempo fa, diciamo negli anni ’90, avrei terminato la frase con un bel punto esclamativo. Adesso l’entusiasmo nei loro confronti si è parecchio affievolito, anche considerando i ben poco esaltanti due dischi solisti pubblicati negli ultimi tempi dalla Dolores O’Riordan.
Dopo una lunga pausa-rottura, la band forse più popular d’Irlanda dopo gli Iucchiù è tornata insieme. I maligni potranno dire per pagare le bollette. Io che son maligno dico: per pagare le bollette! Punto esclamativo.
Sono passati 11 anni dal loro ultimo non imprescinbile album Wake Up and Smell the Coffee e i mirtilli rossi provano adesso a tornare in sella (spero non di un War Horse) con un pop-rock gentile, che ha però perso del tutto la carica battagliera che aveva contraddistino pezzi tipo Zombie-zombieeeoooo-eeoooo-uuuuhuuh e Salvation-Salvation-Salvation is free.

The Cranberries "Roses"
Genere: pop-rock
Provenienza: Limerick, Irlanda
Se ti piace ascolta anche: Cardigans, U2, Alanis Morissette, Sinead O'Connor, Skunk Anansie

Il primo singolo “Tomorrow” dà bene l’idea della nuova direzione della band, non poi così diversa dai loro ultimi 2 album di studio appartenenti a un decennio, a una stagione, o sarebbe meglio dire un’epoca?, ormai lontani. E quindi forse era meglio se la chiamavano “Yesterday”, anziché “Tomorrow”. Peccato che quei Beatles c’avessero già pensato un pochino prima di loro…
Il resto dell’album "Roses" è ben prodotto dal solito Stephen Street, producer storico oltre che loro anche di Blur e Smiths, però suona moscetto. La voce di Dolores è sottotono, non graffia. Una volta poteva gasare così come infastidire, con tutte le sue grida e i suoi gorgheggi particolari. Adesso risulta solo piatta.
Ci troviamo di fronte a un prodotto tutto piatto, senza verve (Richard Ashcroft, cazzo vuoi? non ti ho chiamato, tornatene pure tu nei 90s!), ma non è un disco brutto. Magari fosse stato un disco brutto, almeno significherebbe che hanno osato un minimo. Invece no, è un compitino svolto con tanta diligenza quanta freddezza.
Secondo me è anche Sanremo che porta un po' sfiga...
Mi spiace parlare male dei Cranberries perché, per quanto non siano mai stati tra le mie band preferite, a loro un pochino ci sono comunque affezionato. Eppure lo devo dire: questo disco è inutile, si ascolta (anche se qualche pezzo come la conclusiva title track Roses è una vera lagna) ma non lascia traccia. Non è che da loro pretendessi chissà quale innovazione o altro. Un paio di canzoni degne di essere caricate sul lettore mp3, quelle almeno le pretendevo. Un effetto nostalgia, di quelli che ti fanno dire: “Beh, non sono più quelli di una volta, ma qualcosa da dire ce l’hanno ancora”.
Invece sono proprio spenti. What a shame.
I Cranberries sono tornati. È proprio il caso di dirlo senza punto esclamativo alcuno.
(voto 5-/10)

domenica 4 settembre 2011

Ué smaramba, funghetti!

Tipico sguardo di chi ha preso troppi funghetti
Shrooms - Trip senza ritorno
(Irlanda, UK, Danimarca 2007)
Regia: Paddy Breathnach
Cast: Lindsey Haun, Jack Huston, Max Kasch, Maya Hazen, Alice Greczyn, Robert Hoffman, Jack Gleeson
Genere: vacanze allucinate
Se ti piace guarda anche: And soon the darkness, Frozen, Rovine, Tucker & Dale Vs. Evil

Applausi per prima cosa a chi ha avuto l’idea di dedicare un film interamente ai funghetti allucinogeni, fin dall’inizio il motore e il centro assoluto di questa pellicola pellicola. E poi in pratica gli applausi finiscono qui… Di già? Eh sì, di altre idee decenti questo film non è che ne presenti molte.

Tipico gruppo di attori di serie B che va incontro a un tipico massacro
Un gruppo di ragazzi e ragazze yankee se ne va in Irlanda non per visitare Dublino, non per andare a dare un coppino in testa a Bono degli U2, non per bersi tanta Guinness, non per visitare la tomba di George Best (anche perché agli americani che gliene frega del calcio?), bensì unicamente per andare a cercare funghetti in un bosco inquietante che al confronto quello di The Blair Witch Project è Disneyland, con tanto di campagnoli alla Tucker & Dale che sbucano fuori dal nulla.
Il potenziale per un bel cult di quelli estivi senza troppe pretese sembra quindi esserci tutto, e la prima parte parte anche bene.
I soliti giovani americani più o meno decerebrati se ne vanno incontro al loro destino già segnato: un massacro di quelli in fondo divertenti per le campagne irlandesi, e cosa chiedere di più a una visione disimpegnata di fine estate? Ci sono gli scambi di coppia, i rapporti di amicizia che si incrinano, qualche tensione all’interno del gruppo, e per accendere la miccia e scatenare la confusione ci sono tanti bei funghetti allucinogeni, che sembrano promettere di rendere la pellicola visionaria il giusto. In più c’è anche una storia inquietante raccontata dall’unico ragazzo locale irlandese che riguarda dei morti ammazzati proprio nel boschetto misterioso in cui sono andati a campeggiare.

Tipica inquadratura dall'alto solo per mostrare le tette della protagonista
Bello, bello. Tutto giusto e tutto bello e con le prime visioni si comincia a entrare in una folle spirale del delirio. Si comincia, ma poi non si prosegue. Il film, come si suol dire, non decolla, e proprio quando dovrebbe entrare nel vivo, finisce per diventare la solita sequela di morti ammazzati in modi non troppo fantasiosi e anche la visionarietà dei funghetti finisce ben presto per essere esaurire il suo effetto euforico e passa subito a provocare un senso di mal di testa e nausea.
Decente (o quasi) la regia e valide le musiche realizzate dal nostro vanto nazionale, il Dario Marianelli premio Oscar (per Espiazione) e classico esempio di come i talenti nostrani debbano espatriare all’estero per lavorare ed essere apprezzati. Certo, per un filmetto come questo è sprecato, ma pure lui deve provvedere alla famiglia…
Il cast non brilla particolarmente e per inerzia segnalo una Alice Greczyn che adesso è entrata nel cast della nuova serie teen The Lying Game e in un piccolo ruolo Jack Gleeson, il principino stronzetto biondo Joffrey Baratheon di Game of Thrones.
Alla fine la sensazione è comunque quella che regista e attori forse avrebbero dovuto prendere più funghetti allucinogeni e allora forse avrebbero fatto un film degno delle visioni di un Lynch. Così invece è solo un’occasione sprecata di realizzare un cult vacanziero coi fiocchi che finisce, grazie al prevedibile e cazzaro colpone di scena finale, per diventare il classico scult vaccanziero.
(voto 5,5/10)

mercoledì 17 marzo 2010

Irlanda on my mind

St. Patrick's Day, festa nazionale irlandese! Per celebrare l'evento vi ripropongo le avventure tragicomiche del mio (finora) unico viaggio a Dublino, nel giugno 2008.
A seguire, va in onda un video a caso del mio gruppo irlandese preferito. Gli U2? I Cranberries? No, gli Ash.

_Dubliners 2.0
Hoodie in testa, converse rosse logore ai piedi, il ragazzo cannibale cammina per le vie senza nome di Dublino e si sente felice, si sente a casa. Forse per la prima volta nella vita sente una sensazione del genere, in un posto lontano anni luce da dove vive. Perché vivo ancora in Italia, che cazzo ci faccio qui? Cioè, che cazzo ci fa ancora qui il ragazzo cannibale, perché è di lui che si sta parlando.

Le cose non erano partite nemmeno troppo con il piede giusto, giacchè il ragazzo cannibalesco, a digiuno di voli da ben 8 (otto!) anni non sapeva che non si possono portare liquidi nel bagaglio a mano e quindi via shampoo e gel professionali in un sacco della spazzatura. Che tristezza. Una vera tragedia nel mondo del ragazzo cannibale, cosa ridete?

Seconda tragedia: la batteria del lettore mp3 che si fotte a metà del viaggio d’andata. Ma scherziamo? Meno male che la batteria doveva essere full… Full 'na sega.

E poi ci sono gli attacchi di panico da volo del fido compagno di venture del ragazzo cannibale, il Dj Tarix, che si ficca dieci gocce di ansiolitico in gola per prevenire possibili infarti. Tragedia per tragedia, il pilota che il brevetto deve averlo preso al C.E.P.U. (Centro Esperienze Paure Universali) decide di fare un atterraggio che dire brusco è dire poco. Ogni momento potrebbe essere l’ultimo.

Per fortuna l’aereo non si va a stampare, giacchè la destinazione è Dublino, non la (pur gradevole) isola di Lost. Si fossero schiantati, il gruppo inglese degli Infadels presente a bordo sarebbe probabilmente diventato famosissimo, dritto nella leggenda come Buddy Holly e Ritchie Valens, e forse pure il ragazzo cannibale. Invece l’aiuto del C.E.P.U. evidentemente deve essere servito a qualcosa. Grazie per aver viaggiato con noi. Alla prossima per un nuovo viaggio del terrore. Potete slacciare le cinture e andarvene gentilmente fuori dalla palle. Ora.

Il taxista purtroppo non è il solito taxista cazzaro irlandese e quindi non serve a fornire nessuna dritta interessante sulla città. Nonostante questo, pretende comunque di essere pagato. Arrivati all’ostello tranquilli chè tanto è già tutto prenotato, il simpaticissimo albergatore bofonchia qualcosa con accento incomprensibile che suona tipo: “La prenotazione è stata cancellata.” Il ragazzo cannibale e il Dj Tarix si trovano sabato notte in mezzo a una strada di Dublino.

Un secondo dopo una vecchina con un braccio fasciato e un bastone da passeggio (una specie di Dr. House al femminile) sbuca fuori da un fumoso cunicolo e chiede “Di cosa avete bisogno, ragazzi?” La risposta non è donne, non è droghe, ma un posto dove soggiornare. La vecchina spiega come quello sia il weekend del fantomatico Bank Holiday (ancora adesso, nonostante i Blur gli abbiano perfino dedicato una canzone, nessuno ha scoperto di quale razza di festa si tratti) e poi c’è una partita, a sua detta imperdibile, di uno sport che dovrebbe essere cricket. Da quando in qua il cricket è considerato uno sport?

In parole povere, a sentire lei è impossibile trovare un posto dove dormire quella sera in tutta Dublino. Però lei affitta una casa. Il ragazzo cannibale si fida. D’altronde a chi mai potrebbe far del male una così innocua vecchina? E così le porta la borsa fin su dalle scale. Il palazzo tra l’altro sembra spettacolare. La vecchina entra in casa e cerca di accendere la luce. Ma non ci riesce. Passano i secondi. Che diavolo sta facendo? Inciampa, scivola nel buio. Si sentono solo dei rantoli e dei sospiri. In una scena tra il ridicolo e l’angosciante si dimena alla ricerca dell’interruttore della luce, senza successo. Allora prende in mano un affare, che nell’oscurità sembra un machete o un pugnale. Il ragazzo cannibale fa qualche passo indietro, che non si sa mai. Il Dj Tarix è già scappato in cortile con le mutande piene dalla paura. Poi appaiono delle luci a ingoiarsi l'oscurità. Sono quelle della televisione, accesa su una serie televisiva inquietantemente simile a Twin Peaks. Il machete che teneva in mano era in realtà il telecomando della tv. Fattasi luce, i due temerari eroi decidono di addentrarsi in casa. Ma, un momento... non è UNA casa in affitto. È la sua casa. Lei starebbe lì, nella camera accanto, pronta in ogni momento ad accoltellarci nel sonno con il suo machete. Dj Tarix suggerisce di trovare un’altra sistemazione. Immediatamente.

Dopo un paio di tentativi falliti, ecco che un hobbit grasso offre ai nostri due eroi una camera. Nostro Signore (degli anelli) Salvatore! E che camera! Una vera chiccheria. “La doccia ha qualche problemino,” fa l'hobbit. Sì, non c’è proprio il bocchettone, alla faccia del problemino. Nel cesso non va giù l’acqua. I muri sono un tantino scrostati, tanto che si può solo immaginare con una gran fantasia quale sia il loro colore originario. So che i R.E.M. non sono irlandesi, ma mi sa che soggiornavano qua dentro quando hanno scritto “Everybody Hurts”. Per fortuna è una sistemazione provvisoria, visto che il giorno seguente lo hobbit li sposta dalla camera 33 alla twenty, che al confronto sembra la suite dell’Hilton e la doccia persino funziona, squillino le trombe, squillino!

Trovato un tetto sotto cui dormire si è fatta intanto notte fonda, ma i due eroi decidono di uscire comunque tra le tenebre. Oramai è domenica. “Sunday Bloody Sunday” canta Bono e a ragione, perché più che a Dublino sembra siano finiti nella Belfast degli anni Novanta. Baby gang che lottano, gente sfatta per la strada, sirene spiegate senza pause. Sembra una città molto pericolosa, ma è un’impressione che si rivelerà completamente sbagliata. I locali e i pub sono ancora aperti però non fanno più entrare, chè dopo una certa ora qui funziona così. Dannati basterds.

Il secondo giorno parte la vera vacanza, e non poteva che cominciare dalla leggendaria fabbrica della Guinness, per gli appassionati di birra l'equivalente alcoolico della fabbrica di cioccolato di Willy Wonka. Tra le attrazioni è presente la versione “Guinness” di Alice nel paese delle meraviglie realizzata dal grande disegnatore e pubblicitario John Gilroy. Un segno del destino. Segui il bianconiglio. Poi assaggino gratuito, evvai! Primo giro, poi si bissa, poi di trissa e poi si perde il conto. In cima, al quinto piano, una pinta omaggio. Vista panoramica, e il ragazzo cannibale soffre di brutto di vertigini. “Hello, hello. I'm at a place called vertigo,” canta il solito Bono.

E' difficile comprendere appieno l'atmosfera di Dublino se non si ha almeno un litro di Guinness in corpo. I nostri due eroi adesso ce l’hanno. Forse anche più di un litro. Oltre all’odore di birra nell’aria si respira cultura, arte, storia, magia, bellezza (ma questo è merito più che altro delle ragazze irlandesi), musica di tutti i tipi. Si vaga where the streets have no name. La sera al Jive su 5 piani in una giornata segnata decisamente dai posti vertiginosi. E-le-va-tion! Il ragazzo cannibale vola alto 3 metri sopra il cielo di Dublino. Il cielo sopra Dublino. “Hello, hello. I'm at a place called vertigo.” Bono, adesso smettila di cantare che hai proprio rotto i maroni!

I pub di Dublino. I pub sono la vita, qui. Si va anche con tutta la famiglia, si va per fare casino e per divertirsi alla grande, non per fare i fighetti e per mettersi in mostra come succede nei bar italiani. Non importa se si perde il controllo, cosa che succede spesso, o sempre. Al pub tutto è un po’ concesso, quasi come a Carnevale, e ci si sente tutti fuori come Amy Winehouse e Pete Doherty. Si può anche cantare in coro, o commuoversi sulle note di una “Wonderwall” fatta dal vivo per sola chitarra acustica. Perché qui anche le più sconosciute band che suonano nei localini danno merda alla quasi totalità dei celebrati e famosi grupponi e artistoni italiani.

I due pazzi si aggirano furtivi in questi pochi rapidi giorni per i cunicoli della prigione Kilmainham Gaol, simbolo della ribellione irlandese. Per il Trinity College, un posto dove studiare sarebbe un piacere enorme. Finiscono in mezzo a una mara-maratonda benefica al St. Patrick Park, nel verde infinito, mentre i Blur cantano “Parklife” e per le vie che alla fine un nome ce l’hanno: O’Connell, Grafton, Dame Street.
Di giorno a fare vita quasi culturale e un po’ di shopping (un po’? il ragazzo cannibale si è praticamente rifatto il guardaroba, uahuahuah). La sera si (ri)comincia a bere presto al pub e poi si continua tutta la notte chè la birra qui è troppo buona e i locali sono il delirio, sembra di essere a Lloret de Mar ma con molto più fascino e magic in the air. Temple Bar è forse il più grande luogo di perdizione mai visto. Un ringraziamento particolare va ai rapper Flo-Rida e T-Pain per aver composto la hit “Low” che fa andare fuori di testa (e di chiappe) le tipe. E mentre canta “Shawty got low low low low low low low low” in mezzo alla strada come un ubriacone quale probabilmente è, il ragazzo cannibale ha il suo momento di Epifania joyciana. Questa è la sua casa. Questa è la sua cultura. Questa è la sua musica. Questo è il suo cibo. Questa è la sua città. Adora tutto di Dublino. E ci sono ancora tanti posti che dovrebbe vedere, locali che dovrebbe frequentare, gente che dovrebbe conoscere, ma the time is running out.

Il giorno della partenza piove, dopo tre giorni tre di sole che sembrava di essere a Rio. Il cielo nuvoloso riflette il clima interiore del ragazzo cannibale triste. Anche gli occhioni del suo nuovo elfo leprecauno portachiavi sono malinconici. Poi il ragazzo cannibale prende la sua roba, sale su un aereo e torna in Italia. Più divento reale, più tutto diventa irreale. Come Victor in Le regole dell’attrazione non so più chi sono, mi sento il fantasma di uno sconosciuto.



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