sabato 1 febbraio 2014

LAST VEGAS I GAVE YOU MY HEART BUT THE VERY NEXT DAY YOU... DIED




Last Vegas
(USA 2013)
Regia: Jon Turteltaub
Sceneggiatura: Dan Fogelman
Cast: Michael Douglas, Robert De Niro, Morgan Freeman, Kevin Kline, Mary Steenburgen, Michael Ealy, Bre Blair, Joanna Gleason, Jerry Ferrara, Romany Malco, Roger Bart, Andrea Moore
Genere: pensionato
Se ti piace guarda anche: Il grande match, Uomini di parola, Una notte da leoni, Una ragazza a Las Vegas

Last Vegas è un film triste.
Wow! Bel modo di cominciare la recensione di una commedia. Un modo triste per una recensione triste.
Come pellicola drammatica, Last Vegas funzionerebbe alla grande. C’è il conflitto tragico tra due amici che hanno amato per tutta la vita la stessa donna, c’è il tentativo disperato di un padre ormai anziano di emanciparsi dall’asfissiante figlio, c’è il dubbio amletico di un uomo combattuto sul restare fedele alla moglie o tradirla con una bella sgnaccherona nuda che gli si presenta davanti, c’è il dramma di quattro ragazzini arrapati intrappolati in quattro corpi da vecchie mummie decrepite. Quello che ne poteva uscire era un melodrammone da Oscar, anche considerando il cast di prestigio sfoggiato apposta per l’occasione, composto da quattro storici attori che stanno lavorando ora come dannati più ancora che da giovinetti.

C’è Michael Douglas, fresco di meritatissimo Golden Globe per la sua eccellente interpretazione del pianista Liberace in Dietro i candelabri, una delle migliori performance della sua carriera.


C’è Robert De Niro che non sta fermo un attimo e soltanto tra il 2012 e il 2013 è apparso in una decina di pellicole. Okay, la qualità dei prodotti così come delle sue interpretazioni non è proprio all’altezza dei suoi tempi migliori, però se non altro la sua partecipazione a Il lato positivo gli è valsa una nuova candidatura agli Oscar.


C’è Morgan Freeman, uno che in quanto a lavoro è secondo solo a De Niro. Di recente lo si è visto in vari blockbusteroni o aspiranti tali come Oblivion, Now You See Me e Attacco al potere ed è sempre un nome richiestissimo.

Capo d'abbigliamento da NON imitare: il marsupio. E già che ci siete pure tutto il resto di quello che indossano in questo film.

E poi c’è… Kevin Kline.
Chiii?
Lo stilista?
Ah no, quello è Calvin Klein.
Ecco, tra i quattro, lui è quello più sparito dalla circolazione. Non che fosse mai stato sulla cresta dell’onda…


Con un cast composto da 3 grandi divi più un tizio caduto nel dimenticatoio, Last Vegas poteva quindi candidarsi a essere un film drammatico di un certo livello. Così non è. Si accontenta di essere la versione per pensionati di un film adolescenziale/goliardico. Non proprio il massimo, anche perché la pellicola non riesce a raggiungere i livelli della “concorrenza” ggiovane o più o meno ggiovane. Senza andare a scomodare Animal House o Porky's, non riesce a essere estremo e sboccato come un American Pie, si può giusto sognare la follia anarchica di un Project X o di un Fatti, strafatti e strafighe e persino come Una notte da leoni della terza età, che poi era quello il suo obiettivo primario, non è un granché.

"E per il pubblico ggiovane ci sono io, Redfoo degli LMFAO!"
"Ma smettila, che sei più passato di moda te di tutti noi messi insieme!"
Il problema di Last Vegas è quello di apparire smorto. Non morto del tutto e, considerata l’età media dei protagonisti, è già un miracolo, però è comunque davvero deboluccio. In costante bisogno di rianimazione. Un paio di battute giocate sull’anzianità vanno a segno, anche se alcune sembra di averle già appena sentite ne Il grande match, ma in tutto e per tutto si tratta di una pellicola troppo tradizionale, troppo classica, troppo vecchio stile. Una notte da leoni, almeno il primo, possedeva una forza innovativa, un modo differente dal solito di raccontare un addio al celibato, ripercorrendo quanto successo la notte prima soltanto il giorno dopo, il giorno dell’hangover.
In Last Vegas il racconto è invece lineare. Tutto fila liscio e in maniera prevedibile come ci si potrebbe aspettare guardando il trailer e, in un addio al celibato per di più celebrato a Las Vegas, tutto NON deve filare liscio.

Grazie al mestiere dei 4, anzi dei 3 grandi attori protagonisti, la visione del film procede comunque senza troppi sbadigli, ma a compromettere la riuscita del tutto vanno aggiunte varie note negative: ci sono alcuni siparietti (poco) comici da far invidia a un filmaccio degli ultimi tempi dei Vanzina, la colonna sonora suona piuttosto agghiacciante, c'è una regia che più piatta di così si muore e, soprattutto, emerge un buonismo di fondo davvero imbarazzante e fastidioso. Come ne Il grande match. Va bene addolcirsi con il passare degli anni, però qui si supera il limite. Tutte le varie storielle e sotto-storielle, che avrebbero potuto generare dei bei drammoni, si sgonfiano e terminano nell’happy ending più happy che si potrebbe immaginare.
E poi ATTENZIONE SPOILER! nessuno dei protagonisti schiatta.
Cioè, 4 vecchini vanno a fare un addio al celibato a Las Vegas in mezzo a figa, alcool e droghe e nessuno ci rimette le penne e non ha manco un infarto?
Dai, non esiste.
(voto 5/10)

7 commenti:

  1. Anche se io sono stato meno duro - del resto faccio parte della categoria - sono più o meno d'accordo anche su questo.
    Ci vorrà una notte da leone per riprendermi dallo shock! ;)

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    1. io sono d'accordo nel tuo considerarti parte della categoria dei vecchiazzi ahah
      e occhio alle notti da leoni alla tua età, che a differenza del film possono finire male :)

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  2. Il "Dai, non esiste." finale fa capire il tutto del film :)

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    1. e con questo credo di averti risparmiato la visione ;)

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  3. A me la parte di Kevin Kline è quella che è piaciuta di più!Ed il film in complesso mi ha fatto ridere,e mica poco.

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