domenica 30 novembre 2025

Ma dici sul serie? Stranger Things, Pluribus, The Beast in Me, It e le altre serie tv di Novembre 2025






Serie del mese
Pluribus
(stagione 1, episodi 1-5)
Si può vedere su: Apple TV+
Genere: post-apocalittico
Consigliato in particolare a: chi odia le persone sempre felici

Pluribus è una serie che vi farà rivalutare gente come Salvini o Vannacci, e chiunque la pensi esattamente al contrario di voi. Vi farà rivalutare persino la guerra. Ebbene sì.

ATTENZIONE SPOILER

Pensate a un mondo dove tutti la pensano allo stesso modo. Dove tutti pensano per il bene del mondo. Nella nuova serie creata da Vince Gilligan, il "papà" di Breaking Bad e Better Call Saul, un misterioso virus trasforma l'intera popolazione umana in un'unica intelligenza che agisce sempre in maniera ottimale per la collettività. A questo punto, il lato positivo è che ovunque regna la pace. Non ci sono guerre. L'altro lato della medaglia è che non c'è alcun confronto, non esiste un dibattito, non c'è una reale libertà di pensiero. Ci sarà anche pace, ma c'è anche un sacco di noia.


A opporsi a tutto ciò c'è una donna, Carol Sturka interpretata da Rhea Seehorn, una scrittrice di romanzi fantasy a sfondo erotico che per qualche sconosciuto motivo è tra le poche, tra le pochissime persone in tutto il globo ad essere rimaste immuni dal virus e a pensare ancora con la propria testa. Lo spunto di partenza è super intrigante e a sua volta offre tanti spunti di riflessione, a meno che anche voi non siate stati colpiti dal virus e abbiate perso la facoltà di pensare a modo vostro.

"Pronto?
Per l'ennesima volta ho detto che no, non voglio passare a Fastweb"

Dopo un episodio pilota appassionante e avvincente come pochi altri visti negli ultimi tempi, il rischio è quello che Pluribus si sia già giocata le carte migliori all'inizio e abbia rivelato subito fin troppo. Le puntate successive però, almeno per ora, stanno reggendo molto bene e la serie continua a tenere lì col fiato sospeso e a offrire ogni volta nuovi interrogativi, sul mondo di Pluribus e sul mondo in cui tutti viviamo. La sensazione è che, più che risposte, la nuova creatura televisiva di Vince Gilligan voglia proporre dei punti interrogativi. Quelli che il virus che ha colpito la popolazione mondiale nella serie ha fatto sparire.
(voto 8/10)


Le altre visioni del mese

Stranger Things
(stagione 5, episodi 1-4)
Si può vedere su: Netflix
Genere: o famo strano
Consigliato in particolare ai: nostalgici degli anni '80

Per prima cosa, specifico che non farò battute sull'età dei non più troppo giovani protagonisti di Stranger Things. Non è bello prendere in giro gli anziani. Né scherzerò sul taglio di capelli di Will Byers (Noah Schnapp).


Passo allora subito a parlare dei nuovi episodi, i primi quattro della stagione conclusiva, che proseguirà con gli altri 3 in arrivo a S. Stefano e il capitolo che scriverà la parole fine definitiva in uscita a Capodanno. Anche se prima o poi probabilmente verranno realizzati spin-off, sequel, prequel, remake, reboot o quant'altro, lo Stranger Things originale sta davvero per terminare. Sì, si sta per concludere un'era, lacrimuccia.

"Promettiamo che nessuno di noi si presterà a strumentalizzazioni commerciali di Stranger Things"
"Dobbiamo proprio?"

ATTENZIONE SPOILER

Usare la parola delusione sarebbe esagerato e ingeneroso. Innanzitutto perché per ora la stagione finale è ancora a metà e quindi per dare un giudizio completo sarà necessario vedere anche gli altri quattro episodi, e poi perché la qualità della serie resta sempre parecchio alta. Considerando però che le aspettative erano enormi, mi tocca comunque ammettere che, almeno per il momento, non sono state appagate in pieno.


Com'è giusto che sia, questa stagione finale vuole essere una specie di ritorno alle origini, per chiudere il cerchio in maniera ideale. Inevitabilmente si crea così un effetto déjà vu, come Lucas Sinclair (Caleb McLaughlin) ammette a un certo punto in una scena. A ben vedere, anche le stagioni precedenti seguivano un po' sempre lo stesso schema, quello dell'eterna lotta tra uomo e demogorgone... pardon, volevo dire dell'eterna lotta tra bene e male. Qui in particolare si va a riprendere la prima stagione: in quel caso a sparire era Will, questa volta tocca a Holly Wheeler (Nell Fisher), la sorellina di Mike (Finn Wolfhard) e Nancy (Natalia Dyer).


L'altra linea narrativa principale vede invece Undici (Millie Bobby Brown) addestrata, come al solito, da Jim Hopper (David Harbour). Anche in questo caso, niente di nuovo sotto il sole. Anzi, Sottosopra.

"David, hai sentito le voci che sono girate su di noi negli ultimi tempi?"
"Veramente no, di recente sono andato a vivere con la famiglia nel bosco"

Dopo un inizio promettente, poco spazio viene invece - ahimé - regalato a Dustin Henderson (Gaten Matarazzo), che nei nuovi episodi mostra un inedito lato dark meritevole di un maggiore approfondimento.


Tralasciando i soliti noti, l'arma vincente delle precedenti stagioni era quella di inserire di volta in volta dei nuovi personaggi in grado non solo d'integrarsi alla perfezione con i protagonisti storici, ma di regalare anche un tocco in più e diventare a loro volta iconici. Nella seconda stagione era toccato a Max Mayfield (Sadie Sink) e al fratellastro Billy Hargrove (Dacre Montgomery), nella terza a Robin Buckley (Maya Hawke), nella quarta a Eddie Munson (Joseph Quinn) e al super villain Vecna (Jamie Campbell Bower).

"Will, perché hai paura? Voglio solo darti un pizzicotto"

Le new entry della quinta stagione sono invece un po' deludenti. C'è un ruolo maggiore ricoperto da Holly, che però è una bimbetta piuttosto anonima, e c'è l'antipatica dottoressa Kay (interpretata da Linda Hamilton, la storica Sarah Connor della saga di Terminator), ma l'unica novità davvero convincente è il nuovo idolo delle masse Derek Turnblow (Jake Connelly), che spero nei prossimi episodi trovi ulteriore spazio.


Se le novità latitano, e ci sono troppi combattimenti, scontri, sparatorie e inseguimenti per i miei gusti, l'altro aspetto che per il momento mi ha lasciato con addosso qualche perplessità è la colonna sonora, elemento imprescindibile della serie e questa volta un po' sottoutilizzata. Gli unici "nuovi" brani a restare impressi sono "I Think We're Alone Now" di Tiffany (scelta non molto originale, visto che è già stata usata di recente in The Umbrella Academy), e "Upside Down" di Diana Ross, e potevano forse non mettere una canzone intitolata "Sottosopra"?


Un'altra mancanza mi sembra quella di scene davvero cult, a parte forse il colpo di scena con cui si chiude il quarto episodio e che potrebbe cambiare molte cose in vista del gran finale. Non userò comunque la parola delusione. Preferisco dire che i primi quattro episodi dell'ultima stagione di Stranger Things sono carini, giocano a vincere facile anche con i numerosi riferimenti al cinema degli anni '80 e dei primi '90 (da Ritorno al futuro a Mamma, ho perso l'aereo) e si divorano in un lampo, ma mi sono sembrati più che altro un'introduzione, un antipasto, e dagli ultimi quattro mi aspetto di più.
(voto 7-/10)


It - Welcome to Derry
(stagione 1, episodi 1-5)
Si può vedere su: Sky e NOW
Genere: pagliacciata (in tutti i sensi)
Consigliato in particolare a: chi è rimasto deluso dai precedenti adattamenti di It e vuole restare deluso ancora una volta

Si può fare un prequel di It, senza It?
Se hanno fatto un'ottima serie sul mostro di Firenze senza Pacciani, non vedo perché no. Di It, il simpatico pagliaccio assassino, non v'è in pratica traccia nei primi episodi di It - Welcome to Derry, e per intravedere una sua prima breve apparizione bisogna aspettare fino al quinto.


Una scelta originale, che sarebbe anche intrigante. Se solo al posto di It non ci fossero delle apparizioni di mostriciattoli in computer grafica che vorrebbero essere terrificanti e invece a me sembrano solo ridicoli. L'unica scena tesa è quella all'inizio del primo episodio, quella del ragazzino che sale sull'auto di una famigliola apparentemente normale.


Una scena tesa fino a che appunto non compare una creatura scema realizzata con la CGI. Oh, sarò anche un boomer io, ma a me gli horror facevano paura quando i mostri erano in carne e ossa, in live action, come dicono i giovani d'oggi. Come ad esempio l'It della miniserie del 1990, che magari non era un capolavoro a livello qualitativo, però ca**o se era inquietante!

"Inquietante sarai tu!"

Oltre a non trovare Welcome to Derry per niente spaventosa, aspetto che per una serie in teoria horror non è un fattore secondario, il problema principale è che mi annoia, parecchio. La vicenda militare, manco lontanamente interessante, la toglierei del tutto. Capisco che abbiano voluto inserire una sottotrama "adulta", però non potevano inventarsi di meglio?


L'unica cosa che si salva è la storia riguardante i giovani protagonisti, che poi è quella che più ricalca i recenti adattamenti cinematografici diretti da Andy Muschietti, anche co-creatore di questa deludente serie. Da quei film sembra riprendere più i difetti di It - Capitolo 2 che non i meriti del primo capitolo. Sperando che con gli ultimi episodi si riprenda, per adesso questo Welcome to Derry per quanto mi riguarda non è per niente benvenuto.
(voto 4/10)


The Beast in Me
(stagione 1)
Si può vedere su: Netflix
Genere: bestia, che roba
Consigliato in particolare ai: thrilleromani

I vicini sono come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita. Così diceva Forrest Gump, se non ricordo male, e così capita in The Beast in Me, dove una scrittrice premio Pulitzer interpretata dalla solita stratosferica Claire Danes un giorno si ritrova come nuovo vicino di casa Nile Jarvis (interpretato da Matthew Rhys, quello di The Americans), un facoltoso imprenditore che in passato è stato accusato della misteriosa morte della moglie. Un tizio ambiguo, arrogante, che ha scatti d'ira e sembra avere la parola "assassino psicopatico" scritta in faccia. O magari non è così?


The Beast in Me è un thriller psicologico che coinvolge fin da subito, con una scena da incubo che, per chi come me ha paura dei cani, da sola è più terrorizzante di interi horror visti di recente. Lo sviluppo non è poi niente male, i faccia a faccia tra Claire Danes e Matthew Rhys in particolare sono notevoli, la tensione come si suol dire si taglia con un grissino e i colpi di scena non mancano. Non rappresenta niente di nuovo nel panorama televisivo, ma avercene di serie thriller così avvincenti e ben realizzate.
(voto 7+/10)


All Her Fault
(stagione 1)
Si può vedere su: Sky e NOW
Genere: bambini scomparsi misteriosamente
Consigliato in particolare ai: thrilleromani - parte 2

Se cercate una serie thriller capace di tenervi incollati allo schermo con il fiato sospeso non dico dall'inizio alla fine per tutti e 8 gli episodi, ma quasi, All Her Fault è la scelta che fa per voi. Di cosa parla?
Di un ragazzino di una facoltosa famiglia che un giorno sparisce nel nulla dalla scuola elementare privata che frequenta. Cosa gli è successo? Chi l'ha preso? Quei cattivoni degli assistenti sociali in combutta coi giudici politicizzati?


Il pregio della serie è che, oltre a essere ben recitata in particolare da Sarah Snook (quella di Succession) e oltre a tenerti sulle spine per cercare di capire se il mistero verrà risolto, è ricca di colpi di scena. Il suo limite è che è persino troppo piena di colpi di scena e a un certo punto ti prende la sensazione che gli autori abbiano esagerato un pochino. Anche meno, gente, anche meno.
(voto 6,5/10)


All's Fair
(stagione 1, episodi 1-6)
Si può vedere (a proprio rischio e pericolo) su: Disney+
Genere: oltre il trash
Consigliato in particolare agli: orfani della webserie The Lady di Lory Del Santo

Ci sono cose talmente brutte da fare il giro e diventare belle. Potrebbe essere questo il caso di All's Fair, già definita da alcuni critici come "un crimine contro la televisione" e "la peggior serie mai realizzata". Forse ci sono andati giù persino un po' troppo pesante, probabilmente non hanno mai visto le fiction che passano su Rai e Mediaset in vita loro, però a vedere i primi tre episodi non hanno nemmeno tutti i torti. Più che a una serie tv, sembra di assistere a una specie di reality super patinato con le avvocatesse protagoniste Kim Kardashian e Naomi Watts che fanno i loro ingressi in scena tirandosela come se fossero arrivate al Met Gala, destreggiandosi poi in casi legali da far rimpiangere Forum.


È tutto così trash che sembra una parodia del genere legal, invece no. Questi sul serio fanno. Per fare un esempio concreto: una potenziale cliente si presenta nell'ufficio delle protagoniste per una consulenza e, dopo che per colpa loro capisce che il suo caso è perso in partenza, si suicida. Nella scena successiva, le avvocatone conversano allegramente sorseggiando champagne sopra un jet privato. Per far capire il livello di sensibilità umana qui presente.


Spiace che dietro a questa serie ci sia Ryan Murphy, che già in passato nei suoi show aveva inserito degli elementi kitsch, solo questa volta forse si è lasciato sfuggire la mano. Al punto che l'ordine degli avvocati avrebbe tutte le ragioni di fargli causa per rappresentazione lesiva dell'intera professione.

Attenzione, però, perché c'è un colpo di scena. Laddove le sue altre serie in genere partono alla grande e poi vanno in vacca con il tempo, All's Fair comincia invece in maniera tremenda con i primi tre episodi, e poi dal quarto a sorpresa mostra invece segni di miglioramento, grazie a un maggior impegno nella scrittura delle sceneggiature (nel sesto episodio in particolare s'intravedono lampi del Ryan Murphy di un tempo), e soprattutto grazie al personaggio interpretato dalla sempre ottima Sarah Paulson.


Se non altro, per quanto non possa essere certo considerata Alta TV, All's Fair non annoia e regala qualche risata, sebbene sospetto più che altro involontaria. Inoltre, può essere considerata una delle comedy più esilaranti dell'anno. Ah, se solo non fosse un legal drama.
(voto 5+/10)


Call My Agent - Italia
(stagione 3)
Si può vedere su: Sky e NOW
Genere: commediola all'italiana
Consigliato in particolare a: chi cerca un incrocio tra una serie e una fiction

Dopo la brillante prima stagione e dopo una seconda che, pur in calo, aveva continuato a divertirmi, con la terza è arrivata la delusione. Call My Agent - Italia è diventata una commediola di basso livello giocata da una parte sui soliti malintesi da cinepanettone e dall'altra su delle scenette ridicole quasi da slastick comedy.

Se le trame riguardanti gli agenti procedono in maniera prevedibile e lenta, tanto per dire Maurizio Lastrico deve fare la proposta di matrimonio alla fidanzata all'inizio della prima puntata e finisce per fargliela all'ultima, a non convincere sono soprattutto l'arma vincente delle prime due stagioni. Ovvero le guest star celebri su cui sono incentrati i vari episodi.


Dimenticate le ospitate brillanti e piene di autoironia di Paolo Sorrentino, Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino e Valeria Bruni Tedeschi. Nella nuova stagione c'è spazio per delle markette autopromozionali di Luca Argentero, celebrato come un grande family man, per Ficarra e Picone, telefonatissime sia le loro battute che la trama del loro episodio, e della coppia madre-figlia Michelle Hunziker-Aurora Ramazzotti, protagoniste di un paio di scene da musical sulle note degli ABBA che sono tra i momenti più imbarazzanti visti quest'anno in tv. All's Fair compreso.


Tralasciando l'evitabilissima comparsata di Alessandro Borghese, voto meno diesci, le cose vanno meglio con l'episodio dedicato a Stefania Sandrelli, anche se il merito è soprattutto della solita irresistibile Emanuela Fanelli.


L'episodio migliore comunque, per chi ne avesse dubbi, è quello giocato sul tema della maternità con una sorprendente Miriam Leone, che si conferma una fuoriclasse.


Nemmeno lei riesce però nell'impresa di risollevare una stagione nel complesso parecchio moscia. E se non ce la fa lei, il futuro per questo Call My Agent all'italiana non è mica tanto roseo.
(voto 5-/10)


Slow Horses
(stagione 5)
Si può vedere su: Apple TV+
Genere: spy comedy
Consigliato in particolare a: chi cerca la versione sitcom di 24

Non ci sono tante serie in giro che vantano come protagonista un personaggio idolesco come il Jackson Lamb magnificamente interpretato da Gary Oldman. Uno che di parti iconiche ne ha ricoperte parecchie, ma questo rischia di essere il ruolo della vita persino per un attore dalla carriera come la sua.


In Slow Horses di personaggi ottimi ce ne sono però anche diversi altri e nella quinta stagione i riflettori si accendono in modo particolare su Roddy Ho, interpretato da Christopher Chung.


Un uomo, un mito. Ogni volta che appare in scena, le risate sono garantite. E sono garantite anche quando non compare, ma semplicemente si parla di lui. Perché Slow Horses è sì una serie spy thriller molto ben orchestrata, ma è anche e soprattutto una comedy favolosa, con non uno, bensì due personaggi che in ogni momento riescono ad alzare il livello e a renderla sempre di più una visione imperdibile.


Alla quinta stagione, Slow Horses continua a non perdere smalto e inoltre a questo giro inserisce risvolti politici intriganti e parecchio attuali. Sebbene, come detto, il suo vero punto di forza resti sempre la sua magnifica componente comica.
(voto 7+/10)


Chad Powers
(stagione 1)
Si può vedere su: Disney+
Genere: americanata
Consigliato in particolare a: chi ama le commedie degli equivoci e i travestimenti

Riuscite a immaginare una specie di versione di Mrs. Doubtfire ambientata nel mondo del football americano?
No? Beh, tanto non c'è bisogno di immaginarla. A trasformare questa idea in realtà ci ha pensato Glen Powell con la serie Chad Powers, che lo vede nella veste di co-creatore (insieme a Michael Waldron) e protagonista. Il lanciatissimo attore indossa i panni di Russ Holiday, ex promessa del football americano universitario caduto in disgrazia e vittima della "cancel culture". Per rilanciare la sua carriera decide così di fingersi un'altra persona e, grazie all'uso di trucco, parrucco e protesi si trasforma nel suo fittizio alter ego Chad Powers, un tizio strambo alla Forrest Gump con un grande talento sul campo che diventa il nuovo quarterback dei South Georgia Catfish.

"Ma sei sicuro che nessuno mi riconoscerà conciato così?"
"Certo, Glen Powell... ehm, Chad Powers"

La serie soprattutto all'inizio è divertente, si guarda che è un piacere anche se del football americano non ve ne frega niente, ma più si va avanti e più resta intrappolata nei soliti cliché delle commedie degli equivoci e quando prova a farsi più seria non convince un granché. C'è inoltre da notare come Glen Powell, per quanto sia un interprete brillante, non è un fuoriclasse come Robin Williams e non riesce a trasformare il suo singolare Chad Powers in un personaggio cult vero e proprio. Inoltre la sua trasformazione fisica non è così pazzesca e - va bene la sospensione dell'incredulità - ma si fa davvero fatica a credere che nessuno capisca che Russ e Chad sono la stessa persona. Insomma, bene ma non benissimo.
(voto 6-/10)


Cotta del mese
Ruth Wilson (Down Cemetery Road)

La nuova serie thriller britannica Down Cemetery Road non so ancora se mi convinca o meno. Ha un piacevole tocco ironico, non a caso è tratta da un romanzo di Mick Herron proprio come Slow Horses, solo che la vicenda della ragazzina misteriosamente scomparsa e i complotti politici presenti sanno molto di già visto e nel complesso non mi ha ancora conquistato del tutto.


Nel frattempo posso però dire che sono felice di rivedere la sempre affascinante Ruth Wilson, già star di The Affair e qui co-protagonista insieme a Emma Thompson. I faccia a faccia tra i loro personaggi sembrano avere la carte in regola per poter alzare il livello di questa quasi promettente serie.
(voto alla serie dopo aver visto i primi due episodi 6-/10)


Guilty Pleasure del mese
The Traitors Italia
(stagione 1)
Si può vedere su: Prime Video
Genere: gioco di gruppo
Consigliato in particolare a: chi è stufo dei solity reality

La storia dei reality show in Italia è stata attraversata da varie ondate. Il Big Bang è stata la prima edizione del Grande Fratello nel 2000. Qualche tempo dopo c'è stato l'arrivo della variante avventurosa con L'isola dei famosi e si è inoltre imposto il sottogenere dei talent show musicali con Amici di Maria De Filippi, Star Academy e in seguito X Factor, e pure dei talent culinari come MasterChef. Di recente è arrivata la controparte comica con LOL - Chi ride è fuori, e ora The Traitors Italia, adattamento nostrano del format olandese De Verraders esportato anche in molti altri paesi, introduce uno stile più thriller-mystery, quasi da giallo alla Agatha Christie.


The Traitors in poche parole è un gioco di deduzione ambientato in un castello in cui uno stuolo di VIP viene diviso in due gruppi: i leali, quelli più numerosi, e i traditori, che sono pochi e si nascondono in gran segreto in mezzo ai leali, che devono "uccidere" uno dopo l'altro per ottenere la vittoria finale. Raccontato così può sembrare un po' una ca**ata, me ne rendo conto, però a sorpresa funziona e tiene incollati allo schermo con la voglia di vedere chi verrà "fatto fuori" e scoprire se i traditori saranno scoperti.


Come molti altri reality, probabilmente anche questo in futuro sarà copiato, con Mediaset e Rai che immagino stiano pensando di lanciare qualcosa di simile, e tra non molto verrà a noia. Per adesso comunque questa prima stagione disponibile su Prime Video rappresenta un guilty pleasure parecchio accattivante, capace di convincere persino me che con i reality di solito sono diffidente.

Qualche difetto c'è, va riconosciuto. Le prove che i concorrenti svolgono per aumentare il montepremi finale ad esempio non sono un granché interessanti, meno rispetto al gioco di per sé, e per le prossime edizioni, se ci saranno e credo di sì, andrebbero riviste e migliorate. C'è inoltre da dire che alcuni concorrenti non sono troppo a loro agio. Mi aspettavo di più in particolare da Raiz, nella vita reale, o almeno in questo gioco, meno carismatico e leader di quanto sembri come cantante e come attore.


Se questa prima edizione italiana funziona parecchio bene è per merito del format originale ideato dagli olandesi, i fuoriclasse dei reality (pure il Grande Fratello arriva dai Paesi Bassi), per la conduzione discreta e poco invasiva di Alessia Marcuzzi, per la tensione e la curiosità che vengono mantenute per tutti e sei gli episodi, per l'azzeccata scelta dei traditori, e per le ottime prove dei migliori del cast, quelli arrivati fino in fondo, che sembrano nati per questo gioco. Non farò l'infame, non mi comporterò anch'io da traditore, e non vi rivelerò chi è la persona che vince alla fine. A voi il piacere di scoprirlo con un reality che, per una volta tanto, merita di essere visto.
(voto 6,5/10)





Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

DISCLAIMER

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di Contattarmi per la loro immediata rimozione all'indirizzo marcogoi82@gmail.com