venerdì 10 agosto 2018

L'isola dei cani è bella, ma non ci vivrei





L'isola dei cani
Titolo originale: Isle of Dogs
Regia: Wes Anderson


Bau bau bauuu, au auuuuu...

Traduzione: L'isola dei cani è un bel film, ma...

Il resto della recensione l'ho pensato nel linguaggio dei cani, ma preferisco scriverlo in italiano, o se non altro nella mia personale versione della lingua italiana, seguendo la linea scelta dal regista della pellicola Wes Anderson con l'inglese. Altrimenti risulterebbe troppo un casino. Bau bau bauuu!

Stavo dicendo che L'isola dei cani è un bel film. A tratti delizioso. Soprattutto nella prima parte si ha la sensazione di potersi trovare di fronte a qualcosa di speciale. La vicenda raccontata ha dei contorni orwelliani quasi in stile La fattoria degli animali. La storia è ambientata in Giappone in un futuro distopico dove Kobayashi, il mega sindaco galattico della città di Megasaki, ha deciso di esiliare tutti i cani colpiti da una misteriosa influenza canina su un'isola di rifiuti. Una specie di ghetto o di campo di concentramento che fa subito venire alla mente vari risvolti politici. Per fortuna o purtroppo, a seconda dei punti di vista, tali risvolti politici per quanto presenti non prendono mai il sopravvento. Per fortuna, perché la visione preferisce tenere dei toni più emotivi, sentimentaleggianti, anche ingenui in senso buono, se vogliamo. Purtroppo, perché Wes Anderson aveva la possibilità di lanciare qualche messaggio importante che oggi più che mai sarebbe risultato utile e di fare una pellicola socialmente e politicamente più dura, spietata e cinica. E invece non l'ha fatto.


L'isola dei cani parte bene. Fa sorridere, fa tenerezza, coinvolge ed emoziona. Nella seconda parte non ha però un crescendo e anzi finisce per ammosciarsi, visto che esaurisce le sue trovate migliori all'inizio e poi non riesce più a sorprendere. Lo stile di Wes Anderson è il solito, quello che conosciamo bene per tutte le sue pellicole, sia quelle più belle come Moonrise Kingdom, Rushmore, I Tenenbaum e Grand Budapest Hotel, che quelle meno riuscite e più soporifere come Le avventure acquatiche di Steve Zissou, solo che questa volta è meno stralunato del solito. È più ordinario. È più disneyano. L'isola dei cani in pratica è la versione Pixar di un film di Wes Anderson. Cosa che manderà in brodo di giuggiole i fan di entrambi, mentre farà storcere il naso a chi non sempre si innamora del loro stile. Proprio come molte pellicole Pixar, L'isola dei cani dimostra di avere il fiato corto. Up ad esempio se fosse stato un cortometraggio sarebbe stato un capolavoro. Peccato che, dopo i primi 20 minuti, il resto del programma non sia certo allo stesso livello. Un po' quanto accade in questo caso, dopo i primi 40/50 minuti. Inoltre non è ruffiano quanto un lavoro Disney-Pixar, però è comunque un lavoro ruffianotto e buonista. In particolare nel finale.


ATTENZIONE SPOILER
Se per gran parte del film uno dei difetti principali è quello di avere un villain persino troppo esagerato e stereotipato nella sua cattiveria come Kobayashi, a un certo punto questi cambia del tutto il suo atteggiamento e si immola per il nipote donandogli un rene. Qualcuno ha considerato eccessivamente repentino il cambio di Genny Savastano da figlio di papà a boss della mala in Gomorra - La serie, ma che dire allora della svolta inspiegabile di Kobayashi da merda totale a eroe totale?

Un limite del film che riguarda la costruzione anche degli altri personaggi. L'unico davvero degno di nota è Chief, il randagio destinato a essere addomesticato. Il suo percorso esistenziale è ampiamente prevedibile, però riesce comunque a essere se stesso e a mantere la sua cattiveria dall'inizio alla fine. Dagli altri cani era invece lecito attendersi di più. All'inizio regalano qualche momento simpatico, ma ben presto si defilano. Uno spazio maggiore lo avrebbe meritato anche Nutmeg, l'unica cagna presente sull'isola, doppiata in originale da Scarlett Johansson. Delusione pure per Atari Kobayashi, il ragazzino che va alla ricerca del suo cane sull'isola dei cani, un tipo che è rimasto a lungo in coma e che viene descritto come strambo, solo che alla fine dei conti risulta meno strambo rispetto alle solite figure wesandersoniane. Paradossalmente, il punto debole di questa pellicola sono i personaggi. Quei personaggi che invece nei suoi altri film di solito erano la cosa migliore. Sotto questo aspetto il film perde inoltre il confronto con la Disney-Pixar che, soprattutto sui comprimari in grado spesso e volentieri di rubare la scena ai protagonisti, è una vera forza della natura, bisogna riconoscerlo.
FINE SPOILER


Giusto per fare ancora di più le pulci a questo film, un altro aspetto che non mi ha convinto troppo sono le animazioni. Splendida la regia e la scelta delle inquadrature di Wes Anderson, però il fatto che, se non sbaglio, i personaggi sia umani che canini siano senza ciglia e di conseguenza non sbattano mai gli occhi li rende parecchio inespressivi, e li fa sembrare quasi imbalsamati.


Qualche riserva – e non guardatemi in cagnesco perché sto facendo troppo il cattivo – pure sulla colonna sonora. Il fenomeno Alexandre Desplat questa volta ha confezionato un lavoro molto percussivo e parecchio originale, solo che io da buon incontentabile quale sono ho rimpianto la presenza molto ridotta dei soliti pezzi pop soprattutto anni '60 che impreziosivano gli altri films di W. Anderson. E adesso con le critiche penso di aver finito. Mi hanno appena somministrato il vaccino antirabbico e ora mi sono calmato. Dico solo un'ultima cosa.

Bau bau bauuu
Au auu auuuuu auuuuuuuuuuuuuaaaaaaaaaaaaa!

Traduzione: L'isola dei cani è un bel film, ma non mi ha convinto del tutto. Sarà che io e i cani non andiamo molto d'accordo, al punto che posso essere considerato un incrocio tra Crudelia De Mon e Kobayashi. Mi spiace, cari nemiciamici cani, io continuo a far parte del #teamgatti forever!
(voto 7-/10)

#teamgatti


5 commenti:

  1. Considerando che amo poco (a) l'animazione, (b) meno ancora il cinema colorato e stucchevole di Wes Anderson, potrei facilmente odiarlo.

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  2. Dopo aver visto l'irritante|robadaspaccareilTV Rushmore proprio qualche giorno fa, non ho molta simpatia per Wes|Anderson. Peccato perché mi ero già preparato una frase|effetto da snocciolare con le olive a qualche aperitivo per darmi un tono: "ho visto Rushmore, una delle prime, brillanti opere di Wes". E invece mi toccherà ammettere di aver preferito Fuga in tacchi a spillo! :D
    mi sa che sti cani li passo.
    -un|gattaro|impertinente ;)

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  3. Sembra quasi un post che mi mette nel mirino, fan di Wes e della Pixar quale sono. Infatti, questa Isola dei cani l'ho amata, mi ci sono commossa e affezionata, non c'ho trovato difetti persa come mi sono in una storia che sì ha del buonismo, ma di quelli genuini che fan un gran bene.
    Quanto alla musica, solo la dolcezza di I won't hurt you non me la fa criticare.
    In ogni caso, #Teamgatti per sempre... Ma meglio non dirlo al futuro cane di casa.

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  4. Mah, teamgatti anche io tutta la vita ma siccome sono soprattutto TeamAnderson e TeamGiappone ho adorato questo film :D

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