venerdì 26 aprile 2019

Serial Killer: il meglio e il peggio delle serie tv di aprile 2019





Esordienti totali, ma anche ritorni molto attesi.
Ecco le serie tv passate questo mese su Pensieri Cannibali, tra promossi, bocciati, rimandati e quant'altro.



Serie top

The OA
(stagione 2)

Dove eravamo rimasti?
Eravamo rimasti con la protagonista Prairie (Brit Marling, sempre sia lodata) in fin di vita. Forse morta. Forse finita in un'altra dimensione. Quest'ultima poteva apparire come l'ipotesi più assurda. Quindi nel mondo di The OA è quella che si è verificata effettivamente. Prairie, Homer e alcuni altri personaggi sono finiti in un'altra dimensione, una in cui lei si ritrova a investigare sulla sparizione di una ragazzina, che sembra avere a che fare con una casa più inquietante di Hill House e con un gioco online il cui successo è più inspiegabile di quello di Fortnite. Il tutto mentre i ragazzini che l'avevano aiutata nei suoi deliri personali, e nei suoi “movimenti” al confine tra ridicolo e poetico, sono ancora nella vecchia dimensione.


Se la stagione 1 vi era sembrata al limite dell'umanamente comprensibile, la seconda inizia in maniera in apparenza più lineare, quasi come un mystery-crime tradizionale incentrato sulla ricerca di una ragazzina, e poi si incasina sempre di più. Le aspettative per quanto mi riguarda erano altissime e non sono state deluse. A parte un paio di episodi riempitivo (il quinto e il settimo), la serie ha di nuovo toccato il sublime in più di un'occasione, fino a un finale che spalanca la porta a una potenziale terza stagione (ancora non confermata) che potrebbe salire ulteriormente di livello. Forse The OA è la cosa migliore che si possa vedere oggi. Di certo è la più imprevedibile.

"Ammazza che bono, quell'Homer!"


"Ma ce l'aveva con me. Non con te, stupido Simpson!"


Chilling Adventures of Sabrina
(stagione 1 - seconda metà)

'Brina è tornata. Sia lodato Satana!
E pensare che all'inizio manco mi piaceva. Dopo i primi poco entusiasmanti episodi della stagione 1 stavo addirittura per abbandonarla. Sarebbe stata la più grossa cazzata nella Storia, dai tempi in cui la gente ha votato il Movimento 5 Stelle e si è poi ritrovata Salvini come Re d'Italia.
Se la prima parte della prima stagione saliva poco a poco, la seconda parte della stagione è invece una bomba dalla prima all'ultima puntata. Ogni episodio è un gioiellino di scrittura, con vertice nel quarto, quello in cui i personaggi sono alle prese con le visioni del loro futuro provocate da una cartomante. E non sono proprio delle più positive...


Chilling Adventures of Sabrina è sì una serie teen-fantasy, ma sotto sotto è anche uno degli show più politici in circolazione. Oltre che di satanismo, si parla di integrazione e di femminismo con una potenza e una convinzione che nel panorama attuale ha pochi pari. 'Brina è un ottimo esempio non solo di girl power, ma anche di ribellione al sistema. Crescere con un modello del genere davanti agli occhi non può che far bene. Alla Netflix Generation, e non solo.

"Tranquilli, raga. Non sono cambiata. Sono sempre la vecchia 'Brina di una volta..."
"...ehm, più o meno."


Hanna
(stagione 1)

Il film Hanna io lo avevo adorato. È uno dei pochi action di cui posso affermare una cosa del genere. Sarà che non era proprio un action-action in senso stretto. Raccontava di una misteriosa ragazzina orfana di madre e fatta crescere dal padre in una landa desolata come un soldato, o meglio come una macchina da guerra. Fino a che la CIA non li stanava e loro erano costretti a fuggire...
La pellicola, in cui le scene d'azione erano sì presenti ma abbastanza limitate, fondamentalmente aveva tre grandi punti di forza:

#1 Una regia spettacolare del sottovalutato Joe Wright.

#2 Una protagonista fenomenale come Saoirse Ronan.

#3 Una colonna sonora fighissima composta dai Chemical Brothers.

Elementi difficili da rimpiazzare in una serie, pensavo. In effetti così è. Difficile, ma non impossibile.

#1 La serie è girata in maniera più che valida e a livello di sceneggiature, grazie al maggior minutaggio a disposizione dato dalla serialità rispetto al cinema, riesce ad approfondire meglio i personaggi.

"Era proprio necessario farmi crescere a Grande Inverno?"

#2 Ok, Saoirse Ronan è Saoirse Ronan ed è insostituibile. La nuova Hanna è interpretata dalla rivelazione Esme Creed-Miles, una giovane attrice inglese classe 2000 con poca esperienza alle spalle (da bambina era stata Shirley Temple in Mister Lonely di Harmony Korine), ma che ha il grande merito di far suo il personaggio, senza voler scimmiottare a tutti i costi la collega irlandese. Saoirse Ronan è Saoirse Ronan. Ed Esme Creed-Miles è Esme Creed-Miles.


#3 La colonna sonora riesce a essere persino più figa di quella del film. A curarla ci sono Ben Salisbury e Geoff Barrow (quello dei Portishead), già autori delle soundtrack dei lavori di Alex Garland Ex Machina e Annientamento. Insieme a loro c'è la voce ricorrente di Karen O degli Yeah Yeah Yeahs, più l'uso di vari pezzi fighissimi che vanno dai Cure a Charlotte Gainsbourg, passando per Aphen Twin e Savages, fino al fenomeno musicale del momento, Billie Eilish: una ragazzina strana, perfetta per accompagnare le avventure di una ragazzina strana.

Hanna la serie riesce così a eguagliare, e per certi versi a superare, Hanna il film. Chi l'avrebbe detto? Di certo non un fan del film come me. E invece... dopo essermi esaltato con la prima, non vedo l'ora che arrivi la seconda stagione, già confermata da Amazon.


The Act
(stagione 1)

Rapporto strano, con The Act. Un po' come con Chilling Adventures of Sabrina. Sebbene qui ci troviamo in un genere del tutto differente. The Act è basata su fatti realmente accaduti. Una storie folle, ma successa per davvero. Il rapporto tossico tra una madre e una figlia. Il primo impatto non è dei più semplici. Non riesci a capire se prendertela di più con la mamma o con la bambina. Che poi così bambina, nonostante la voce da piccina in stile Martina Attili, non è. Si fa una notevole fatica a empatizzare con dei personaggi del genere. Episodio dopo episodio si rimane però conquistati, o meglio rapiti, da questa vicenda malata. Non so se è una delle migliori serie dell'anno, ma di sicuro è una delle visioni più devastanti e che più mi rimarranno impresse tra quelle affrontate di recente.



Serie così così del mese

Miracle Workers
(stagione 1)

Miracle Workers è la nuova serie di Simon Rich. Simon Rich, per chi non lo sapesse, è l'autore di Man Seeking Woman, una delle più divertenti genialate degli ultimi anni. Miracle Workers sembra partire da uno spunto di una delle puntate di quella serie. La storia è ambientata in Paradiso, o in una specie di Paradiso, dove un Dio in versione Steve Buscemi (che si comporta esattamente come ci si può immaginare Steve Buscemi se fosse Dio) e i suoi “impiegati” si occupano della gestione della Terra. Fino a che a Dio non viene a noia e decide di distruggerla. A meno che Daniel Radcliffe e una sua collega non riescano a vincere una scommessa che hanno fatto con lui e salvare il mondo manco fossero gli Avengers. Solo che in questo caso Daniel Radcliffe non è un maghetto come in Harry Potter, non ha alcun potere se non quello di essere del tutto inutile, e quindi la missione non sarà proprio semplice.

"Tranquilla, ho già salvato Hogwarts!"
"Sì, vabbé, ma a sconfiggere Voldemort sarebbe capace anche un incapace come Cannibal Kid..."

Miracle Workers è una serie originale?
Beh, per chi non ha mai visto Man Seeking Woman, o anche South Park, o The Good Place, o pure il film Una vita esagerata (A Life Less Ordinary) di Danny Boyle, sì. Gli altri avranno spesso una sensazione di déjà vu.

Miracle Workers è una serie divertente?
Più che far sbellicare dalle risate, fa sorridere. Specie Steve Buscemi alias God. E più che una serie divertente, è simpatica.

Miracle Workers è una serie irresistibile?
No, purtroppo no. Si lascia guardare con piacere, però non fa venire voglia di divorare una puntata dietro l'altra.



Serie flop del mese

Game of Thrones
(stagione 8, episodi 1 e 2)

Quando si vende qualcosa come “l'evento televisivo dell'anno”, il rischio disastro è dietro l'angolo. Qualcuno ha menzionato Adrian di Celentano?
La stagione conclusiva di Game of Thrones non è a quei livelli di disastro, ma diciamo che non è partita proprio con il piede giusto. Il primo episodio della stagione 8 a definirlo ridicolo si è ancora buoni. Potrei dire di peggio se fossi spietato come Cercei. Almeno quando non è troppo impegnata a sognare teneri elefanti.


Va bene l'ironia. Io sono un fan dell'ironia. Di fronte a certe scene però si resta senza parole. Stiamo vedendo Game of Thrones, o una parodia di Game of Thrones?
Jon Snow e Daenerys Targaryen che si scambiano dialoghi degni della trilogia di Cinquanta sfumature e che si fanno un'esterna cavalcando i draghi come fossero finiti dentro una brutta copia de La storia infinita e che poi limonano di fronte a loro come fossero ragazzini alle giostre sarebbero perfetti per una puntata del Saturday Night Live. O di Uomini e donne. Non dell'attesissimo gran finale della serie fantasy che negli ultimi anni ha conquistato i Sette Regni e pure la Terra, tanto i nerd quanto i meno appassionati del genere. Con un livello qualitativo inversamente proporzionale alla sua popolarità. La prima stagione era stata memorabile. Adesso sono più memorabili i meme che genera sul web, più che la serie in sé.





Con il secondo episodio stagionale, A Knight of the Seven Kingdoms, le cose sono andate un pochino meglio, almeno in quella scena con Brienne. Ciò non toglie che siamo passati dalla brutta copia de La storia infinita (o di Dragon Trainer), alla brutta copia de Il Signore degli Anelli - Le due torri, con l'attesa la noia prima della tempesta. Il classico episodio riempitivo, come se con appena sei puntate a disposizione ce ne fosse bisogno, aspettando la probabile strage che avverrà a breve. Il tutto impreziosito da un intermezzo musicale, scopiazzato questa volta tanto per cambiare da Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re, dove c'era la canzone di Pipino. Più l'aggiunta di nuove scene sul ridicolo andante, come quella in cui il destino di Jaime Lannister a Grande Inverno viene deciso da tre giudici, manco fosse un concorrente di X Factor. E la povera Daenerys non trova nemmeno l'appoggio della Mara Maionchi di turno.



Il prossimo mese ci sarà modo di parlare degli episodi conclusivi, gli ultimissimi, e sono sicuro che il finale farà discutere a lungo. Per adesso comunque che poracciata è la tanto strombazzata stagione finale di Game of Thrones?
Con tutte le serie nettamente superiori a questa per sceneggiature, regie e interpretazioni, voglio vedere se gli Emmy avranno ancora il coraggio di riempirla di premi. L'unico premio che si merita al momento questa stagione è un posto d'onore tra I nuovi mostri di Striscia la notizia.



Fosse/Verdon
(stagione 1, episodio 1)

Se la qualità di Game of Thrones è andata sempre più a farsi benedire, nulla da dire invece sulla qualità di Fosse/Verdon. Regia di livello cinematografico. Sceneggiature stratificate, pure troppo. Interpreti stellari, soprattutto un grandioso Sam Rockwell, mentre Michelle Williams, un tempo da queste parti adorata, devo dire che di recente mi convince poco. Non è che sta diventando un po' troppo merylstreeppiana (e detto da me non è un complimento)?


Fosse/Verdon è indubbiamente una serie di qualità, però... che noia. A mio avviso un buon biopic deve scatenare l'interesse nei suoi personaggi, anche a chi di loro conosceva poco, o non li amava particolarmente. Quanto provocato ad esempio negli ultimi tempi da Io sono Mia su Mia Martini o da Bohemian Rhapsody su Freddie Mercury e i suoi Queen. Del regista e coreografo Bob Fosse e dell'attrice e ballerina Gwen Verdon poco o nulla sapevo prima di questa serie, e anche dopo aver visto la prima puntata non è che mi sia venuta molta voglia di approfondire la loro conoscenza. Soprattutto, non c'ho manco voglia di proseguire con la visione del secondo episodio.



Guilty Pleasure del mese
In the Dark
(stagione 1)

Nuova serie di The CW. Un network statunitense non particolarmente noto per serie di livello eccelso. In questo caso stranamente non ci troviamo di fronte né alla loro solita roba supereroistica, né alla loro classica roba teen, né tantomeno a una loro roba teen-supereroistica. In the Dark vede come protagonista una giovane donna cieca, cinica, pessimista, alcolizzata e drogata. Una tipa con un caratterino da fare invidia al Dr. House. La serie cammina invece in bilico tra comedy e drama, con qualche tentazione crime, visto che sarà lei a indagare sulla misteriosa sparizione di un suo amico. In the Dark nel complesso si aggira in maniera confusa, come un non vedente alle prime armi senza cane e senza bastone, ma lei è così idolesca che la si guarda a occhi spalancati.



Cotta del mese
Jodie Comer (Killing Eve)

Killing Eve è tornata sugli schermi con una seconda stagione scoppiettante. Il merito è per buona parte suo. Jodie Comer nei panni della letale e allo stesso tempo a suo modo tenera Villanelle è sempre più spettacolare. In appena due secondi riesce ad assumere più espressioni lei di Isaac Hempstead-Wright, il tremendo interprete di Bran Stark, in otto intere stagioni di Game of Thrones. Uno show nello show. Difficile non innamorarsene.



Performer of the Month
Joey King (The Act)

Alle prossime cerimonie tipo Golden Globe ed Emmy probabilmente a essere nominata e premiata per The Act sarà l'interprete della madre, una Patricia Arquette che dopo Escape at Dannemora c'ha preso gusto con i ruoli da white trash sciatta odiosa ispirata a persone realmente esistite. Il vero fenomeno della serie per me è invece la figlia, una quasi irriconoscibile Joey King, rasata o parruccata che sia merita tutti i premi di questo mondo. O almeno un Cannibal Award.



Episodio del mese
You're the Worst, s05e13, “Pancakes”

La quinta nonché conclusiva stagione di You're the Worst ha viaggiato tra alti e bassi. Come la sua protagonista femminile, Gretchen interpretata da Aya Cash, sempre in bilico tra depressione ed euforia. Va comunque riconosciuto che è partita alla grande, e si è chiusa in maniera perfetta. Mantenendo intatto lo spirito della serie. Con un pizzico di romanticismo indie e contemporaneamente con un'avversione verso le convenzioni sociali. Così si fa. You're the best.



Spazio vintage
Believe

Negli ultimi tempi prodotti come Hanna (vedi sopra) e The Passage mi hanno fatto tornare in mente una sfortunata serie, giocata in maniera simile sul rapporto tra un uomo adulto grande grosso e forte e una ragazzina stramba dotata di poteri particolari. Sto parlando di Believe, ideata da Alfonso Cuarón e Mark Friedman, prodotta da J.J.Abrams, e trasmessa dalla NBC nel 2014 per appena una stagione, prima di essere immeritatamente cancellata. Io che parlo bene di un lavoro di Alfonso Cuarón?
Ebbene sì. Considero tanto sopravvalutati i suoi film Roma e Gravity, quanto sottovalutata questa sua creatura per il piccolo schermo, a mio avviso la cosa migliore che la sua mente abbia partorito nell'ultimo decennio. Se vi sono piaciute l'ottima Hanna e l'inizialmente intrigante The Passage, provate a recuperare Believe. Una serie che magari oggi avrebbe successo, ma che ha avuto la sfiga di essere arrivata con qualche anno di anticipo sui tempi.



10 commenti:

  1. Devo recuperarmi The Act e riprendere Sabrina.
    Fosse/Verdon, come d'altronde Feud, a me piace moltissimo.
    Se non lo conosci, ti segnalo l'adorabile Special!

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  2. Seconda stagione di OA una bomba, sono già al terzo rewatch, si trovano sempre un sacco di 'indizi' nuovi!

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  3. The OA 2 mi mette sempre più in soggezione, ci riuscirò? Chissà ;)

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  4. Come non sapevi nulla di Bob Fosse? Non hai mai visto Cabaret o All That Jazz? Molto molto grave...

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    1. I musical jazz non sono mai stati il mio genere. E dopo aver visto questa serie penso continueranno a non esserlo ancora a lungo... :)

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    2. Cabaret è un film drammatico dannatamente ancora attuale: a mio avviso uno dei migliori film sulla nascita del nazismo mai realizzato. Val la pena di darci un'occhiata..

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  5. Quella Sabrina continua a tentarmi ma continuo a temere sia in zona troppo teen per me, e la tua esaltazione non so come leggerla. Ci provo? Non ci provo?
    Siamo d'accordo con la pazzesca e folle The OA, di cui prego per un'altra folle stagione, mentre sì, GoT sta ancora carburando ma con così poche puntate non si capisce questo tergiversare.

    Mi hai messo Hanna nel mirino, ma non ho visto il film. Che faccio? A cosa concedo la precedenza?

    Spero infine che Fosse/Verdon migliori, con un cast così e una storia che già mi appassiona inizierò con l'accumulo degli episodi.

    (dimenticavo, applausi per la chiusa perfetta di You're the worst, pancakes per tutti!)

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    1. Sabrina non è la classica teenager e, anzi, ha lo spirito abbastanza da vecchia. :)

      Hanna prima il film e poi la serie (anche se sono guardabili indipendentemente l'uno dall'altra).

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  6. D'accordo su GOT, e poi come mi piacerebbe riuscire a guardare tutta sta roba... (beh, magari non proprio tutta)...

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  7. OA mi fa una paura incredibile. Sento davvero puzza di cannibalata e non ho ancora avuto il coraggio di iniziarla.

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