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lunedì 3 ottobre 2016

Mai 'na pazza gioia, però 'na volta tanto sì





La pazza gioia
(Italia 2016)
Regia: Paolo Virzì
Sceneggiatura: Francesca Archibugi, Paolo Virzì
Cast: Valeria Bruni Tedeschi, Micaela Ramazzotti, Valentina Carnelutti, Marco Messeri, Anna Galiena, Tommaso Ragno, Bob Messini, Sergio Albelli
Genere: pazzoide
Se ti piace guarda anche: Si può fare, Qualcuno volò sul nido del cuculo, Thelma & Louise

Certo che là fuori ce ne sono di pazzi. Ah, se ce ne sono! Prendete questi blog di cinema che ci sono in giro oggi. Tutti a sparare le loro opinioni vuote e insulse, senza manco sapere di cosa stanno parlando. Gli autori in genere sono ragazzini youtubbari che probabilmente non hanno mai visto manco le basi del grande Cinema italiano, cose come Vacanze di Natale, Pierino contro tutti e Quel gran pezzo dell'Ubalda tutta nuda e tutta calda.
Sui blog oggi ci scrive gente che ha delle lauree in Scienze della Comunicazione, delle specialistiche, dei Master. Sì, ok, bravi! Però la quinta elementare ce l'avete?
Scommetto di no!
Manco la patente, c'avrete...

lunedì 20 luglio 2015

Ho ucciso il cinema americano





Ho ucciso Napoleone
(Italia 2015)
Regia: Giorgia Farina
Sceneggiatura: Giorgia Farina, Federica Pontremoli
Cast: Micaela Ramazzotti, Libero De Rienzo, Elena Sofia Ricci, Adriano Giannini, Iaia Forte, Thony, Bebo Storti, Monica Nappo, Tommaso Ragno
Genere: bastardo
Se ti piace guarda anche: Smetto quando voglio, Amiche cattive, Il capitale umano, Crime d'amour, Passion

Prima di vedere questo film, avevo già un potenziale titolo pronto per il post: “Ho ucciso il cinema italiano”. Sono sempre molto fiducioso nei confronti dei film nostrani, lo so. Per fortuna che invece le pellicole made in Italy negli ultimi tempi non di rado mi sorprendono. In positivo, intendo. È capitato anche e soprattutto con questo Ho ucciso Napoleone. Con la mia solita scarsa propensione a esagerare, sono passato dall'idea di intitolare il post “Ho ucciso il cinema italiano” a quella di intitolarlo “Ho resuscitato il cinema italiano”. Alla fine mi sono trattenuto e ho deciso di scegliere come titolo...

lunedì 8 ottobre 2012

Un post in piedi in Paradiso

"Che voto c'ha dato, quel fetentone di Cannibal?"
Posti in piedi in Paradiso
(Italia 2012)
Regia: Carlo Verdone
Cast: Carlo Verdone, Pierfrancesco Favino, Marco Giallini, Micaela Ramazzotti, Nicoletta Romanoff, Diane Fleri, Nadir Caselli, Maria Luisa De Crescenzo, Valentina D’Agostino, Giulia Greco
Genere: in crisi
Se ti piace guarda anche: Io, loro e Lara, L’amore è eterno finché dura, C’era un cinese in coma

Carlo Verdone ai tempi della crisi.
Basta una frase per riassumere per intero la sua “nuova” (si fa per dire) pellicola. Il resto, potete anche immaginarvelo da soli. Se avete familiarità con il suo cinema e soprattutto con le sue ultime prove, non avrete bisogno di una grande fantasia.
Se poi vi racconto in breve la trama, gli sviluppi successivi li capirete già da soli, senza nemmeno che io abbia il bisogno di spoilerarvi niente. Peccato, perché è un piacere perverso spoilerare. Sai che fai qualcosa di sbagliato, ma non puoi farne a meno. E allora voglio spoilerarvi il finale: alla fine tutti muoiono! Provano così a entrare in Paradiso ma sono in troppi, c’è più coda che alle poste italiane e allora rimangono in piedi. Da qui il titolo del film.

No, non è vero che va a finire così. In realtà, il vero finale è ancora più una cagata di questo.

"5? Ma come 5? Quello sta fuori!"
Torniamo alla trama del film, quella vera: Carlo Verdone e i prezzemolini del cinema italiano Marco Giallini e Pierfrancesco Favino sono tre uomini di mezza età che non si conoscono, ma che per casini personali e finanziari finiscono a vivere insieme. Espediente narrativo molto da sitcom, e infatti la inutile sitcom americana The Exes parte proprio da un’ideona del genere, che però può aprire a varie situazioni comiche e persino a riflessioni sulla situazione attuale, su come la crisi economica abbia cambiato gli stili di vita eccetera. Due porte che il film di Verdone apre anche, solo che: dal punto di vista comico è uno dei suoi film più avari di risate liberatorie e i momenti davvero esilaranti sono assenti; dal punto di vista “drammatico” è scontato, piatto, non dice niente di nuovo.

Quanto a Marco Giallini e Pierfrancesco Favino, alla faccia della crisi loro lavorano come due forsennati e dopo A.C.A.B. tornano pure a farsi vedere insieme. È vero che se la cavano discretamente bene pure qui alle prese con la commedia, almeno per gli standard nostrani, però un po’ di ricambio nelle facce del cinemino italiano no, eh?

"Carlé, ripetimi ancora: che voto hai detto che ci ha dato?"
"Solo 5, anche se c'è 'sta gran fregna della Ramazzotti con gli occhiali da hipster."
E poi, naturalmente, c’è la storia del Carletto con la donna più giovane. Che poi è il vero motivo per cui si mette d’impegno a lavorare su un film nuovo. Dopo le varie Claudia Gerini, Regina Orioli (ma che fine avrà fatto?), Natasha Hovey di Compagni di scuola (che fine avrà fatto pure lei?), la nevrotica Margherita Buy (una che era meglio perderla che trovarla) e la Laura Chiatti dell’ultimo Io, loro e Lara, è il turno ora di Micaela Ramazzotti. Micaela Ramazzotti, già ammirata in La prima cosa bella e - meglio precisarlo - NON parente dell’insopportabile Eros Ramazzotti, raccoglie in pieno il testimone di classica tipa verdoniana: immancabilmente fissata con uomini più vecchi - diciamo anche mooolto più vecchi - di lei, gnocca quanto stramba e naturalmente nevrotica. Ma non ai livelli di Margherita Buy, grazieDio.
Come gnocca bonus compare poi Diane Fleri, nei panni della ex di Verdone, perché non solo si deve fare donne molto ma molto più giovani di lui, ma deve pure divorziare da donne molto ma molto più giovani di lui.

"Tié, Cannibal. Tu su Metro ti puoi solo sognare di scrivere!"
Io comunque non gli riesco a voler del male, al Carletto. Però è davvero porello, il suo ultimo film. Dignitoso più di altre pellicole made in Italy viste negli ultimi tempi, quanto allo stesso tempo del tutto inutile e prevedibile dall’inizio alla fine. Come intrattenimento di livello medio-basso e una serata disimpegnatissima può andare bene, però io da un Verdone pretenderei ancora un intrattenimento non dico alto ma almeno di livello medio-alto. Illuso me.
E il finale super mega buonista no, Carlè. Eddaje, che ‘mme combini? Un finale così nun se pò vedè.

Carlo Verdone ai tempi della crisi. Economica, ma soprattutto di idee. Un po’ come questo post in cui sono andato a riciclare la frase di apertura per la chiusura.
Che dici, Carlé, so riciclare le idee abbastanza per poter scrivere la sceneggiatura del tuo prossimo film?
(voto 5/10)

venerdì 7 gennaio 2011

I miei film dell'anno 2010 - n. 18 La prima cosa bella

La prima cosa bella
(Italia)
Regia: Paolo Virzì
Cast: Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti, Stefania Sandrelli, Claudia Pandolfi, Sergio Albelli, Marco Messeri, Paolo Ruffini, Dario Ballantini
Genere: nazional-popolare
Se ti piace guarda anche: Big Fish, La meglio gioventù, Mine vaganti

Trama semiseria
Solita storia: una madre morente (in un film come Big Fish ad esempio è il padre, stavolta è la madre) è il pretesto narrativo ideale dei figli (e di Virzì) per ripercorrerne la vita in un amarcord di ricord. Niente di nuovo sotto il sole italiano, però diamine funziona e alla fine si ride e si piange e così è la vita, piena di prime cose belle.

Pregi: un bell’alternarsi di passato e presente, una bella Micaela Ramazzotti convincente protagonista, una bella colonna sonora nazionale; insomma, quest’anno è (almeno per me) la prima cosa bella del cinema italiano
Difetti: il cinema italiano non riesce proprio ad affrancarsi dal racconto famigliare, però fino a quando lo fa a questi livelli non ci si lamenta troppo

Personaggio cult: Valerio Mastandrea, professore di lettere scazzato e drogato
Canzone cult: “La prima cosa bella”, Nicola Di Bari

Leggi la mia RECENSIONE

sabato 14 agosto 2010

La prima cosa bella. e la seconda. e la terza. e (replica)

La prima cosa bella
(Italia, 2010)
Regia: Paolo Virzì
Cast: Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti, Stefania Sandrelli, Claudia Pandolfi, Sergio Albelli, Marco Messeri, Paolo Ruffini, Dario Ballantini


La prima cosa bella che ho avuto dalla vita è il tuo sorriso giovane, sei tu.
La seconda cosa bella è l’Italia. La meglio Italia che viene fuori da questo film. Nazionalpopolare, con il comico remixato perfettamente al melodramma e l’inevitabile confronto tra un presente arido e un passato prezioso. Sono questi i prodotti culturali che uscivano fuori fino al disgregamento Fininvest del nostro belpaese partito dagli anni Ottanta e che oggi sono solo un’eccezione. "La meglio gioventù" è l'ultima che mi viene in mente.

La terza cosa bella è Micaela Ramazzotti (per fortuna, per grande fortuna, nulla a che fare con Eros). Il suo personaggio dice: “Comunque non credo di esserci portata, per il cinema.” Niente di meno vero per quanto riguarda l’amara Ramazzotti, una mammina premurosa e sexy allo stesso tempo. Con un accento toscano davvero piacevole (non come la parlata incomprensibile di una Martina Stella). Splendida. Fantastica. In una parola: bona.

La quarta cosa bella è Valerio Mastandrea. Nel suo personaggio ho ritrovato moltissimo di me o di quello che potrei essere tra un 15/20 anni. Ci ho ritrovato talmente tanto di me che fa quasi male.

La quinta cosa bella è Stefania Sandrelli. Nei panni della madre morente emoziona delicatamente, senza smancerie. In qualche modo, lei mi ha ricordato mia mamma.

La sesta cosa bella è Claudia Pandolfi. Il suo è il personaggio più indecifrabile del film. La Pandolfi sfuggendo dalle grinfie dei paparazzi malvagi che la perseguitano sempre è riuscita a darle un’umanità profonda.

La settima cosa bella è la musica. Devo dire che non sono un grande appassionato di canzoni italiane, epperò qui dentro ci sono delle perle meravigliose. Oltre al grandioso pezzo di Nicola Di Bari che dà il titolo a tutto il film (sui titoli di coda c’è anche la notevole versione di Malika Ayane, che a suo tempo avevo definito la prima cosa bella dell’ultimo Festival di Sanremo), ci sono l’immensa “L’immensità” di Don Backy e un paio di pezzi dei Camaleonti che sorprendentemente non mi sono dispiaciuti.

L’ottava cosa bella è Paolo Virzì. L’uomo che è in grado di far passare la Ferilli per, udite udite… sì, un’attrice. Se dopo Ovosodo aveva offerto prove altalenanti, adesso ha azzeccato con Tutta la vita davanti e questo La prima cosa bella un uno-due mostruoso. Roba d’altri tempi per la commedia italiana. Roba da farlo nominare erede unico di Dino Risi (peraltro qui omaggiato).
Se in molti film italiani si fa fatica a individuare una sola cosa bella, qui ce ne sono in abbondanza, l’ho appena dimostrato più o meno lucidamente e più o meno scientificamente. Un flusso di immagini che lo guardi con un groppo in gola e contemporaneamente con il sorriso sulle labbra. Come molti altri dei film migliori usciti negli ultimi mesi dal panorama internazionale (Amabili resti, Departures, Oltre le regole - The Messenger, Il segreto dei suoi occhi, Shutter Island, A Single Man) una pellicola che riesce ad affrontare splendidamente, in una maniera lieve ironica e divertente un tema notoriamente ostico come quello della perdita. Se molti l'hanno paragonato ad Amarcord di Fellini, io direi piuttosto che Virzì ha fatto il suo Big Fish.
La prima cosa bella. Uno dei miei film del cuore dell’anno e uno dei miei film italiani preferiti di sempre.

martedì 11 maggio 2010

La prima cosa bella. e la seconda. e la terza. e

La prima cosa bella
(Italia, 2010)
Regia: Paolo Virzì
Cast: Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti, Stefania Sandrelli, Claudia Pandolfi, Sergio Albelli, Marco Messeri, Paolo Ruffini, Dario Ballantini

La prima cosa bella che ho avuto dalla vita è il tuo sorriso giovane, sei tu.

La seconda cosa bella è l’Italia. La meglio Italia che viene fuori da questo film. Nazionalpopolare, con il comico remixato perfettamente al melodramma e l’inevitabile confronto tra un presente arido e un passato prezioso. Sono questi i prodotti culturali che uscivano fuori fino al disgregamento Fininvest del nostro belpaese partito dagli anni Ottanta e che oggi sono solo un’eccezione. "La meglio gioventù" è l'ultima che mi viene in mente.

La terza cosa bella è Micaela Ramazzotti (per fortuna, per grande fortuna, nulla a che fare con Eros). Il suo personaggio dice: “Comunque non credo di esserci portata, per il cinema.” Niente di meno vero per quanto riguarda l’amara Ramazzotti, una mammina premurosa e sexy allo stesso tempo. Con un accento toscano davvero piacevole (non come la parlata incomprensibile di una Martina Stella). Splendida. Fantastica. In una parola: bona.

La quarta cosa bella è Valerio Mastandrea. Nel suo personaggio ho ritrovato moltissimo di me o di quello che potrei essere tra un 15/20 anni. Ci ho ritrovato talmente tanto di me che fa quasi male.

La quinta cosa bella è Stefania Sandrelli. Nei panni della madre morente emoziona delicatamente, senza smancerie. In qualche modo, lei mi ha ricordato mia mamma.

La sesta cosa bella è Claudia Pandolfi. Il suo è il personaggio più indecifrabile del film. La Pandolfi sfuggendo dalle grinfie dei paparazzi malvagi che la perseguitano sempre è riuscita a darle un’umanità profonda.

La settima cosa bella è la musica. Devo dire che non sono un grande appassionato di canzoni italiane, epperò qui dentro ci sono delle perle meravigliose. Oltre al grandioso pezzo di Nicola Di Bari che dà il titolo a tutto il film (sui titoli di coda c’è anche la notevole versione di Malika Ayane, che a suo tempo avevo definito la prima cosa bella dell’ultimo Festival di Sanremo), ci sono l’immensa “L’immensità” di Don Backy e un paio di pezzi dei Camaleonti che sorprendentemente non mi sono dispiaciuti.



L’ottava cosa bella è Paolo Virzì. L’uomo che è in grado di far passare la Ferilli per, udite udite… sì, un’attrice. Se dopo Ovosodo aveva offerto prove altalenanti, adesso ha azzeccato con Tutta la vita davanti e questo La prima cosa bella un uno-due mostruoso. Roba d’altri tempi per la commedia italiana. Roba da farlo nominare erede unico di Dino Risi (peraltro qui omaggiato).
Se in molti film italiani si fa fatica a individuare una sola cosa bella, qui ce ne sono in abbondanza, l’ho appena dimostrato più o meno lucidamente e più o meno scientificamente. Un flusso di immagini che lo guardi con un groppo in gola e contemporaneamente con il sorriso sulle labbra. Come molti altri dei film migliori usciti negli ultimi mesi dal panorama internazionale (Amabili resti, Departures, Oltre le regole - The Messenger, Il segreto dei suoi occhi, Shutter Island, A Single Man) una pellicola che riesce ad affrontare splendidamente, in una maniera lieve ironica e divertente un tema notoriamente ostico come quello della perdita. Se molti l'hanno paragonato ad Amarcord di Fellini, io direi piuttosto che Virzì ha fatto il suo Big Fish.
La prima cosa bella. Uno dei miei film del cuore dell’anno e uno dei miei film italiani preferiti di sempre.
(voto 8++)

Potete vedere il film QUI o prendervelo in dvd, in ogni caso ne vale la pena

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