domenica 28 febbraio 2010

ITaLia aMorE miO

I Crookers sono il gruppo italiano più apprezzato all’estero. Vabbè, subito dopo il trio Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici.
Hanno fatto remix per U2, Timbaland, Chemical Brothers, Britney Spears, Moby, AC/DC, Lady Gaga e Beyonce.
Nonostante ciò, Antonella Clerici a Sanremo ha preferito chiamare quel pirla di Bob Sinclar.
Hanno un suono molto personale e riconoscibile che frulla electro, house e hip-hop.
Nel loro album d’esordio sfila uno stuolo di ospiti da far invidia alle passerelle milanesi di questi giorni, ma anche a un disco di David Guetta: Kelis, Roisin Murphy (Moloko), Kid Cudi, Soulwax, Pitbull, il cantante dei Charlatans e Will.I.Am dei Black Eyed Peas.
Il mio pezzo preferito è però la sognante “Cooler Couleur”, con la cantante francese Yelle. Sarà che io sto in fissa con le cantanti francesi.
Un disco in bilico tra club e ascolto casalingo, tra sabato sera e domenica mattina.

Spiriti affini: Chemical Brothers, Bloody Beetroots, Soulwax

Potete trovare il disco QUI

sabato 27 febbraio 2010

Anni 00 - Canzoni n. 6, Paramore

Paramore “Misery Business” (2007)

Ci sono gruppi che ti fanno ritornare un teenager. 18 anni, again. Con i sentimenti amplificati dalla gioventù. Quando tutto era bianco o nero. Tutto era amore oppure odio. Quando sedevi tra i banchi di scuola e pensavi che alla fine della merda di liceo sarebbe andato tutto bene. Guardavi i tuoi coetanei farsi fottere il cervello dalle menzogne di Berlusconi e pensavi che nel giro di pochi anni sarebbe stato smascherato. La verità sarebbe apparsa chiara davanti agli occhi di tutti. Ma, come dicono i Paramore: “Second chances they don't ever matter, people never change.”

Guardavi i tuoi coetanei negli occhi e pensavi che tu non eri come loro. Eri già oltre. Avresti inciso un disco, pubblicato un best-seller, ti avrebbero persino fatto scrivere una sceneggiatura. Non ci sarebbero stati stage, tirocini, lavori precari. Niente di tutto questo. Il mondo degli adulti ti avrebbe accolto a braccia spalancate. Sarebbe stato tutto semplice.
Arrivato a 28 anni ti chiedi se è oggi che sei troppo disilluso o se era allora che eri troppo un sognatore. Poi metti su un gruppo che ti fa ritornare un teenager. Un gruppo come i Paramore. Il futuro è lì davanti, una pagina bianca da scrivere. Tutto ti sembra ancora possibile.



It just feels sooooo good

Anni 00 - Canzoni n.7, Eminem

Eminem “Lose Yourself” (2002)

Quiz cannibale semplice semplice.
Black or White? Nero o bianco?
La risposta a una sola domanda tra le seguenti è white.

1-L’attuale Presidente degli Stati Uniti?
2-Il più grande giocatore di golf (e ultimamente anche il più grande trombatore) del pianeta?
3-Il vero colore di Michael Jackson?
4-Il vero colore di Gesù Cristo?
5-Il miglior rapper del decennio?

venerdì 26 febbraio 2010

Anni 00 - Canzoni n. 8, Garbage

Garbage “Tell Me Where It Hurts” (2007)

Il mio gruppo fondamentale degli anni Novanta. Senza di loro sarei probabilmente una persona diversa. Una persona migliore? Può essere. Sicuramente mi hanno segnato.
Negli anni zero che cosa diavolo hanno combinato gli Spazzatura? Poco, ahimé. Un paio di album discreti, Shirley Manson che ha tentato la carriera come attrice nel telefilm di Terminator, Butch Vig che è tornato alla produzione con l’ultimo album dei Green Day.
Una fenomenale canzone pop però l’hanno tirata fuori. Questa.

Dentro i grovigli

Questo disco è un incanto. Non lo dico certo a tutti gli album italiani usciti in tutti i luoghi in tutti i laghi in tutto il mondo.
Ricomincio da qui ad aver fiducia nella musica italiana? La prima cosa bella che capita e scatta subito tutto questo ottimismo? Naah, meglio non essere troppo fiduciosi. Un bel disco pop italiano mi sembra oggi un’eccezione, più che la regola. Anche perché mi suona difficile paragonarlo al resto della cantantesse nostrane. Elisa? Solo per il suo alternare italiano/inglese? Più giusto mi sembra metterlo al livello delle altre produzioni femminili americane/inglesi/francesi, cui la Malika Ayane non ha niente da invidiare.

“Brighter than sunshine” e “Thoughts and clouds” tanto per fare un paio di esempi vanno nella direzione del pop profumato primavera di una Feist. “Satisfy my soul” invece ammicca all’indie-rock britannico ed è un gran bell’ammiccare. “Sogna” porta verso il trip-hop onirico dei Portishead anni ‘90. Qua e là ci sono persino orchestrazioni degne di una Charlotte Gainsbourg.
Ci sono anche un pizzico di ska alla Giuliano Palma in “Mille” e una serie di coretti infantili che girano come una costante dentro tutti questi grovigli. In più un paio di duetti: “Little brown bear” è una magia uscita dal vecchio cilindro di Paolo Conte. Un instant classic. Persino il finale in coppia con il suo attuale boyfriend Cesare Cremonini chiude con grazie 60s e allora viene da pensare che la voce di Malika sia in grado di fare tutto. Anche trovare una linearità stilistica dentro tutti questi grovigli sonori.
Io intanto ricomincio da qui. Dal tasto repeat.

Potete trovare il disco QUI
(password: m45)

giovedì 25 febbraio 2010

Anni 00 - Canzoni n. 9, Kanye West

Kanye West “Stronger” (2007)

Così come Rocky Balboa per allenarsi c’ha “Eye of the tiger” dei Survivor, io per caricarmi ho questa canzone. Che io sia un pochino meno forte di Rocky, beh questi sono solo dettagli. Così come il fatto che io non faccia il pugile, questo è un altro dettaglio. Quello che conta è avere una canzone che ti dà la carica.

(e poi, Kanye West + Daft Punk = un sogno che diventà realtà)

O-o-ora tu-tu-tutto quello che non mi uccide
mi rende solo più forte

Ellie McBeal

La rivelazione dell’anno 2010.
Ellie Goulding nasce come cantante folk. Sua mamma magari non è d’accordo con questa descrizione, visto che per lei nasce come bimba bionda bella e buona che va pure bene a scuola. Fatto sta che all’età di 15 anni, la nostra Ellie imbraccia la chitarra e diventa una cantantessa folk. Su questo punto, anche sua mamma non avrà nulla da ridire.
Quando su myspace conosce il produttore dance Frankmusik, il suo futuro conosce però una inaspettata svolta tamarra e la sua musica da folk diventa un fantasmagorico e caleidoscopico electro-pop-folk. È a questo punto che diventa la rivelazione dell’anno 2010. Secondo me, ma anche secondo tutta l’Inghilterra, visto che Ellie si guadagna il premio di miglior promessa del futuro prossimo dalla BBC e incassa pure il Critics Choice Award ai recenti Brit Awards.
Nonostante tutta la pressione che dev’esserle piovuta addosso, la bimba bionda bella e buona ha retto la botta. Il suo album d’esordio “Lights” conferma quanto di buono fatto finora e la proietta verso l’infinito e oltre.

Potete trovare il disco QUI

Spiriti affini: Little Boots, La Roux, Marina & the Diamonds, Bat For Lashes, Bjork, Florence + the Machine, Ladyhawke, Frankmusik

mercoledì 24 febbraio 2010

Anni 00 - Canzoni n. 10, Blur

Blur “Out of Time” (2003)

I Blur sono il mio gruppo preferito (insieme giusto ai Radiohead). Al di là delle singole canzoni favolose, al di là del fatto che non hanno mai fatto un solo album meno che spettacolare, è perché hanno sempre cambiato pelle e suono a ogni disco. Non c’è niente che mi annoi più di una band che suona sempre la stessa musica. Ogni riferimento ai fratelli Gallagher è puramente casuale.
Anche con i Blur in stand-by indefinito, Damon Albarn si è sempre reinvantato, tra gruppi hip-hop a cartoni animati (i Gorillaz), super-band (The Good, The Bad and the Queen), colonne sonore in mandarino (“Monkey: A Journey to the West”) e musica africana (“Mali Music”).
Dall’unico album dei Blur degli anni zero, una perla di canzone sull’insensatezza del mondo di oggi.

Testo liberamente tradotto
E sei stato così impegnato negli ultimi tempi
da non aver nemmeno trovato il tempo
per aprire la mente
e accorgerti che il mondo sta girando leggermente fuori tempo
dimmi che non sto sognando
siamo davvero fuori tempo?

Anni 00 - Canzoni n. 11, M.I.A.

M.I.A. “Paper Planes” (2008)

Con una base che arriva direttamente dall’inferno, “Straight to hell” dei Clash, l’anglo-cingalese Mathangi "Maya" Arulpragasam (in lingua Tamil: மாதங்கி 'மாயா' அருள்பிரகாசம், in arte più semplicemente M.I.A.) vola su aeroplanini di carta e a colpi di pistola vuole diventare “The Millionaire”.

Tutto quello che voglio è fare BANG BANG BANG BANG
e (KKKAAAA CHING)
fregarti i soldi

martedì 23 febbraio 2010

Anni 00 - Canzoni n. 12, R.E.M.

R.E.M. “Imitation of Life” (2001)

C’è la vita, e l’imitazione della vita.
Come per un koi intrappolato in uno stagno ghiacciato.
Come per un pesciolino rosso dentro una boccia.
Come nei vecchi melò hollywoodiani di una volta.
Come la vita dentro questo geniale video.

c’mon, c’mon
no one can see you cry

Cronaca Vera

Singolare iniziativa del sindaco di Como che sta subito facendo il giro del mondo e alzando un grande polverone politico. Sulle rive del lago di Como sono stati fatti posizionare numerosi cartelli dove è indicato: “Qui è severamente vietato far l’amore”. Pare infatti che dopo la vittoria della canzone di Valerio Scanu all’ultimo Festival di Sanremo, “Per tutte le volte che”, sia scoppiata una irrefrenabile mania di andare a far l’amore in tutti i modi in tutti i luoghi in tutti i laghi da parte di gruppi sempre più numerosi. Un’epidemia che sta colpendo i tipi di persone più disparati. Sono stati avvistati infatti anche numerosi anziani cimentarsi in posizioni assurde e persino degli omosessuali.

A fronte di questa improvvisa emergenza, il sindaco del comune di Como si è visto costretto a promulgare tale divieto, oltre a un’ordinanza restrittiva che vieta severamente a Scanu e a qualunque altro Amico di Maria De Filippi di avvicinarsi a più di cento metri alle rive del lago. Pare che altri sindaci in tutta Italia e persino capi di stato internazionali si stiano allertando e abbiano deciso di adottare al più presto provvedimenti analoghi non solo in tutti i laghi, ma in tutti i luoghi, in tutto il mondo e in tutto l’universo.

Divisa la maggioranza. C’è chi, come Tremonti, afferma di essere un accanito fan del cantante e di seguirlo a ogni concerto lanciandogli teneri orsetti pupazzo, mentre la Lega vorrebbe registringere il divieto ai soli omosessuali e agli extracomunitari. Il portavoce Daniele Capezzone ha dichiarato che il Premier è favorevole a far l’amore in tutti i luoghi in tutti i laghi, purchè a pagamento e con delle escort di lusso.
L’opposizione preoccupata ha invece richiesto al ministro della Giustizia Angelino Alfano una relazione ufficiale davanti al Parlamento. Emma Bonino e Marco Pannella hanno intanto iniziato uno sciopero della fame che porteranno avanti fino alla totale rimozione dei cartelli di divieto.
Persino Papa Ratzinger è intervenuto sulla vicenda. Il pontefice ha affermato l’inappropriatezza di far all’amore all’infuori del sacro vincolo matrimoniale. Allo stesso tempo, ha però ammesso di canticchiare il pezzo ogni sera sotto la doccia papale in oro massiccio, ripensando a quell’afosa estate di tanti anni fa, a far l’amore in tutti i modi in tutti i luoghi in tutti i laghi con quel giovane chierichetto. “Prima di prendere i voti, naturalmente,” ha specificato poi il Santo Padre, con un sorriso malandrino sulla faccia.

In attesa di nuovi aggiornamenti, per il momento è tutto. Da quel ramo del lago di Como, sì proprio quello in cui anche Renzo & Lucia fecero l’amore in tutti i modi,
Alessandro Minchioni

lunedì 22 febbraio 2010

Nein

Non mi meraviglia che tu non abbia un copione,
sei troppo impegnato a inventare la tua vita

Nine (2009)
Regia:
Rob Marshall ("Chicago")
Cast: Daniel Day Lewis, Marion Cotillard, Penelope Cruz, Nicole Kidman, Judi Dench

“Nine” è un po’ l’equivalente cinematografico del Festival di Sanremo: una baracconata kitsch ricca di stereotipi sull’Italia.
“Nine” è un vorrei essere “8 ½” di Fellini ma non posso, che finisce per somigliare più al cinema di Tornatore. E questo detto da me è tutto fuorché un complimento.
“Nine” è la storia di un regista in crisi che cerca di girare il suo prossimo film senza avere scritto una parola del copione, né avere in testa una sola idea. Che dev’essere un po’ ciò che ha fatto Marshall quando si è ritrovato a fare questa pellicola.
"Nein" è invece la risposta in tedesco alla domanda “Ti è piaciuto questo film?”

Le uniche cose da salvare di “Nine” vanno allora ricercate nel cast.
Daniel Day Lewis è solitamente bravissimo e arriva dalla clamorosa interpretazione da Oscar ne “Il petroliere”. Di film ne gira pochi e li sceglie con grande cura. Qui appare spento nelle scene musicali e poco convinto del suo personaggio, il regista Guido Contini (non è un alias di Fellini, no no).
E allora perché ha scelto di girare questo film? Semplice. Troppo semplice. Intorno al suo personaggio ruotano diverse donne cui nessuno potrebbe dire no. E nemmeno nein.

Tralasciando la versione mummificata di Sophia Loren che interpreta la defunta madre del protagonista, c’è Kate Hudson che ha a disposizione il numero musicale un pochino più originale. Fergie senza Black Eyed Peas che gioca a fare la Bellucci. Nicole Kidman in versione spot Chanel n. 5 piuttosto che “Moulin Rouge.” Questo è infatti un musical vecchio stile (meno riuscito del precedente di Marshall, il discreto "Chicago") che purtroppo rinuncia alle invenzioni post-moderne di quel “Moulin Rouge” che nell’ultimo decennio ha reinventato e svecchiato il genere.
C’è anche Penelope Cruz, una bomba (atomica) sexy, ma la mia preferita è la sempre immensa Marion Cotillard. Oltre ad essere una pura gioia per gli occhi, il suo personaggio di moglie tradita dà al film una parvenza di spessore e ci regala qualche dialogo riuscito.
Un cast di proporzioni notevoli, stilizzato da Marshall in una cartolina dell’Italia. Bella da vedere, vuota di contenuti e di emozioni.

“Allora, ti è piaciuto questo film?”
“Nein, ho detto nein! Stupiden italianen!”

(il mio voto non è Nine, ma la metà: 4½)

domenica 21 febbraio 2010

Thank you God (Sanremo is over)

Nel regno di Sanremo in versione reality-show, l’elfo Legolas alias Valerio Scanu alla fine ce l’ha fatta. Ha sconfitto il nano Pupo, il principe di Mordor Emanuele Filiberto e faccia da gollum Luca Canonici.

Ho visto solo una piccola parte della serata finale, poi sono uscito, mi sono ubriacato e quando sono tornato a casa ho dato un’occhiata in rete alla classifica finale del Festival. Ho pensato che la maggior parte degli italiani NON dovrebbe avere diritto di voto. È stato il pensiero più lucido che abbia avuto in tutta la serata.
Mi viene da sboccare. E non a causa dell’alcool.
Thank you God, Sanremo is over.
Thank you God, che pur essendoti dimenticato della Dea Malika, almeno non hai fatto vincere quelle tre vergogne d'Italia.

Riflessioni generali su Sanremo 2010

A livello musicale, l’unica nota positiva è che c’è stato qualche mega-babbione in meno, però è stata una versione ben poco coraggiosa, anche rispetto alle già poco avventurose edizioni degli altri anni. Non c’è stato un solo nome della scena più o meno alternativa, più o meno indipendente italiana. Nelle scorse si sono visti Afterhours, Subsonica, L’aura, Deasonika… quest’anno doveva esserci Morgan, che dopo X-Factor è ufficialmente entrato nel mainstream tricolore ma il suo era un pezzo almeno originale, però sappiamo tutti com’è andata a finire.
Siamo nel 2010 e non c’è stato spazio alcuno per l’hip-hop o per la musica elettronica. Di rock ce n’è stato pochissimo (Fabrizio Moro il più rocknrolla, e ho detto tutto…). Gli altri anni almeno qualcosina di più lo si era osato.
Meglio le nuove proposte, peccato sia stato dato loro uno spazio vergognoso. Erano in un numero esiguo e si sono visti giusto dopo mezzanotte, come a dar loro un contentino. Quindi è stata una edizione finto giovane, ma in realtà morta dentro.

La Clerici non è un’entertainer. Non è certo un peccato capitale, per una persona qualunque, ma credo sia un bel difettino se vuoi condurre un evento di cinque giorni cinque. Durante i cambi di palco, non ha idea di cosa dire. Le interviste sono di una banalità orripilante. Le sue battutine fanno ridere i polli, ma solo se i polli sono stati pagati con generose tangenti.
Però visti i dati di ascolto, al pubblico evidentemente la sua conduzione è piaciuta. E questo perché la Clerici non è una mediocre. È sotto la media. Come ha detto Povia, il successo di quest’edizione è dovuto al fatto che la Clerici ha realizzato un Festival “normale”. Vedendola, tutti pensano: beh, se ci riesce lei potrei presentarlo pure io il Festival, il prossimo anno. Perché agli italiani non piace avere intorno persone competenti, intelligenti, che sanno quello che fanno. Gli italiani ad esempio un Obama non lo voterebbero mai. Per il colore della pelle, in primis, visto che il razzismo è un male radicato nella nostra società che invece di aprirsi si sta chiudendo sempre più, ma anche perché è uno che ha studiato ad Harvard, sa fare grandi discorsi in pubblico senza dire cazzate e si mantiene pure in ottima forma fisica. Insomma, noi italiani uno così lo consideriamo un precisino, un Mr. Perfettino, un rompipalle. Preferiamo un caciarone, uno che va in giro a fare gaffes e figure di merda, che parla senza sapere effettivamente di COSA parla. Tranne quando gli argomenti sono calcio & fica, ovvio.
Lo stesso succede in televisione. Noi italiani non vogliamo qualcuno che sa fare il suo lavoro. Preferiamo una che presenta senza saper presentare, una che fa un’intervista come se fosse una chiacchiera dalla parrucchiera, una che ha persino inciso un disco e scritto un libro senza neanche lontanamente saper cantare o scrivere. Requisiti considerati oggi non fondamentali. E se sei un principe giustamente esiliato, torna in Italia che qui ti puoi riciclare persino come cantante. Insomma, adoriamo le persone che non sanno minimamente fare nulla. Siamo italiani. Siamo fatti così e stasera siamo qui, per dire al mondo e a Dio, Italia amore mio.

La mia classifica del Festival
1. Malika Ayane (La prima cosa bella di Sanremo 2010)
2. Dita Von Teese (L’arte dello spogliarello)
3. Morgan (L’assente. Anzi, l’assenzio.)
4. Nina Zilli (Giovani Winehouse crescono)
5. La fame di Camilla (L’unico gruppo di Sanremo 2010 che ha suonato come un gruppo del 2010)
6. Romeus (Ne deve ancora fare di strada, ma è una scommessa per il futuro, in fondo Romeus non è stata costruita in un giorno. Lo so, questa battuta è pessima)
7. Noemi (La Laura Palmer della musica italiana)
8. Arisa (Anche senza l’effetto sorpresa del 2009 rimane comunque una delle più fuori di tutto il circo sanremese)
9. Marco Mengoni (Qualcuno volò sul nido di X-Factor)
10. Fabrizio Moro (Il suo pezzo si chiama “Non è una canzone”. Quello che ho pensato io rimasto piacevolmente sorpreso dall’ascolto è stato “Non è una canzone di Fabrizio Moro”)

sabato 20 febbraio 2010

Femme Fatale

Emmanuelle Seigner è conosciuta per essere un’ottima attrice (“Frantic”, “Lo scafandro e la farfalla”, “La nona porta”), per essere la moglie di Roman Polanski e per essere un gran figa. Pardon, una femme fatale. Da adesso però potete cominciare a considerarla anche come una magnifica cantante.

Dopo il disco con gli Ultra Orange del 2007, esordisce in proprio con “Dingue”, una perla incantata che si fa ascoltare con piacere e meraviglia. Evitando gli sbadigli alla Carlà Brunì, Emmanuelle cambia molte volte registro, tra canzoni rockeggianti, melodie delicate e pop sbarazzino (“Le jour parfait”), fino a raggiungere la poesia assoluta (“Alone a Barcelone”). Il controverso maritino Polanski tra l’altro canticchia (più che altro parlocchia) in un pezzo a là Jane Birkin/Serge Gainsbourg, con la voce registrata forse da una prigione, forse durante gli arresti domiciliari.

“Dingue” significa strambo. Ed è proprio così che suona, come quando alla sua prima apparizione cinematografica irrompeva nella vita di Harrison Ford in “Frantic”. Un’alternativa notevole a Charlotte Gainsbourg, ma soprattutto un piacevolissimo disco di pop franscesé. Allez les bleus (femmes)!

Emmanuelle Seigner "Dingue" (2010)
Trovate l'album QUI

Vicini alla fine

Ma quando cazzo finisce sta merda di Sanremo?
Visto il successo che inspiegabilmente sta ottenendo questa edizione condotta da Antonella Clerici, stanno pensando di farlo durare più di cento giorni, come il Grande Fratello. Tra le prossime cento puntate, forse una sarà dedicata alle Nuove Promesse. Ma solo forse, perché Raiuno non vorrebbe poi essere considerata troppo indulgente nei confronti di sti bamboccioni.

Ieri la Clerici ha annunciato che stasera ci sarebbe stato ospite il più grande dj del mondo. David Guetta, ho pensato io (così come ha pensato tutto il resto del mondo). E invece no. È arrivato Bob Sinclar. Vabbè dai, accontentiamoci. È già tanto che non abbiano chiamato Tommy Vee.
Il comico Giovanni Vernia, alias Jonny Groove, sfotte la Clerici e per questo ti stimo, fratello. Anche se chiamarla Lady Gaga più che uno sfottò, è il più grande complimento che le abbiano mai fatto nella sua vita.
“Ve l’ho detto che oggi era una puntata rock e non avete ancora visto niente!” strepita la grossa grassa Clerici greca. Bob Sinclar ti sembra rock? Jonny Groove è simpatico, ma cosa cazzo c’entra con il rock? Stendiamo giusto quel migliaio di veli pietosi.
Malika Ayane è sempre la cosa migliore del Festival. Per non sputtanare la sua canzone, evita di presentare ospiti strampalati ma solo un non invadente accompagnamento danzante.
Simone Cristicchi arriva con un coro di minatori per fare l’originale. Missione compiuta, comunque saremmo vissuti benissimo anche senza.
Irene Grandi non si presenta purtroppo con il cantante dei Baustelle che ha scritto la sua canzone, ma con il comunque valido Marco Cocci, attore in film come “Ovosodo” e “L’ultimo bacio”, nonché cantante dei Malfunk, gruppo discretamente cazzuto. Il loro duetto dà merda a quello degli Amici Valerio Scanu e Alessandra Amoroso di ieri e tristemente ripropinato pure oggi.
Irene Fornaciari fa la cazzata di cantare insieme a una certa Susie che per quanto mediocre ha una voce migliore della sua. Come darsi la zappa sui piedi due volte (la prima l’ha fatta chiamando la versione Avatar dei Nomadi).
Marco Mengoni con eyeliner sempre più emo (un omaggio ai Tokio Hotel?) fa il pezzo con un quartetto d’archi. Scelta molto azzeccata.
Il ct Marcello Lippi si presenta con il fischiatissimo trio delle merdaviglie, in quello che è uno dei momenti più tristi che la storia della tv italiana ricordi. Ho deciso che ai prossimi Mondiali tiferò CONTRO l’Italia. O almeno contro Lippi.

In anteprima mondiale, Jennifer Lopez presenta il suo nuovo singolo “What is love?” Una canzone penosa, se vi stavate domandando come fosse. Per forza in anteprima mondiale, siamo l’unico paese al mondo evidentemente che ancora si fila la culona. Come attrice, la sua unica interpretazione decente è stata in “Out of Sight” (1998), mentre il suo ultimo ruolo di un certo qual successo è stato in “Quel mostro di suocera” (2005). Poi solo una lunga serie di flop: musicali, cinematografici e anche con il suo ignoratissimo reality-talent-show. Ma in Italia le diamo 400.000 euro per venire ospite. La chiappona ringrazia e porta a casa.
Le interviste della Clerici sono di una tristezza assoluta. J.Lo è una professionista e se la cava, cercando di coinvolgere e ammiccare al pubblico. Ma le interviste della Clerici… Madonna, che tristezza. Passa tutto il tempo a leccarle il culo. E ce ne va di tempo, viste le dimensioni gargantuesche del sedere di J.Lo. La Clerici arriva persino a chiederle se quel culo se l’è assicurato. La Lopez la guarda sbigottita e ovviamente nega.
Manuale del buon intervistatore, REGOLA NUMERO UNO: mai chiedere a una donna se si è assicurata il sedere. Soprattutto se si tratta di J.Lo.

Arisa è in versione all that jazz. Vederla senza occhiali fa uno strano effetto. Come vedere Milaus dei Simpson senza. Non è più lei.
Enrico Ruggeri ritorna con la sua vecchia band, i Decibel. La musica è leggermente più anni 80, ma l’interpretazione vocale resta ridicola.
Noemi in versione diavolessa (questa ragazza ogni sera è più inquietante, lo dico come un gran complimento) fa alla Malika ed è accompagnata solo da un balletto.
Fabrizio Moro è con i Jarabe de palo, gruppo latino in voga anche da noi qualche millennio fa e con Dj Jad degli Articolo 31 (ma la Clerici ha deciso di non annunciarlo). Un mix musicale curioso e riuscito. Ovviamente più tardi Moro sarà eliminato dalla competizione.
Povia + Marco Masini che cantano una canzone sull’eutanasia. Io mi tocco i coglioni che sti qua insieme portano una sfiga mostruosa. Manca solo Elton John, che però non è stato chiamato perché giudicato da Povia “troppo ricchione”.
Non ne avevate abbastanza di Jennifer Lopez? Dite di sì? Dite che per i prossimi dieci anni almeno non volete più vederla. Beh, lei torna comunque, con un medley di suoi successi: “Jenny from the block”, “Waiting for tonight” (forse il suo unico pezzo quasi decente), l’odiosa “Let’s get loud” e altre. Insomma, tutti pezzi di diversi anni fa, visto che ultimamente non ne ha più azzeccata una, nonostante a sentire la Clerici sembri ancora la diva più sulla cresta dell’onda nel mondo.

Anche stasera ce la stanno mettendo tutta per perdere tempo e non far esibire sadicamente la povera Jessica Brando. E invece non è ancora la mezzanotte e la legge sui minori non è scattata inesorabile. Jessica Brando, cognome importante, simpaticamente insicura come solo le quindicenni sanno essere, ha una bella voce. Se cambia autori di canzoni può anche avere un futuro interessante (questa qua l’ha scritta Valeria Rossi, l’autrice di “Tre Parole”…)
Dopo Brando, arriva un altro personaggio dal Padrino: Tony Maiello. Quindi Luca Marino. Dalla prima volta che li ho sentiti mi han già stufato. Nina Zilli è decisamente la mia preferita nella categoria. Naturalmente non vincerà mai.
Cristiana Capotondi mi piace, ma si limita a fare la sua marketta per la prossima fiction sulla principessa Sissi.
Vedere la Clerici ballare “Rock this party” di Bob Sinclar so già che di notte mi darà più incubi della visione di “Paranormal Activity”. Altro particolare molto inquietante è la somiglianza di Bob Sinclar, non solo di nome ma fisicamente, con Bob di "Twin Peaks". È giusto un po’ più tamarro. Considerando che Noemi somiglia a Laura Palmer, temo seriamente per la sua vita. Se le succede qualcosa, sappiate che l’assassino è Bob Sinclar.
Viene annunciato il vincitore nella categoria nuove proposte: vince Tony Maiello. Non il mio preferito, ma comunque bravino. In una televisione finta e anestetizzata, è bello vedere qualcuno così sinceramente emozionato. A Nina Zilli va (giustamente) il premio della critica.

Va bene all’organizzazione che i Tokio Hotel hanno compiuto 18anni tipo ieri o ieri l’altro, altrimenti nemmeno loro per la legge italiana potevano esibirsi dopo mezzanotte. Le battute sui Tokio Hotel le ho già esaurite con la mia epopea “Kill Bill (dei Tokio Hotel) Vol. 1” e “Vol. 2”. Mi limiterò ad aggiungere che un paio d’anni fa sarebbe stato sensato invitarli, in quanto fenomeno del momento tra il pubblico 0-12 (parlo di età, ma anche di quoziente intellettivo), oggi non se li fila più nessuno. Nemmeno nella loro Germania. Nemmeno Jennifer Lopez se li fila. Una cosa dei Tokio Hotel che mi diverte sempre è come non c’entrino uno con l’altro. Il cantante ha un look andogino glam-manga con giacca piumata rubata al leader dei Killers e un taglio di capelli non più da Supersaian, ma vicino a quello di Malika Ayane/ultima Rihanna. Il chitarrista si veste come Eminem, il bassista sembra appena uscito da un bar per camionisti rissaioli e il batterista è un nerd. La loro esibizione è dal vivo, si sente il cantante ma gli strumenti. Vedendo il bassista, qualcuno deve aver pensato che sti qua fossero dei gran metallari e quindi gli han tolto il volume per precauzione del pubblico di novantenni in prima fila.

Quindi, l’annuncio finale dei due eliminati: Enrico Ruggeri e Federico Moro (considerati troppo rocknroll). Rimangono in gara tra i fischi Pupo, Prince e il Pavarotti dei sordi. Nella finale di stasera sono anche capaci di farli vincere…

venerdì 19 febbraio 2010

Anni 00 - Canzoni n. 13, Baustelle

Baustelle “La guerra è finita” (2005)

In tempi di grande musica nazionale grazie a Sanremo (sono sarcastico, per quei 2 o 3 che non l'avessero capito), ecco la mia canzone italiana preferita dell’ultimo decennio. Un pezzo che racconta del suicidio di una stronza di 16anni sullo sfondo socio-politico del tempo (correva l'anno 2005), e lo fa con una buona dose di sana ironia. Insomma, il testo che avrei sempre voluto scrivere io.

E nonostante le bombe alla televisione
malgrado le mine, la penna sputò
parole nere di vita:
“La guerra è finita, per sempre è finita, almeno per me.”
E nonostante sua madre impazzita e suo padre
malgrado Belgrado, America e Bush
con una bic profumata, da attrice bruciata
“La guerra è finita”
scrisse così.

Questo post non parla di Sanremo

Questo post non parla di Sanremo. Questo post parla della situazione economica nel Burkina Faso. Il Burkina Faso è uno dei paesi più poveri del mondo, quindi la situazione economica è una merda totale. Non c’è altro da aggiungere.
Esaurito l’argomento Burkina Faso, andiamo a vedere chi sta peggio. Antonella Clerici per la sua brillante conduzione del Festival di Sanremo 2010 prende solo 500.000 euro, una miseria al confronto del milione di euro intascato da Paolo Bonolis l’anno scorso.
Su Mtv danno il nuovo programma di Fabri Fibra, “In Italia”. Fibra fa incontrare due ragazze rumene a Roma che vivono in campi rom differenti con stili di vita molto differenti tra loro. Una si veste e vive all’italiana, l’altra è più attaccata alle sue radici. Un programma davvero intelligente. Ma torniamo a lustrini, palliettes e assortite minchiate sanremesi. Ci saranno due ripescaggi tra le 5 orripilanti canzoni eliminate nel corso delle prime due serate. Scusate la volgarità, ma questo ripescaggio a me sembra un andare a scavare nella merda.
Toto Cutugno canta la sua canzone con l'onnipresente Belen Rodriguez. Toto è davvero stonato. Belen ha una voce insopportabile, fa fischiare il microfono e nemmeno si spoglia. La sua presenza è quindi del tutto ingiustificata.
Mentre il trio Pupo, l’artista precedentemente conosciuto come principe di Savoia e l’altro coso cantano il loro inno di mameli vol. 2 insieme a delle insopportabili puttanelle liriche, Fibra su Mtv ci mostra un volto dell’Italia vera, quello dei campi rom. Mentre i tg ce ne parlano solo per gli episodi di criminalità e violenza, il rapper ci fa sentire la loro testimonianza diretta. E, sorpresa sorpresa: sono persone come noi. Persone come me, come te che leggi, come la regina Rania di Giordania. Persone come Antonella Clerici. Anzi no. Molto meglio di Antonella Clerici.
Inanto Valerio Scanu duetta con Alessandra Amoroso che indossa un parrucchino preso in prestito (rubato?) al premier. Un duetto da manuale su come non si fa un duetto. Dobbiamo sbattere fuori dall’Italia i rumeni, o questi due Amici della Maria? Io un’idea ce l’avrei, comunque lascio al televoto l’ardua sentenza.
Con i Sonohra, suona Dodi Battaglia dei Pooh. Subito, il Dodi esegue un assolo di chitarra che neanche Michael J. Fox in "Ritorno al futuro" o Slash avrebbero osato, tanto per far capire che questo è un Sanremo davvero rocknroll, baby. Ah yeah!
Fabri Fibra nel frattempo fa lo scemo tra i rom, ma è un grande. Avessero messo lui alla conduzione di Sanremo sì che ne avremmo viste delle belle. In compenso gli hanno dato un programma su Mtv e alla fine è meglio così. Nella prima puntata ci ha mostrato un volto del popolo rumeno inedito, sfaccettato, pieno di contraddizioni ma su cui riflettere, anziché limitarsi a puntare il dito. Applausi per Fibra.
Stasera a Sanremo è la serata "Leggenda". Alcuni ospitoni italiani reinterpretano pezzi che hanno fatto la storia del Festival.
Elisa forse una volta era brava. Adesso è solo noiosa. Con la scusa di fare un pezzo di Endrigo, è venuta a fare la sua bella marketta per l’album nuovo.
Su Mtv dopo Fibra inizia la nuova stagione del programma comico più divertente oggi in Italia: "I soliti idioti", con Biggio e il Nongiovane. Guest star d’eccezione: Rocco Tanica degli Elii. Oltre ai soliti (idioti), ci sono anche dei nuovi esilaranti personaggi: i poliziotti scorreggioni, gli sbadiglioni e altri. Grazie a loro mi perdo Fiorella Mannoia, ma tanto sarà stata ‘na palla pure lei.
La Clerici a Miguel Bosé domanda “Quanto tempo è che non tornavi in Italia?” Ma se è sempre qua, quest’uomo. È sempre qua. È talmente dentro le cose italiane, che è l’unico a lanciare persino una frecciatina neanche tanto velata al Berlusca.
Edoardo Bennato non era mai stato sul palco dell’Ariston. Non ne avevamo sentito la mancanza.
Massimo Ranieri nemmeno lo prendo in consideration.
Finalmente arriva con look d’altri tempi che esalta la sua bellezza Carmen Consoli. Una che quando canta o anche solo quando viene intervistata non è mai banale. La sua stramba, ottima rilettura di “Grazie dei fiori” di Nilla Pizzi certamente non lo è. La Carmen m'è sembrata l'unica tra gli ospiti della serata a non essere venuta ad autocelebrarsi, ma anzi si è fatta da parte. E Nilla Pizzi avrà 91 anni ma è più arzilla e vitale della Clerici.
Riccardo Cocciante ha scelto un pezzo poco conosciuto, "Nel blu dipinto di blu". Massacrata ignobilmente con una versione enfatica e urlata. Non contento dello scempio, ci presenta degli idioti dal suo ultimo musical "Romeo e Giulietta". Pure loro cantano in maniera enfatica e urlata. Ma bastaaaaaaaaaaa.
Francesco Renga prosegue sulla stessa riga.
Allora. C'è gente che vuole dormire, in questo palazzo. La smettete di urlare?
Elisa aveva già rifatto "Almeno tu nell'universo" qualche anno fa per la colonna sonora del mucciniano "Ricordati di me". Non era male. Perchè rifarla con la Mannoia, rischiando di rovinare tutto?
Tutti questi pseudo-artisti markettari hanno fatto ritardare talmente il programma, che la 15enne Jessica Brando non ha potuto esibirsi dal vivo. Il regolamento impedisce infatti ai minorenni di esibirsi al Festival dopo la mezzanotte altrimenti rischiano di trasformarsi in Gremlins. Poveretta, per far sentire 12 ore di Cocciante, sta ragazzina non ha potuto realizzare il suo sogno di esibirsi live all'Ariston. Il solito schifo italiano. L'hanno fatta sentire solo durante una prova registrata nel pomeriggio, ed è pure bravina sebbene la canzone non sia un granché. (voto 6+ di consolazione).
Nicolas Bonazzi mi sembra un povero imbecille (voto 3).
Finalmente un gruppo vero, non improvvisato, in 'sto Festival. La fame di Camilla. Li attendevo fiducioso, non mi hanno deluso. Hanno un'ottima canzone pop e sono forse gli unici in questa kermesse ad avere un suono attuale, da band che suona nell'anno 2010 (voto 8).
Tony Maiello, altro reduce da "X-Factor", ma di quelli che nessuno si è ancora filato. Ascoltabile, non troppo fastidioso. Cosa che a Sanremo, e a quest'ora, è un enorme pregio (voto 6,5).
Romeus è un altro protetto di Tricarico. Salentino come i Negramaro, ha suono pop piacevole e sembra avere un buon potenziale anche in prospettiva futura (voto 8).
Dopo aver sentito tutti, devo dire che tra le Nuove Promesse si sono sentite cose migliori che non tra i tanto strombazzati "big". Peccato aver dato loro spazio solo a tarda notte. Ma hey, questo è Sanremo e questa è l'Italia. La meritocrazia? Un demerito. Il talento? Uno sbaglio. La giovinezza? Una colpa.
Passano il turno Jessica Brando e Tony Maiello. Vabbè... Domani tifo Nina Zilli.
Tra i big (si fa per dire), ripescati Valerio Scanu (come avevo previsto) e il contestato trio di Pupo etc. Almeno, i Sonohra sono definitivamente fuori da Sanremo. E mi auguro che una navicella spaziale li accompagni anche fuori da questo mondo.

Questo post non doveva parlare di Sanremo. La mia sopportazione nei confronti del Festival per quanto stoica sta raggiungendo il limite. Un poco alla fine ne ho parlato comunque, ma concludo con quello che al Festival non c'è stato. Il pezzo di Morgan, sognante, folle, allucinante, certamente la cosa musicalmente più coraggiosa tra gli artisti in gara. Per dire se “La sera” mi piace o meno mi riservo ancora qualche ascolto, ma certo è una canzone interessante che merita attenzione. Tutto lo scandalo della droga allora forse è stato una montatura pazzesca. La verità è che la Rai aveva paura di farci sentire questo pezzo.

giovedì 18 febbraio 2010

Hole in my soul


people like you FUCK
people like me FUCK
people like you FUCK
people like me

Va bene, Courtney L♥ve ha resuscitato la sigla Hole anche se del gruppo originale è rimasta solo lei. Però io questo lo chiamo un GRANDE ritorno.

Sanremo again

Sanremo, seconda serata. Dite che ne avete avuto abbastanza della prima? Beh, io non mi sono ancora fatto abbastanza del male.
Apertura cinematografico/teatrale con qualche bella coreografia provided by Moulin Rouge. Me cojoni! Chissà chi avrà pagato? Ah già. Noi stupidi contribuenti Rai.
Antonella Clerici, dopo aver condannato giusto ieri l’uso della droga, si presenta sul palco chiaramente strafatta. Dopo il valium di ieri, le ci voleva. Però neanche la droga fa miracoli e dopo pochi minuti Antonellona si inceppa, si guarda in giro, non sa già più che dire. E allora chiama il primo “cantante”, se così lo dobbiamo definire.
Povia è la dimostrazione di come la teoria evoluzionistica di Darwin sia probabilmente tutta un’invenzione mediatica. Non siamo noi che discendiamo dalle scimmie. Sono le scimmie che discendono da Povia. Perché le scimmie fanno oooooh.
Già ieri avevo avuto l’impressione che mi ricordasse qualcuno. Ora ho capito: Noemi sembra Laura Palmer. Spero non faccia la sua stessa fine, visto che è tra le migliori di questa kermesse canora che David Lynch giudicherebbe stramba persino per i suoi canoni.
Enrico Ruggeri lo fa apposta a cantare con sta voce odiosa? Mistero.
Poi ci sono i tre piccoli porcellini tenori. Fanno vedere dei fotomontaggi malamente photoshoppati in cui sono insieme a Beyonce, Miley Cyrus e altre star internazionali. Bravi e tutto ma, onestamente, io non ne sentivo il bisogno. Anzi. La tirano troppo per le lunghe. Non è che per caso Bruno Vespa quel fucile ce l’ha ancora carico? La Clerici fa più domande a loro rispetto ieri a Susan Boyle, che è solo l’artista che ha venduto più dischi nel 2009 e il suo video è il più visto di tutti i tempi nella storia di YouTube e la sua storia personale, di cui avrebbe potuto parlare, sembra uscita da una sceneggiatura da Oscar. Ma che sarà, in confronto alle 6 copie vendute da sti tre sbarbi sconosciuti con cui hanno persino scalzato Mariottide dal fondo delle classifiche mondiali.
La canzone di Fabrizio Moro si chiama "Non è una canzone". Ieri era tardi e non me ne ero accorto. Con un titolo del genere avrei potuto infierire abbontantemente, ma a sopresa non mi è dispiaciuto. Non sarà una delle più belle canzoni mai scritte, ma è una canzone.
Ieri mi ero limitato a farmi incantare dalla sua voce, ma Malika Ayane oggi mi ispira anche un gran sesso. Che le è successo, stanotte, a ‘sta ragazza? Mollasse Cesare Cremonini, sarebbe perfetta.
Subito dopo, ci pensa la visione di Irene Fornaciari a spegnermi ogni tipo di bollore. Forse persino suo padre Sugar è più sexy.
Rania la regina di Giordania non è una filastrocca, né la nuova hit di Povia. Non ai livelli di Dita Von Teese ma, come direbbero a South Park, è una gran bella gnugna pure lei. L’intervista della Clerici (devo anche dirvelo?) è davvero penosa. Roba Ci sono Victoria Cabello, Camila Raznovich, persino Daria Bignardi e ‘sti coglioni chi ti prendono? Antonella Clerici, ossignur.
Clerici: “Qui da noi c’è di solito il neo sposo porta in braccio la moglie per varcare la soglia di casa. Anche nel vostro strambo assurdo paese c’è questa simpatica usanza?”
Rania, sbigottita: “Certo, brutta coglionazza. Credi di averla inventata tu? Stupid Bitch!” (l’interprete opta però per una traduzione più politically correct).
Per congedare la regina, tornano i tre porcellini tenori di cui sopra per cantarle “O sole mio”. Tanto per non cadere nella solita immagine dell’Italia pizza, mafia, mandolino. Rania la regina di Giordania guarda l’orologio, sempre più sbigottita, pensando tra sé e sé: “Per questo scherzetto non previsto, il mio cachet avrà bisogno di un lauto ritocchino.”
Antonella Clerici ci regala un altro splendido annuncio dei Sonohra: “Sono appena tornati da Londra dove hanno registrato nei mitici studi dei Beatles.” Manco a farlo apposta, è giusto di poche ore fa la notizia: “La EMI vende gli studi Abbey Road”. Voi credete alle coincidenze? Io no.

Antonella se le va proprio a cercare. Chiede alla platea se vogliono qualcosa da mangiare o da bere. In coro, tutti rispondono “Caffè, che ce stamo ad addormentà!”
Il pezzo di Irene Grandi è troppo Baustelle per non piacermi.
Il pezzo di Valerio Scanu è troppo Amicici di Maria De Filippi per non farmi vomitare. Nessuno poi gli ha detto che il look da Legolas del Signore degli anelli fa tanto primi anni 2000 e che anche allora se non eri Orlando Bloom sembravi solo un povero coglione?
Simone Cristicchi è come una barzelletta già sentita. Ieri faceva sorridere, oggi mette solo tristezza.
Quindi scatta l’intervista 3-D a Michelle Rodriguez, che in Avatar ha tipo una minuscola parte e in Italia la conosceranno in 3 persone me compreso. Nonostante sullo schermo la vediamo sempre mascolina (vedi “Fast & Furious”, “Lost” e “Girlfight”) pure lei stasera è una gran gnocca con una parlata spagnola muy caliente. Sarà l’aria di Sanremo? Eppure sulla Clerici non ha avuto nessun effetto e in più, tanto per umiliarsi ancora un po’, fa l’intervista in versione Avatar. Che gran cazzata! La Rodriguez è simpatica e sta al gioco. Io fossi stato al suo posto avrei spaccato tutto come Brian Molko dei Placebo nel 2001.
Arriva il re matto Marco Mengoni. Niente di che, ma almeno è un personaggio strambo all’interno del panorama italiano. E, a proposito di personaggi strambi, c'è anche Arisa. Non fosse che Mengoni è palesemente gay, li vedrei proprio bene insieme. La canzone di Arisa sembra una versione nostrana di “Not fair” di Lily Allen. Il che me la rende ancora più simpatica.
Torna il Moulin Rouge, ma francamente ha scassato i coglioni. Dopo Avatar, la Clerici si umilia ulteriormente ballando il can-can. Pensavo che nessuno al mondo potesse danzare peggio di Maria De Filippi. Avevo torto. Dio, se avevo torto.

Visto che i giovani in Italia sono dei privilegiati e viene sempre dato loro un grande spazio, quest’anno le nuove proposte di Sanremo vengono fatte esibire solo dopo la mezzanotte e dopo tutte questa cazzate della Clerici. Annamo bene, annamo.
Comincia Nina Zilli, in stile Winehouse. La sua canzone gusto retrò passa già parecchio in radio ed è sicuramente una delle migliori del Festival (voto 7/8).
La Clerici dopo il can-can non ce la fa più. Qualcuno chiami immediatamente un’ambulanza. Altrimenti, lasciatela anche stramazzare lì, per quel che me ne frega.
I Broken Heart College li abbiamo già visti a TRL. Come dite? Non vedete TRL? Beh, peggio per voi. Vi perdete dei gruppi di merda come questo. Gli Zero Assoluto al confronto sembrano Simon & Garfunkel. Il loro pezzo comunque ricorda “T’appartengo” di Ambra Angiolini e potrebbe diventare una hit tra le teenagers (voto 5).
Mattia De Luca sembra un tronista di Uomini e Donne. La canzone però l’ha scritta con Tricarico e il ritornello è un plagio di “Same Mistake” di James Blunt. Un’artista dalle mille sfaccettature o, più prevedibilmente, un paraculo? (voto 5)
Jacopo Ratini gesticola come Povia. Il che non depone certo a suo favore. E ha pure lo stesso stile musicale e un testo che sembra uscito dalla quella stessa testa malata. Un altro coglione che dovremo sorbirci a lungo? (voto 3)
Luca Marino, web-designer di Varese, arriva accompagnato da chitarra acustica e look nerd con maglietta Micky Mouse. Sembra Kakà e mi ispira simpatia (voto 7+).
Incredibilmente, passano il turno proprio i miei due preferiti: l'ex vj di Mtv Nina Zilli e il piccolo Micky Mouse.
Tra i Big, due eliminazioni: fuori dalle balle Valerio Scanu (che presumibilmente sarà ripescato domani dal televoto grazie alle fan di Amici) e quelle merde dei Sonohra. Incredibile. Per la prima volta nella storia sono d'accordo con le decisioni della giuria di Sanremo. Devo cominciare a preoccuparmi?
Ma ora, come dice la Antonellona, diamo la réclame. Anzi, un bello spogliarello.

mercoledì 17 febbraio 2010

SANR.E.M.O

Mi piace guardicchiare il Festival di Sanremo (almeno la prima serata) per le seguenti ragioni:
1) è sempre divertente criticarlo
2) il mio istinto masochista mi spinge a farmi del male
3) sono convinto che nella spazzatura qualcosa di buono si trovi (quasi) sempre. Anche nei dischi mediocri una canzone che si salva di solito c’è, nei film peggiori magari una scena o un attore/attrice, così anche nel trash del Festival qualcosa di buono c’è.
Perché Sanremo è Sanremo. Ma quest’anno è peggio del solito. La scorsa edizione di Bonolis perlomeno era piacevole, almeno messa a paragone con un piano di tortura a Guantanamo.

Prima serata, primi minuti e già i miei occhi vanno facile in fase R.E.M.

Ci sono tanti conduttori tv che mi stanno sulle balle. Però a molti di loro devo riconoscere almeno delle minime qualità comunicative. Ad Antonella Clerici no. Bella non è bella. Simpatica non è simpatica. Competente non è competente. Faceva programmi di calcio e di calcio ne sapeva meno di Marco Mazzocchi, faceva programmi di cucina e di cucina ne sapeva meno di me (e vi assicuro che in cucina sono una scarpa totale), le fanno fare Sanremo e di musica ne capisce meno di Mario Luzzatto Fegiz. Non ha carisma, non ha argomenti, non ha nulla di dire.
Per me non è tanto un mistero come abbia fatto ad arrivare a condurre il Festival. Per me è un mistero di come le fanno condurre una qualsiasi cosa. Io non mi fiderei nemmeno a farle condurre un carrello della spesa. Se l’edizione di quest’anno avrà anche un buon seguito, certo non sarà merito suo ma di chi si occupa del marketing e crea scandali e casi mediatici.

Massacrata abbastanza la Clerici passiamo ai cantantoni. I big. Gli Artisti, li chiamano quest’anno. I miei voti sono riferiti in termini sanremesi. Per dire: un 6 qui equivale comunque a uno 0, se paragonato con un pezzo dei Radiohead.

Comincia Irene Grandi, definita dalla Clerici una “rockstar”!?! Dopo essere stata esclusa in una passata edizione per il testo giudicato troppo sovversivo di “Bruci la città”, stavolta è stata ammessa, complice ancora un pezzo firmato da Francesco Bianconi dei Baustelle. L’avesse cantata lui sarebbe stato meglio, ma come inizio di Sanremo non ci si può lamentare (voto 7).
Intanto su Raitre Bertolaso sta seduto a fianco di un DiPietro che ha un braccio fasciato. Che è successo? Mi sono perso una grandiosa rissa in diretta? La cosa più interessante comunque è di gran lunga 13 (Olivia Wilde) di Dr. House che va sulla la cyclette tutta sudata.
Canta Valerio Scanu, uno che arriva da Amici. Allo Zecchino D’oro farebbe un figurone. Dentro a un circo o a un manicomio pure. La sua canzone fa talmente pena che provo quasi vergogna per lui (voto 4+ di incoraggiamento, e poi non dite che sono cattivo).
Toto Cotugno. Oh my God. Pensavo l’avessero inserito tra le nuove proposte. Il pezzo propone un interessante accompagnamento con la fisarmonica. Che Toto, sapendo dell’attuale crisi discografica, pensi di proporre questo pezzo sulla metro di Milano per racimolare due soldi? Buona idea (voto 3,5).
Dr. House intanto continua ad essere circondato dalla figa. Anche la Cuddy (Lisa Edelstein) non è niente male! E a Sanremo c’è la Clerici :(
Oh, Arisa. L’anno scorso mi era piaciuta molto. Vediamo che fa quest’anno. “Malamorenò”, accompagnata da un coro di trans, le sorelle Marinetti. Il pezzo è retrò, vagamente country e scemotto. Lei ha dei nuovi occhialoni su, ma dubito che quest’anno qualcuno glieli copierà. Il pezzo è carino, ma l’effetto sorpresa è svanito (voto 7).
Dr. House si fa pure la Cameron (Jennifer Morrison) e a figa batte Sanremo 3 a 0. E Berlusconi, per una Santa volta che dovrebbe intervenire, non fa nulla. Intanto Bertolaso a Ballarò mentre viene messo alle corde, continua a sfoggiare con nonchalance un’altra delle sue orrende maglie con simboli tricolori e la sua faccia da culo.
Ospite a Sanscemo, Antonio Cassano. Uno che è noto per il suo legame con la ona musica (conosce solo Gigi D’Alessio) e per il suo fluente italiano. Vedere la Clerici che lo intervista è come assistere a una conversazione tra un muto e un sordo. Che brutto momento di televisione! La Clerici gli chiede se si è emozionato a giocare al Bernabeu. Lui dice che è più emozionato lì all’Ariston. Anche perché al Real Madrid, el Gordo il campo non l’ha proprio visto. Tra il pubblico, scoppia un labbro ad Alba Parietti. Qualcuno si sveglia, poi si riaddormenta subito all’arrivo di Nino D’angelo. Un pezzo in dialetto napoletano davvero inascoltabile (voto 1).
Marco Mengoni da X-Factor, il protetto di Morgan. Pezzo rockeggiante, voce stramba, forse troppo, ma nel complesso interessante (voto 6,5).
Poi, il momento Susan Boyle. La Clerici racconta la sua storia, ma tanto la conosciamo già tutti. La Boyle canta “I dreamed a dream”, ma ormai è una cosa già vista, non emoziona più. Quindi, una serie di domande di una banalità sconcertante, del tipo “Ti piace l’Italia?” e “Qual è il tuo colore preferito?” Dopo 10 secondi l’intervista è già finita e uno dei personaggi più particolari usciti nell’ultimo anno liquidato così. Licenziate la Clerici. Subito!!!
Simone Cristicchi arriva con il suo discusso pezzo su Carla Bruni e Sarkozy-Sarkono. Vorrebbe essere Caparezza, senza riuscirci, però il pezzo è perlomeno divertente (voto 6+).
Malika Ayane. La mia preferita, una spanna sopra gli altri. Ma che dico una spanna? Una spalla sopra a tutti. Voce di gran classe, il pezzo “Ricomincio da qui” è da risentire (voto 8).
Pupo, Emanuele Filiberto e un terzo tizio sconosciuto arrivano sommersi tra i fischi. “Italia amore mio” si era già segnalata nei giorni scorsi per il suo testo tra i più ridicoli mai scritti. Vedere la faccia da culo del principe di sta minchia che la “canta” però è impagabile. L’omicidio in questi casi non dovrebbe essere considerato reato. Non in territorio italiano. (voto 0).
La Clerici si lancia in un’apologia contro le droghe. Du palle. Quindi legge, massacrandolo, qualche verso del pezzo con cui Morgan avrebbe dovuto partecipare. Morgan, sentendola, si è fatto una pera ed è finito in overdose.
Torna Cassano, non si capisce nulla di ciò che dice. D’altronde quando non ha un pallone tra i piedi è utile quanto un buco di culo sul gomito [“Kill Bill Vol. 2” – cit.].
C’è un inspiegabile balletto super-kitsch stile Moulin Rouge con il cappellaio matto (?!?) ma quando sbuca fuori Antonella Clerici realizziamo che non siamo proprio nel paese delle meraviglie.
Mi fa ridere la voce di Enrico Ruggeri. Mi immagino Nicola Savino che lo imita. La canzone comunque è da ritiro della patente per canto in stato di ebbrezza. (voto 3)
I Sonohra sono uno dei miei bersagli comici preferiti. Ma la Clerici presentandoli mi dà un facile assist: “Amano il blues dei 50, il soul dei 60, ma la loro è la musica del futuro.” Se questa è la musica del futuro, auguriamoci di cuore che il mondo finisca prima (voto 2).
Povia. Lo stile musicale è esattamente quello di “Luca era gay”. Il testo su Eluana Englaro per fortuna è meno scemo del suo solito e alla fine della performance riesce anche a fare una cosa furba: sparisce (voto 4).
Irene Fornaciari featuring I nomadi. Dicono che il talento sia ereditario, vediamo se questa Irene ha il talento del padre nel rubare canzoni altrui. L’inizio mi ricorda qualcosa. Malika Ayane, forse? Si è esibita appena un’ora fa ed è già stata plagiata? Cazzo, ma questa Irene Fornaciari ha più talento del padre! (voto 4,5)
Noemi, pure lei pupilla di Morgan ad “X-Factor”. Di solito la sua voce mi irritava, ma in un contesto di tanta pochezza musicale stavolta non mi dispiace nemmeno. Nell’allucinato ritornello poi le coriste cantano quasi più forte di Noemi. Il che non è un male. Nel complesso, mi ha sorpreso positivamente (voto 7).
Ultimo in gara, Fabrizio Moro. Anche lui mi sorprende, con un pezzo ragga-ska piacevole (voto 7+).
Dopo tre ore di programma, finalmente arriva la prima (e unica) figa. Dita Von Teese. Che donna. Il suo striptease è stata la cosa più bella, sexy e di classe vista in molti anni di televisione italiana.

Tirando le somme degli Artisti in gara, con Morgan assente l’unica cosa decente è Malika Ayane. Almeno l’anno scorso c’erano stati gli Afterhours, sebbene subito segati dal televoto… Spero che almeno tra le nuove proposte ci sia qualcosina di un minimo interesse. Tra quelli sentiti, Nina Zilli e La fame di Camilla promettono bene.
Non hanno passato il turno, GIUSTAMENTE, Toto Cutugno, Nino D'angelo e le tre vergogne nazionali Pupo, Emanuele Filiberto e il terzo tizio sconosciuto.

Unica nota positiva della conduzione della Clerici: perlomeno la serata è finita a un’ora quasi decente. Per forza, ha rotto tanto il cazzo per fare Sanremo e poi una volta sopra il palco dell’Ariston si è resa conto che non aveva un cazzo di nulla da dire. Perlomeno però ha realizzato il sogno della sua vita: quello di essere la peggior conduttrice che la storia del Festival di Sanremo ricordi. Ora la fase R.E.M. prende il sopravvento. Goodnight, and good luck.

martedì 16 febbraio 2010

Direzioni diverse

La vita ci spinge verso direzioni diverse.

Io vivo in un paese che ha preso una direzione diversa.
Vivo in un paese in cui il corpo di Silvio penzola attaccato a una corda insieme a quello di Saddam.
Vivo in un paese in cui Bertolaso come al solito è impegnatissimo. A pulirmi il cesso. In quello è davvero molto ma molto bravo.
Vivo in un paese in cui Bigazzi de "La prova del cuoco" viene servito in pasto a tigri malesiane, vivo.
Vivo in un paese in cui "La prova del cuoco" nemmeno esiste.
Vivo in un paese in cui la mafia è stata sconfitta con un vaccino pubblicizzato da Topo Gigio.
Vivo in un paese in cui questa canzone de Il teatro degli orrori + Bloody Beetroots ha vinto l'ultima edizione del Festival di Sanremo.
Io vivo in un paese che non si chiama Italia.


Anni 00 - Canzoni n. 14, Muse

Muse “Sunburn” (2000)

Il mio primo impatto con la musica dei Muse è stato devastante. Una cascata di pianoforte, una voce bassa che sembrava provenire dalla soul ferita di Jeff Buckley, un’esplosione di chitarre distorte alla Radiohead epoca “The Bends”. Il tutto a far da colonna sonora d’eccezione di uno splendido video horror.
Da lì in avanti i Muse diventeranno grandi, tanto da suonare a Wembley e San Siro, incideranno dischi belli, incideranno dischi meno belli e gireranno videoclip per lo più mediocri.
Ma allora, anno 2000, i Muse erano la band che suonava da dentro lo specchio e quella musica era davvero sorprendente e bruciava come il sole.

lunedì 15 febbraio 2010

Il giorno delle pagelle

Tempo di pagelle di fine quadrimetre, a scuola. E tempo di pagelle cinematografiche per i film usciti nell’ultimo periodo, sul sito dei pensieri cannibali. Di alcuni ho già parlato, di altri approfondirò prossimamente.

Cocchi del maestro in questo primo scorcio d’anno: Peter Jackson e Sandra Bullock.
Dietro la lavagna con il cappello da asino in testa: James Cameron e Giuseppe Tornatore.

Amabili resti
I ♥ this movie
voto 9

An Education
Splendida atmosfera da primi 60s con una Carey Mulligan nuova Hepburn (come suggerisce l’amico blogger Spino). Sceneggiatura firmata Nick Hornby.
voto 7+

A Serious Man
Il film più personale dei fratelli Coen è anche un'opera bislacca e (forse) incomprensibile a chiunque di cognome non faccia Coen.
voto 5/6

Avatar
Puoi metterci tutti gli effetti speciali del mondo, Cameron, ma un film brutto resta sempre un film brutto.
voto 3(D)

Baarìa
Un insulto al cinema, alla Sicilia, all'Amarcord felliniano, all’intelligenza umana. Giusto a Berlusconi poteva piacere ‘sta baracconata. Tornatore, tornatene a Bagheria e lascia perdere la macchina da presa (e già che ci sei smettila pure di uccidere animali per fare delle cagate di film del genere).
voto 2

The Blind Side
Dalla vera storia del giocatore di football Michael Oher, un emozionante, ruffiano il giusto, film 100% American con una Sandra Bullock grandiosa. (Nonostante l’enorme successo negli Usa non ha ancora una distribuzione italiana, però lo potete trovare in rete sottotitolato).
voto 7/8

Brothers
Morale della favola: la guerra ti fotte il cervello e la vita. Grande cast (Jake Gyllenhaal, Natalie Portman e Tobey Maguire) per un solido dramma famigliare. Meno riuscite le parti belliche in Afghanistan.
voto 6,5

The House of the Devil
Un horror del 2009 meravigliosamente girato come se gli anni Ottanta non fossero mai finiti. Se siete patiti degli 80s o di film de paura, o meglio ancora di tutte e due le cose, non perdetelo. (Anche questo disponibile sul web sottotitolato).
voto 8+

Il mondo dei replicanti
Onesto film di fantascienza old-school che ha dalla sua qualche spunto interessante (non del tutto messo a fuoco) e un Bruce Willis malinconico.
voto 5,5

Paranormal Activity
La versione Ryan Air del cinema horror. Il biglietto è low-cost, ma la paura è assicurata in entrambi i casi.
voto 7/8

Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo
A film from Heath Ledger friends. L’ultima incompiuta prova di un grande attore in una pellicola immersa nella fantasia del sempre incredibile mondo di Terry Gilliam.
voto 7,5

Ricatto d’amore
Commedia romantica banalotta che strappa un paio di sorrisi. Sandra Bullock in gran forma fisica, ma come attrice è meglio godersela in “The Blind Side”.
voto 4

Ricky – Una storia d’amore e libertà
Interessante il continuo cambio di registri di questa pellicola francese firmata Ozon, dal neorealismo al fantastico in un batter d’ali. Il rischio boiata kitsch non viene però scongiurato del tutto. Il che non è nemmeno un male.
voto 6+

The Road
Dal romanzo di Cormac McCarthy, un film disperato che sfiora il capolavoro. In Italia forse non uscirà mai, quindi scaricatevelo QUI (i sottotitoli italiani li trovate invece qui)
voto 7/8

Segreti di famiglia
Francis Ford Coppola dirige con classe attori di classe (l’idolo Vincent Gallo, la fascinosa Maribel Verdù, il giovane promettentissimo dal cognome impronunciabile Alden Ehrenreich). Eppure si sbadiglia.
voto 5,5

Sherlock Holmes
Consigliato solo ai fans dei film d’avventura. Per gli altri, da segnalare giusto un Robert Downey Jr. mattatore assoluto.
voto 5+

Tra le nuvole
Un film attualissimo che vola alto tra le nuvole e atterra in picchiata sulla disillusione e il cinismo del mondo reale. I Blur lo dicevano già tempo fa: modern life is rubbish.
voto 8

domenica 14 febbraio 2010

Anni 00 - Canzoni n. 15, Smashing Pumpkins

Smashing Pumpkins “Stand Inside Your Love” (2000)

L’amore ai tempi di Billy Corgan. O meglio, ai tempi di Billy Corgan quando sapeva ancora scrivere grandi canzoni, di un amore tragico e disperato.
Il resto del decennio, Billy the Kid l’ha passato a sciogliere i Pumpkins, fare un disco solista inutile, pubblicare un libro di poesie sbeffeggiato dalla critica, riformare i Pumpkins con una versione praticamente priva degli altri membri originari ma soprattutto priva di quell’ispirazione viscerale di cui la loro musica si imbeveva.

Oggi Billy è un uomo felice, dopo l'avventura con Tila Tequila se la spassa con Jessica Simpson. Una che prima stava con il quarterback del liceo, il figaccione Nick Lachey. Guarda adesso la tua ex mogliettina che si fa sbattere dallo sfigato della classe. La rivincita dei nerd è arrivata, Nick.
Anche se sono contento per lui, aspetto il momento in cui Jessica la tettona spezzerà il cuoricino al nostro caro piccolo (si fa per dire) Billy e lui tornerà finalmente a scrivere grandi canzoni, di un amore tragico e disperato come questa “Stand inside your love”.

Quasi Alice

Almost Alice – Alice in Wonderland (Soundtrack)

Trovate il disco QUI

1. “Alice (Underground)” - Avril Lavigne
2. “The Poison” - The All-American Rejects
3. “The Technicolor Phase” - Owl City
4. “Her Name Is Alice” - Shinedown
5. “Painting Flowers” - All Time Low
6. “Where’s My Angel” - Metro Station
7. “Strange” - Tokio Hotel and Kerli
8. “Follow Me Down” - 3OH!3 and Neon Hitch
9. “Very Good Advice” - Robert Smith
10. “In Transit” - Mark Hoppus feat. Pete Wentz
11. “Welcome to Mystery” - Plain White T’s
12. “Tea Party” - Kerli
13. “The Lobster Quadrille” - Franz Ferdinand
14. “Running Out of Time” - Motion City Soundtrack
15. “Fell Down a Hole” - Wolfmother
16. “White Rabbit” - Grace Potter and the Nocturnals

Dopo il video di Gwen Stefani, restiamo nel paese delle meraviglie con la colonna sonora di Alice in Wonderland versione Tim Burton, in uscita nelle sale il 5 marzo.
I nomi presenti faranno storcere il naso a molti. Se avete più di 16anni (ma anche se ne avete di meno) avrete certo qualcosa da ridire sull’emo-pop di Tokio Hotel e Metro Station, sull’emo-electro di Owl City e 3OH3! e su stelline pop come Avril Lavigne e Kerli. Al punto da chiedervi che roba si sia fumato Tim Burton, insieme al Brucaliffo, per metterli nella colonna sonora del suo nuovo film. Tenete però presente che si tratta pur sempre di una mega-produzione Disney, quindi il fumo probabilmente era vietato.
Non deve sorprendere allora che il momento musicalmente più coraggioso e cinematografico arrivi proprio con il “vecchio” della compagnia, Robert Smith dei Cure, mentre i Franz Ferdinand ci deliziano con una marcetta che suonerebbe alla grande all’interno della pellicola. Niente male anche le canzoni di Motion City Soundtrack, Plain White T’s e Shinedown.
Al di là della sfilata di nomi, comunque, la proposta musicale rimane purtroppo lontana dalle delizie del capolavoro “Nightmare Before Christmas” e da quelle dell'Alice a cartoni animati. C’è da chiedersi allora quale spazio avranno questi pezzi nelle dinamiche del film e augurarsi che abbiano il sopravvento le musiche del solito Danny Elfman, da che mondo è mondo autore di tutte le soundtracks burtoniane.
A farci rimuginare su quello che questa colonna sonora avrebbe potuto dare, ci pensa poi il pezzo finale di Grace Potter and the Nocturnals. Splendidamente retrò, visionario e forse l’unico uscito dritto dritto dal paese delle meraviglie.

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