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domenica 6 aprile 2014

THE WALKING DEAD, UN VIAGGIO CHE NON AVRÀ MAI UN TERMINUS




The Walking Dead
(stagione 4)

ATTENZIONE SPOILER
La stagione 4 di The Walking Dead si è conclusa alla Stazione Termini e ormai tutte le battute possibili in proposito sono già state fatte, li mortacci vostri. Ma cos’è successo, nella seconda parte di questa entusiasmante (come no?) season?
Niente. I vari personaggi hanno vagato come zombie, intendevo contro gli zombie, cercando di raggiungere tutti la terra promessa di cui cantava Eros Ramazzotti: Terminus. Che poi un posto che si chiama Terminus non è che prometta benissimo. Ci mancava solo che come sottotitolo gli mettessero “Morite qui”.

"Ao', ma io devo annà alla Magliana, mica a Termini!"

Nel frattempo, è capitata l'unica altra cosa che continua a succedere in The Walking Dead. Ovvero: far fuori i personaggi migliori.

C’era una volta Shane (Jon Bernthal). All’inizio non è che fosse Mr. Simpatia, però nel corso della seconda stagione il suo personaggio cresceva parecchio e diventava il vero idolo della serie. Cosa decidono allora di fare gli autori a questo punto?
Ovvio, ammazziamolo!

No, raga, ma che morto? Sono ancora in formissima."

Poi c’era Merle, quel bastardone di Merle (Michael Rooker). Un idolo pure lui. Ammazzato pure lui.

"Oops..."

Quindi c’era Lori (Sarah Wayne Callies), che come personaggio non era un granché, però era la manza della serie e che fanno gli autori?
La fanno fuori anche lei. Subito dopo aver dato alla luce una bambina. Si può essere più crudeli?

"Mamma, non è giusto che tu muoia e io viva!"
"Eh, non dirlo a me..."

Persino il vecchio Hershel (Scott Wilson), che non ho mai retto più di tanto, proprio quando stava cominciando a starmi simpatico l’hanno ammazzato. Nella maniera più bastarda possibile.


Chi ha ucciso Hershel? Lui, naturalmente, il più grande idolo della serie, il mitico Governatore (David Morrissey), colui che aveva fatto raggiungere a The Walking Dead inaspettati picchi di figosità. Pensate che gli sceneggiatori ci abbiano pensato più di due secondi a far fuori anche lui?


Giammai, e così ecco che nel bel mezzo della quarta stagione lo eliminano (ma sarà davvero morto?) e la serie torna a piombare nelle tenebre. Nelle tenebre e nella noia.
Qualche bagliore di luce ogni tanto lo si intravede ancora, grazie soprattutto a un nuovo personaggio che si è fatto notare nelle ultime puntate: la bambinetta Lizzie, interpretata dalla promettentissima Brighton Sharbino che abbiamo brevemente visto anche in True Detective nei panni della figlia minore di Woody Harrelson.


Il suo personaggio è uno dei pochi davvero originali della serie. Una ragazzina che non accetta passivamente di uccidere gli zombie, come quel rimbambito di Carl, ma li considera ancora come degli esseri umani. Proprio sul più bello, proprio quando questo personaggio stava diventando centrale per la serie, ecco che bang. Un colpo in testa.


In The Walking Dead allora muoiono tutti?
Così sembrerebbe e invece no. I personaggi più lagnosi continuano a sopravvivere e ci seppelliranno tutti. Gli zombie, così come pure noi spettatori impavidi.
Carl (Chandler Riggs) ad esempio. Il bimbominkia più bimbominkia della Storia. Sempre vivo e vegeto e in perfetta salute. Manco 'na febbre se pija, 'sto fijo de 'na mignotta. Nell’ultimo episodio della quarta stagione sembrava che finalmente dovesse capitargli qualcosa, qualcosa di brutto, pareva arrivato il momento in cui un bruto gli portava via la verginità anale e invece... niente. Nulla di fatto. Il suo paparino Rick (Andrew Lincoln) ha dovuto come al solito salvargli il culo – non credo ci sia espressione più adatta per una situazione del genere – sbranando il cattivone di turno con un morso a metà strada tra un vampiro e Mike Tyson. Sempre vivi anche i due insopportabili piccioncini Glenn (Steven Yeun) & Maggie (Lauren Cohan), gli Step & Babi, o se preferite gli Edward & Bella, del mondo post-apocalittico zombesco.

"Viviamo in un mondo circondati da zombie e bimbiminkia assassini..."
"Ma che ci frega? Facciamo finta di essere dentro un romanzo di Nicholas Sparks."

Un paio di episodi decenti nel corso della stagione ci sono comunque stati, Non tutto è perduto (Still) dedicato a Daryl (Norman Reedus) e Beth (Emily Kinney), e soprattutto Il bosco (The Grove), in cui la nongiovane con i capelli bianchi Carol (Melissa McBride) fa fuori la povera indifesa (più o meno) Lizzie. Per il resto abbiamo dovuto vagare in mezzo a un mare di noia, più che di zombie, per giungere fino al Terminus di quest’altra ennesima stazione stagione di passaggio. Ma tranquilli, perché con la prossima season sono pronti ad arrivare tanti nuovi fenomenali personaggi. Personaggi che verranno subito fatti fuori in maniera brutale, naturalmente. Mentre Carl vivrà per sempre, fino a che rimarrà l’ultimo essere umano sulla faccia della Terra e gli zombie, stufi di vederlo, si ammazzeranno tutti tra di loro.
Scusate se vi ho spoilerato il gran finale della serie.
(voto alla quarta stagione 5/10)

"Ma uffi, perché quel Cannibale mi odia tanto? Io triste :("

domenica 8 aprile 2012

Il senso di Milla per le facce

Faces in the Crowd - Frammenti di un omicidio
(USA, Francia, Canada 2011)
Regia: Julien Magnat
Cast: Milla Jovovich, Julian McMahon, Sarah Wayne Callies, Marianne Faithfull, Valentina Vargas, David Atrakchi, Michael Shanks, Adam Harrington, Sandrine Holt
Genere: thrilla
Se ti piace guarda anche: Occhi nelle tenebre, Octane, Final Destination, Red Eye, Prigione di vetro
Uscito in Italia direttamente in DVD

Non mi piace Milla Jovovich.
GAAAAAAAY
Specifico: non è che non me la farei. Però non mi fa impazzire.
OMOSESSUAAAAAAAAALE
Oh, che vi devo dire? Non mi sta sulle palle come ad esempio una Angelina Jolie, è solo che boh, non so, non mi sconfinfera. Non mi fa scattare la scintilla.
QQQQQQQQQ+
"Com'è che a noi 2 ci fanno recitare sempre con degli zombie?
Staranno mica insinuando qualcosa sulla nostra recitazione?"
Vabbè, comunque: volete continuare a parlare di figa oppure parliamo di cinema?
FIIIIIIIIIIIIIIIGA

Ok. In questo film oltre alla Milla c’è pure Sarah Wayne Callies. In irriconoscibile versione imparrucata. Pure la Sarah Wayne non mi sconfinferava molto, ai tempi di Prison Break. Adesso però in versione MILF di The Walking Dead mi ispira parecchio sesso, sebbene o forse proprio perché il suo personaggio all’interno della serie sia a dir poco odioso. Odioso del tipo che finisci per tifare per gli zombie!
Come sia o come non sia, la Sarah Wayne in questo film comunque appare in un piccolo piccolo ruolo e vi dico solo di non affezionarvi troppo al suo personaggio...
Vogliamo poi parlare dell’interpretazione della Jovovich?
Avete presente tutti i peggiori pregiudizi nei confronti delle modelle che non dovrebbero fare le attrici? Beh, a vedere questo film, come non dare ragione a quei pregiudizi?
Ora possiamo parlare di cinema?
NOOOOOOOOOOOO

"Mi sento più sicura sulla metro di Milano
...e l'ultima volta sono pure stata stuprata!"
Ok, allora parliamo della solita discutibile scelta del titolo nostrano.
C’era già il film di Michael Mann: Manhunter - Frammenti di un omicidio.
Adesso pure a questo Faces in the Crowd i titolisti italiani hanno fatto la plastica facciale e l’hanno trasformato in Faces in the Crowd - Frammenti di un omicidio.
Tra un po’ arriveranno a intitolare pure l’ultimo film di Winnie the Pooh come Winnie the Pooh - Frammenti di un omicidio.
Adesso parliamo di cinema? Tanto non è che sia proprio cinema impegnato. Non è che si discuta sui massimi sistemi…
ALLORA OOOOOOOOOOKAY

Faces in the Crowd è un thrillerino che scorre via tranquillo, una perfetta visione notturna per scivolare senza troppi patemi dalla veglia al mondo dei sogni. Una pellicola guardabile ma per nulla memorabile. Fate voi se può fare al caso vostro.
La trama in breve: la protagonista Milla vede un losco figuro mentre stupra e uccide una sventurata. Non è la sua prima vittima. Si tratta di un pazzo già ricercato dalla pula. Il maniaco strupratore si accorge di Milla per il solito cazzo di cellulare che squilla (trovata credo mai usata in un film o in una serie tv negli ultimi anni) e la insegue. Milla con il suo fisico da atleta riesce a sfuggire, però cade giù da un ponte e batte la testa.
SFIGAAAAAATA

"ChristianTroy! Hai messo su peso, neh?"
"Tu Milla invece sempre bulimica, neh?"
Quando si sveglia, sembra ok. Tranne per un piccolo, minuscolo dettaglio: non riconosce le facce delle persone. Ogni volta che gira lo sguardo vede un volto differente, anche delle persone a lei più vicine. E tra i mille volti che Milla e noi spettatori intravediamo nella folla del cast della pellicola, ci sono anche quelli di Julian McMahon, il grandissimo Dr. Troy di Nip/Tuck, e di Marianne Faithfull, grandissima cantante ma soprattutto grandissima groupie, negli ultimi tempi riciclatasi in maniera riuscita al cinema, tra una Marie Antoinette e una Irina Palm.
Ma oltre ai volti degli altri, Milla non riconosce più nemmeno se stessa. Quando guarda lo specchio, dall’altra parte vede qualcuno sempre diverso. Una patologia medica parecchio rara che sprigiona un effetto cinematografico potenzialmente notevolissimo.
Si può solo immaginare cosa avrebbe prodotto uno spunto del genere in mano a un David Lynch o a un Darren Aronofsky. Di certo una figata pazzesca.
Il più difettoso (che soffra della stessa patologia della Jovovich nel film?) occhio del francese Julien Magnat, già regista di Bloody Mallory (?!), offre uno spettacolo invece decisamente meno notevole. C’è qualche visione qua e là, qualche apparizione, qualche volto modificato dal trucco, ma si poteva fare molto di più da un punto di vista cinematografico. Da uno spunto del genere si sarebbe potuto realizzare un thriller davvero memorabile.

Invece si finisce a guardarlo come Milla Jovovich guarda i volti delle persone nel film: li vede, ma non li riconosce. Lo stesso vale per questo thriller confondibile con tanti altri, su tutti Occhi nelle tenebre con Madeleine Stowe, mooolto simile a questo.
Poteva essere un thrillerone. Invece è solo uno dei tanti film tra la folla.
(voto 6-/10)

mercoledì 21 marzo 2012

Cambio di stagione

L’equinozio di primavera c’è stato ieri, ma secondo alcuni oggi, in ogni caso ormai è ufficiale: è arrivata la primavera. Lo sapevate già? Immagino che Studio Aperto abbia dedicato a questa sconvolgente notizia edizioni intere. Comunque è tempo di cambi di stagione anche per le serie tv.
L’1 aprile partono le season 2 di Game of Thrones e The Killing (e non è un pesce d’aprile!), mentre il 25 marzo, ovvero questa domenica, riparte Mad Men con la quinta stagione.
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH
Devo vederla!
Subito!
Per alcune serie che (ri)nascono, altre ci lasciano. Non piangete però. Presto torneranno.
In attesa di parlare dello sconvolgente finale della season 2 di Pretty Little Liars, facciamo il punto della situazione su The Walking Dead.

ATTENZIONE: questo post potrebbe contenere, anzi sicuramente conterrà, SPOILER sulla stagione 2 dei morti viventi.

"Raga, vi canto la prima canzone che mi passa per la mente. Vediamo...
What's in your head, in your hea-ead, zombie zombie eh eh eh uh uh uh."
The Walking Dead
(serie tv, stagione 2)
Rete americana: AMC
Rete italiana: Fox, Italia 1 (prossimamente)
Creata da: Frank Darabont, Robert Kirkman
Cast: Andrew Lincoln, Sarah Wayne Callies, Jon Bernthal, Laurie Holden, Jeffrey DeMunn, Steven Yeun, Norman Reedus, IronE Singleton, Melissa McBride, Scott Wilson, Lauren Cohan, Pruitt Taylor Vince, Jane McNeill, Michael Zegen, Emily Kinney, James McCune, Chandler Riggs
Genere: zombie
Se ti piace guarda anche: Dead Set, Lost, American Horror Story, Black Mirror

Mai fidarsi degli zombie.
Non che dovevate aspettare me per saperlo, però: mai fidarsi degli zombie.
Ogni volta che li dai per morti, sono capaci di rimettersi in piedi e proseguire nella loro inesorabile marcia, ‘sti brutti bastardi.
Non ho mai amato molto gli zombie. Sarà perché non sono mai riuscito a superare il primo livello di Resident Evil 2. Un po’ perché mi veniva un infarto ogni volta che vedevo quel mostro apparire dalla finestra e un po’ perché per risolvere gli enigmi sospetto ci andasse un Q.I. superiore a 140.
O sarà perché, in quanto cannibale, vedo gli zombie come i miei rivali più diretti. Pure loro sono cannibali, però sono morti e odiano i vivi, come il cantante Edda. Quando morirò, mi sa quindi che diventerò uno zombie. Che bella prospettiva.
Discorso troppo macabro, scusate. Cambiamo argomento: chi è morto questa volta in The Walking Dead?

Il mondo degli spettatori televisivi al momento si può dividere in due categorie principali:
- Chi adorava The Walking Dead all’inizio e poi l’ha considerato una merdata non appena gli zombie hanno cominciato a diminuire progressivamente la loro presenza.
- Chi schifava The Walking Dead all’inizio e invece poi l’ha rivalutato.

"Mmm... ma come caaazzo si faceva a finire Resident Evil 2?"
Io faccio parte della seconda categoria, come si può vedere nella mia evoluzione di giudizi da QUI  a QUI a ora. Forse perché, l'ho già detto prima, non ho un grande feeling con gli zombie (a parte la band anni ’60 The Zombies che adoro), quindi ho accolto positivamente il fatto che nella seconda stagione si siano visti di meno.
L’errore fatto da molti spettatori delusi dalla “svolta” di The Walking Dead è invece secondo me stato quello di aver pensato si trattasse di una serie horror. La componente horror è sì presente, ma in minima parte, e come è tradizione con le serie AMC (vedi anche Breaking Bad, Med Men o The Killing), la forza sta piuttosto nei dialoghi e nell’accumulo crescente di tensione. In pratica, per buona parte degli episodi sembra non succedere niente, e poi all’improvviso succede qualcosa di clamoroso.
Un tipo di costruzione narrativa che a qualcuno potrà dare sui nervi e che io invece apprezzo molto. Finalmente questa tecnica sta funzionando anche con TWD. Nella seconda stagione è infatti cresciuta sempre più la qualità dei dialoghi, all’inizio davvero scontati e banali e adesso diventati, almeno un filino, più profondi.
L’elemento più interessante è però stata la crescita dei personaggi. E con personaggi intendo soprattutto i due principali maschili: Shane (Jon Bernthal) in particolare si è rivelato uno dei più grandi bastardi nella storia recente delle serie tv. Ogni episodio ha compiuto un passo verso il baratro. Senza ritorno. La disumanità che si è impossessata del mondo ha divorato pure lui dal di dentro e presto potrebbe sbranare pure gli altri. Perché sono tutti contagiati. Siamo tutti contagiati. Ora persino io che all’inizio guardavo con grande diffidenza a questa serie.
"Mmm... stasera che cucino? Zombie lesso o con delizioso contorno di budella?"
Non sono diventato ancora un fan sfegatato, perché comunque permangono ancora diversi limiti. Uno non da poco è che la maggior parte dei personaggi resta tutt’ora piuttosto mediocre.
ATTENZIONE SPOILER (meglio ripeterlo per sicurezza): con la morte del mio preferito Shane, ora per chi simpatizzerò? (sì, simpatizzavo per il personaggio più stronzo, e allora?).
Per fortuna Rick (Andrew Lincoln), che all’inizio non reggevo, sta venendo fuori con un’evoluzione notevole e rivela aspetti della sua personalità sempre più oscuri. Sta succedendo un po’ come con Jack (Matthew Fox) di Lost: all’inizio leader del gruppo di sopravvissuti dell’isola e medico perfettino e poi via via allo scoperto con le sue insicurezze e fragilità. In maniera analoga Rick si sta adattando al nuovo mondo zombie a poco a poco. Dopo tutto, lui era beato a dormirsela in coma quando il “casino” è successo e quindi ha avuto meno tempo rispetto agli altri per abituarsi alla mutata situazione. Adesso che lo sta facendo comincia a regalare soddisfazioni. Cattiveria! Sangue! Morte! Distruzione! Manie dittatoriali! Sììì!
Gli altri sono invece personaggi ancora in cerca d’autore: T-Dog (IronE Singleton) non l’ha cagato nessuno in questa stagione, Daryl (Norman Reedus) potrebbe dare molto di più invece di stare dietro a quella frignona zombie più degli zombie di Carol (Melissa Suzanne McBride), Glenn (Steven Yeun) appena ha visto un po’ di fica non capisce più niente e sta facendo troppo il pucci pucci innamorato, mentre dal proprietario della fattoria Hershel (Scott Wilson) mi aspetto una maggiore incisività, così come dalla finora anemica Lori (Sarah Wayne Callies) e soprattutto da Andrea (Laurie Holden): da aspirante suicida si è trasformata nel giro di pochi episodi, in maniera se vogliamo piuttosto inverosimile e affrettata, in principessa guerriera. Però il colpo di scena finale della stagione lascia immaginare per lei sviluppi parecchio interessanti…
"Ti prego, fa che non muoia adesso! Non ha ancora sofferto abbastanza..."
Il bambino, il figlioletto di Rick e Lori, resta invece sempre odioso e spero che venga presto massacrato dagli zombie in una maniera crudele e feroce.

The Walking Dead è una di quelle serie che possono piacere o no, o che in alcune puntate possono piacere e in altre puntate no, ma è comunque una visione d’obbligo, in grado di sfracellare negli Usa qualunque record d’ascolto la tv via cavo e soprattutto capace di essere stimolante e dividere come poche altre serie che oggi vagano sulla Terra.
Come gli zombie si muovono sulla sottile linea di confine tra la vita e la morte, The Walking Dead resta sempre in bilico tra momenti ottimi e momenti più da “bah!”. A dispetto di una season 1 sopravvissuta da moribonda, nella seconda stagione è sembrata sorprendentemente viva.
Mai fidarsi degli zombie.
(voto 7,5/10)

martedì 1 novembre 2011

Il non-giorno dei non-morti


The Walking Dead
(serie tv, stagione 2)
Rete americana: AMC
Rete italiana: Fox
Creata da: Frank Darabont, Robert Kirkman
Cast: Andrew Lincoln, Sarah Wayne Callies, Jon Bernthal, Laurie Holden, Jeffrey DeMunn, Steven Yeun, Norman Reedus, IronE Singleton, Melissa McBride, Scott Wilson, Lauren Cohan, Pruitt Taylor Vince, Jane McNeill, Michael Zegen, Emily Kinney, James McCune, Chandler Riggs
Genere: zombie
Se ti piace guarda anche: Dead Set, Lost, Falling Skies, American Horror Story, Doghouse



The Walking Dead è una serie zombie. Non mi riferisco al fatto che ci siano i non-morti, anche perché quelle in cui sono presenti sono le scene che personalmente mi convincono di meno. The Walking Dead è una serie zombie perché quando la davo per spacciata, per morta, si è alzata in piedi e ha ricominciato a camminare.
Il bello delle serie tv è che il loro andamento è imprevedibile. Come il campionato di calcio, perlomeno un campionato di calcio combattuto e non già deciso a tavolino dai soliti furboni. Una settimana puoi essere in testa, qualche domenica dopo ti puoi ritrovare a lottare per non retrocedere. O, se preferite, è un po’ come l’andamento delle borse, ma forse in questo periodo è meglio evitare un accostamento del genere che non vorrei le serie tv finissero pure loro risucchiate dentro la spirale della crisi.
Un film è bello o non è bello. Ti è piaciuto o non ti è piaciuto. È vero che certe pellicole “vivono” ancora dopo la loro visione, puoi tornare a pensarci su e a rifletterci e cambiare la tua opinione nel corso del tempo, però con i telefilm è diverso. La qualità può modificarsi nel corso delle stagioni e degli episodi, così come può mutare il tuo affezionamento ai personaggi.

Di The Walking Dead ho visto tutta la prima stagione, anche perché aveva solo 6 episodi. Ma non mi aveva mai entusiasmato. La partenza della seconda stagione mi è sembrata procedere sulla stessa identica strada. Ahi, ahi, ho pensato e mi sono interrogato se dovessi procedere o meno con la visione. Con il finale del primo episodio però qualcosa è successo. Un colpo di scena. Un gran colpo di scena e
ATTENZIONE SPOILER
gli autori di The Walking Dead si sono giocati la carta del figlio moribondo. Eccoli lì, finiti su un espediente classico e tradizionale che però nel mio caso devo dire che ha funzionato alla grande. Ci sono cascato in pieno. Maledetti! A partire del secondo episodio stagionale, grazie anche a un flashback molto lostiano, ho infatti cominciato finalmente a intrufolarmi dentro questi personaggi che fino ad allora mi erano rimasti parecchio indifferenti, al punto da essere arrivato a fare il tifo più per gli zombie che per loro. E con gli zombie non ho certo un buon rapporto. Sarà che io, da buon cannibale, con i “cugini” rivali zombie non sono mai andato molto d’accordo.

Pur essendo tornata in vita come uno zombie dopo una prima stagione moribonda, il pregio di questa season number 2 mi sembra sia paradossalmente quello non di essersi zombizzata, bensì di aver trovato una maggiore umanità. L’espediente del figlio in fin di vita è facile facile, ma almeno ha fatto aprire di più uno spiraglio all’interno dei personaggi, disposti a tutto come il Waking Dad pronto a sacrificarsi pur di salvare il figlio, ma disposti non solo a buone azioni. Il più interessante al proposito appare Shane (Jon Bernthal) che non è più solo il terzo incomodo nel triangolo sentimentale composto con il suo migliore amico Rick (Andrew Lincoln) e la moglie del suo migliore amico Lori (Sarah Wayne Callies) che lui si è trombato quando Rick era moribondo in coma e nessuno credeva si sarebbe potuto risvegliare. È il suo personaggio a far intravedere le maggiori possibilità di sviluppo.

Gli episodi della prima stagione mi erano sembrati latitare soprattutto in fase di sceneggiatura, non a caso molti degli autori della serie avevano levato le tende, nonostante dovessero scrivere appena 6 puntate. Nemmeno la seconda sembrava partire sotto i migliori auspici, visto che lo showrunner Frank Darabont da cui era partita l’idea di realizzare una serie tv dal fumetto “zombiesco”, aveva pure lui fatto “ciao ciao” con la manina. E invece, con mia somma sorpresa, le cose hanno cominciato a cambiare la serie, proprio come il suo protagonista, si è risvegliata dal coma.

Nonostante queste lodi che le ho concesso, la serie non è comunque ancora arrivata ad entusiasmarmi del tutto e mantiene alcune pecche mica da poco: i dialoghi finto profondi spesso si tramutano in banalità e scontatezze assortite, inoltre si fa sentire la mancanza quasi totale di una componente umoristica o ironica (che non dico dovrebbe essere ai livelli di Shaun of the Dead o Zombieland, ma almeno una punta potrebbero mettercela) e gli attori per quanto in ripresa non mi sembrano all’altezza delle altre serie del network AMC che negli Usa la trasmette, come Mad Men e Breaking Bad, le serie meglio recitate del panorama televisivo attuale, anzi del panorama non solo televisivo e anzi nemmeno solo attuale.
Altri problemi: i personaggi cominciano a farsi un po’ più interessanti, ma di davvero incisivi o memorabili non se ne sono visti. C’è il tipo pseudo stronzo (Norman Reedus, visto anche nel video per Judas di Lady Gaga) che però non riesce a raggiungere minimamente i livelli di ironia del Sawyer di Lost, l’orientale simil Jin idem (oh, i paragoni con Lost sono inevitabili), mentre la bionda che vuole sempre farla finita, perché non la fa finita e si leva dalle palle, così ci ritroviamo con un personaggio inutile in meno?

Per una volta il detto: “La speranza è quindi l’ultima a morire” non si è rivelato la solita stronzata da pronunciare così tanto per, ma con The Walking Dead trova un’effettiva applicazione pratica. Se l’amore tra un cannibale e gli zombie è ancora qualcosa di difficile da immaginare, per adesso si sono instaurate le premesse per una convivenza pacifica. Anche se poi il campionato è ancora lungo, The Walking Dead adesso è riuscito a raggiungere la zona Uefa, ma ce la farà a volare verso la zona Champions?
La domanda vera comunque è un’altra: se oggi è il giorno dei morti, sarà anche il non-giorno dei non-morti?
(voto 6,5/10)

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