martedì 12 aprile 2016

Mon roi - Il mio re: Emanuele Filiberto, non ce l'ho con te





Mon roi - Il mio re
(Francia 2015)
Titolo originale: Mon roi
Regia: Maïwenn
Sceneggiatura: Maïwenn, Etienne Comar
Cast: Emmanuelle Bercot, Vincent Cassel, Louis Garrel, Isild Le Besco, Chrystèle Saint Louis Augustin
Genere: coppie francesi
Se ti piace guarda anche: Un sapore di ruggine e ossa, La guerra è dichiarata, Travolti dalla cicogna

In un'altra vita devo essere stato francese. C'è qualcosa nei film, nella musica, nella cultura francese che mi fa sentire a casa. C'è qualcosa nell'essere dei super cazzari allegri e poi nel farsi improvvisamente seri dei francesi. C'è qualcosa nel loro avere aperture clamorosamente pop e quindi dopo trasformarsi nei peggiori dei radical-chic. C'è qualcosa nel loro avere un'apertura mentale pazzesca per poi chiudersi a riccio. Certe volte più che italiano mi sento francese. Per carità, quelle volte che sono stato in Francia all'inizio mi sentivo a casa, come se fosse la mia vera patria, però dopo un po' mi rendevo conto che in realtà ero, anzi sono, profondamente italiano. È una sensazione simile a quella della protagonista de Il fascino indiscreto dell'amore, con la differenza che lei è una belga che si sente giapponese, mentre io sono un italiano che si sente francese.

In un'altra vita devo essere stato francese. Magari un re francese. Uno di quelli con quelle cazzo di parrucche in testa.


O magari anche non un re. Magari era uno sguattero francese, che comunque un francese, persino uno sguattero, ha pur sempre una sua classe innata.

Vincent Cassel in questo film è un re. Non un re con quelle cazzo di parrucche in testa. È il re degli stronzi. Non datemi del solito volgare. È lui che si definisce così, porca troia!
Che poi non è che sia così stronzo. È solo un uomo. Un uomo dallo spirito libero che un giorno si ritrova con una moglie, una moglie incinta, e poi con un figlio...
Se fosse visto da un punto di vista maschile, questo in pratica sarebbe un film dell'orrore. Non è così. Il punto di vista è femminile. La regista è Maïwenn, quella del folgorante Polisse. Con questo nuovo lavoro, per quanto meno potente e dirompente a livello di tematica, conferma tutte le buone impressioni del precedente, con uno stile registico delicato e realistico, ma capace di qualche improvviso lampo di grandezza. Maïwenn conferma inoltre di saperci fare con gli attori. Non è da tutti. Ci sono registi grandi a livello visivo, ma non sempre sono dei grandi registi d'attori. Maïwenn riesce invece a combinare le due doti con disinvoltura. Qui spreme i suoi due protagonisti e fa dar loro il meglio. Vincent Cassel negli ultimi tempi mi convince sempre di più e qui nella parte del re degli stronzi ci sguazza alla grande. Che comunque non è poi così stronzo, lo ribadisco. È solo un uomo. Ed è pure francese!
L'unica cosa che lo rende davvero stronzo non è il fatto che si droghi, o menta e tradisca la moglie, o che riesce sempre a rigirare la situazione a suo favore, ma è il fatto che decida di chiamare suo figlio... Simbad. Manco er pupone Totti oserebbe tanto.

"Hey, ma tu non eri già sposato con Monica Bellucci?"
"Sì, ma preferisco stare con te perché sei più figa."

"Non ci vedi molto bene, vero Vincent?"

La pellicola comunque è incentrata soprattutto sulla protagonista femminile. Adesso non pensate subito che la esalto come al solito perché ne sono rimasto innamorato. Non è così. Emmanuelle Bercot fisicamente non mi piace per niente. Zero. Anzi, meno uno. Posso quindi dire con una certa ragionevole obiettività che è brava. Offre davvero un'ottima prova recitativa e una volta tanto posso giudicare una performance femminile a prescindere dalle doti estetiche. E se ancora non mi credete, credete almeno alla giuria del Festival di Cannes 2015 che l'ha premiata come miglior attrice della kermesse.
E se nemmeno dopo questo mi credete, guardate questa immagine in cui è senza veli. Vi sembra anche solo lontanamente sexy?
No, però è davvero brava.


Di cosa parla comunque un film che si intitola Mon Roi - Il mio re?
Del re degli stronzi, forse, o più semplicemente di una semplice – ma mica tanto semplice – storia d'amore. Un boy meets girl alla francese con lui e lei che si incontrano, si sposano, fanno un bambino e poi...
E poi lo scoprite da soli, guardando questa pellicola che ricorda altri lavori transalpini recenti come La guerra è dichiarata e Un sapore di ruggine e ossa e Travolti dalla cicogna e allo stesso tempo è molto personale e sentito. Si viene proprio trascinati dentro la storia dei due protagonisti, stiano simpatici (difficile) o antipatici (probabile). L'unica cosa che mi ha lasciato perplesso è il finale. Mi ha lasciato un po' così...


Se non ricordo male, pure il suo lavoro precedente Polisse presentava una conclusione che faceva rimanere piuttosto interdetti. Allora forse non è tanto Vincent Cassel che è il re degli stronzi. È la regista Maïwenn che è la regina delle stronze.
(voto 7,5/10)


8 commenti:

  1. Il complimento più bello che mi han fatto (un paio di volte, addirittura) è stato darmi della francese (ed era inteso davvero come un complimento), ed è stata una soddisfazione per le strade di Parigi essere fermata per avere delle indicazioni come se abitassi lì.
    Messa da parte questa premessa inutile ed egocentrica: gran bel film, gran bel Vincent, e quel finale, per quanto veloce nella guarigione, mi è comunque piaciuto.

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  2. Il cinema francese riserva sempre delle ottime sorprese...

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  3. Io mi sono sempre sentito lontano dai francesi e dalla Francia, troppo radical e spocchiosa per me: ma sarà che le volte in cui sono stato da quelle parti - Parigi in particolare - mi sono sentito peggio di quanto mi potrei sentire a Milano se non fossi milanese.
    Comunque Maiwenn è brava parecchio, dunque spero - purtroppo - di poter concordare con te sul film.

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  4. Ultimamente sto rivalutando il cinema francese... Oh, comunque Vincent Cassel non invecchia mai!

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  5. Una settimana regale su Pensieri Cannibali!

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  6. Il finale, ti dirò, l'ho trovato coerente. Non poteva essere altrimenti, dato che nessuna storia d'amore finisce mai (sembra quasi una minaccia...).
    L'unico dubbio e su come facciano le donne a trovare sexy Cassel. Capisco bravo, ma sexy...

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  7. Anch'io stravedo per i francesi, quindi lo vedrò a brevissimo.

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  8. Il finale per me è la comprensione del bambino ferito che è in lui quando parla del padre come di un "uomo elegante", rivelando la sua ammirazione e rivalità che non ha mai elaborato. Quello è il bambino ferito del suo compagno, che ormai ha raggiunto l'obiettivo di riuscire ad avere un figlio sano (all'insegnante chiede se il bambino è tranquillo) e non ha più bisogno della moglie, allontanandosi come nulla fosse. Ma lei ormai è pronta a questo.

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