lunedì 16 ottobre 2017

Wind River, il film che metterebbe i brividi pure a Elsa di Frozen





Wind River
Regia: Taylor Sheridan
Cast: Jeremy Renner, Elizabeth Olsen, Jon Bernthal, Kelsey Asbille Chow, Gil Birmingham, Julia Jones, Eric Lange, Matthew Del Negro, James Jordan


Ci sono dei film che sono semplicemente belli. Wind River rientra nella categoria. Adesso non so spiegare bene il perché, o forse ci potrei provare. Potrei dire che racconta di un caso thriller molto appassionante, con un cacciatore che vive letteralmente in culo ai lupi e una giovane recluta dell'FBI che sembra appena uscita da una puntata di Quantico che si ritrovano a investigare sull'omicidio di una ragazza di origine indiana (nel senso di nativa americana), trovata morta in mezzo a chilometri e chilometri di niente, se non neve. Il mistero non è tanto chi l'ha uccisa, ma come cacchio ha fatto arrivare a piedi fino a lì, senza manco aver preso un Uber delle nevi.
Potrei dire questo, ma così sembrerebbe soltanto una versione invernale e ambientata in una riserva indiana di Twin Peaks, e sarebbe un'impressione sbagliata. In questo caso siamo più dalle parti di Un gelido inverno (Winter's Bone), uno dei primi film ad aver lanciato la carriera di Jennifer Lawrence e per questo, ma non solo per questo, sempre sia lodato. Proprio come quella pellicola, fa sentire lo stesso freddo che ti entra dentro e si infiltra nelle ossa.


Potrei dire che un film come questo sarà particolarmente sentito e vissuto sulla propria pelle soprattutto da chi ha dei figli. Non oso nemmeno immaginare la reazione che potrà avere un presunto macho in realtà sensibilone come il mio blogger nemico Mr. James Ford. Allo stesso tempo è un film che fa sentire anche chi non ha dei figli, come se li avesse. Come se li volesse proteggere da tutta questa merda di male che c'è nel mondo, solo che è una cosa impossibile, anche per il migliore dei genitori. Anche per il più attento di loro.


Potrei dire che è una pellicola che mi ha fatto provare una vasta gamma di emozioni. Mi ha provocato tensione. Ci sono due o tre scene davvero tese girate alla grande da Taylor Sheridan, qui alla sua seconda regia dopo Vile, film del 2011 passato inosservato. Sheridan si è fatto poi notare come sceneggiatore, grazie agli script di Sicario e di Hell or High Water, e per quest'ultimo ha anche ottenuto una nomination agli Oscar. E pensare che Sicario è il lavoro di Denis Villeneuve che mi ha convinto di meno e proprio per colpa di una sceneggiatura che mi era sembrata tutt'altro che fenomenale. Con l'ottimo Hell or High Water e ancor di più con questo mi sono invece dovuto ricredere. Oh! Se mi sono dovuto ricredere. A differenza di molte altre persone, a me piace ricredermi. Mi piace quando qualcuno che non mi piaceva mi fa cambiare idea su di sé. Taylor Sheridan c'è riuscito. Perché?

Perché, stavo dicendo, Wind River mi ha provocato un sacco di emozioni. In un paio di sequenze mi ha fatto persino ridere di gusto. E poi mi ha fatto incazzare, a tratti. Con il mondo, eh, mica con il film. In più di un'occasione mi ha fatto venire i brividi. Alla fine, ma non ditelo a nessuno, mi ha anche fatto scendere qualche lacrimuccia. Qualche lacrimuccia maschile, sia ben inteso.


Ci sono dei film da tenere nel nostro cuoricino da finti duri e Wind River è uno di questi. Non si tratta però di un film strappalacrime, di quelli alla Colpa delle stelle o Io prima di te o Noi siamo tutto, che pure tanto adoro, ma voi continuate a non dirlo a nessuno. È piuttosto una di quelle visioni che possono fare sciogliere i cuori in apparenza più insensibili e in realtà mica tanto. Come le pellicole di Clint Eastwood più riuscite, solo con meno patriottismo, retorica e ragnatele addosso. Wind River sa prendersi i suoi tempi, i suoi respiri country o meglio montanari, ma quando ci deve dare dentro, ci dà dentro con un ritmo serrato ed è una di quelle visioni che lasciano il tempo per riflettere, senza che ci sia un secondo per annoiarsi. Questo non è cinema classico, come quello di Eastwood, al limite chiamatelo new classic.


Ci sono film new classic, dei classici immediati, e Wind River è uno di questi. Ci sono poi invece posti che sembrano perfetti per tirare fuori il male. Tutto il male del mondo. Posti in cui non c'è niente nel raggio di chilometri, tranne neve e desolazione. Posti che si trovano a metà strada tra Fargo e inculolandia. Posti in cui o sei il cacciatore, o sei la preda. Posti agghiaccianti, in tutti i sensi, in cui nessun agente vorrebbe investigare un omicidio, Rocco Schiavone in primis, eppure a qualcuno tocca farlo. In questo caso tocca a Jeremy Renner in versione cacciatore, un Jeremy Renner che quando viaggia lontano dagli Avengers, dalle missioni impossibili e dalle eredità di Bourne a sorpresa sa il fatto suo. Resta pur sempre un attore dalle limitate capacità espressive, però tra Wind River e Arrival quest'anno zitto zitto ha azzeccato una doppietta (non da caccia) che tanti più celebrati colleghi si sognano di notte. Tocca a lui e tocca a una lei, Elizabeth Olsen, giovane e inesperta agente dell'FBI mandata in questo posto desolato e glaciale in cui persino Elsa di Frozen si troverebbe fuori luogo.

"Questo è ancora tutto da vedere, caro Cannibal Kid..."

Avete capito bene. Non uno, bensì due Avengers in un film serio, e pure un film bello? Dove andrà a finire questo pazzo pazzo mondo?

"Jeremy, questo scatto non ti sembra uscito da un cinepanettone dei Vanzina?"

"Daje Elizabeth, che questa volta famo ancora più soldi che cogli Avengers!"

Ci sono dei film che sono semplicemente belli. Hanno come una scintilla dentro. Come certe persone, o almeno certe persone in un dato momento della loro vita, poi magari la perdono. Non si può mica tenere la scintilla accesa sempre. Tutti hanno i loro momenti top e i loro momenti down. Il regista e sceneggiatore Taylor Sheridan adesso sembra essere arrivato al top della sua carriera, e spero che questo momento d'oro continui per lui a lungo. Così come ha raggiunto il suo top il mio rapporto tra me e Nick Cave, che in passato non mi era mai piaciuto un granché e che invece ora, dopo aver pubblicato lo struggente disco Skeleton Tree con i suoi Bad Seeds, ha firmato insieme al fido compare Warren Ellis l'originale colonna sonora di questo film, che contribuisce a rendere la sua atmosfera così particolare e straniante.


Ci sono pellicole che ti arrivano, che ti penetrano sotto pelle come un proiettile. Di quelle che, dal primo all'ultimo istante, non stai a chiederti: “Hey, ma sto davvero vedendo una gran bella pellicola?”. Lo sai e basta. Wind River è una di queste.
Ci sono poi film che ti lasciano con la speranza che un giorno non dico le cose andranno bene, ma se non altro andranno meglio. Indovinate un po'? Wind River rientra anche in questa categoria.
(voto 8/10)

5 commenti:

  1. Questa interminabile sessione autunnale mi rende latitante e mi impedisce di vedere bei film (eccezion fatta per A ghost story). Già sul mio HD, questo, e non vedo l'ora che arrivi mercoledì. Quando saremo solo io, il divano e Wind River. ;)

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  2. Urca, un 8?! Devo vincere la mia ritrosia verso Jeremy Renner allora, mi aiuterà la Olsen, già lo so.

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  3. Capito, mi armo epr il recupero, grazie per la dritta! ;-) Cheers

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  4. Un post clamorosamente fordiano che potrebbe indurmi al recupero immediato di un film che sa di fordiano lontano mille miglia.
    Che ti è successo!?!? Che ne hai fatto del vero Cannibal!? ;)

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  5. Hai ragione è un film che ti gela dentro! Però ottima pellicola

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