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martedì 25 novembre 2014

BASTA CON LA VIOLENZA SULLE DONNE, PICCHIATE SOLO GLI UOMINI!





Benvenuti a un appuntamento speciale con L'indignato speciale, la rubrica mia, del solo e illustre Andrea Pompirana, oggi in via eccezionale ospite sulle pagine virtuali di Pensieri Cannibali. Oggi che tra l'altro non è una giornata qualunque. È la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.
Avete capito bene. L'eliminazione totale della violenza contro le donne. Persino quando propongono di vedere una fiction con Gabriel Garko anziché la finale dei Mondiali di Calcio.
È arrivata l'ora di dire basta alla violenza contro le donne. Non se ne può davvero più.
Vi sentite cattivi?
Ho il rimedio che fa per voi.
Contro la violenza contro le donne, sostieni anche tu la campagna “Viva la violenza contro gli uomini”.

Hai avuto una brutta giornata?
Picchia anche tu un uomo, è divertente!





E allora, cos'altro aspetti?
Grida “Stop!” alla violenza sulle donne e sostieni anche tu la campagna per la violenza contro gli uomini!

di Andrea Pompirana per PensieriCannibali.com


Ringrazio sentitamente Andrea per questo suo incredibile contributo. Passiamo ora al secondo appuntamento dedicato alla Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, la recensione cannibale del film The Gift - Il dono, che fa parte della “No More Excuses Week”, una settimana di post speciali dedicati a film che trattano il tema della violenza sulle donne cui Pensieri Cannibali partecipa insieme a tanti altri fantastici blog.
Ecco il programma completo dell'iniziativa ideata da Alessandra del sito Director's Cult.



The Gift - Il dono
(USA 2000)
Regia: Sam Raimi
Sceneggiatura: Billy Bob Thornton, Tom Epperson
Cast: Cate Blanchett, Keanu Reeves, Giovanni Ribisi, Katie Holmes, Hilary Swank, Greg Kinnear, Gary Cole, Kim Dickens, J.K. Simmons, Rosemary Harris, Michael Jeter, John Beasley
Genere: violento
Se ti piace guarda anche: Medium, Ghost Whisperer, Il sesto senso, Amabili resti

Più che un film sulla violenza contro le donne, The Gift - Il dono è l'apoteosi dei film sulla violenza contro le donne. La pellicola diretta da Sam Raimi ci offre una panoramica piuttosto esaustiva sui vari tipi di crimini contro il gentil sesso.
Che poi definirlo gentil sesso non è pur'esso un crimine?
Meglio non addentrarsi in una discussione di questo tipo. Ritiro allora subito il termine gentil sesso. L'ho usato solo per non ripetere la parola donne 50 volte. Che altro termine posso usare? Le figh... no dai, le femmine. Le femmine può andare bene?

Innanzitutto, The Gift ci propone l'esempio più classico di violenza contro le femmine: le botte da parte del marito.
Un consiglio alle donne: non sposatevi! Una buona parte dei casi di violenza avviene proprio per mano (letteralmente) dei mariti, quindi non sposatevi!
Nella pellicola, Hilary Swank si prende un sacco di botte dal marito Keanu Reeves. Il motivo?
Keanu, persi i suoi superpoteri da Eletto e mollatosi con Trinity, è fuggito in un paesino della provincia americana e s'è sposato con la Swank. Infelice della sua vita ordinaria, lontano dalle meraviglie dello splendido (o ricordo male?) mondo di Matrix, si mette a menare la povera moglie. Non contento di ciò, passa pure a prendersela con la protagonista principale della pellicola, una sensitiva interpretata da Cate Blanchett. E qui mette in atto un'altra pratica parecchio comune nei casi di violenza contro le donne: lo stalking.

"Non ci capisco una mazza di tarocchi...
Mi sa che è meglio se mi do' al poker."

Pensate sia finita qui?
No, Keanu Reeves in questo film è davvero perfido e se la cava tra l'altro bene a fare del male, quindi è un peccato che nelle pellicole gli diano spesso ruoli positivi o da eroe (causa Sindrome da Post Matrix). La sua vera vocazione è fare il villain. Il suo passo successivo è infatti addirittura quello di accusare la sensitiva Cate Blanchett di essere una figlia di Satana. Un esempio moderno di quella che in tempi antichi era stata una delle forme più bastarde e stupide di violenza contro le donne in assoluto: la caccia alle streghe. Uno può pensare che siano solo storie da film dell'orrore, o da modeste serie tv come Salem, ma in realtà la caccia alle streghe c'è stata per davvero, ed è pure durata svariati secoli. O almeno così dice Wikipedia e quindi la prendo per Verità Assoluta.


ATTENZIONE SPOILER
Quando nella cittadina di The Gift una fanciulla sparisce nel nulla, i sospetti si concentrano quindi tutti su di lui, Keanu. Tanto più che il corpo della giovane donna, che tra l'altro è Katie Holmes all'epoca in pieno periodo Dawson's Creek, viene ritrovato proprio nel laghetto di sua proprietà. Keanu Reeves finisce così in galera. Chissà perché? Sembrava un così bravo ragazzo...
Ma sarà davvero lui l'assassino di Katie Holmes, o dietro c'è qualcos'altro? Ad esempio Dawson e Pacey che, a forza di contendersela, hanno finito per farle del male? O forse è stato Tom Cruise, arrivato dal futuro per impedire alla Holmes di sposarlo e di venire a conoscenza di qualche misterioso segreto di Scientology?


Non vi anticipo ciò che succede nel film, ma vi posso dire che la risoluzione della parte thriller è piuttosto scontata. Non tanto per gli appassionati di gialli, quanto per gli spettatori di Studio Aperto. Nella maggior parte dei casi di cronaca, l'assassino è infatti lo stesso della pellicola.
Non intendo l'attore in particolare, ma la categoria che rappresenta in generale.

Oltre a una trama thriller scontata e ben poco coinvolgente, il film The Gift ci fa dono di una serie di personaggi piuttosto stereotipati e ritratti con una certa superficialità. Il pur notevole cast non può fare molto per migliorare la situazione. Così come il Sam Raimi era pre-Spider-Man non riesce a rendere le cose più interessanti, inserendo qua e là qualche momento visionario e paranormale ben poco convincente. Nonostante non abbia manco una quindicina d'anni, The Gift appare oggi un thrillerino superato, che sembra una puntata brutta di Medium o Ghost Whisperer. Se a ciò aggiungiamo dei ritmi parecchio dilatati e sonnacchiosi, il film è consigliato giusto a chi soffre di insonnia. Visto in quello stato a metà strada tra sonno e veglia, The Gift può assumere un suo certo fascino. Altrimenti lasciate perdere e dedicatevi al nuovo passatempo consigliato qui sopra dal saggio Andrea Pompirana: la violenza contro gli uomini!
(voto 5/10)

martedì 16 settembre 2014

THE GIVER – IL MONDO DEI JONAS BROTHERS





The Giver – Il mondo di Jonas
(USA 2014)
Titolo originale: The Giver
Regia: Phillip Noyce
Sceneggiatura: Michael Mitnick, Robert B. Weide
Tratto dal romanzo: The Giver – Il donatore di Lois Lowry
Cast: Brenton Thwaites, Odeya Rush, Cameron Monaghan, Jeff Bridges, Meryl Streep, Katie Holmes, Alexander Skarsgard, Taylor Swift
Genere: disteenopico
Se ti piace guarda anche: Divergent, Hunger Games, Pleasantville

Riuscireste a immaginare un mondo privo di emozioni? Un mondo senza odio, ma allo stesso tempo anche senza amore? Un mondo in bianco e nero, senza colori?
Ci riuscireste?

Certo che sì, perché è già stato fatto. Il film, splendido, era Pleasantville di Gary Ross, il regista del primo Hunger Games.


A volerlo riassumere brutalmente, The Giver – Il mondo di Jonas è la versione teen-fantasy alla Hunger Games di Plesantville, ma a sorpresa non si tratta della nuova pellicola di Gary Ross, bensì di una nuova pellicola adolescenziale dai contorni sci-fi diretta in maniera anonima dal mestierante Philip Noyce. Così come per Hunger Games o per Divergent, che ricorda ancora di più, è un film tratto da una saga young adult di successo, The Giver – Il donatore di Lois Lowry, che ha dato vita anche ad altri tre capitoli letterari che probabilmente non avranno altrettanti seguiti cinematografici, visto che questo ha fatto flop ai botteghini, dove ha raggranellato pochi verdoni. Poco male, visto che, mentre scorrono i titoli di coda, non è che si muoia dalla voglia di scoprire come proseguano le gesta dell'eroico Jonas.

Eroico?
Beh, sì, più o meno. Alla fine è la solita storia del tizio prescelto come Neo di Matrix che deve salvare il mondo dalle tenebre. O in questo caso dal bianco e nero. Il riferimento visivo principale del film, come detto, è Pleasantville, con la differenza che in quel caso l'ambientazione era quella da sitcom anni Cinquanta, mentre qui ci troviamo nel solito ennesimo (ma quanti ce ne sono?) futuro distopico sfigato.
I fan della saga a questo punto diranno che il romanzo The Giver – Il donatore era uscito negli anni '90 e quindi sono gli altri ad aver copiato e probabile che ciò sia vero. Però qui stiamo a giudicare non il libro, che non ho letto, bensì la sua versione cinematografica, arrivata con colpevole ritardo e che ormai appare come un clone meno femminista e con meno azione di Hunger Games e Divergent. Il fatto che il romanzo sia stato scritto precedentemente non ha funzione retroattiva sul film.

Vi siete mai chiesti perché tutte queste storie young adult sci-fi disteenopiche negli ultimi anni stanno spopolando?
Oltre che per arricchire le multinazionali che producono questi film, hanno una funzione benefica sul giovane pubblico a cui si rivolgono. Se il mondo circostante vi sembra brutto, i TG – anzi, i siti di informazione come Huffington Post o Vice o Lercio, perché i TG ormai li guardano solo i vecchi – trasmettono troppe immagini di guerra, e la scuola non va e una Vespa e una donna non avete, tranquilli perché arriva una saga fantasy e vi toglie i problemi. Dopo aver visto Hunger Games o Divergent o adesso The Giver, il nostro mondo non sembra poi tanto terribile. Abbiamo la libertà di scelta. Siamo liberi ad esempio di ascoltare la musica che vogliamo, tranne quando arrivano gli U2 nei nostri iPad e ci ficcano dentro le loro canzoni senza che noi gliel'avessimo chiesto. A parte questo, viviamo fondamentalmente in un mondo libero. Dove c'è la guerra, ma c'è anche la pace. Dove c'è l'odio, ma anche l'amore. Dove ci sono i colori. Dove c'è il sesso.
Una cosa che non c'è nel mondo di Jonas è il sesso.

Dopo che vi ho detto questo, scommetto che anche quella mezza voglia di vedere il film che potevate avere vi è passata, vero?
Però purtroppo è così. Nel futuro distopico immaginato dal film, i bambini vengono al mondo in laboratorio, o forse a portarli è la cicogna?!? Questo è un passaggio che mi devo essere perso.
Niente sesso, siamo young adult, grida questa pellicola. Più che il mondo di Jonas, sembra il mondo dei Jonas Brothers.
Ve li ricordate, i Jonas Brothers?
No, vero?
Eccoli qui.


Non ve li ricordate comunque?
In ogni caso, i Jonas Brothers sono stati un “memorabile” gruppo anch'esso rivolto a un pubblico young adult o meglio proprio teen per non dire tween, che per un breve periodo a cavallo tra il 2006 e il 2010 circa ha spopolato soprattutto negli USA, mentre da noi se li sono per fortuna filati in pochi. Lanciati da Nickelodeon e Disney Channel, i Jonas Brothers erano dei ragazzetti cristiani evangelici che a ogni occasione esibivano i loro anelli di castità, per mostrare al mondo che sarebbero arrivati vergini fino al matrimonio.
Ci sono poi riusciti?
Uno sì, ma solo perché ha deciso di sposarsi a tipo 13 anni o giù di lì. Gli altri due invece hanno ceduto ai peccaminosi piaceri della carne senza sposarsi. Tra l'altro uno di loro, Joe Jonas, si è fatto la country-star Taylor Swift, ai tempi altra paladina degli anelli di castità e oggi rinomato mignotton... pardon, volevo dire esponente del puttanpop.


Taylor Swift che di recente ha intrapreso anche una carriera come attrice e che ha un piccolo ruolo proprio in questo The Giver. Tutto torna. Vi sembrava che parlassi di cose a caso?
Poteva apparire così, e un po' forse lo era, ma tutto torna, nello showbiz americano, così come nei post di Pensieri Cannibali. A non tornare molto è invece la reale utilità di un film come questo. Non che sia inguardabile, per carità, si lascia seguire con piacere per la prima ora e ci sono pure dei riferimenti cinematografici niente male, non so se voluti o meno, come la slitta di Quarto potere, il volo con la bicicletta alla E.T. e i montaggi espressivi di immagini in stile Terrence Malick. La parte conclusiva scivola poi insieme allo slittino del protagonista su territori molto banali e prevedibili, però l'insieme non appare nemmeno troppo malvagio.

Pure il cast si comporta si comporta in maniera decente. Il protagonista Brenton Thwaites non è il massimo della recitazione però qui se la cava meglio che in Oculus e Maleficent, dove faceva proprio la figura del bimbominkia imbambolato. Più promettenti i suoi amichetti Cameron Monaghan in arrivo dalla serie Shameless US e la giovane gnocchetta Odeya Rush, che con quegli occhioni da cerbiatta è una potenziale nuova Mila Kunis. Ci sono poi i veterani Jeff Bridges e Meryl Streep che, per quanto appaiano annoiati, timbrano il cartellino con il loro solito mestiere, più un Alexander Skarsgard in libera uscita dall'ormai terminato – grazie a Dio – True Blood e una Katie Holmes invecchiata, ma azzeccata nella parte della tipa rigida come un palo della luce.

Nonostante la confezione impeccabile e realizzata in maniera professionale, il film oltre a puzzare di deja vu è troppo freddo e non funziona. Non come altri più riusciti e fortunati young adult recenti che ho adrato. Non riesce a creare un vero coinvolgimento come riuscivano a fare Hunger Games, probabilmente per grosso merito di Jennifer Lawrence, e Divergent, probabilmente per grosso merito di Shailene Woodley, e gli mancano le emozioni. Le stesse di cui è privo il mondo di Jonas in cui è ambientato. Gli mancano i colori capaci di rendere una pellicola di medio livello qualcosa di...

SPETTACOLARE.
(voto 6-/10)

mercoledì 18 gennaio 2012

Non avere paura del buio, ma di questo film sì

"Avrò fatto bene a sposare Tom Crociera?
In questi giorni non è che le crociere siano molto cool..."
E con il calare delle tenebre, arriva un film spaventoso.
Sì, ma non nel senso che già speravate...


Non avere paura del buio
(USA, Australia, Messico 2010)
Titolo originale: Don’t Be Afraid of the Dark
Regia: Troy Nixey
Cast: Katie Holes, Guy Pearce, Bailee Madison, Alan Dale, Jack Thompson, Julia Blake, Eliza Taylor-Cotter
Genere: case infestate
Se ti piace guarda anche: American Horror Story, Il labirinto del fauno, Monster House, Poltergeist, Insidious, Drag Me to Hell

Quando gli americani prendono l’ispirazione da un film tv del 1973 significa che sono davvero alla frutta?
Se prima di vedere questo film pensavo che a livello di creatività non fossero messi benissimo, dopo la visione direi che sono già oltre la frutta. Sono al caffè e pure all’ammazzacaffè.

Fa piacere scoprire che almeno loro a girare 'sta roba si siano divertiti.
Visto che i soli americani non bastavano, a produrre Non avere paura del buio si è scomodato persino Guillermo Del Toro, il guru della scena horror mexicana che però dai tempi del pur valido Il labirinto del fauno mi sembra che viva un po’ troppo di rendita. Per il resto che ha fatto? Mimic? Pessimo. I due Hellboy? Carini, ma niente per cui gridare al capolavoro. E poi? Doveva fare Lo Hobbit ma non ce l’ha fatta, lasciando il progetto nelle mani più capaci di Peter Jackson. Insomma, sto Del Toro non Benicio mi sembra che in quel di Hollywood abbia quotazioni più alte del suo reale valore di mercato. Mi sa che le compagnie di rating l’hanno valutato un po’ altino. Per me andrebbe declassato almeno a BBB-.
Comunque Del Toro ha deciso di cacciare fuori el denaro e pure cosceneggiare questa sorta di remake di un filmino televisivo degli anni ’70, che raccontava una storia all’epoca magari originale ma certo oggi parecchio di meno.
Qual è questa storia?

"Secondo te dovevo farmi Dawson o Pacey?"
"Machennesò, signora Crociera? Io manco ero nata ai tempi di Dawson's Creek"
Massì, la solita favoletta nera della famiglia che va a vivere in una casa misteriosa infestata da presenze ancor più misteriose. Un oscuro passato avvolge la dimora, mentre un presente incerto avvolge la famiglia, con una bambinetta che si trasferisce insieme al padre Guy Pearce, per la precisione uno svogliatissimo Guy Pearce, e la sua neomogliettina più giovane di lui, Katie Holmes, una Katie che invece si impegna persino più di quanto richiesto da un film del genere.
Se da uno spunto così stra-abusato c’è chi è riuscito a creare l’apoteosi delle case infestate, e mi riferisco alla spettacolare ed elettrizzante serie tv American Horror Story, questo Non avere paura del buio non ci prova nemmeno a sforzarsi di spostare le aspettative di una virgola.
Tra ritmi lenti, per non dire soporiferi, e una storia che non si accende mai, la visione prosegue in maniera valida giusto come viatico per il mondo dei sogni. E sappiate che probabilmente i vostri sogni saranno più interessanti e, se avete mangiato pesante, i vostri incubi risulteranno molto più spaventosi di ‘sta roba qua, in cui la tensione è un accessorio evidentemente ritenuto superfluo dal Del Toro e dal regista esordiente Troy Nixey, anche autore di fumetti e spero almeno in quello sia un pochino più bravo.

"Ma porcoddue, chi me l'ha fatto fare, a me?"
Da salvare c’è poco o nulla, direi giusto l’interpretazione di una Katie Holmes piuttosto convinta di ciò che sta facendo (ed è l’unica), mentre Guy Pearce se la prende decisamente più “easy” e a sforzarsi non ci pensa nemmeno. Se in un film la Holmes è la cosa che funziona meglio, comunque, vi potete benissimo rendere conto da soli di come tutto il resto debba essere alquanto scarsino. La bambinetta Bailee Madison, che pure mi era risultata parecchio simpatica nell’altrettanto pessimo Mia moglie per finta, non è troppo convincente e soprattutto non è inquietante. Da un film di questo tipo non mi aspetto tante cose, ma almeno un bambinetto/bambinetta inquietante sì. Invece nemmeno questo. Qui siamo sotto al minimo sindacale.
Se proprio siete patiti del genere “case infestate” allora potete anche dargli uno sguardo perché se siete patiti, oh chi vi ferma?, però non dite che non vi avevo avvisati.
Un film non tanto brutto (ma comunque di certo non bello), quanto inutile inutile inutile. Cosa che a ben pensarci forse è ancora peggiore.
(voto 4-/10)


venerdì 13 gennaio 2012

Il pene di Michael Fassbender e altre storie...

Venerdì 13 significa notte horror?
Nah, considerando che l'unico film di (in teoria) paura in uscita questa settimana è il soporifero Non avere paura del buio... Mi sa che sarà molto più spaventoso il "film" dei Litfiba!
Comunque qualcosa di interessante nel weekend cinematografico italiano lo trovate anche.
Interessante ma comunque mai quanto i commenti miei e del mio nemicoamico nemico Mr. Ford alle uscite della settimana.
Anzi, mai quanto solo i miei commenti uhahah!

Vuoi vedere il resto, Ford? E allora devi andare al cinema...
Shame di Steve McQueen
Il consiglio di Ford: un regista, un nome, un programma
Il pubblico femminile sarà già in fervente attesa del nudo di Michael Fassbender, attore di enorme talento finalmente in rampa di lancio.
Io, di mio, attendo con ansia un film che pare una vera chicca, in grado di scatenare l'ira funesta delle bottigliate o gli elogi più sfrenati: quindi correte a vederlo - specie dopo la penuria delle ultime settimane - e attendete i pareri senz'altro discordanti che riserveremo io ed il mio antagonista.
Il consiglio di Cannibal: voglio una vita come Steve McQueen, non come Mr. Ford!
Di questo film ho sentito parlare per due ragioni: la prima è quella che tutte le fan e Mr. Ford attendono con ansia, ovvero Michael Fassbender con il pistolino di fuori. La seconda è che pare sia un film giocato in maniera particolare sulla parte sonora e quindi credo sarebbe meglio vederlo in lingua originale, perché ho paura dei danni che la versione italiana potrebbe fare.
Comunque discordo con Ford sul fatto che discorderemo su questo film: secondo me ci sono buone possibilità che sia una di quelle rare visioni in grado di piacere a entrambi.

"Meglio berci su che 'sto film è più noioso de Il discorso del re"
La talpa di Tomas Alfredson
Il consiglio di Ford: non perdete tempo a spiare il Cannibale, andate al Cinema!
Come tutti voi frequentatori del saloon ormai ben sapete, non ho mai fatto mistero della mia tendenzialmente bassa opinione del noiosissimo - tolte un paio di scene - Lasciami entrare, pellicola amatissima da tutti i radical chic del mondo, quindi dovrei essere tendenzialmente refrattario all'idea di pupparmi un altro lavoro di Alfredson.
Invece non vedo l'ora di gustarmi quello che pare essere un filmone degno della miglior tradizione della spy story anni settanta nello stile del mio prediletto Tutti gli uomini del presidente o dell'originale The manchurian candidate.
Staremo a vedere.
Il consiglio di Cannibal: un film splendido… per annoiarsi
Lasciami entrare aveva ritmi lenti, è vero, ma sapeva assestare colpi micidiali quando meno te lo aspettavi, anticipando in questo film come Drive o serie come Breaking Bad. Questo nuovo film di Alfredson, che ho già visto, è ancora più lento, mooolto più lento, ma non assesta nessun colpo. Almeno non a me. È un film che sono sicuro piacerà a Ford, così come agli amanti del cinema 70s e delle storie di spionaggio da Guerra Fredda e a quelli che hanno un senso del divertimento distorto, tutti gli altri invece si possono - anzi si devono - astenere perché per quanto ben girato e interpretato è davvero uno dei film più noiosi e meno coinvolgenti che abbia visto dai tempi di… Valhalla Rising!
A breve la mia recensione…

Mr. Ford nella parte di Taylor Lautner
Succhiami di Craig Moss
Il consiglio di Ford: fatevi pure succhiare, ma non andate a vedere Succhiami
Questo mi pare proprio il classico film da teen tutti insieme a far casino al Cinema che piace tanto al Cannibale.
Così lo lascio a lui e ai suoi amichetti conigli suicidi, che si divertono tanto a lanciare i popcorn giù in platea.
Il consiglio di Ford: vampires (still) suck
Già avevano fatto Mordimi (in originale Vampires Suck), una parodia di Twilight meno divertente dell’originale e inutile perché l’originale fa molto più ammazzare dalla risate. Inutile un po’ come Qualunquemente di Antonio Albanese: come fai a parodiare la politica italiana, quando è già di per sé così comica?
Questo secondo tentativo l’hanno chiamato Succhiami (in originale era Breaking Wind) e prima o poi non potrò fare a meno di vederlo, vista la mia attrazione verso i film parodia. Però so già che sarà una cagata colossale e l’unico divertimento sarà quindi fare casino al Cinema e disturbare gli spettatori composti come Ford che fanno “Schhh, rovinate la poesia di questa scena in cui Bella lo succhia a Edward!”


"Ti manco, Dawson?"
Non avere paura del buio di Troy Nixey
Il consiglio di Ford: non abbiate paura, e fate un tentativo
Prodotto da Del Toro, questo film potrebbe quasi essere la sorpresa della settimana, andando ad insidiare Shame e La talpa come prima scelta.
Certo, potrebbe anche rivelarsi una schifezzona galattica, considerato che il suddetto Guillermo tende a tenere il meglio per se e sfagiolare gli scarti ai suoi "protetti", ma non so come, o perchè, sento di poter avere fiducia in questo film. Staremo a vedere.
"Uè sì! Perché hai sposato Tom Cruise?"
Il consiglio di Cannibal: non abbiate paura di non vederlo
Fidarsi dell’istinto di Ford è più rischioso che giocare in borsa, fidatevi di quel che dico.
Io questo film l’ho già visto ed è davvero inutile inutile inutile. Se volete buttare del tempo nel nulla, questo è il modo migliore. Una pellicola nemmeno brutta, quanto già vista, vecchia, soporifera e appunto… inutile.
A pensarci in effetti è proprio il genere di film preferito da Ford!
Nei prossimi giorni la mia recensione…





L'incredibile storia di Winter il delfino in 3D di Charles Martin Smith
Il consiglio di Ford: meglio una bella scatoletta di tonno che si taglia con un grissino.
Detesto con tutto il cuore il 3D, e detesto ancora di più i film buonisti con protagonisti gli animali in stile siamo tutti amici della Terra.
Winter, Flipper e tutti i loro simpatici compagnucci possono tranquillamente prendere il largo, e girarmi al largo.
Il consiglio di Cannibal: già solo il titolo mi fa venir voglia di annegarmi, in 3D naturalmente
Ford che detesta i film buonisti? Ma da quando???
La reazione di Ford alla scena del delfino
Io invece sì che li odio e questo non lo vedo nemmeno se me lo chiede Capitan Ford Findus in persona.









"Coraggio, una stroncatura di Ford non è poi così grave.
Quella di Cannibal invece sì..."
L'industriale di Giuliano Montaldo
Il consiglio di Ford: della crisi ne ho già abbastanza da non portarmela anche in sala.
Sinceramente, attraverso un periodo di pesante refrattarietà rispetto al Cinema italiano, e difficilmente l'ennesimo film con l'ennesimo solito protagonista da film italiano mi farà cambiare idea in proposito.
Soprattutto se si tratta della solita pellicola di pretestuosa denuncia che si risolverà nell'ennesimo finto-dramma tutto grida Muccino style.
Il consiglio di Cannibal: com’è nata la crisi? con gente che butta via i soldi producendo e vedendo film del genere!
Guardando il trailer di questo film mi è venuto in menta “La casta”, il film all’interno del film di Boris – Il film (scusate la leggera ripetizione della parola film!). E c’è pure quella “cagna maledetta” della Crescentini!
Questa pellicola secondo me rischia di essere una delle più involontariamente comiche dell’annata… E quindi potrebbe essere degna di nota per una bella rece-massacro!


"Cercavate Ford? Troppo tardi, è già passato l'accalappiacani..."
La chiave di Sara di Gilles Paquet-Brenner
Il consiglio di Ford: preferisco ricordare studiando la Storia.
Altro fenomeno che tende a solleticarmi le bottiglie è quello dello sfruttamento di eventi drammatici come la persecuzione degli ebrei nel corso della Seconda Guerra Mondiale, che quasi tutti i registi pensano possa essere sinonimo di premi nei Festival, dato che spesso e volentieri si trovano giurie codarde che non se la sentono di bottigliare pellicole che toccano certi temi.
Io, fortunatamente, non rientro nella categoria, e la giuria fordiana dice no!
Il consiglio di Cannibal: buona visione!
Come al solito Mr. Ford si ferma davanti ai suoi illimitati pregiudizi, mentre io cerco di superare i miei. Anche io davanti ai film sulla World War II sono sempre diffidente, però in questo caso sono rimasto piacevolmente sorpreso. Devo dire di essermi avvicinato alla pellicola non per la tematica storica, ma perché la colonna sonora è firmata da Max Richter, autore delle splendide musiche di Valzer con Bashir. Questa Chiave di Sara pur non raggiungendo certo quei livelli è comunque una bella riflessione sul presente che guarda al passato, con una vicenda che racconta la deportazione degli ebrei da un punto di vista diverso dal solito. Non un film fenomenale, però valido e quindi lo consiglio.
Prossimamente la mia recensione…

"Fassbender non si spoglia più. Ford, ti devi accontentare di me"
L'era legale di Enrico Caria
Il consiglio di Ford: già c'era l'ora, ora pure l'era
Il mockumentary è un genere difficile, in grado di produrre cose decisamente interessanti ed altre meno. Non saprei come catalogare questo excursus nella Napoli tutta legalità e amicizia del 2020, ma sinceramente non ho neppure troppa voglia di cimentarmici. Sarà che da Gomorra in poi l'argomento mi è cominciato a sembrare troppo sfruttato, sarà che io preferisco pensare al presente che al futuro, ma certo non parliamo della mia prima scelta della settimana.
Il consiglio di Cannibal: per me non è l’ora, né l’era di vederlo, però se vi piace il genere…
L’era legale ha un gran bel titolo, cosa davvero rara nel panorama italiano. L’argomento invece non attira granché neanche me, però se siete interessati potrebbe anche rivelarsi un mockumentary decente. Poi non ci metterei la mano sul fuoco, ma un Ford sul fuoco sì!

Il pizzetto di Pelù da solo è più esilarante di qualunque commento io possa fare...
Litfiba day (in uscita lunedì 16/01)
Il consiglio di Ford: Litfiba, (non) tornate insieme!
Come per il "film" Campovolo 2.0, direi proprio che anche in questo caso pupparsi un riepilogo dell'ultimo tour europeo di una grande band del passato ormai allo sbando sia una tortura inutile.
Meglio mettere su un loro vecchio cd e fare finta che gli ultimi anni dei Litfiba non siano esistiti.
Il consiglio di Cannibal: mi pigliate per il culo?
Cos’è ‘sta roba? Mai sopportati i Litsfiga, né ieri né oggi né sicuramente domani. Piero Pelù per me è uno dei vocalist più (involontariamente?) ridicoli e inascoltabili nella storia della musica, non solo italiana. Questa roba non voglio nemmeno sapere se è un documentario o le riprese di un concerto, di un tour o altro, perché su Pensieri Cannibali non sarà MAI il Litfiba day!


giovedì 15 settembre 2011

Kennedyci dei Kennedys?

I Kennedy
(mini-serie in 8 episodi)
Rete americana: ReelzChannel
Reti italiane: La7, History Channel
Ideatori: Stephen Kronish, Joel Surnow
Regia: Jon Cassar
Cast: Greg Kinnear, Katie Holmes, Barry Pepper, Tom Wilkinson, Diana Hardcastle, Kristin Booth, Enrico Colantoni, Charlotte Sullivan
Genere: storico
Se ti piace guarda anche: Mad Men, The Hour, Mildred Pierce

History Channel: allora, facciamo una bella mini-serie sulla dinastia dei Kennedy, però dobbiamo farla ruffiana in modo che tutti possano dire: “Ah, quanto bravi e belli e perfetti erano.”

Sceneggiatori: ma facciamogli un bello scherzetto, a quei noiosi topi di biblioteca di History Channel e andiamo a tirare fuori tutti gli scheletri dall’armadio della famiglia più potente d’America e vediamo cosa dicono.

Morale della fiaba: dopo aver commissionato la serie, History Channel si è ritrovata con un prodotto scomodo e per non fare incazzare gli amici di quella che ancora oggi è una delle famiglie più influenti e “immanicate” degli States ha deciso di non mandarla in onda. Dopo qualche mese di incertezza in cui nessuno voleva trasmetterla, nemmeno network come Showtime e Starz (quelli di Californication, Nip/Tuck, Weeds, Spartacus e altre serie piuttosto estreme, almeno per il puritano pubblico americano), finalmente la serie è stata trasmessa grazie a ReelzChannel, mentre in Italia paradossalmente è andata in onda proprio sulla versione nostrana di History Channel, prima di approdare su La7.
Questo ostracismo vi suona per caso familiare? Non è un po’ ciò che accade da noi quando si tenta di mostrare qualche prodotto scomodo riguardante un certo potente personaggio italiano?

I punti di contatto tra Silvio Berlusconi (lo so, finisco sempre lì ma è un'ossessione da cui è difficile uscire in Italia) e la famiglia Kennedy, in particolare con John Fitzgerald e suo padre Joe Senior, non sono difatti pochi e un parallelo non è poi così campato per aria:

- Come Joe, Silvio è un self-made man, anche se forse nel suo caso Craxi-made man rende meglio l’idea. Entrambi hanno fondato un vero e proprio impero economico, con l’aiutino di alcuni contatti misteriosi con il mondo della politica e della Mafia.

- Come JFK, Silvio ama la compagnia femminile e fino a qui niente di male. Solo, perché sposarsi? Perché mettere così in imbarazzo le mogli? Entrambi hanno una lunga cronaca di amanti e di scandali di tipo sessuale, la grande differenza è che uno si faceva Marilyn Monroe, l’altro Ruby Rubacuori…

- Come JFK, Silvio ha vinto le elezioni grazie ai molti soldi spesi per la campagna elettorale e grazie all’utilizzo del mezzo televisivo. JFK però doveva il suo successo alla sua telegenia e alla sua capacità di ammaliare il pubblico, Berlusconi invece lo doveva (visto l’enorme calo di consensi è giusto parlarne al passato) all’infestare le sue reti di jingle, spot e videomessaggi ben poco subliminali.

- Kennedy e Berlusconi condividono poi un cieco e totale anticomunismo, che porta il secondo a vedere rosso ovunque si giri (tra un po’ comincerà a etichettare come comunisti anche Gianfranco “Faccetta nera” Fini e Pier Ferdinando “moderatamente sono il più moderato dei moderati” Casini), mentre JFK si cacciava prima nella disfatta della Baia dei Porci e quindi si metteva a incrementare l’impegno americano in Vietnam.

Poi ci sono anche degli evidenti punti di differenza, soprattutto riguardanti l’impegno nel sostenere i diritti civili e lo stile, tutt’altro stile, di JFK rispetto al Berlusca. Ma questa serie fa dunque apparire i Kennedy come i Berlusconi d’America? In parte sì, come abbiamo visto, e allora te’ credo che negli USA ne hanno ostacolato la messa in onda, ma in parte, per loro fortuna, no.


Il grande pregio di questa mini-serie è quello di gettare uno sguardo originale e “smitizzante” alla famiglia presidenziale, con uno stile che ricorda quello della serie 24… e infatti gli autori/producer sono Joel Surnow e Stephen Kronish e anche il team, dal regista Jon Cassar fino all’autore delle enfatiche musiche Sean Callery, sono gli stessi. A cambiare sono però i ritmi, qui molto più blandi rispetto all’adrenalinico action con Kiefer Sutherland.
Una scelta discutibile, ma di certo voluta, è quella di concentrarsi unicamente all’interno della famiglia, senza gettare uno sguardo sui cambiamenti della società in corso negli anni ’60, che rimangono un po’ sullo sfondo. Una scelta che comunque ci fa capire come spesso i politici, e i potenti in generale, vivano come in un mondo a parte rispetto a noantri comuni mortali.

Convincente, ma con qualche riserva, il cast: Greg Kinnear è bravo, però non possiede lo charme di John Fitzgerald Kennedy, qui ritratto in versione molto Don Draper di Mad Men, infedele per natura più che per scelta; un JFK spinto in politica dalle ambizioni del padre più che da una reale passione e in effetti non ne esce benissimo dall’immagine scattata da questa serie. Eppure alla fine è proprio la sua imperfezione e umanità a renderlo più simpatico rispetto alla solita figurina da Grandissimo e Perfetto Presidente che gli veniva cucita di solito.
Benino anche Katie Holmes: si vede che si è applicata e ha studiato le mosse e il modo di parlare di Jacqueline Kennedy, anche se io continuo a vedere in lei sempre una certa dawson di joeypotteraggine. Sarà che forse con Tom Cruise vive una situazione non troppo dissimile di matrimonio di facciata (chissà?), ma comunque riesce a rendere bene il personaggio della moglie continuamente tradita e consapevole delle infedeltà del marito, che continua comunque ad amare, con una tragicità che ricorda da vicino Betty Draper. Sì, ancora Mad Men, d’altra parte se oggi si parla di anni ’60 non si può non guardare a Mad Men come esempio supremo…
Tom Wilkinson nella parte del patriarca della famiglia Kennedy, Joseph Senior, risulta odioso e quindi la sua parte possiamo dire sia pienamente riuscita; è lui infatti il personaggio più sgradevole della famiglia, visto che ha un atteggiamento ambiguo nei confronti di Hitler (e questa cosa, che pure non ha tutto questo risalto all’interno della serie, dev’essere stata una delle ragioni principali del boicottaggio di History Channel), intrattiene rapporti ancora più ambigui nei confronti della Mafia (in cui è coinvolto anche Frank Sinatra) e, ciliegina sulla torta, lobotomizza la figlia “pazza”. Proprio un bel personaggino, insomma.
Dall’altra parte, il migliore è invece Bobby, da quel che emerge in questa biografia non autorizzata, l’unico a capirne davvero qualcosa e ad avere una reale passione politica (e non solo passione per il potere) tra i Kennedy. Ammirevole poi la sua capacità di rimanere fedele alla moglie, da cui ha ben 11 figli, rifiutando (almeno nella serie) le avance di Marilyn (sarà davvero andata così?). A interpretarlo c’è il migliore del cast, un Barry Pepper grandioso, che riporta in vita il personaggio che avrebbe davvero potuto portare il cambiamento tanto auspicato per gli Stati Uniti e che invece…

Famiglia fortunatissima per certi versi, sfortunatissima per altri, l’epopea dei Kennedy è rivissuta in maniera azzeccata da questa mini-serie che mescola pregi e difetti, note positive e note negative, fortune e sfortune, che infastidisce per alcuni aspetti ma alla fine, e che diamine, finisce per farci affezionare ai suoi personaggi. La serie, proprio nella sua imperfezione, centra così in pieno il non facile obiettivo: farci capire perché sono stati (e sono ancora) tanto odiati quanto amati, questi maledetti Kennedy.
(voto 7/10)

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