lunedì 29 gennaio 2018

Chiamami col tuo nome, dato che il mio è impronunciabile





Chiamami col tuo nome
Regia: Luca Guadagnino
Cast: Timothée Chalamet, Armie Hammer, Michael Stuhlbarg, Amira Casar, Esther Garrel, Victoire Du Bois, Vanda Capriolo


Timothée Chalamet ha un problema. È confuso riguardo ai suoi gusti sessuali?
No, ha un nome impronunciabile. Timothée Chalamet, appunto. Se sono riuscito a scriverlo è soltanto grazie al copia/incolla fatto da IMDb.
I suoi genitori hanno scelto questo nome dietro suggerimento della nonna. Al telefono, la donna ha consigliato di chiamarlo “Tim o Ted”, solo che la telefonata era molto disturbata e così i genitori hanno capito: “Timothée” e a lui è toccato 'sto nome, ad aggiungersi a un cognome che di suo già non era tra i più facile da pronunciare, almeno se non sei un francesone DOC.

Il regista Luca Guadagnino non è un francesone DOC di certo. È palermitano e quindi nel suo film Chiamami col tuo nome ha affidato all'impronunciabile Timothée Chalamet un nome più semplice: Elio.

"Ottima scelta."

Che tipo di film è, Chiamami col tuo nome?
Potremmo definirlo un film gay, però potrebbe essere una cosa discriminatoria. Di sicuro sarebbe limitante. È un film sulla sessualità a 360°, non solo a 90°.
Questa era una battuta discriminatoria?
No, dai!


Chiamami col tuo nome è un boy meets boy movie ambientato nell'estate del 1983. La storia dell'incontro tra Elio (Timoteccetera) e un giovane professore americano, 'mmericano, 'mmericano, Oliver interpretato da Armie Hammer, attore lanciato da The Social Network che ha una fissa (mmm... sessuale?) per i registi italiani, si veda pure Mine di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro. Inoltre Hammer è stato anche il Principe Azzurro in Biancaneve di Tarsem Singh. Il classico bellone americano, insomma, con in più un tono di voce alla Don Draper di Mad Men e una gran sicurezza in se stesso. O almeno così pare. La realtà è sempre più complessa di quanto possa apparire in superficie. Sembra il classico americano, ma non lo è, visto che è intelligente e acculturato. È un'affermazione discriminatoria pure questa?


Lo stesso vale per il film. Chiamami col tuo nome sembra un film gay, ma come detto è una definizione limitante. Tutte le definizioni lo sono. È forse per questo che nella pellicola la parola gay non viene quasi mai utilizzata. Giusto una volta e per altro non riferita ai protagonisti. Nemmeno vengono usati altri termini come frocio o sinonimi dispregiativi vari. Si preferisce non attribuire etichette. L'amore è amore. Ho detto una banalità?
Ok, la smetto, anche perché il film non lo fa. Evita qualunque banalità. Si tiene alla larga da ogni cliché. A differenza di praticamente qualunque altro lavoro a tematica omosessuale, qui non si parla di discriminazione. Non c'è il bullismo. Per una volta non viene mostrato quanto sia brutto, difficile, un fardello essere gay. Viene mostrato quanto è bello essere innamorati. Ma anche quanto è brutto, difficile e un fardello essere innamorati.


Se proprio vogliamo dare una definizione, Chiamami col tuo nome è un incrocio tra un film coming of age e una romcom. Più che affine ai sentieri battuti dai film a tematica LGBT, è una pellicola sulla crescita, sulla scoperta del sesso e di se stessi come Io ballo da sola, solo più queer e più 80s e con meno rabbia adolescenziale anni '90 rispetto alla pellicola di Bernardo Bertolucci. Ed è una commedia romantica. Non proprio di quelle con Julia Roberts e Meg Ryan, diciamo che l'atmosfera è più da romcom indie dei giorni nostri, piena di dialoghi e riferimenti radical-chic, ma tutto sommato molto genuina.
Se andiamo a vedere ci sono anche echi di Lolita, in chiave maschile, visto che Oliver ha 24 anni mentre Elio appena 17. Fatto che negli Usa non ha mancato di generare polemiche, soprattutto nel periodo post-Kevin Spacey, cui Armie Hammer ha replicato dicendo: “Non abbiamo fatto un film predatorio o salace. E poi, d'accordo o meno, tecnicamente in Italia l'età del consenso è 14 anni”.

"Armie, lo sai che c'è gente che è stata accusata di molestie per molto meno, vero?"

Gli italiani che hanno successo all'estero in genere non hanno vita facile da noi e Guadagnino, che già era molto richiesto a Hollywood e dintorni e dopo questo film lo è ancora di più, potrebbe andare incontro a un trattamento ostile da parte di una parte della critica nostrana che già in passato non gli voleva bene. Qualcuno potrà dire che l'esaltazione degli americani sia stata eccessiva, magari dovuta al fascino esotico dell'ambientazione nell'Italia anni '80, e c'è chi la vedrà come una romcom di formazione dai toni persino troppo leggeri per ambire a essere un filmone da Oscar, come se per esserlo si dovesse per forza girare dei presunti filmoni finto impegnati ambientati durante la Seconda Guerra Mondiale come Dunkirk.

"Che palle vivere nel 1983. I blog ancora non c'erano e ci toccava leggere sulla carta stampata, pensate un po'."

Qualcuno sosterrà che racconta una storia tutto sommato ordinaria, invece non lo è per niente. Come dice il padre di Timoth... di Elio, non tutti hanno la fortuna di vivere una relazione del genere. A essere fuori dall'ordinario è poi il modo in cui viene messa in scena. Dai titoli di testa artistici alla ripresa fissa del finale, c'è uno zampino autoriale ben presente in ogni istante. Luca Guadagnino, grazie a lui c'è più gusto a essere italiani.


È splendido il suo tocco in ogni sequenza. È delicato nel raccontare la relazione dei due protagonisti. Va per gradi. Non ha la voglia di stupire a tutti i costi, ma nemmeno si tira indietro quando c'è da farlo. D'altronde è uno che ha pur sempre girato il controverso Melissa P.. È raffinato e allo stesso tempo sa essere sensuale. I momenti più intimi di Timoth... Elio e di Armie Hammer/Oliver sono vissuti con grande trasporto dai due attori. Questo film è un ottimo test per mettere alla prova i vostri gusti sessuali. Se non vi viene voglia con le scene di Elio e Oliver, difficilmente proverete mai attrazione nei confronti degli uomini. Io ho avuto la conferma di essere noiosamente eterosessuale, visto che mi sono arrapato soltanto nella scena in cui si spoglia la tipa francese che si fa Elio, Marzia, interpretata da Esther Garrel, giovane attrice già vista in 17 ragazze e L'Apollonide – Souvenirs de la maison close, che tra l'altro non è nemmeno tutta 'sta gran gnocca. Non c'è letteralmente un cazzo da fare, sono una persona semplice: vedo una fighetta francese nuda e mi eccito.


Qualcun altro potrà muovere nei confronti del film le stesse obiezioni che aveva ricevuto La vita di Adele di Abdellatif Kechiche, il vincitore della Palma d'Oro al Festival di Cannes 2013 che metteva in scena la relazione tra due ragazze. C'è chi ha detto che, se si fosse trattata di una storia eterosessuale, non se la sarebbe filata nessuno. Okay, va bene, però è un po' come dire che se Arrival avesse parlato del contatto tra Amy Adams e degli esseri umani, anziché degli alieni, non se lo sarebbe filato nessuno. La componente sessuale e omosessuale è così forte in lavori come La vita di Adele e Chiamami col tuo nome che immaginarli senza significa non aver colto la loro essenza.

Ma quindi questo Chiamami col tuo nome è un film gay o non gay, ordinario o straordinario?
È un film che racconta una storia di straordinaria ordinarietà con un sapore da classico istantaneo e che parla di una storia gay in maniera non troppo gay, chiaro? È una pellicola che non punta a stupire, ma che finisce per stupire per la sua complessa semplicità. È una visione in cui chiunque, chiunque sia mai stato giovane e innamorato una volta almeno, può ritrovarsi. È un film universale, in pratica. Scusate se è poco.


Un paio di cose che non mi hanno convinto al 100% comunque ci sono, a voler proprio fare i pignoli, che alla fine anch'io sono sempre italiano e quindi a questo connazionale che fa tanto il figo all'estero qualcosa bisogna pur dirla, ché c'è da farlo tornare coi piedi per terra prima che si monti troppo la testa. La prima è il monologo/sermone nella parte finale del padre, Mr. Perlman (il coeniano Michael Stuhlbarg), un po' verboso, un po' eccessivo per una pellicola che fino a quel momento aveva saputo parlare dell'amore più con le immagini che con le parole. D'altra parte, words don't come easy to me.
La seconda è l'uso della canzone “Radio Varsavia” di Franco Battiato nella scena di Elio che si fa una pesca. Sì, se la fa in senso sessuale. Una sequenza che con un'altra colonna sonora si sarebbe potuta immaginare in un film goliardico alla American Pie e che invece così, accompagnata da un pezzo politico e ben poco sexy, ha un effetto straniante. È per questo che l'ha utilizzata?


Per il resto ogni momento della colonna sonora è perfetto. Spiccano in particolare i sognanti brani originali composti dal cantautore Sufjan Stevens, Mystery of Love e Visions of Gideon, la dolce cascata di note di “Une barque sur l'océan” di Andre Laplante che accompagna i giri in bici dei protagonisti, e il pezzo tormentone anni '80 “Love My Way” degli Psychedelic Furs. Nel precedente sottovalutato lavoro di Guadagnino A Bigger Splash c'era una scena stupenda di Ralph Fiennes (attore che in genere non mi fa impazzire) che ballava come un pazzo sulle note di “Emotional Rescue” dei Rolling Stones. Qui il regista italiano conferma di avere un talento particolare nel riprendere i suoi attori mentre danzano. Timothée Chalamet mette in mostra dei passi degni del ballerino dello spot Tim, mentre Armie Hammer che in ben due occasioni si esalta come un bambino quando partono le note di “Love My Way” è qualcosa di favoloso.



C'è così tanta vita in quelle due scene accompagnate dalla musica degli Psychedelic Furs, così come nei dialoghi appassionati su Craxi e la situazione politica italiana anni '80 e in generale in ogni momento che definirlo solo un film gay, o un film d'amore, è davvero troppo limitante. Chiamami col tuo nome è un'opera d'arte ricca di emozioni e di bellezza che resta dentro anche al termine della visione.

Scusate, ora devo andare a fare una chiamata.

“Cannibal Kid, Cannibal Kid, Cannibal Kid, Cannibal Kid, Cannibal Kid, Cannibal Kid.”

Pronto? Ma che vuoi??? Guarda che se non la smetti con queste chiamate chiamo la polizia!

Ecco. Chiamami col tuo nome è bello, però non dategli retta. Se nella vita reale chiamate qualcuno col vostro nome, le cose non vanno proprio come nel film.
(voto 9/10)



11 commenti:

  1. Chalamet non vincerà perché nessuno sa chiamarlo, lo sapevo!
    Per il resto: gran film, gran post (mica così scemo, eh). :)

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  2. Stranamente concordiamo. Gran film davvero.

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  3. Mi sveglio e trovo 3 recensioni su sto film. Recepito il messaggio, devo recuperarlo!

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  4. A me non è piaciuto molto. Non mi ha emozionato per niente. Se devo dirla tutta, mi ha annoiata un po'.

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  5. Concordiamo praticamente su tutto tranne che sul voto! :D

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    1. Anzi scusa no, perché a me il dialogo col padre mi pare azzeccato, proprio perché il padre è logorroico e non ce lo avrei visto a dirgli solo "dai, starai meglio"

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  6. Un film così bello che tira fuori il meglio di te:

    Ma quindi questo Chiamami col tuo nome è un film gay o non gay, ordinario o straordinario?
    È un film che racconta una storia di straordinaria ordinarietà con un sapore da classico istantaneo e che parla di una storia gay in maniera non troppo gay, chiaro? È una pellicola che non punta a stupire, ma che finisce per stupire per la sua complessa semplicità. È una visione in cui chiunque, chiunque sia mai stato giovane e innamorato una volta almeno, può ritrovarsi. È un film universale, in pratica. Scusate se è poco.

    Ecco, questo copia/incolla rappresenta in pieno il film, che già vorrei rivedere, per struggermi un altro po'.

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  7. Bellissimo, delicato, non gli manca veramente niente.

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  8. Bello bello e se fossi un uomo gay mi farei una bella trombata con Oliver, direi che Hammer e' stato convincente!

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  9. Ho paura nel vederlo... Voglio esser sincero. Spero che non mi deluda

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  10. Il nostro punto di vista è come al solito divergente su molte cose: per una volta, però, sono contento non lo sia rispetto al valore di quello che sarà uno dei film dell'anno. ;)

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