Ecco, bravi. Io non tanto. Da quel che ricordo, comunque, in seguito a uno scontro con dei criminali, un valoroso poliziotto finisce mezzo morto. Le parti mutilate del suo corpo vengono allora sostituite da parti robotiche ed è così che nasce RoboCop, un superpoliziotto mezzo umano e mezzo droide.
Bene. Grande idea. Ma sapete quale sarebbe un'idea ancora migliore?
Al posto di un poliziotto uomo, prendere una donna e realizzare una RoboGirl. Non una donna qualunque, però. Una strafiga.
Cast: Juliette Binoche, Kristen Stewart, Chloe Grace Moretz, Johnny Flynn, Angela Winkler, Lars Eidinger, Hanns Zischler, Claire Tran, Brady Corbet
Genere: metacinematografico
Se ti piace guarda anche: Maps to the Stars, Birdman, Demonlover, Il mistero dell'acqua
Ci sono cose che uno non si immaginerebbe mai di dire in tutta la sua vita.
Cose tipo: “Maurizio Gasparri ha detto proprio una frase intelligente!”.
Oppure tipo: “Che bello l'ultimo film di Paolo Ruffini!”.
O ancora tipo: “Kristen Stewart è davvero un'ottima attrice!”.
Quanto alle prime due, niente è cambiato e credo non cambierà mai. La terza invece mi sono ritrovato con mia somma sorpresa a gridarla, al termine della visione di Sils Maria. Che poi è un'ingiustizia, giudicare un'attrice, o in generale un artista, soltanto per il suo lavoro più noto. Come se Kristen Stewart fosse Bella Swan. Come se il fatto che Twilight sia una cagata pazzesca implichi che la colpa sia della Stewart. Come se il fatto che in quella serie di film reciti sempre peggio, fino a raggiungere in Breaking Dawn - Parte 1 e 2 livelli agghiaccianti, significhi per forza che come attrice non valga niente. O come se il fatto di aver recitato in una saghetta vampiresca commerciale significhi che sia insignificante come il personaggio che ha portato sul grande schermo.
Se ti piace guarda anche: The English Teacher, L'attimo fuggente, La classe, Detachment - Il distacco, L'onda, Il papà migliore del mondo, I liceali
Words and Pictures è un film che parla del confronto/scontro tra parole e immagini.
Sono più efficaci le prime o più potenti le seconde?
La risposta varia a seconda delle occasioni.
Per raccontarvi la trama della pellicola, ad esempio, è meglio usare le parole.
Clive Owen è un talento letterario non del tutto espresso che fa il frustrato professore di lettere in un liceo di una cittadina di provincia. Secondo qualcuno ha un problema con l'alcol, secondo lui invece non è un problema, “è un hobby”. La sua vita senza troppi stimoli subisce una scossa con l'arrivo come insegnante di arte di Juliette Binoche, pittrice di fama mondiale che se la tira poco. Anche lei ha qualche problemino, non con l'alcol, ma fisico. Tra i due nasce un rapporto conflittuale. Intendo letteralmente conflittuale. I due cinici prof usano i propri allievi per una battaglia personale a sostegno delle loro opposte tesi: secondo Juliette Binoche le immagini hanno un valore maggiore rispetto alle parole, mentre Clive Owen sostiene il contrario. I due si sfidano così a colpi di compiti e iniziative che stimoleranno gli studenti della scuola, oltre che loro stessi, come non accadeva da molto tempo. Cosa succederà poi tra i due scontrosi insegnanti? Il loro rapporto di odio si trasformerà in amore?
Per presentarvi meglio i due protagonisti, a questo punto le immagini sono più efficaci.
Ecco Clive Owen alle prese con il suo hobby preferito.
Ed ecco Juliette Binoche in tutto il suo radicalchicchismo artistico.
Per un giudizio sul film, è più semplice tornare alle parole.
Words and Pictures è una pellicola che si va a infilare alla perfezione nel filone dei film sulla scuola, di cui L'attimo fuggente rappresenta il modello irraggiungibile, e di cui più di recente si sono visti altri validi rappresentanti, come Il papà migliore del mondo sempre con Robin Williams, oppure The English Teacher con Julianne Moore e Detachment - Il distacco con Adrien Brody. Pellicole che, più che sugli studenti, si concentrano sui professori. Qui sta il pregio, così come il limite principale di questo Words and Pictures. Punta tutto sui due insegnanti protagonisti e loro non deludono. Clive Owen dopo la strepitosa interpretazione in Closer di Mike Nichols è sempre rimasto una promessa del cinema non del tutto mantenuta ma qui, riprendendo un po' quel memorabile ruolo da stronzone sbruffone, convince parecchio. Così come Juliette Binoche, che non ho mai sopportato molto, è azzeccata nella parte della prof di arte stronza, sarà un caso? E sarà un caso che le prof di arte in genere sono tutte stronze?
In questo One Man & One Woman Show non vi è però spazio per nessun altro, con tutti i personaggi comprimari che rimangono sullo sfondo, in particolare i poveri studenti che non riescono a emergere al confronto delle due ingombranti figure dei professori. Sembra una rappresentazione perfetta del mondo di oggi: i vecchi non ne vogliono proprio sapere di farsi da parte per lasciare spazio ai giovani. Al di là di questo, il film offre anche e soprattutto vari spunti per ragionare sul confronto tra letteratura e arti visive.
Words and Pictures è un film che stimola a livello intellettuale e in più è una commedia che si lascia guardare con grande piacere. Tutto bene, quindi?
Per due terzi sì. Peccato che poi nella parte finale la pellicola svacchi del tutto.
ATTENZIONE SPOILER
Innanzitutto, il rapporto tra Clive Owen e Juliette Binoche prende una piega sentimentale. Svolta del tutto prevedibile e scontata che invece veniva ad esempio evitata con grande intelligenza nella migliore non-commedia romantica dell'anno, Tutto può cambiare con Mark Ruffalo e Keira Knightley.
Se questa scelta di sceneggiatura è d'altra parte inevitabile nel 90% dei film di questo tipo e quindi si può ancora perdonare, ciò che fa davvero girare le scatole è il moralismo e il buonismo in cui scade tutta la parte conclusiva. Il film se la prende facilmente con l'alcol, visto come unica causa dei problemi di Clive Owen e non come il sintomo di qualcosa di più profondo, e in più la sfida Parole VS. Immagini si risolve in un fabiofaziesco pareggio e in un fastidioso volemose bene finale.
FINE SPOILER
Words and Pictures è allora un film assolutamente guardabile, da consigliare soprattutto agli appassionati di pellicole a tema scolastica, però è anche un'occasione mancata per realizzare una riflessione davvero efficace sull'insegnamento e sull'arte, anziché la solita scontata romcom. Tutta colpa della mezz'ora conclusiva. Come rendere meglio l'idea?
Per descrivervi la parte finale della pellicola, credo che un'immagine valga, come si suol dire, più di mille parole.
Cast: Bryan Cranston, Juliette Binoche, Aaron Taylor-Johnson, Elizabeth Olsen, Ken Watanabe, David Strathairn, Sally Hawkins, Godzilla
Genere: mostruoso
Se ti piace guarda anche: Transformers, Pacific Rim, gli altri film su Godzilla
Un cantante non è un grande cantante senza grandi canzoni. Pensate ad Adele. Immaginate se dovesse interpretare dei brani scritti da Kekko dei Modà. Altroché Grammy. Vincerebbe una testata.
Lo stesso vale al cinema. Un attore non è un grande attore senza un grande personaggio da interpretare. Vedi Bryan Cranston nei panni di Walt White nella pluripremiata e pluritelegattata serie Breaking Bad e pensi che quell’uomo potrebbe fare di tutto. Quell’uomo si merita tutti gli Emmy ed Oscar del mondo. Quell’uomo è un attore fenomenale.
Poi vedi Bryan Cranston in Godzilla e pensi…
Va beh, ma quand’è che inizia Better Call Saul, lo spin-off di Breaking Bad?
Non che sia degna di un Razzie Award, però l’interpretazione di Bryan Cranston in Godzilla è decisamente anonima. Sembra un attore come tanti. E l’interprete di Walt White – Walt White, cazzo! – non può apparire solo come uno tra tanti.
Con quel parrucchino in testa a metà strada tra Nicolas Cage e Antonio Conte poi non si può vedere!
Sono partito da Cranston, ma il discorso può benissimo essere esteso all’intera pellicola. Pellicola?
Diciamo una rottura di balle durata due ore che parte con ritmi lenti e i soliti drammi famigliari che vorrebbero essere toccanti ma sanno solo di già visto e fino a qua sarebbe ancora una noia tollerabile. Nella seconda parte il film si trasforma invece nel classico action catastrofico, con scene tra Jurassic Park dei poveri (si fa per dire, visto che il budget della pellicola è di $160 milioni) e un film a caso di Michael Bay, giusto un po’ meno concitato e tamarro.
In mezzo a personaggi umani stereotipati e a creature mostruose (che poi il Godzilla del titolo compare meno degli altri due kaiju del kazzo), non sono riuscito a trovare un solo anche vago motivo per provare interesse nei confronti del film. Colpa mia?
Può darsi. O magari è colpa di un’industria che appiattisce tutto e produce una serie di prodotti per il grande pubblico uno uguale all’altro.
Sono partito da Godzilla, ma il discorso può benissimo essere esteso all’intera Hollywood. I grandi studios stanno attenti a ciò che accade intorno a loro. Seguono le pellicole indie, le serie tv più cool in circolazione, quello che capita nei Festival. Seguono tutto e cannibalizzano tutto. Prendono l’attore più fenomenale del piccolo schermo degli ultimi anni, Bryan Cranston, e lo mettono insieme a un paio tra i giovani più promettenti visti sul grande schermo di recente, il Kick-Ass Aaron Taylor-Johnson e la Elizabeth Olsen fenomenale di La fuga di Martha e Silent House. In più, a dirigere il tutto ci mettono Gareth Edwards, uno che con il suo film d’esordio Monsters aveva raccolto un sacco di elogi, assolutamente meritati.
"OOOH, quanto ce l'ha grosso, quel Godzilla...
ehm volevo dire, quanto è grosso, quel Godzilla!"
"OOOH, ce l'ha più grosso di Rocco Siffredi...
ehm volevo dire che è più grosso dei mostri di Pacific Rim!"
Hollywood fa così. Prende i grandi talenti del cinema “piccolo”, il cinema indie, e li fa giocare in serie A. Una serie A a livello di budget, di incassi e di visibilità che corrisponde però a una serie Z in termini di qualità. C’è da chiedersi perché prendere dei talenti del genere per trasformarli poi in dei mestieranti qualunque. Tanto vale a questo punto assumere direttamente un Michael Bay, che sai già che è scarso e il risultato (ai botteghini) te lo porta a casa comunque. Invece no. Per colpa di Hollywood, il Gareth Edwards sorprendente di Monsters al suo secondo film è già diventato l’ombra di se stesso.
Come, e ancora peggio, quanto capitato di recente ad altri promettenti giovani registi, il cui portafogli sarà anche stato profumatamente riempito, ma cui contemporaneamente è stata svuotata del tutto la creatività. Penso a Marc Webb, che all’esordio mi aveva folgorato con lo scoppiettante e delizioso (500) giorni insieme e poi se n’è andato a dirigere gli spenti e poco amazing reboot di Spider-Man. E penso a Neill Blomkamp, autore di una delle migliori pellicole sci-fi recenti, District 9, subito dopo chiamato a fare una banale marketta commerciale per il divo Matt Damon con il banale Elysium.
Tutti registi esordienti scoppiettanti. Tutti già scoppiati al secondo film. A Garreth Edwards è andata ancora peggio rispetto ai colleghi. Ha diretto senza personalità il classico blockbuster di cassetta. Peccato che le cassette ormai siano estinte e sarebbe bello se pure i mostri alla Godzilla lo fossero.
Quello che purtroppo non è estinto è il cinemone mostruoso dei mostroni giganti, dei Transformers, dei Pacific Rim e dei Godzilla. Purtroppo, a quanto pare è questo quello che vuole la ggente. È questo che vuole Hollywood. Solo, non è quello che voglio io.
Cast: Steve Carell, Juliette Binoche, Dane Cook, Alison Pill, Britt Robertson, Marlene Lawston, John Mahoney, Dianne Wiest, Emily Blunt, Jessica Hecht, Matthew Morrison, Sondre Lerche
Genere: reale
Se ti piace guarda anche: City Island, Non dico altro, Little Miss Sunshine, Cercasi amore per la fine del mondo
C'è una scena, all'inizio de L'amore secondo Dan, che dice tutto sul film. È il momento del primo incontro tra il protagonista, un vedovo di mezza età con tre figlie femmine interpretato da Steve Carell, e la sofisticata mora francese Juliette Binoche. Lui si finge impiegato come commesso nella libreria in cui lei entra e le chiede che tipo di libro sta cercando. Lei risponde che cerca “qualcosa di divertente, ma non necessariamente di tipo AH AH AH, risate a crepapelle. Non tipo eccessivo sarcasmo sulle persone, ma piuttosto qualcosa di umanamente divertente. E anche che possa prendere alla sprovvista, sorprendere e allo stesso tempo farti riflettere sul fatto che ciò che pensavi non solo era giusto nel modo sbagliato, ma che quando sbagliavi c'era qualcosa di giusto nel tuo sbaglio. La cosa più importante è che voglio esserne completamente travolta e allo stesso tempo non voglio. Insomma, mi piacerebbe sentire un profondo legame con qualcosa.”
"Mi stai consigliando un libro di Moccia? AH AH AH! Ma quanto sei simpatico?"
"Veramente non stavo scherzando..."
L'amore secondo Dan non è un libro bensì un film, ma corrisponde alla perfezione alla descrizione fatta da Juliette Binoche. Se Steve Carell anziché un libraio si fosse finto commesso di un negozio di videonoleggio, ammesso e non concesso ne esistano ancora, avrebbe potuto consigliarle il film di cui sono protagonisti proprio loro due e avrebbe fatto centro. Non è un'impresa facile racchiudere in una pellicola sola tutte queste caratteristiche, eppure così è con L’amore secondo Dan.
La sceneggiatura non rappresenta niente di nuovo sotto il sole. È quasi interamente costruita intorno a Steve Carell che deve nascondere al fratello Dane Cook, comico non troppo comico popolare soprattutto negli USA, di essersi innamorato della sua fidanzata, la Juliette Binoche incontrata nella sopra citata scena della libreria quando ancora non sapeva che fosse già impegnata con il fratello.
Si tratta di un altro, l'ennesimo triangolo sentimentale proposto dal cinema recente, solo che questa volta non ci sono di mezzo vampiri, licantropi o altri mostri vari. Grazie a Dio e grazie a Satana! I tre protagonisti di questo triangolo saranno costretti a stare tutti insieme, vicini vicini, durante un weekend in famiglia in cui sono presenti anche le tre figlie di Steve Carell, ovvero la gnocchetta teen Britt Robertson vista nelle serie Life Unexpected, The Secret Circle e Under the Dome, la indie girl Alison Pill già beccata in Scott Pilgrim Vs. the World, The Newsroom e Milk, più la bambinetta Marlene Lawston mai vista prima. Il tutto arricchito dalla comparsata di un'altra mora interpretata da Emily Blunt che si inserirà nel triangolo sentimental-famigliare e contenderà Carell alla Binoche.
"Davvero preferisci quella francese secchiona a moi?"
Questa grande riunione di famiglia per fortuna non si trasforma però in una farsa come succede nel pessimo Big Wedding, nonostante i presupposti ci fossero pure. E qui di nuovo c'è da ringraziare Dio e pure Satana!
Nonostante una combinazione di situazioni e di personaggi (lo scrittore tormentato, il fratello superficiale, la francese giramondo e acculturata) già visti e già abusati, L'amore secondo Dan è un film estremamente vivo. Riesce a essere carino, ma non un cariiino stucchevole. Un carino nel senso di piacevole, di sentito, di bello. Con una nota di merito per la piacevole colonna sonora firmata dal cantautore norvegese Sondre Lerche, che appare pure come cantante nella scena sui titoli di coda.
Rispetto a molte altre romcom americane, il suo grande merito è quello di essere un film che non sa di plasticoso. Fa sorridere, ma non ridere AH AH AH, ed emoziona in maniera genuina e gentile. Dan in Real Life, dice il titolo originale come al solito ben più efficace della banale scelta italiana, è proprio così e fa “sentire un profondo legame con qualcosa”. Per quanto romanzata e per quanto rientri pur sempre all'interno della categoria commedia sentimentale con tutti i suoi stereotipi annessi e connessi, questa è la vera vita di Dan. Un personaggio da amare, protagonista di un piccolo film indie da amare.
"Sdoppiati o meno, questi orecchini fanno cagare comunque!"
Copia conforme
(Francia, Italia, Belgio 2010)
Titolo originale: Copie conforme
Regia: Abbas Kiarostami
Cast: Juliette Binoche, William Shimell, Jean-Claude Carrière, Agathe Nathanson
Genere: boy meets girl, o meglio middle-age man meets middle-age woman
Se ti piace guarda anche: Prima dell’alba, Before the Sunset - Prima del tramonto, Beginners
Cosa è originale? Cosa è una copia?
È da questa riflessione eterna che coinvolge il mondo dell’arte da che tempo è tempo, da che mondo è mondo, che prende le mosse il film Copia conforme.
Il protagonista maschile di questa originale pellicola sentimentale è uno scrittore, autore di un libro proprio su questo argomento, in cui sostiene l’insostenibile tesi che una copia possa essere meglio dell’originale.
È un tema ostico. Se vedo un’opera che credo originale e poi scopro che si tratta solo di una copia, il valore che do all’opera in questione deve cambiare? È una cosa che mi sono chiesto a proposito di Silent House, horror americano originale, originalissimo. Peccato che al termine della visione andando a cercare info sono andato rapidamente a scoprire che trattasi dell’instant remake di un recentissimo film uruguayano.
E allora l’entusiasmo nei confronti del film mi è un po’ sceso. Eppure, la pellicola mica è cambiata. A cambiare è stata solo la mia percezione, dovuta alla scoperta della sua non completa originalità.
Andando oltre questo caso esemplare di copia conforme, passiamo a Copia conforme - Il film.
"Altroché Megan Fox, adesso te lo spiego io il vero significato di M.I.L.F.!"
Magari tra qualche giorno scopro che pure questo film è una copia spudorata di qualche altra pellicola, di qualche altra storia, un furto in stile Zucchero di un’altra opera. Visto così, senza sapere null’altro, mi sembra però una pellicola tremendamente originale, una visione splendida, di certo tra le pellicole più interessanti visionate negli ultimi mesi. Devo recitare in proposito un cattolicissimo mea culpa, per averne sempre rimandato la visione e aver aspettato tanto: Copia conforme sarebbe infatti entrato tranquillamente se non in top 10, almeno tra i top 20 film cannibali del 2011.
Eppure, la storia che racconta è come tante. Il classico boy meets girl, solo che non ci troviamo di fronte a un boy e a una girl ma a un uomo e una donna ormai di mezza età. Però siamo pur sempre dalle parti di un film giocato unicamente, o quasi, su due personaggi, due vite che si incontrano. Come in Prima dell’alba o in questo genere di film qua.
Sì, il paragone con Prima dell’alba in particolare calza a pennello. Anche in questo caso ci troviamo con due anime che si incontrano in un paese straniero. Laddove nel film di Richard Linklater si trattava di un americano e una francese a Vienna, qui abbiamo un inglese e una francese in Toscana, e anche in questo caso non è l’inizio di una barzelletta, bensì di una storia d’amore.
Forse. O forse c’è dell’altro. O forse…
Non è un thriller, Copia conforme, eppure è meglio non saperne troppo. Meglio scoprire da soli quello che succede. Posso solo anticiparvi che è una visione estremamente coinvolgente. Complice la bravura degli interpreti,il baritono William Shimell, qui al suo esordio cinematografico vero e proprio ma che rivedremo anche in Amour di Michael Haneke, e soprattutto una Juliette Binoche strepitosa.
Non ho mai seguito molto la carriera di Juliette Binoche, sarà che avevo odiato Il paziente inglese con tutto me stesso, però negli ultimi giorni ho visto ben 3 film in cui era presente, probabilmente più di quanti ne avessi mai visti nel resto della mia vita: il pessimo Elles, l’interessante Cosmopolis (dove ha giusto un breve incontro sessuale con Robert Pattinson) e questo ottimo Copia conforme.
Efficace la regia molto realistica e in presa diretta dell’iraniano Abbas Kiarostami, uno che per via dell’assonanza nel nome ho sempre accostato ad Aki Kaurismaki. Negli ultimi giorni, per puro caso, ho finalmente visto una pellicola di entrambi e devo dire che, almeno stando a questo Copia conforme e a Miracolo a Le Havre, si tratta di due registi che più diversi non si potrebbe immaginare. Per fortuna di Kiarostami e Abbas(so) Kaurismaki!
"No, niente. Anche con tutti gli effetti grafici del mondo,
questi orecchi fanno sempre cagare!"
È un originale, allora, o si tratta di una copia conforme di altre pellicole boy meets girl o meglio man meets woman?
L’importante non è stabilirlo. L’importante è sapersi godere le gioie dell’arte e della vita per quanto sanno trasmetterci in un dato momento, senza dover necessariamente confrontarci con il passato, con altre esperienze vissute. Senza dover fare sempre un paragone con altro.
Parole sacrosante, peccato che quando ci si ritrova a scrivere una recensione non si può farne a meno. Io stesso non ho potuto evitare il paragone con Prima dell’alba.
E allora lo cancello: Come Prima dell’alba o questo genere di film.
Sì, il paragone con Prima dell’alba in particolare calza a pennello. Anche in questo caso ci troviamo con due anime che si incontrano in un paese straniero. Laddove nel film di Richard Linklater trattavasi di un americano e una francese a Praga, qui abbiamo un inglese e una francese in Toscana, e anche in questo caso non è l’inizio di una barzelletta, bensì di una storia d’amore.
Cosa resta, or dunque?
Restano un uomo. Una donna. La loro storia. Copia conforme a tante altre coppie, dai neo sposi ai vecchini, a loro speculari che sfilano nel corso della pellicola. Ma allo stesso tempo una cop(p)ia unica e originale.
"Questo film fa davvero fare delle gran belle cagat...
ehm, volevo dire che fa produrre una piacevole quantità di escrementi."
Elles
(Francia, Polonia, Germania 2011)
Regia: Malgorzata Szumowska
Cast: Juliette Binoche, Anaïs Demoustier, Joanna Kulig, Andrzej Chyra, Ali Marhyar
Genere: sputtanat... ehm, rovinato
Se ti piace guarda anche: Sleeping Beauty, Guilty of Romance, Shame, L'Apollonide - Souvenirs de la Maison Close
Elles è un film sulla prostituzione?
Sì, anche. Ma Elles soprattutto è una puttanata.
Io non sono quasi mai volgare (dichiarazione che potrebbe non corrispondere al vero), però quando ci vuole, ci vuole: Elles è una puttan..., volevo dire una pellicola non propriamente riuscita.
Io sono partito anche con le migliori intenzioni, incoraggiato dalla splendida interpretazione di Juliette Binoche nel recente Copia conforme e dallo splendido stato di grazia in cui guizza negli ultimi tempi il cinema francese. Ma qui non può che scattare una bocciatura secca. Appena la seconda quest’anno per i cuggini transalpini dopo quell’altra porkeria che risponde al nome de Gli infedeli.
"Oh mamma, adesso vi mettete pure voi escort con la suoneria di Pulcino Pio?"
Pure il film partiva con le migliori intenzioni, in particolare quella di realizzare una fotografia sulla prostituzione giovanile in Francia, ma che può riguardare anche la situazione internazionale e volendo italiana.
Qualcuno ha detto Ruby?
No?
Va bene, allora proseguiamo.
La storia è quella di una giornalista del magazine femminile Elle che deve realizzare un reportage su ‘ste bagas… ehm, putt… ehm, prostit… ehm, escort.
Praticamente, Elles è come Intervista col vampiro, solo che al posto di un vampiro ci sono una serie di zoccol… ehm una serie di escort.
La protagonista Juliette Binoche appare stanca e fuori forma ma con la sua classe recitativa più o meno la sfanga ancora; meno convincenti invece le due mign… ehm le due escort protagoniste. Il reportage è tutto incentrato intorno a queste due tipe, una gran pol-vacc… ehm, una gradevole alla vista ragazza polacca e una francesina porcellina fichett… ehm, una giovane francese dai facili costumi.
Non un gran reportage, se si limita ad appena due casi, ma che per non complicare troppo la narrazione cinematografica non è nemmeno una scelta malvagia. Solo che le loro due storie sono parecchio inconsistenti e rese in maniera superficiale. Così come le scene di sesso. Qualcuno potrebbe accomunare la freddezza delle scene di sesso presenti in Elles a quelle di Shame o di Sleeping Beauty. Invece no. In quelli c’è una visione d’autore ben precisa. Qui c’è solo il tocco anonimo della regista pure lei polvacc… ehm, polacca Malgorzata Szumowska (sì, si chiama davvero così).
Nel finale, la Malgorzata etceteroska tenta persino la via della visionarietà, con una scena che però anziché raggiungere i livelli onirici di un Lynch fa cadere le pall… ehm, lascia il tempo che trova.
"Ecco, questo è il post di Cannibal riportato su carta."
"Grazie, mi tornerà molto utile in bagno!"
Io comunque resto convinto dell’utilità di questi film pessimi. Vedendoli, apprezzi ancora di più l’unicità di perle come Shame di Steve McQueen o Sleeping Beauty di Julia Leigh o Guilty of Romance di Sion Sono o ancora L’Apollonide - Souvenirs de la Maison Close di Bertrand Bonello. Altri film che affrontano la tematica del sesso, così come della prostituzione, in maniera molto più interessante a livello umano e soprattutto in maniera cinematograficamente più notevole. Quelli sono film d’autore, questo è una schifezza, sempre d’autore.
Riguardo a queste soporifere interviste con le succhiaca… ehm, con le prostitute, tranquilli che potete anche farne a meno. Ebbene sì: questo film è una gran palla. Se pensate sia una visione eccitante, avete sbagliato pellicola ed è meglio che vi mettiate su un bel purnass. Se pensate invece di trovarvi di fronte a una riflessione profonda sulla prostituzione, pure in questo caso troverete più soddisfazione mettendo su un altro film. Sì, anche un purnass è più profondo di questa robaccia.
Spero di non essere stato troppo volgare od offensivo nei confronti di nessuno, con questo post. Porca di quella putt… ehm, volevo dire: birichina di una escort!
Cast: Robert Pattinson, Sarah Gadon, Paul Giamatti, Juliette Binoche, Jay Baruchel, Kevin Durand, Emily Hampshire, Samantha Morton, Mathieu Amalric, Patricia McKenzie, K’Naan
Genere: on the road (limo version)
Se ti piace guarda anche: Crash, eXistenZ, American Psycho, Shame
Don DeLillo “Cosmopolis”
(romanzo, 2003)
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 180
"Vai tranquilla, Kristen. Ti ho perdonata al 100%!"
Trama semiseria
Cosmopolis è ambientato nel futuro. Nel futuro prossimo. Un futuro in cui Robert Pattinson e Kristen Stewart si sono lasciati per sempre. In maniera definitiva.
Coraggio, Twi-hards accanite, ci penso io a consolare voi e le vostre tettine pallide perché da brave rispettabili vampirelle il sole manco sapete cos’è. RPattz e KStew si sono mollati, ma non tagliatevi le vene. Fare gli emo è una cosa passata di moda da almeno 2 barra 3 anni. Trovate un altro modo per passare il tempo.
In questo futuro prossimo, Robert Pattinson non ce l’ha fatta a perdonare Kristen Stewart per i cornoni che gli ha messo. Dopo che sono uscite le foto di lei insieme a Rupert Sanders, il regista di Biancaneve e il cacciatore, l’hanno insultata tutti. Le hanno dato della zoccola, di quella che la da via in giro, però io mi sento in dovere di prendere le sue difese. Di fare l’avvocato del Diavolo. Chiamatemi pure Ghedini, please. Insomma, questa ragazza ha interpretato Biancaneve e manco s’è fatta tutti e 7 i nani e i loro minuscoli peni. S’è fatta solo il regista. E che sarà mai?
Le hanno pure dato della sfasciafamiglie, perché lui è un uomo sposato e con figli (non nel senso che è sposato con i suoi stessi figli), e pure di quella che va con i vecchiardi, perché lei ha 22 anni e lui 41. Accuse arrivate dalle stesse tipe che hanno sognato a occhi aperti con tutti i (pessimi) libri della saga di Twilight in cui la bimbominkia Bella Swan si fa succhiare da e lo succhia a un vampiro che ha 150mila anni, precisiamolo.
E poi Kristo, povera Kristen, dovrà pur allenarsi. Nell’ultimo (Dio grazie!) film della serie di Twilight, l’imminente Breaking Dawn Parte 2, la Stewart interpreta infatti per la prima volta la parte della succhiasangue. Quindi doveva tenersi in forma a succhiare e lì nei paraggi Pattinson non c'era e capitava giusto il povero Rupert Sanders, e così è andata…
"L'importante è che elimini ogni traccia delle cornazze..."
In questo futuro prossimo, dicevamo, Robert Pattinson, dopo aver pianto come un vitellino alla 100esima visione del Titanic, ha deciso di darsi una sistemata e andare avanti con la sua vita.
In Cosmopolis è diventato così un riccone di Wall Street, uno yuppie 2.0 che non dorme ancora la notte, ripensando a Kristen che fa le sporcellate insieme a Rupert Sanders, però si è risposato, con la bella bionda Sarah Gadon, e la sua giornata è piena di impegni.
Il principale? Farsi fare un taglio di capelli. Ciulare in giro delle tipe varie, ma principalmente andare a farsi fare un taglio di capelli.
Sui siti di gossip viene infatti spesso accusato di essere un po’ sciatto e di lavarsi i capelli una volta al mese e lui allora vuole dimostrare alle malelingue che si sbagliano. Che hanno torto. Lui è un tipo curato e deve farsi dare una sistemata al taglio. Costi quel che costi, visto che ancora si intravedono le corna spuntare. Anche se ciò significa attraversare tutta New York City sulla sua limousine bianca, la sua vera casa, mentre fuori scoppia la rivoluzione e il Presidente degli Stati Uniti (quale presidente ci sarà, in questo futuro prossimo? ancora Obama oppure Romney?) è a rischio attentato.
L’economia sta collassando, anche e soprattutto a causa sua e di gente come lui, la gente è incazzata nera, il mondo è sull’orlo del baratro e a lui interessa soltanto attraversare la città per farsi aggiustare il taglio.
Ce la farà il nostro eroe, oppure dovrà tenersi le corna per tutta la durata della pellicola?
"Con tutti i soldi che ti sei fatto con Twilight, vieni pure a scroccarmi una siga?"
Recensione cannibale
Capita spesso di vedere film che non sono all’altezza dei romanzi da cui sono tratti.
Ogni tanto capita anche di assistere a trasposizioni cinematografiche più che degne. Mi vengono in mente Trainspotting, Le regole dell’attrazione o Fight Club, giusto per citare film/libri che amo particolarmente.
Una cosa che capita molto di rado è invece vedere una pellicola che supera, anche piuttosto nettamente, il romanzo a cui si ispira. Cosmopolis è uno di questi rari casi.
Il merito è per lo più tutto di un David Cronenberg tornato in buona forma, dopo le cazzate psicanalitiche e i ridicoli spasmi muscolari di Keira Knightley nel terrificante A Dangerous Method. Chiusa quella sfortunata parentesi si spera forever, Cronenberg leggendo il romanzo di Don DeLillo si è trovato di fronte a una storia che sembra scritta apposta per lui, in cui si fondono alcune sue ossessioni, come quella per la tecnologia o il rapporto carnale uomo/macchina, insieme a una serie di complotti misteriosi e a dialoghi nonsense.
Il romanzo di Don DeLillo come romanzo non è granché riuscito. È scritto molto bene, scivola che è un piacere, ma non comunica nulla. È aria fritta. Aria fritta di pregevole fattura. Aria fritta gustosa. Eppure pur sempre aria fritta. Leggenda narra che David Cronenberg abbia scritto la sceneggiatura del film in appena 6 giorni e non si stenta a credergli. Il libro di DeLillo era bell’e che servito lì, appetitoso più per uno script cinematografico che non per una lettura a sé stante.
"Sicuri si tratti di una torta e non di un'altra sostanza?"
Il grande merito di David Cronenberg è stato quello di aver spremuto le (poche) idee presenti nel libricino, il cui pregio principale è quello di essere una lettura veloce, ottenendo un succo gustoso. Non un succo di quelli che non dimenticherai mai per il resto della tua vita, ammesso che esistano succhi di questo tipo. Però un succo gustoso. Di quelli magari non ricchissimi di vitamine, ma se non altro dissetanti.
Cosmopolis è un succo che disseta chi ha voglia di cinema. A livello visivo ha una splendida fotografia e una notevole cura formale. A livello di tematiche, nell’assurdità delle parole e dei numerosi dialoghi del protagonista Robert Pattinson con una serie di svariati personaggi, Cronenberg ci sguazza alla grande e realizza il suo film più cronenberghiano dai tempi di eXistenZ. Nonsense puro che vuole trovare un senso a questa storia, anche se questa storia un senso non ce l'ha. E non è nemmeno una canzone di Vasco.
Cronenberg è riuscito infatti a dare una forma compiuta e a fornire una dimensione quasi logica, per quanto sempre molto enigmatica, alla materia prima che aveva a disposizione. Ovvero al confuso romanzo di Don Camillo DeLillo. Il regista canadese è rimasto del tutto fedele al libro, eppure è riuscito a dare una lettura sua, una lettura maggiormente politica e in linea con i tempi di crisi economica che viviamo. Ha messo a frutto gli spunti suggeriti qua e là dal DeLillo, vedendo levitare i guadagni come si fa quando si gioca in Borsa e si è fortunati. Ha acquistato dei titoli a rischio e ha visto raddoppiare il loro valore.
Come ha fatto?
"Visto che roba, David? In confronto a Keira sembro uno da Oscar!"
Magia. Una di quelle magie che i grandi registi sanno fare. Ha preso dei dialoghi che su carta apparivano per lo più astrusi ed è riuscito a farne uscire qualcosa non dico di sensato al 100%, eppure in grado di rendere in maniera parecchio azzeccata la confusione del mondo in cui viviamo. Quello all’infuori della insonorizzata e anestetizzata limousine sensoriale del protagonista. Dopo quell’autentica tragedia che si era rivelato A Dangerous Method non era così scontato ci riuscisse. Invece David Cronenberg, nonostante qui voli al di sotto dei vertici dei suoi film migliori, ha realizzato un’opera viva e intrigante.
Non tutto funziona alla perfezione, alcuni personaggi e alcune scene lasciano il tempo che trovano, la verbosità del romanzo è stata mantenuta in maniera eccessiva pure nella pellicola e per la conclusione Cronenberg si sarebbe anche potuto sbattere a inventare qualcosa di maggiore impatto, un crescendo finale più avvincente, anziché mantenersi troppo fedele alle parole del DeLillo. Eppure c’è del cinema, dentro questa limo.
Se questo film ha un difetto, è allora quello di essere rimasto troppo ancorato al romanzo. Laddove quello risultava una bella confezione con dentro poco o niente, la visione di Cronenberg riesce ad essere una splendida confezione con dentro tutto il contenuto del libro condensato e arricchito.
E Robert Pattinson? Come se la cava, l’incognita Robert Pattinson?
Sono tutti bravi, a sbeffeggiarlo. Me compreso, lo ammetto. D’altra parte la sua performance nella parte del vampiro teen idol Edward Cullen è qualcosa di indifendibile. Diretto però da un autore, un grande Autore, Pattinson ha tirato fuori le palle e pure un’interpretazione di buon livello. L’inespressività sfoggiata in molte delle sue pellicole precedenti qui si rivela un’arma in suo favore. Perché è il personaggio del miliardario Eric Packer da lui intepretato a richiederlo. Un giovane bello e ricco da far schifo impassibile a tutto, quasi fosse uscito da un romanzo di Bret Easton Ellis ancor più che da uno di Don DeLillo. Un giovane uomo, un non-giovane vecchio dentro, un vampiro più vampiresco dell'inverosimile Cullen in cerca di emozioni forti. Una disperata ricerca di un qualcosa che nemmeno il (continuo) sesso riesce a placare, come capita pure ai protagonisti di Crash, pellicola cronenberghiana nient’affatto distante da questa. O come capita al Michael Fassbender di Shame.
"Aaah, questa recensione m'ha fatto godere più di un
succhia succhia che mai si consuma di Kristen Stewart."
Plauso quindi a Pattinson, non da Oscar però per la prima volta in grado di convincermi del tutto. Mentre il resto del prestigioso cast sfila non lasciando troppo il segno, con una serie di apparizioni troppo fugaci: Juliette Binoche, Paul Giamatti, Samantha Morton, Kevin Durand, Jay Baruchel, Mathieu Amalric… L’unica che si fa ricordare è la rivelazione Sarah Gadon, già intravista in A Dangerous Method e possibile nuova musa cronenberghiana.
Plauso al Pattinson, a sorpresa, plauso alla soundtrack messa in piedi dal buon Howard Shore insieme alla indie-band Metric (con l’apparizione del rapper K’naan in un brano), ma plauso soprattutto al Cronenberg. È lui che, guidando la limo bianca imbrattata, forse la vera protagonista della pellicola, torna sui sentieri più affascinanti del suo cinema e ci regala un nuovo intrigante viaggio. Un on the road molto sui generis. Un sogno dei suoi. O, per meglio dire, un incubo tra le vie della società e dell’economia odierna.
(voto cannibale al libro: 5,5/10
voto cannibale al film: 7+/10
voto del guest-giudice Fontecedro a film e libro: Cosmico!)
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di Contattarmi per la loro immediata rimozione all'indirizzo marcogoi82@gmail.com